[488] Nello statuto del 1308, manuscritto nell'Archivio di Stato, _liber
tertius, rub. CLV, leggesi_:
_De hereticis et patarinis et sodomitis expellendis de civitate, et pena
eis danda._
_Et (ego lucanus potestas) purgabo civitatem lucanam, districtum et
episcopatum hereticis et patarinis et sodomitis et aliis iniquis septis,
quos omnes punire debeam et tenear in libris CCC in quibus tenear
condepnare et insuper ponere eos in bannum perpetuum, et tenear dari
facere de dictis CCC libris, centum accusanti vel denuntianti vel tantum
de eius bonis quantum valeant ad voluntatem accusantis si legitime de
maleficio probaverit accusator vel denuntiator. Et si predictam
condepnationem non solverit accusatum vel denuntiatus ipsum corpore
puniri faciam si quo tempore mei regiminis reperti fuerint sine ulla
fraude, et de ipsis hereticis expellendis in vabo lucanum episcopum et
lucanum capitulum si me inde inquisierint, et per me et meam curiam
tenear predicta invenire bona fide sine fraude et etiam minare omnem
personam que a Romana Ecclesia officium circa vel iurisdictionem
haberet. Item ego lucanum regimen tenear vinculo juramenti observari
facere omnes constitutiones quas olim dominus Clemens papa bone memorie
fecit contra hereticos utriusque sexus et eorum bona et eorum occasione
confirmavit et approvabit, non obstantibus suprascriptis._
[489] Costui era vissuto da scapestrato e incredulo, ma nella _Storia di
Lucca_ del Cividali, manuscritta, p. 601, troviamo questo _Pietoso
ricordo mandato da Pietro Fatinelli alle sue sorelle monache poco
innanzi di morire_.
«Oh! ancora Saul fra i profeti vi doverà parere men nuovo che io, tanto
gran peccatore, venghi a parlare della parola di Dio, perchè lo spirito
dove vuole spira. Pietro negò, e Paulo fu converso a Cristo,
perseguitando egli gli apostoli suoi; rendendo dunque grazia
all'Onnipotente Dio et a Gesù Cristo, il quale venne per salvare i
peccatori, che mi ha aperti gli occhi, che comincio a conoscerlo per
fede, per sua sola bontà e misericordia, non ho voluto mancare di farvi
partecipi del frutto di questa mia vocazione, e perchè fra tutte le
altre buone opere, sommamente è esaltata l'orazione, come quella che ne
approssima e ci congiunge a Dio, voglio con voi ragionare di essa, non
già come dottore, ma come discepolo di Cristo, e secondochè dallo
Spirito Santo mi sarà comandato di portare acqua al fiume; e benchè io
usi presunzione, vi prego che riceviate queste mie vigilie con quella
sincerità che ve le mando; e se vi è qualche cosa che vi edifichi,
attribuitelo alla bontà di Dio, che me le ha dettate, avendo io la mente
applicata nel suo nome, e quello che altramente sarà, reputatelo a me,
perchè in questo, uomo, non posso operare cosa alcuna buona, e se
intenderò che vi satisfacciano, mi darete animo di mandarvene delle
altre.
«L'orazione è un'elevazione di spirito parlante con Dio; è un desiderio
veemente della gloria sua e della salute dell'anima. È una
considerazione affettuosa della potenza, bontà, grandezza, giustizia e
misericordia di Dio. È una relazione di grazie di tutti i benefizj che
da lui riceviamo, non per li nostri meriti, ma per la sua bontà: è una
confessione della giustizia sua e della ingiustizia nostra,
rallegrandoci di quella e contristandoci di questa. Puossi domandare la
salute dell'anima, e di evitare i mali spirituali: debbe esser fatta con
ardente fede, talmente che non si dubiti di avere a conseguire le
petizioni; debbe essere sincera e secreta nella camera del cuor suo;
breve, senza circumlocuzioni e con semplici parole. Richiede l'orazione
sopra tutte le cose la quiete della mente, e la separazione dei pensieri
da ogni cosa terrena, et in Dio porre tutto l'affetto.
«L'orazione dunque che sarà fatta in questi modi, può esser certo il
fedele che sarà esaudita, come brevemente per le scritture potremo
vedere».
[490] Filza 4015.
[491] Nella lista de' libri proibiti, unita a quel decreto, son nominati
OCHINUS, _De confessione_. _Vita nuova. Quædam simplex declaratio_ PETRI
MARTYRIS VERMILII FLOR. _Et libri dicti P. Martyris et B. Ochini post
eorum lapsum ab unitate sanctæ matris Ecclesiæ._
[492] Suo processo, costituto del 3 settembre 1546. Si sa che,
ultimamente, si volle far del Burlamacchi il primo martire dell'unità
d'Italia e dell'ostilità al papa. Il processo stampatone or dianzi subì
mutilazioni in questo senso, siccome provasi dall'ispezione
dell'originale. P. E. in esso processo, posto in appendice alle storie
del Tommasi nell'Archivio Storico, dopo le parole, a pag. 157, _per
riformar la Chiesa... con levarli l'entrate, nell'originale si legge,
lassandole godere a quelli che l'havevano adesso et doppo la morte loro
l'applicasse o al pubblico, o a soventione dei poveri, segondo che li
fusse parso meglio._ E nella pagina stessa, dopo le parole _non
desideravano altro... si legge: Et l'harebbe esortato a pigliare la via
di Roma, et con l'ajuto di detti Alamanni et della Toscana, a farsi
imperatore di Roma, parendoli che sia male si domandi imperatore de'
Romani, et che non li comandi. Et che questo facilmente li sarebbe
riuscito con il soprascripto ajuto et con havere lì vicino il reame di
Napoli, et della parte di Roma. Et che poi che non è piaciuto a Dio che
seguì per questa via, non li doverà mancare modo che segui per altra._
(R. Archivio lucchese; Cause delegate, filza N. 11). Di ciò il Minutoli
non fa cenno, mal convenendo al martire dell'unità italiana il voler
consegnare la patria all'imperator tedesco.
[493] Di questi fatti si occuparono tutti gli storici moderni di Lucca e
più specialmente il Mazzarosa, non però così che molte cose non
ignorassero od ommettessero. Al valente giovane Giovanni Sforza, che si
tolse la briga di cercare per noi quel ricco archivio, dobbiamo questi
appunti cavati dalle _Storie di Lucca_ di GIUSEPPE CIVITALI, cittadino
lucchese, manuscritto.
«...... Il cardinal Guidiccioni con sue amorevoli lettere come
affezionato alla patria ammonì la città di Lucca che, appresso la
santità di n. s. e di tutta la Corte era tenuta luterana et eretica, e
però esortava a desistere da quell'opinione caso che vi fosse inclinata,
et a vivere da cattolici e buoni cristiani come sempre sono stati i
Lucchesi, et in questo modo veniva scritto da più persone a particolari
cittadini, in modo che per purgare questa infamia risolsero di mandare
ambasciatore al papa, che fu per ciò eletto Nicolao Guidiccioni. Et
essendosi diminuite le visite che solevano già fare gli anziani nelle
solennità di alcuni santi, i corpi dei quali sono in Lucca in più
chiese, furono riassunte e per publico decreto ordinato che nelle feste
loro gli anziani fossero tenuti di andare ad onorarle; e di più avendo
scritto il detto cardinale d'ordine del papa, che fosse ritenuto il
vicario dei frati di Sant'Agostino, esso vicario si mise prigione in
palazzo, e perchè da alcuni suoi amici fu ajutato fuggire, il magnifico
consiglio ne fece gran dimostrazione, onde per ciò Vincenzo Castrucci fu
bandito, Francesco Cattani privato d'offizj d'onore per dieci anni,
Stefano Trenta, Girolamo Liena e Bernardino Macchi in pena pecuniaria
furono multati» (Libro IV della parte VI).
Anno 1543. «Ordinarono per osservanza de' precetti di santa Chiesa che,
essendo di quaresima, non si potessero vender carni in quel tempo».
(Libro V, parte VI).
Anno 1545 «..... Moltiplicando in Italia i Luterani, disputandone
apertamente fino agli artieri idioti et ignoranti di lettere, il quale
abuso era venuto non meno in Lucca che negli altri luoghi, con disonore
della santa Chiesa cattolica romana, e ciò dispiacendo invero agli
uomini savj e cittadini del Governo massime in generale, con tutto che
vi fosse ancora qualcheduno dei grandi macchiato di quest'errore, si
fece per tal conto una fortissima e severa legge contro di coloro che
temerariamente ardissero di parlare, disputare e contendere di tali
cose, e che tutti i libri proibiti e sospetti alla santa Chiesa si
dovessero togliere e sopra di questo si fece un offizio di autorità per
longo tempo di tre qualificati cittadini, cioè: Baldassar Montecatini,
Bartolomeo Cenami e Giovanni Bernardini». (Ivi).
Anno 1549 «..... Fecero i padri del senato una legge in favore della
religione, ancora che altre prima ne avessero fatte, desiderando sopra
ogni altra cose che si vivesse col timor di Dio, in grazia della cesarea
maestà e della santa sede romana; e per tal conto Jacopo Arnolfini fu
ambasciatore a papa Paolo III acciocchè fosse fatto capace della buona
fede e religione nostra». (Ivi).
1553 «....... Si fecero alcuni buoni ordini sopra la religione e fu
spedito a Roma messer Agostino Ricchi all'arcivescovo di Rangia,
affinchè facessero insieme buon uffizio, referendo però con li deputati
e signori sopra l'Inquisizione, imperocchè vi era stato qualche malo
spirito et inquieto o maligno animo che a quelli aveva referto male
della città, la quale invero non preteriva cosa alcuna della vera
osservanza et obbedienza della Chiesa. Dapoi per maggior diligenza del
sagro culto si diede cura a Girolamo Arnolfini, Bartolomeo Pighinucci,
Michele Diodati, messer Libertà Moriconi, Francesco Camicioni,
Bernardino Cenami, messer Bernardo Manfredi, Ferdinando Giovanni
Battista Bonella e Cristoforo Bernardi, che fossero col reverendissimo
vescovo di Lucca per esaminare e deliberare quello che fosse da farsi
per satisfare appieno alli reverendi cardinali dell'Inquisizione di Roma
in modo che la loro città restasse appresso di loro in buon concetto, e
così fecero in breve, mandando per ciò a Roma messer Girolamo
Lucchesini, a Firenze fu mandato messer Nicolao Guidiccioni, mentre che
messer Giovanni Tegrini vi era per un anno. Fecero li nove cittadini
sopraddetti alcune provigioni in favor della religione e pubblicamente
furono manifestate». (Ivi).
Anno 1555 «..... Continuando pure in Italia le opinioni, o per meglio
dire l'eresie luterane, et ancora a Lucca alcuni a quelle aderendo, ma
la città in generale et il proprio governo essendo d'animo tutto
contrario, anzi ben disposto di seguire le pedate degli antichi e sotto
l'obbedienza della santa Chiesa, per ciò per ordine del magnifico
consiglio si creò un magistrato sopra la religione con autorità
convenevole, per il che si fece conoscere a Sua Santità et a reverendi
inquisitori in Roma, avendo essi mandato un certo breve, che i signori
Cattolici erano persecutori degli eretici et inclinati al sagro culto, e
li mandarono l'instituzioni fatte per il detto magistrato acciocchè essi
avessero a vigilare per eseguire la punizione di chi errava, e gli
eletti a questa cura furono messer Tobia Sirti, frate Michele Serantoni,
Guglielmo dal Portico, messer Benedetto Manfredi, Francesco Camicioni,
Baldassar Guinigi». (Ivi).
Anno 1558 «Non restando di travagliare la città in questi tempi alcuni
che pure seguivano le opinioni contrarie alla Chiesa di Roma, ancorchè
ogni giorno se ne facesse legge e proibizioni di non poterne nè pur
ragionare, non che seguirle, con tutto che si stesse vigilanti contro
questi tali in favor della religione per mostrare finalmente al mondo
quanto dispiacesse a quelli del Governo che i suoi cittadini e sudditi
non si dimostrassero veri et obedienti figli della santa Madre Chiesa
Cattolica Romana, non ebbero respetto nè a parentadi nè a nobiltà nè a
cosa alcuna, per l'offizio sopra ciò deputato si procedeva contro dei
beni confiscati dell'infrascritti cittadini dichiarati ribelli benchè
assenti et abitanti in Ginevra terra d'eretici, cioè: messer Nicolao
Liena, Girolamo Liena, Cristofano Trenta, Guglielmo Balbani, Francesco
Cattani, Vincenzo Mei.
Anno 1561 «...... Si elesse un offizio di nove cittadini per causa della
religione e per satisfare ai reverendi cardinali sopra l'inquisizione ai
quali tutta volta era rappresentato male calunniando a torto la città; e
li cittadini eletti a tal cura furono questi: messer Giorgio Franciatti,
Girolamo Lucchesini, Benedetto Manfredi, Iacopo Arnolfini, Bernardino
Cenami, Libertà Moriconi, Nicolao Burlamacchi, Iacopo Micheli e Pietro
Serantoni».
Anno 1563 «....... Il cardinal Borromeo, stretto parente del papa et
amicissimo di questa terra, scrivendo faceva grande istanza che si
facesse provvigione e notabile impresa contro i Lucchesi che erano in
Francia e non vivevano cattolicamente, e tanto più sollecitava essendo
terminato il concilio di Trento per il che bisognò procedere severamente
e senza respetto contro que' tali e si eseguì la volontà di s. s.
appieno».
Anno 1569 «A dì 25 ottobre venne la nuova che gli Ugonotti, eretici e
contrarj agli ecclesiastici di Roma, furono rotti e messi la più parte a
fil di spada nelle parti di Francia dove era suscitata et ampliata
questa setta, di che si fece pubblica dimostrazione di allegrezza per
tutta Italia et in Lucca ancora ad esempio degli altri, come d'animo
tutto conforme agli altri cattolici e fedeli a santa Chiesa».
[494] Non fu dunque una migrazione contemporanea; e caviamo dal Tommasi
(_Sommario di storia lucchese_) la lista de' Lucchesi condannati, colla
data della riformagione che li chiarisce eretici e ribelli.
1558 27 settembre. Balbani Guglielmo, Cattani Francesco, Liena
Girolamo e Nicola, Trenta Cristoforo, Mei Vincenzo.
1564 29 agosto. Guidiccioni Luisi.
1566 2 luglio. Arnolfini Paolo, Balbani Nicola.
1567 26 agosto. Minutoli Paolino.
1567 4 novembre. Calandrini Giuliano.
1567 17 novembre. Del Venoso Regolo, Rustici Filippo, Calandrini
Scipione, Civitali Masseo, Delle Favole Lodovico, Bartolomei
Venanzio, Simoni Simone.
1567 2 dicembre. Jova Giuseppe.
1568 3 marzo. Diodati Carlo e Pompeo.
1570 28 febbraio. Cenani Giuseppe, Franciotti Nicolao, Cardoni
Giuseppe, Dall'Orafo Salvatore, Liena Antonio, Cattani
Gaspare, Mei Cesare, Calandrini Benedetto e Filippo,
Burlamacchi Michele, Jova Giuseppe (il suddetto?), Venturini
Lorenzo, Di Rimini Marco.
1578 28 febbraio. Turrettini Francesco.
1580 28 giugno. Calandrini Giovanni e Cesare, Balbani Manfredo e
Arrigo, Perne Pietro.
1597 31 ottobre. Minutoli Vincenzo di Paolino.
[495] RAYNALDI, _ad annum_ 1562.
Ecco un decreto del 10 aprile 1562 in materia di religione:
«Acciò che il magnifico signor gonfaloniere con li dui magnifici signori
deputati e da deputarsi sopra la religione e l'officio sopra la detta
religione possano con maggiore animo e diligenza attendere, e essequire
l'auctorità e cura che gli è stata data dal magnifico consiglio, decreto
s'intenda e sia che il magistrato possa spender per sei mesi prossimi
per sino alla somma di cento scudi il mese e lo speciale officio
dell'entrate sia tenuto di tempo in tempo passargliene e fargli pagare
ad ogni sua requisizione.
«Il qual magistrato sia tenuto e debbi con ogni diligenza possibile
cercare e ritrovare tutti quelli li quali sono stati dal Sant'Offizio
dell'Inquisizione dichiarati eretici, ovvero citati sono restati
contumaci secondo la disposizione della legge fatta il 1558, et
essequire contro di loro quello che per essa legge si dispone.
«Sia tenuto ancora il detto magistrato di ricercare con ogni diligenza e
ritrovare tutti quelli, li quali tanto nella città di Geneva come
altrove, hanno avuto, hanno, averanno pratica o commercio con li eretici
dichiarati ribelli dal magnifico consiglio, et ancora tutti quelli li
quali sì nella città nostra e suo dominio, come in qual si vogli parte
del mondo hanno in alcuno modo contravenuto o contraverranno agli
statuti e decreti e ordini fatti dal magnifico consiglio sopra la
religione, li quali tutti il detto magistrato sia tenuto, sotto pena di
scudi cento d'applicarsi al nostro comune, nella quale _ipso jure_ et
_ipso facto_ e senza altra dichiarazione s'intendano e siano incorsi, e
si debbino per li magnifici signori condennare nelle pene delli detti
statuti et ordini e per così condennati mandargli all'archivio pubblico
ogni volta che a esso consterà della contravenzione.
«Il qual magistrato sia tenuto ancora ogniqualvolta avanti e da esso si
facci la proposta ordinata sopra la religione, riferire ai magnifici
signori sotto la detta pena tutto quello che da esso sarà stato fatto,
eseguito e negoziato per sino a quel tempo, la qual relazione li
magnifici signori siano tenuti e debbino proponere e far leggere nel
magnifico consiglio quando faranno la detta proposta sopra la religione,
acciò che sopra a quella possa deliberare come li parrà.
«E che per il magnifico consiglio prefato si debba fare elezione d'un
altro officio di tre cittadini sopra li beni confiscati delli eretici,
dichiarati ribelli da esso magnifico consiglio, per dui anni prossimi
con la medesima autorità cura e carico la quale fu da esso data
all'officio già eletto sopra li beni di detti eretici dichiarati
ribelli, la quale comprenda ancora li beni di quelli che si
dichiareranno per l'avvenire, il quale officio sia tenuto riferire sotto
pena di scudi cento nella quale etc. e perchè così condannati per inanzi
il tempo della proposta da farsi nel prossimo collegio sopra la
religione alli magnifici signori quello che il detto officio passato ha
fatto sino a ora ed esseguito sin ora, la qual relazione gli magnifici
signori siano tenuti proporre e far leggere nel detto magnifico
consiglio quando faranno la detta proposta.
«Il qual magistrato sia tenuto ancora sotto la pena predetta inanzi al
tempo da far la proposta della religione, nel collegio prossimo riferire
a magnifici signori in scritto tutti quelli li quali nella materia della
religione da un anno in qua hanno date false calunie, cioè quelli li
quali non possano render conto da chi habbino odito le imputazioni, la
quale relazione li magnifici signori debbino proporre e far leggere nel
detto magnifico consiglio.
«E parimente il prefato magistrato, durante il tempo del suo officio, e
quelli che succederanno a esso siano tenuti di tempo in tempo ogni volta
che troveranno nella causa prefata della religione esser stata falsa
calunnia riferita a magnifici signori, e quelli che si dice di sopra e
lor signorie debbino proporre e far leggere la relazione del magnifico
consiglio nel quale faranno la proposta della religione».
[496] La lettera è del 21/11 febbrajo 1681, e trovasi alla
Magliabecchiana, Classe XXXVII, N. 159 de' manuscritti.
Il Bayle in Giulio III, cita una _Lectura super canonem de
consecratione_ di Gerardo Busdrago di Lucca dottore, vescovo di Napoli
di Romania, e suffraganeo del vescovo di Padova, stampata a Wittemberg
il 1543.
[497] Diamo alcune notizie su queste famiglie:
1. _Turrettini_. Nobili di Lucca nel 1300, cacciati come Guelfi nel
1312, tornarono in patria nel 1400, da Nozzano dove si erano riparati.
Cristoforo Turrettini fu anziano della repubblica, poi gonfaloniere di
giustizia nel 1443, e fu il primo della casata che godesse quest'onore,
che molti altri ottennero dopo di lui. Nel 1466 Paolo Turrettini fu
ambasciatore a Galeazzo Sforza, duca di Milano. Un altro Cristoforo fu
segretario delle cifre di papa Gregorio XIII, e nel 1585 ebbe privilegio
di nobiltà imperiale, per diploma di Rodolfo imperatore, e facoltà di
portare l'aquila nell'arme. Cesare, priore del monastero di San Giovanni
di Lucca, morì nel 1632 in concetto di santità.
2. _Liena_, famiglia cacciata dal popolo come ricca e potente nel 1308.
Niccolao andò scelto a incontrare papa Paolo III quando venne a Lucca
nel 1538, poi andò ambasciatore a Carlo V per comporre le controversie
coi Fiorentini per cagione di Pietrasanta.
3. Gli _Jova_ o _Ghiova_ nel 1312 partirono di Lucca con le centottanta
famiglie guelfe, poi tornarono nel 1331 e prestarono giuramento di
fedeltà al re Giovanni di Boemia, che fu signore di Lucca. Nel 1384
Nicolao Jova insieme con Matteo Gigli fu ambasciatore a Firenze per
stabilire la lega con quella repubblica e con Siena, Perugia e Pisa.
Paolo Jova, francescano, fu discepolo di frate Francesco di Savona, che
fu poi papa Sisto IV, introdusse gli Osservanti a Lucca e fu guardiano e
vicario provinciale e dottissimo in teologia. Morì nel 1484.
4. _Calandrini_, famiglia oriunda di Sarzana, cominciò a rendersi
illustre a Roma e altrove al tempo del pontefice Niccolò V, ch'era
figlio di Andreola Calandrini. Costei avea avuto in prime nozze da un
Calandrini due figliuoli, Pietro e Filippo. Questi fu promosso al
cardinalato e dichiarato nobile originario di Lucca per decreto del 12
dicembre 1447. Giovan Matteo, figlio di Pietro, fu creato anch'esso
nobile lucchese il 22 gennajo del 1456; era senatore di Roma e dottore
in legge. Filippo, suo figliuolo postumo, si ammogliò a Caterina di
Benedetto Bonvisi; fu anziano della repubblica di Lucca e più volte
ambasciatore; morì il 1554. Ebbe un figliuolo per nome Giuliano, che
abbandonò la fede cattolica e si ritirò in Francia dove morì nel 1573:
era ammogliato a Caterina di Agostino Balbani. Giovanni, suo figlio,
dopo aver vagato per la Germania, si ricoverò a Londra, e lasciò due
figli, Giovanni Luigi e Filippo. Il primo si fermò a Ginevra, il secondo
andò a Londra, ma come seguace della parte di re Carlo I fu obbligato
ritirarsi in Amsterdam, ove fu eletto direttore generale del commercio
in Batavia e nell'Indie Orientali. Nacque di lui Teodoro che si ritirò
in Francia e tornò alla fede cattolica. De' suoi figli Filippo e Teodoro
il primo entrò gesuita, il secondo, dopo avere più anni militato in
Francia, tornò a Lucca nel 1697 e dal Consiglio venne rintegrato negli
onori e creato colonnello.
Col decreto 16 dicembre 1605 fu messo all'Indice il _Trattato delle
heresie et delle Schisme che sono nate nella chiesa di Dio et de' remedj
che si deono usare contro di quelle_, di SCIPIONE CALANDRIN.
[498] Così qualvolta occorre la parola πρεσβὺτερος non traduce preti o
sacerdoti, ma _anziani_, _collegio degli anziani_. Se Paolo e Barnaba
ordinano preti coll'_imposizione delle mani_ (χειροτονησαντες αὐτοῖς
πρεσβυτὲρους κατ’ ἐκκλησίαν), egli traduce che «gli ordinarono per
ciascuna chiesa per voti comuni degli anziani». San Pietro raccomanda ai
fedeli _nemo vestrum patiatur, ut homicida, aut fur, aut alienorum
appetitor_ (Ep. I, 4, 15), ove il testo dice ἀλλοτριεπίσκοπος, cioè che
spia i fatti altrui: e il Diodato mette «o facendo il vescovo sopra gli
stranieri» per raffaccio ai vescovi. ἐν προσώπῳ χριστου (II Cor. 2, 10),
cioè _in persona di Cristo_, egli traduce «in cospetto di Cristo» per
non fare un apostolo vicario di Cristo. παρὰδοσις, che vuol dir
_tradizione_, egli traduce per «insegnamento»: χάρισμα _grazia_, per
«dono»: λογος _verbo_, per «parola».
La Vulgata nei Fatti degli Apostoli III, 1, dice che «Pietro e Giovanni
ascendeano al tempio all'ora nona dell'orazione», sapendosi che molte
volte il giorno faceano la preghiera gli Ebrei, a cui imitazione la
Chiesa introdusse le nove ore nell'uffiziatura. Per non approvar ciò,
Lutero aveva alterato quel passo, e secondo lui il Diodati tradusse,
«Saliva al tempio in sull'ora nona, ch'è l'ora dell'orazione».
La sua versione il Martini condusse in generale sulla Vulgata, talvolta
scostandosene nel Nuovo Testamento, perchè conosceva il greco. Le sobrie
note son sempre ortodosse, ma talvolta appoggiano su interpretazioni non
conformi all'originale.