NOTE

[465] Il signor Grotanelli, bibliotecario di Siena, che ci ajutò molto

nelle ricerche in quella città, pubblicò nel 1866 una _Canzone a santa

Caterina da Siena di Marcantonio Cinuzzi_, indicando che il costui nome

fu da me primo indicato nelle _Spigolature degli archivj toscani_. La

canzone mostrerebbe ch'egli fosse più buon cattolico che buon poeta; e

quando in un'ode spirituale canta,

Dunque de' miei gran falli

Pentito e tristo, in tua pietà confido,

non è che la voce d'ogni cristiano. Ch'egli fosse perseguitato per

materia d'eresia non appare; se non forse da una nota posta al fine

della suddetta canzone a santa Caterina, che la indica _fatta_ il 1583,

_doppo che l'autore havea hauta una lunga prigionia_.

[466] Nel 1546 si stampò a Siena la descrizione della festa fatta per la

Madonna d'agosto, e la prima edizione essendo divenuta rarissima, ne fu

fatta un'altra nel 1582, a Siena alla Loggia del papa; dedicata «alla

nobilissima et honorata madonna Gentile Fantucci». Dopo il _Fine_ si

legge: «Vostro servitore Cecchino libraro». Dovrebb'essere il Francesco

qui indicato, autore e librajo, che appartenne alla compagnia de' Rozzi

col nome di Bonaccio, come leggesi nel libro delle deliberazioni di essa

società, nella biblioteca di Siena (v. II 47) dove pure si legge: «El dì

4 di settembre 1547 andò a partito questi tre per lettori; el Materiale,

el Confuso, el Bonaccio; restò el Bonaccio».

[467] Archivio di Firenze, _Carteggio di Cosimo_, filza 143.

[468] _Id._ _Id._ filza 155.

[469] _Id._ _Id._ filza 161.

[470] _Id._ _Id._ filza 212 al 977.

[471] _Id._ _Id._ filza 217 al 73.

[472] _Id._ _Id._ filza 206 e 214.

[473] Vedasi CELSUS MINUS _senensis, disputatio in hæreticis coercendis

quatenus progredi liceat, ubi nominatim eos ultimo supplicio affici non

debere aperte demonstratur._ Christlingæ 1577. Nel 1584 fu ristampato

con due lettere di Teodoro Beza e di Andrea Dudicio sul tema stesso e in

contraria sentenza.

[474] _Archivio della Segreteria Vecchia_, N. 3101 e seguenti.

[475] _Thalmudicos hebræorum libros, impiæ ac prodigiosæ doctrinæ quos

Judæi ex omni ferme Italia in eam urbem tamquam in commune judaicæ

nationis asilum convexerant._

[476] Ritrovi simili continuarono poi sempre in Siena, finchè non

sottentrò alla benevola affabilità la moderna idrofobia: e i padri

nostri ricordavano la spezieria di Giovanni Olmi, alle Logge del papa,

buon chimico e intagliatore, dove s'univano uomini che onoravano Siena,

e dove s'ammansiva persino Vittorio Alfieri.

Fra le lettere di congratulazione dirette a Girolamo Gigli pel suo

_Vocabolario Cateriniano_, n'ha una di Antonio Pizzicagigli di Reggio,

fondator dell'Accademia degli Artificiosi, data da Roma il 30 giugno

1719, ove loda «la dottrina evangelica della santa Vergine, la quale fu

certamente colonna di fuoco accesa da Dio nel cielo della santa Chiesa

per illuminare gli errori di quel secolo perverso e scismatico, e fu

similmente colonna di nuvola per distillare manna di saporitissima

locuzione all'eloquenza vulgare mediante il dolcissimo sanese

dialetto...» E soggiunge che puossi «dire che ogni privata casa di Siena

sia un'accademia di ben parlare ed un areopago del buon vivere

cristiano, secondo che si vede nella numerosa serie de' servi di Dio, la

chiarezza dei quali (disse il gran cardinale Federigo Borromeo) fa

distinguere il vostro benedetto paese fra altri, nel modo che la via

lattea, tanto spessata di stelle, fa scomparire le altre parti del

cielo».

S'ha un'epistola della venerabile vedova Brigida, donna che fu di Nicola

Baldinotti di Pistoja, mandata alle religiose donne dell'ospitale di

Santa Maria Nuova di Firenze, che trovasi in molti manoscritti del 400,

ove fra altro dice:

«O quanto inestimabile e soave giubilo gusterebbi se, governando le

sordide piaghe degl'infermi, penserete che Cristo Gesù volle essere

tutto piagato per le nostre colpe! Questa ismisurata dolcezza sentì la

beata Caterina da Siena, che governando una leprosa, e parendole che la

sensualità un poco le contraddicesse, assalita dalla fiamma in superno

amore, non tanto con le mani la lavò, ma ponendovi su la bocca, la

leccò. O preziosa e pietosa commutazione dello eccelso Dio, che per la

puzzolenta piaga della creatura volle ch'ella ponesse la bocca al suo

santo costato, ecc.».

Un atto simile della contessa Arconati è lodato dal Manzoni nella

_Morale Cattolica_.

[477] SADOLETI _Ep._ 25, _lib._ V.

[478] Il Lazari trovò venticinque lettere di Aonio Paleario nella

biblioteca de' Gesuiti. _A. Palearii Miscellaneorum ex mss. lib.

bibliothecæ collegii romani._ Roma 1757. E vedi Jon. GURLITT, _Leben des

A. Palearius_. Amburgo 1805; _The Life and Times of Aonio Paleario, or a

history of the italian reformers in the sixteenth century: illustrated

by original letters and unedited documents._ London 1860, due volumi,

della signora Young.

[479] _Moriar si me non angunt putidissimæ interpretationes meæ sive

græcæ sive latinæ. Semper judicavi sordidum et obscurum iis, quorum

ingenio aliquid fieri potest illustrius, si interpretandis scriptis

aliorum humiles ac demissi quasi servitia ancillentur. Sed cum mihi res

domi esset angusta, uxor lauta, liberi splendidi, et propterea magnos

sumptus facerem, mancipavi prope me studiis iis a quibus semper

abhorrui._ Epist. 4, libri IV.

[480] Il Melzi, nel _Dizionario di opere anonime e pseudonime_ (Milano

1859) dice che «il solo scrittore che in due secoli abbia veduto questo

rarissimo libro fu il Reiderer. Non v'ha dubbio che ne sia autore il

famoso ed infelice Aonio Paleario, ecc.».

La traduzione latina si crede di Francesco Pucci.

[481] _Oratio III pro se ipso ad patres conscriptos reip. senensis._

[482]

_Ni mihi spem Christus faceret; quem vita secuta est,_

_Non possem abrupto vivere conjugio._

_Ille mihi te olim redituram in luminis oras_

_Pollicitus, dulci pascit amore animum._

_Interea Aonium venientem cursibus ad te_

_Expecta campis, uxor, in Elisiis._

[483] _Quoniam mei testimonii similitudinem non in verborum volubilitate

sed in re ipsa positam arbitror, missa nunc faciam dicendi ornamenta,

quæ in alia causa fortasse me delectassent; in ea quæ Christi est, qui

istis adjumentis non eget, minime delectant. Quod eo facio libentius ne

quis putet me gloriæ umbram quærere, aut aliud quid præter gloriam

Christi, qui per apostolum monet ne quis nos fallat sublimitate

orationis. Tenue itaque atque humile dicendi genus sequar, et libenter

profecto lingua vulgari et patria de his agerem, quominus viderentur hæc

elaborata et inquisita industria, nisi apud eos sermo esset, quorum

nonnulli italice nesciunt, latine omnes sciunt, etc._

La tradusse in italiano (Torino 1861) L. Desanctis, ma volle «mitigare

alquanto quello stile aspro e qualche volta ingiurioso, che non si affà

più alla civiltà de' nostri tempi», che ognun sa quanto siano parchi in

fatto d'ingiurie.

[484] Ap. SCHOELHORN.

[485] Vedi la memoria pubblicata nello Schoelhorn, come pure le lettere

seguenti del 3 e 5 luglio 1570. Erra dunque il Laderchi facendolo morto

il 1 ottobre 1569: era stato arrestato nel 1568.

[486] Il Paleario ebbe sette figliuoli, di cui alla sua morte viveano

due maschi e tre ragazze. Aspasia era stata, nel 1557, maritata a Fulvio

della Rena con 1200 fiorini di dote; Aonilla stava nel convento di Santa

Caterina a Colle; Sofonisba avea sposato Claudio Porzj, e forse era

morta: la sorellina di cui fa cenno pare si chiamasse Aganippe. Di Fedro

Paleario leggiamo in un manoscritto della biblioteca di Siena, ch'ebbe

una figlia Sofonisba, bella come il sole, e che venuta a Firenze, il

granduca ne fu così incantato, che la fece educare e le procurò buon

collocamento.

[487] Del Paleario, nella Biblioteca di Siena vedemmo tre lettere

autografe (_Miscellanee_, B, X, 8); due son le stampate, dirette alla

moglie e a Lampridio e Fedro figliuoli: una da Lucca a «Niccolò Savolini

scuolare a Pisa», del 9 novembre 1552, ove si firma «come padre Aonio

Paleario», e gli scrive d'aver parlato col vescovo per farlo ordinar

prete. Non ci pare importi pubblicarla. Nel codice II. X, 15, di

_Miscela poetica_, a c. 64, vi sono «Rime varie alle sacre e sante ombre

del Bongino» con una prefazione di Aonio Paleario «alla molto magnifica

et virtuosa madonna Aurelia Bellanti conmadre osservandissima». Fra le

molte rime vi ha due canzoni e tre sonetti del Paleario.

Ivi pure esistono (_Miscell._ C. VII, 12) «Memorie per servire alla vita

di Aonio Paleario, raccolte da Carli Girolamo, e dirette ad Antonio

Compagnoni». Fra queste è copia di una lettera di esso Paleario al

cardinale Cervini, che poi fu papa: e benchè di poca entità, la

trascriviamo:

«Monsignor reverendissimo et osservandissimo signor mio; Ho havuta la

cortesissima di vostra signoria reverendissima, nè altro aspettavo da

lei che cortesia et gentilezza, _quæ cum ætate et dignitate accrevit

simul_. In quanto a quello mi dice, che bisogna espedire _in evidentem

utilitatem_, nè io le harei chiesto altrimente, anzi, se vale V fiorini

il stajo della terra, darne VII; se VII dieci; sì perchè sono cose di

chiese, sì per l'onor di vostra signoria reverendissima, che lo prepongo

al mio utile di gran lunga. Potrassi investire in tant'altra terra, che

si vende contigua al podere di Corie, di un certo Cecchino collegiano,

molto più vicina et commoda alle cose di detto podere, non mancherà il

rinvestire con utile et commodo dell'abbadia.

«Ringratio la signoria vostra reverendissima dell'espeditione che mi

promette gratis, sarà tra li altri infiniti obblighi che le tengo. Che

Dio et padre del signor nostro Gesù Cristo la mi preservi sopra la vita

mia.

«Di Menzano il dì XXIX di agosto MDXLIIIJ.

«Di V. S. R. Osservandissimo Aonio Paleario».

Nella Biblioteca Ambrosiana di Milano vedemmo pure varie lettere, anche

autografe, del Paleario: loda grandemente i Milanesi e i decurioni

perchè anche nella carestia non lo lasciarono mancare di nulla: altrove

al noto storico Michele Bruto si querela perchè avesse stampato una

lettera di lui senza informarnelo.

Nel suo processo mss. alla Magliabecchiana, segnato 393, è inserita in

istampa l'orazione sua detta a Siena.

Sono stampati a Venezia per Francesco Franceschini, 1567, i _Concetti di

Aonio Paleario per imparare insieme la grammatica e la lingua di

Cicerone_, ecc.: ma realmente sono di Lazzaro Bonamici, mentre del

Paleario è soltanto il _Supplemento de' concetti della lingua latina_.

Gli eretici d'Italia, vol. II · 第 68 / 88 题