NOTE

[345] _Striges, ut ait Verrius, Græci_ στριγας _appellant, a quo

maleficis mulieribus nomen inditum est; quas volaticas etiam vocant._

FESTO. — E PLINIO: _Fabulosum arbitror de strigibus, ubera eas infantium

labris immulgere_; e altrove: _Post sepulturam visorum quoque exempla

sunt_. — APULEJO, Metam. 5: _Scelestarum strigarum nequitia_. —

PETRONIO, Fragm. 63: _Cum puerum mater misella plangeret, subito strigæ

cæperunt... Strigæ puerum involaverunt, et supposuerunt stramenticium_.

— Lucano nel lib. VI descrive i patti col diavolo e le stregherie, come

potrebbe fare un cinquecentista:

_Quis labor hic superis cantus herbasque sequendi,_

_Spernendique timor? Cujus commercia pacti_

_Obstrictos habuere Deos?_

_An habent hæc carmina certum_

_Imperiosa Deum, qui mundum cogere quidquid_

_Cogitur ipse potest?_

e Sereno Samonico (cap. 59):

_Præterea si forte premit strix atra puellos,_

_Virosa immulgens exertis ubera labris,_

_Allia præcepit Titini sententia necti._

Festo conservò due versi come preservativi, ma scorrettissimi; Dachery

gli emenda così:

Στρίγγ ’ἀποπἓμπειν νυκτινόμαν, στρίγγα τ’ἀλαὸν,

’Ωρνιν ἀνώνυμον, ὠκυπορόυς, ἐπὶ νῆας ἐλαὐνειν.

_La strige rimuovi notte-mangiante: la sucida strige, uccello ferale,

fuga nelle veloci navi._

I passi di antichi, attestanti le magiche arti, sono prodotti da DELRIO,

_Disquisitiones magicæ_, lib. II. qu. 9, e _passim_.

[346] _Consilia in causis gravissimis_, p. 414, citato da Alfredo Maury,

_Revue Archéologique_, 1846, pag. 161.

[347] TRITHEMIUS in Chron.; SPANHEIM ad 1501.

[348] Questo frà Girolamo Armenini, che dovette vivere sin verso il

1520, lasciò un _Volumen adversus Tiberium Russilianum Sextum calabrum

de artis astrologicæ falsitate_. Questo calabrese sosteneva pure che il

diluvio universale accadde per natural congiunzione di astri, e

l'Armenini lo combattè; come combattè altri che sostenevano Cristo

essere stato concetto non nell'utero di Maria, ma presso al cuore da tre

goccie di sangue. Vedi _Scriptores ordinis Prædicatorum_.

Il cardinale Cajetano ha un trattato, _Utrum liceat maleficium solvere

opera malefici parati utendo_. Milano, marzo 1500.

Nella XXIX lettera al signor Dell'Isola, frà Paolo Sarpi scrive: «Non

posso penetrare in modo alcuno il senso di quelli che dicono, Dio ha

predetto e voluto questo, e tuttavia si affaticano acciò non sii. Ma

dell'astrologia giudiziaria bisognerebbe parlarne con qualche Romano,

essendo quella più in voga nella loro corte che in questa. Con tutto che

pur concorra ogni abuso, questo mai ha potuto aver luogo: la vera causa

è perchè qui le persone non aggrandiscono se non per gradi ordinarj, e

nessun può sperare oltre lo stato suo, nè fuori dell'età conveniente. In

Roma, dove oggi si vede nel supremo grado chi jeri era ancora

nell'infimo, la divinatoria è di gran credito».

[349] GIO. CAMBI, _Storia fiorentina_ al 1517.

[350] Il trattato del Savonarola contro l'astrologia fu tradotto

elegantemente in latino da frà Tommaso Buoninsegni di Siena (-1609),

teologo lodatissimo, del quale mi piace ricordare alcuni trattati, che

tanto farebbero ai casi odierni:

_Dei cambj, dove con molta brevità e chiarezza si dichiarano i modi oggi

usitati nei cambj, e la giustizia che in quelli si contiene._ Firenze

1573.

_Trattato delli sconti e del tagliar le dette._ Firenze 1585.

_Trattato de' traffichi giusti ed ordinarj, cioè della vendita a

credenza, la diminuzione del prezzo per l'anticipato pagamento, i cambj,

i censi, i giuochi e i monti._ Venezia 1588.

[351] _Compendio dell'arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e

stupende operationi delli demonj e dei maleficj, con li rimedj opportuni

alle infermità maleficiati... opera non meno giovevole agli esorcisti

che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce._ Venezia

1605.

[352] Pag. 218, 214, 302 del _Palagio degli incanti e delle gran

meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri

quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare,

di_ STROZZI CICOGNA. Vicenza 1605.

[353] Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna

le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar

procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Il Muratori,

_Ant. Medii Ævi VI, Dissertaz. LXVIII_, pubblicò un penitenziale del

monastero di Bobbio, ove si legge: _Qui cum vidua aut virgine peccavit,

qui falsa testimonia super alios apponunt, et ad sorcerias recurrunt,

aut divinationes credunt... isti pœniteant V annis, vel III ex his in

pane et aqua_.

[354] _Communis catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem

dæmonum mulierumque accidere._ Theol. Christ., tom. III. Il milanese frà

Francesco Maria Guacci, nel _Compendium maleficarum_, stampato a Milano

nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure,

al cap. 12 del lib. I, scrive: _Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus,

illi quidem succubis, «hæc» vero incubis, actum venereum exercere;

communis est hæc sententia patrum, theologorum, philosophorum, doctorum,

et omnium fere sæculorum atque nationum experientia comprobata_.

[355] _Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius

veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas

verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare

quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et dæmonibus congredi,

ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio

quæ alia deliramenta._ De situ Japigiæ, pag. 126.

[356] Forma seguito alla _Lucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis

reverendi patris fratris BERNARDI comensis ordinis Prædicatorum ac

inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad

hujusce inquisitionis sanctum munus exequendum_. Milano 1566. Fu

stampato per opera del reverendo padre inquisitore di Milano _ad laudem

Dei_, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.

[357] Citano questo fatto anche il Bodino nella prefazione alla

_Dæmonomania_, e frà Silvestro di Priero, il primo contraddittore di

Lutero, nelle _Mirabili operazioni delle streghe e degli demonj_. Egli

ha pure _De strigomagarum dæmonumque libri tres, una cum praxi

exactissima et ratione formandi processus contra ipsas, opus finitum 24,

novembre 1520_. _De strigibus_, 1523; e _Quattroapologie_, 1525.

[358] Così frà Girolamo Menghi nel citato _Compendio dell'arte

esorcistica_, pag. 480. Però egli stesso, pag. 416, dice che le streghe

non aveano potenza sugli inquisitori in uffizio, e «più volte essendo

interrogate queste maghe et malefiche per che causa non offendevano gli

giudici et inquisitori, rispondevano, questo più volte aver tentato et

non l'aver potuto fare».

[359] XILETTI, _Consilia criminalia_. Venezia 1563, tom. I, cons. 6.

[360] _Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu

in sola comensi diœcesi ab inquisitore, qui pro tempore est, ejusque

vicariis, qui orto vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et

annis pene singulis plusquam centum incinerantur._ SPINA, _De

strigibus_, cap. 13.

[361] _Sacro arsenale, ovvero Pratica dell'ufficio della santa

Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato._ Bologna 1665. Lo stesso

trovo nella _Breve informatione del modo di trattare le cause del

Sant'Officio per li molto reverendi vicarj della santa Inquisizione di

Modana_, 1650.

[362] Gli stacci, i crivelli. Ciò ricorda affatto i nostri tavolini

giranti.

[363] Nella Magliabecchiana provenne dalla biblioteca Palatina (mss.

CCCCVIII) una _Pratica del procedere nelle cause del Sant'Uffizio_ di

Tommaso Fransone, consultore in quel di Genova, manuscritto del secolo

XVI (PALERMO, n. 583). Fra il resto vi si legge: «Sotto il nome di

sortileghi si comprendono anche le streghe e i stregoni, che maleficiano

le persone con varj modi, o d'amore, o di morte, e singolarmente li

fanciulli di latte (pag. 40).... «Pochi o niun processo si ritrovano

bene formati in questa materia; sì perchè sono per il più fondati sopra

indizj remoti, come di qualche minaccia, _ti farò pentire, me la

pagherai_, o sopra indizj indifferenti, cioè, cose mangiate, dopo le

quali la persona s'inferma. — E perciò si ricerca in giudizio la fede

del medico, che quella infermità non sia naturale, o almeno ne dubiti; e

anco la fede di un esperto e prudente esorcista: perchè molti ve ne

sono, che ogni infermità giudicano maleficj, o per poca pratica, o per

farvi sopra mercanzia; e talvolta se le persone non sono maleficate,

essi, col nutrirle quell'umore malinconico, o con altre loro arti

illecite le maleficano (pag. 43).

I sortilegj e le stregonerie più notevoli, praticate allora in Genova

erano: De' sortilegj in generale, «Quelli, che per mezzo di caratteri,

parole incognite di _niuna significazione in qualsivoglia linguaggio_,

abuso di sagramenti, di cose sagramentali e benedette, di parole di

sagra scrittura, suffumigazioni, oblazione di proprio sangue, o di

quello d'animale, e atti di religione verso il demonio, invocazione del

medesimo, procurano l'opera d'esso, o per l'amore, o per morte delle

persone, o per trovar tesori, o per conservamento di moneta, acciò spese

ritornino in borsa, o per dignità, o per scienze, o per altre cose». —

Questi sortileghi ordinariamente hanno scritture de' caratteri et

esperimenti magici, carte vergini, clavicole, Al-Madel, Centum regum,

Arte notoria Paolina, Cornelio Agrippa, Pietro Abano, l'Opus

Mathematicum, instrumenti magici, come spada caratterizzata».

Seguono i malefici amorosi e micidiali. «Maleficano d'amore talvolta con

li medesimi mezzi, che adoperano li sortileghi, cerioli, caratteri, e

gittar il sale nel fuoco, gettar le fave benedette, abusando delle

parole della consegrazione, scrivendole sopra bollettini, facendo

polvere di certe erbe, e, benedette che siano, toccando con esse la

persona amata, servendosi di calamita battezzata, di ostie».

Per lo più maleficano sopra cose comestibili, scrivendo parole ignote, e

caratteri sopra frutti, mischiando polvere fra cibi, formando statue di

cera, trafiggendole con aghi, e facendole a poco a poco dileguare al

fuoco, dicendole sopra alcune parole, tendenti ad accendere l'amore di

quella persona; formando certi invogli di erbe, di capelli, tagliatura

d'unghie, o altra cosa tolta alla persona maleficiata, sopra le quali vi

susurrano parole incognite, e invocazioni di demonj, e le seppelliscono

poi in qualche luogo di abitazione di detta persona, e singolarmente

sotto il limitar della porta, per dove ha da passare. Di qui nasce, che,

_non avendo le dette cose fra se stesse virtù di fare tale effetto_, il

demonio vi concorre, per il fatto esplicito, o implicito con l'opera

sua» (pag. 39).

A pag. 34 dice «che il demonio non resti effettivamente obbligato a

patti, ma _finga di esserlo_». E «Ho di fede, che il diavolo non possa

sforzare l'umana volontà, può bene perturbare la fantasia» (pag. 38),

eppure, se non sopra la volontà, ha potere sopra la vita, e «le persone

molte volte si consumano senz'alcun rimedio, non arrivando il medico a

trovar la cagione; e nell'istesso modo maleficano a morte per odio»

(pag. 42).

Taluni son denunziati perchè mangiano carne in giorni proibiti, «ma il

Sant'Offizio va posato assai in procedere, perchè molte volte si trova o

ch'erano infermi o convalescenti, o ne aveano licenza; o non avendola,

la qualità della indisposizione e la necessità li scusa».

[364] FRANCESCO VITTORIA, _Prælectiones theologicæ_, lib. II.

[365] B. SPINA, _De strigibus et lamiis_ 1523 con tre apologie. Lo

Spina, di Pisa, scrisse di molte controversie d'allora, e prima contro

il Pomponazio sulla mortalità dell'anima, poi contro i nuovi eretici

circa la podestà del papa, la necessità del confessarsi avanti la

comunione, la forma della consacrazione; e così intorno all'Immacolata

Concezione, principalmente confutando il cardinale Cajetano e il

Catarino.

[366] _De sortilegiis._

[367] _Strix, sive de ludificatione dæmonum_, 1523; e la versione

italiana stampata a Venezia il 1556 col titolo, _Il libro della strega,

ovvero delle illusioni del demonio_.

[368] _De sortilegiis_, lib. II, q. 7.

[369] _De strigibus_, cap. 17 e seg.

[370] _Fortalitium fidei._

[371] _De hæresi._

[372] _De lamiis, et excellentia utriusque juris._

[373] _Parergon juris_, VII, c. 23; VIII, cap. 21. Contro di lui

principalmente sono dirette le confutazioni di Martin Delrio,

_Disquisitionum magicarum_, lib. III, q. 16.

[374] _Dæmonum investigatio peripatetica, in qua explicatur locus

Hipocratis, si quid divinum in morbis habeatur._ Firenze 1580.

[375] _Cum in brixiensi et bergomensi civitatibus et diœcesibus quoddam

hominum genus perniciosissimum ac damnatissimum labe hæretica, per quam

suscepto renuntiabatur baptismatis sacramento Dominum abnegabant, et

Satana, cujus Consilio seducebantur, corpora et animas conferebant, et

ad illi rem gratam faciendam in necandis infantibus passim studebant, et

alia maleficia et sortilegia exercere non verebantur..._ Bolla del 15

febbrajo 1521.

[376] _Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ..... diabolum

in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam

exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque

nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter

lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, eodem

diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc._

[377] _Hist. Univers._, lib. XI.

[378] EUSEBII _Præparatio evangelica_, lib. II, VI.

[379] _Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus,

verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis,

tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent

aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quavis artis magicæ et

veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus

facient episcopi, acriter puniant, et e societate fidelium exterminent._

p. 3, pag. 5.

[380] _Act._ p. 3.

[381] Nell'epistolario stampato a Milano il 1857, a pag. 419, san Carlo

scrive a Giovanni Fontana: «M'è dispiaciuto d'intendere quello che passa

nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo

professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle

vie giuridiche, mi par non meno degno di castigo lui medesimo che li

stregoni stessi, camminando per via di necromanzia o altra proibita a'

Cristiani. Però ne scrivo ai signori, e do ordine al visitator Bedra che

vadi in dentro a posta per riportar provisione perchè costui sia

rivocato et anche castigato». Segue l'ordine al visitatore.

Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608, si legge: —

Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè

si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurghi,

medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et

volendo noi che la faccino, il fòro secolare dice di voler loro far

giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, et con questo

si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli

di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.

Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano, vescovo di Como, scriveva a un

parroco del territorio bormiese aver trovato colà _quamplures tam viros

quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et

vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa_. Perciò ne' quattro

anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.

[382] RIPAMONTI, _Historia mediolanensis_, dec. IV, lib. V, p. 300; —

OLTROCCHI, _Notæ ad vitam sancti Caroli_, pag. 684-94.

Nell'archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro

maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di

quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (_Instructiones pro iis

qui in missionibus contra hæreticos versantur_)»; i «Dubbj dati dal

prevosto di Biasca», un de' quali è: «Sono processati i sospetti d'arte

diabolica, et il notar dice d'aver mandato i processi a Milano, nè altra

provision s'è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d'altri»; e

un altro: «Sono alcuni mercanti, i quali non osservano il decreto di non

andare ne' paesi d'eretici senza licenza, e sono difesi dalli signori

temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non

andar alla predica d'heretici, nè trattar con loro della religione».

D'altri casi ho io parlato nella _Storia della città e diocesi di Como_,

lib. VII.

[383] Il processo esiste ms. nell'Ambrosiana di Milano, segnato R. 109,

in-fol.

Del resto, giocolieri spertissimi non mancavano, e Ortensio Landi

(_Comm. delle cose notabili e mostruose in Italia_) dice: «In Venezia

trovai un Siciliano il quale scriveva in uno specchio d'acciajo, e quel

che nello specchio scriveva, ve lo faceva per riflesso leggere nella

luna... faceva apparir una mensa carica di ottime vivande, e poi come

fumo faceva ogni cosa sparire. Poneva un pezzo di carta non nota ove

erano scritte alcune parole, od una serratura, e incontanente se gli

apriva ogni ben serrata porta. Cavava ogni grosso chiodo coi denti.

Convertiva in oro il rame, il ferro, il piombo, e ogni metallo col

spargervi sopra una certa polvere non più veduta. E alla presenza mia e

di tre altri fece parlar una testa di morto».

[384] CREPET, _De odio Satanæ_, lib. I, diss. 3.

[385] Stuttgard 1843.

[386] PICOT, _Histoire de Genève_.

[387] PAOLETTI, _Istituz. criminali_.

[388] Manuscritto nella Magliabecchiana, Cl. XXIV, 65.

[389] Il famoso Peiresc al 28 giugno 1615 da Aix scriveva a Paolo Gualdo

a Padova: «Il medico che mi cura, desidera con passione d'avere un libro

_Baptistæ Codrunqui medici imolensis de morbis ex maleficio_, per causa

di certe monache di questa città in assai numero, che si trovano inferme

di malattie incognite e soprannaturali».

[390] _Ep._, lib. III.

[391] 2 gennajo 1610.

[392] DONZELLI, pag. 174.

[393] Cosimo Baroncelli, diplomatico toscano, nemicissimo del Concini,

racconta a' suoi figli le proprie missioni e la fine del maresciallo.

«Il cadavere di Concini fu gettato nelle fosse del palazzo dove si

orina, e poi di quivi per ordine del re fu levato e condotto da quattro

galuppi sur una scala alla sepoltura in un cimitero. Il popolo di

Parigi, sentita la morte del Concini, si sollevò, e corse a furia

dov'era stato sepolto, e cacciatolo della sepoltura, lo strascinarono

per tutta la città, e poi l'impiccarono sul Ponte Nuovo, e gli

tagliarono il membro, dicendo parole ch'è molto meglio tacerle che

raccontarle. Tornarono poi a distaccarlo, e ristrascinarlo, e alfine

l'appiccarono per un piede, ed il popolo tutto corse a tagliargli chi un

orecchio, chi il naso, chi un dito, chi a cavargli gli occhi, di modo

che non vi rimase nè carne nè osso che non fosse portato via, tenendosi

felice chi ne poteva avere un pezzo.... Or vedete e sentite se io rendo

le mie vendette a mio modo».

Manuscritto nella Magliabecchiana, Cl. XXIV, 65.

[394] Giacomina d'Entremont, casa potentissima in Savoja, vedovata,

volle sposare l'ammiraglio di Coligny, e allorchè questo cadde trucidato

a Parigi la notte del san Bartolomeo, essa ricoverò al castello di

Chàtillon in Savoja, pregando il duca Emanuele Filiberto a custodir lei

e i suoi figli (1572). Egli a stento consentì, ma la fe chiuder nel

castello di Nizza perchè si professasse cattolica. Ma si scoperse che

carteggiava coi protestanti di Germania, e meditava fuggire; pure

giurando non fuggire, non abjurar il cattolicismo, e non cercar marito,

senza il consenso del duca, a sua figlia, erede di pinguissimi feudi, fu

tenuta libera non solo, ma forse in amore di Emanuele Filiberto. Lui

morto, venuto il tempo di sposar sua figlia con don Amedeo, figlio

naturale del duca, nacquero dissapori e sospetti che Giacomina tenesse

legami cogli Ugonotti, e che stregasse il duca, e fu tenuta in carcere.

La colpa era di competenza de' tribunali secolari, ma la santa sede la

incolpò pure d'eresia, e pretese fosse data al vescovo di Torino e al

nunzio. E lungamente essa ne sofferse, finchè morì in carcere nel

dicembre 1599.

L'accusa di stregheria erale data da un'ossessa. Il cardinale d'Ossat

nelle lettere del 1597 molto ne parla, e adopera a salvarla, mostrando

non doversi aver fede al diavolo, padre della menzogna, e ch'esso non

vorrebbe denunziare i proprj devoti: al tempo stesso crede accorgersi

che il duca di Savoja non aspira che ad impadronirsi de' beni di lei per

_servir de partage à un de tant de petits louveteaux qui se nourrissent

au pié de ces monts_, alludendo ai molti figli naturali del duca.

[395] _Del congresso notturno delle lamie, libri III._ Rovereto 1749.

[396] _Lettere del Presidente Gian Rinaldo Carli al signor G. Tartarotti

intorno all'origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe;_

— MAFFEI, _Arte magica dileguata_. Verona 1750. — A queste uscì una

risposta in Venezia l'anno stesso, _Osservazione sopra l'opuscolo Arte

magica dileguata_, di un prete dell'Oratorio (padre Luziato), per

dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe;

e raccolgonsi passi de' santi Padri che sembrano credere alle

stregherie. A una _dissertazione epistolare di Bartolomeo Melchiorri_

(Venezia 1750) _sopra gli omicidj che diconsi commessi con sortilegj_,

conviene col Tartarotti nel negare le streghe e ammettere i maghi, e

insegna ai giudici il modo di determinare con sicurezza i rei, per non

dar sentenze ingiuste. L'arciprete Antonio Florio veronese confutò il

Luziato (Trento 1750), dove pure Francesco Staidelio conventuale fe la

_Ars magica adserta_; e l'anno dopo a Verona si stampava anonima la

replica alla risposta intitolata _Arte magica distrutta_, di un dottore

sacerdote veronese; un altro anonimo fe contro il Tartarotti le

_Animadversioni critiche_ (Venezia 1751) in 76 riflessioni sostenendo la

magia. La opinione contraria fu sostenuta l'anno stesso a Roma nella

_Dissertazione_ di Costantino Grimaldi, «in cui s'investiga quali siano

le operazioni che dipendono dalla magia diabolica, e quali quelle che

derivano dalla magia artificiale e naturale, e qual cautela si ha da

usare nella malagevolezza di discernerle». Poi a Venezia comparve

_L'arte magica dimostrata_ da Bartolomeo Preati vicentino, «dove

sostiene che il traslocamento delle streghe è vero e reale»: e «Apologia

del congresso notturno delle lamie, ossia risposta di G. Tartarotti

all'arte magica dileguata del M. S. Maffei ed all'opposizione

dell'assessore B. Melchiorri». Poi ancora nel 1792 si stampò a Venezia

stessa _Philippi Mariæ Renazzi de sortilegio et magia liber singularis_,

dove informa dei dispareri, delle leggi in proposito, delle procedure.

[397] _Storia letteraria d'Italia_, 1750.

[398] ALLAN KARDEC, _Le spiritisme à sa plus simple expression. Le livre

des Esprits etc._ E vedasi anche la _Revue Spirite_.

[399] _Non inveniatur in te... qui querat a mortuis veritatem._ Deuter.

XVIII.

[400] Il cav. Des Mousseau pubblicò, tra varj libri sulla magia e lo

spiritismo, _Mœurs et pratiques des Demons_ (Parigi 1866), e varj

vescovi gliene fecero congratulazioni, asserendo non potersi che ai

demonj attribuire i fatti del moderno spiritismo.

Vedi anche RIZOUARD, _Des rapports de l'homme avec le démon_.

[401] _Traité du Saint-Esprit_, par M. GAUME. Paris 1864, 2 vol.

Gli eretici d'Italia, vol. II · 第 58 / 88 题