NOTE

[271] LUCA, 24, 29.

[272] MATT. XIV, 22.

[273] _Ad Galat._ II, 14.

[274] II _Ad Tim._ 4, 2.

[275] _De Gubern. Dei,_ lib. V.

[276] Vedi il nostro Discorso V. Sant'Agostino, che disapprovò affatto

le persecuzioni contro i dissidenti, nelle _Ritrattazioni_, lib. II, c.

5 scrisse: «Ho fatto due libri contro i Donatisti, ove dissi non

piacermi che, per forza secolare, gli scismatici sieno violentati alla

comunione. Per verità allora mi spiaceva, perchè non ancora avevo

provato a quanto male dia ardimento l'impunità; nè quanto a volger in

meglio giovi la diligenza del castigo». E nel trattato II _in Johann._

Nº 14: «Vedete che cosa fanno e che cosa soffrono: uccidono le anime e

sono afflitti ne' corpi; producono morti sempiterne, e lagnansi di

soffrirne di temporali».

[277] _Summa Theol. Secund._ Quæst. X, art. VIII.

[278] _Tract. de fide_, Disp. VIII, sect. III, nº 4.

[279] Sess. IV, c. 2.

[280] I re di Francia, ricevendo la corona, giuravano di distruggere

l'eresia. Ma i giureconsulti riflettono, in primo luogo, che questa

parola non è definita, e bisogna restringerne il senso più che si possa.

Poi nessun giuramento può esser contrario ai comandamenti di Dio, e quei

re giurano conservar la pace nel loro regno, e quindi non devono

proceder con violenza, rompendo l'amore, la sicurezza, la protezione

dovuta ai sudditi. Il primo che, all'incoronazione, ammise quel

giuramento fu Luigi XVI nel 1787, il quale restituì lo stato civile ai

Protestanti. E i Francesi lo decapitarono.

[281] Molti pajono fuor della Chiesa che son in essa: molti pajono in

essa e sono fuori. Così sant'Agostino. Nell'allocuzione tenuta nel 1854,

a cui dichiarò il dogma dell'Immacolata Concezione, Pio IX disapprovò

chi crede che uno possa in qualunque religione salvarsi, e soggiunge:

«Però si deve tenere egualmente certo che coloro i quali vivono in

un'ignoranza invincibile della vera religione, non si rendono colpevoli

agli occhi del Signore. Or chi si arrogherà di determinare i limiti di

tale ignoranza, secondo l'indole e la varietà dei popoli, delle regioni,

delle menti, e di tant'altre circostanze? Quando, sciolti dal corpo,

vedremo Iddio qual è, comprenderemo quanto vadano congiunte in istretto

e bel vincolo la misericordia e la giustizia divina: ma finchè dimoriamo

in questa carne mortale che l'animo indebolisce, teniamo formalmente

esservi un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo, nè esser lecito

indagar oltre».

E nell'enciclica 10 agosto 1863 ai cardinali, arcivescovi e vescovi

d'Italia. _Notum nobis vobisque est, eos qui invincibili circa ss.

nostram religionem ignorantia laborant, quisque naturalem legem ejuque

præcepta in omnium cordibus a Deo insculpta sedulo servantes, ac Deo

obedire parati honestam rectamque vitam agunt, posse, divinæ lucis et

gratiæ operante virtute, æternam consequi vitam, cum Deus, qui omnium

mentes, animos, cogitationes, habitusque intuetur, scrutatur, et noscit,

pro summa sua bonitate et clementia minime patiatur quempiam æternis

puniri suppliciis, qui voluntariæ culpæ reatum non habeat. Sed

notissimum quoque est catholicum dogma, neminem scilicet extra

catholicam ecclesiam posse salvari, et contumaces adversus ejusdem

Ecclesiæ auctoritatem, definitiones et ab ipsius Ecclesiæ unitate...

pertinaciter divisos, æternam non posse obtinere salutem._

[282] _Trattato contro gli astrologi._ Cap. III.

[283] Epistola a Ginevra 1579, pag. 40.

[284] _Quam vero dixit ille in tragœdia, non gratiorem victimam Deo

mactari posse quam tyrannum! Utinam Deus alicui forti viro hanc mentem

inserat._

[285] _De Serveto_ 1555. _Corpus Reform._ VIII, 523, IX, 133.

Barni (_Les martyrs de la libre pensée_) vuol provare che anche allora

più d'uno riprovasse la legge che dava al boja gli eretici.

[286] L'intolleranza de' riformatori fu singolarmente flagellata da

Simone Lemnio di Margudant ne' Grigioni. Legatosi a Vittemberga con

Melantone, per genio caustico si fe molti nemici, e massime cogli

_Epigrammatum libri duo_, dove lodava come pròtettor delle lettere

Alberto arcivescovo di Magonza. Lutero, che era a questo avversissimo,

il fe perseguitare, trovandovi allusioni contro l'elettor di Sassonia e

altri primati, nè l'autore evitò il carcere se non fuggendo a Worms, e

fu condannato a perpetuo bando. Irritato viepiù, si svelenì contro i

suoi persecutori, con fine arguzie e con plateali facezie: aggiunse a'

suoi epigrammi un terzo libro ove strazia l'intolleranza di Lutero, di

Giona, degli altri; nella _Monachopornomachia_, introduce in comedia

esso Lutero, a cui è dedicata, venero, Giona, Spalatino, le lor mogli

coi rispettivi amanti, ed altri personaggi a dialoghi oscenissimi.

Molte opere compose, tradusse in versi l'_Odissea_, fu correttore alla

stamperia d'Oporino, infine maestro a Coira, ove morì di peste il 1550

in fresca età.

Innocente XI, mentre era in rotta con Luigi XIV, voleva interporsi

perchè usasse men severamente co' Protestanti: al qual fine incaricò il

suo nunzio in Inghilterra di pregar Giacomo II ad intervenire a tal

uopo: ma Giacomo ricusò. Vedi MAZURE, _Hist. de la révolution de_ 1688.

Parigi 1825, tom. II, 126.

[287] «Nel paragone, io mille volte avrei prescelto, per ciò che mi si è

fatto, il Sant'Uffizio e quelle disumane torture. Ma si dirà: il

sant'Uffizio condannava al rogo, e voi siete stato semplicemente

esonerato della vostra carica. Che? non si comprende forse che la

ragione per la quale io veniva dimesso era più crudele per gli effetti

che una condanna di morte? Questa vi tortura il corpo e vi toglie la

vita, che è pur fardello penosissimo: quella vi strazia, vi tenaglia, vi

lacera l'anima, e vi toglie l'esistenza morale, che supera di cento

doppi la fisica esistenza». G. TOFANO a' suoi elettori. Napoli 1861.

[288] FORTI, _Istituz. civili_, lib. II, cap. 2.

[289] Ap. THEINER al 1581.

[290] V. A. Huber, all'Unione Evangelica di Berlino il 1847 disse un

sermone, ove sostiene che l'Inquisizione in Spagna era un'istituzione

_inevitabile_, derivata dal carattere nazionale spagnuolo; e che la

posizione della Spagna a capo del mondo cattolico nel XVI secolo era

l'unica che le convenisse. «Quest'è certo (dice) che l'Inquisizione era,

nel miglior senso, popolarissima, una precauzione per conservar la

nazionalità castigliana». Vedi _Ueber spanische Nationalität, u. s. w._

Berlino. Höffele di Tubinga, nella bella monografia del cardinale

Ximenes, svolge ampiamente ragioni da noi accennate, conchiude che

«nella storia dell'Inquisizione di Spagna, la santa sede fa comparsa

affatto onorevole, qual protettrice de' perseguitati, come fu in ogni

tempo. Il protestante Schröck, nella _Storia Ecclesiastica_, si

maraviglia che il papa abbia consentito questa trasformazione d'un

tribunale ecclesiastico in secolare, da lui indipendente. E Ranke,

protestante anch'egli, disapprovando la storia, dal Llorente scritta per

favorire re Giuseppe Buonaparte contro le libertà basche e le immunità

ecclesiastiche, dice che da quella appare come il Sant'Uffizio fosse una

giustizia regia sotto divise ecclesiastiche, tantochè il cardinale

Ximenes, nicchiando a ricevere nel consiglio un laico nominato da

Ferdinando, questi gli rispose: «Non sapete che quest'uffizio non tiene

la giurisdizione se non dal re?»

[291] È noto Antonio Perez, che perseguitato da Filippo II a morte, uscì

di Spagna, e tanto valse a propagare l'odio contro questo re. Nelle sue

_Relazioni_ stampate a Parigi il 1624, racconta come da alti personaggi

e dal nunzio del papa fossero riprovate le proposizioni che davano al

principe piena podestà sopra la vita de' sudditi; e soggiunge: «Essendo

io in Madrid, uno che non importa nominare, in un sermone davanti al re

cattolico in San Girolamo proferì che «i re hanno potere assoluto sulla

persona e sulla roba de' vassalli». Tal proposizione fu riprovata

dall'Inquisizione; e costui condannato a ritrattarsi pubblicamente nel

luogo stesso con tutte le formalità giuridiche, oltre varie pene

particolari. Egli si ritrattò sul pulpito medesimo, e leggendo uno

scritto, soggiungeva: «I re non hanno sui loro sudditi maggior potere di

quel che loro è permesso dal diritto divino e umano, e non per libera ed

assoluta loro volontà». Queste parole il reo dovè ripetere per ordine

del maestro frà Ernando del Castillo, consultore del sant'Uffizio,

predicatore del re, uom d'eloquenza e dottrina singolare, assai stimato

nel suo paese, e maggiormente in Italia».

[292] Quando Filippo II mandava il duca d'Alba contro i Fiamminghi nel

1567, la flotta d'Andrea Doria, di 37 galee, lo portò da Spagna a

Genova, donde s'avviò coll'esercito, in cui 1200 cavalieri italiani

sotto il comando di don Fernando di Toledo, figlio naturale del duca,

essendo mastro di campo Ciapino Vitello, ceduto dal duca di Toscana,

come il duca di Savoja avea ceduto l'ingegnere Pacheco, che di poi

fabbricò la cittadella d'Anversa.

[293] Noi ci mostrammo sempre severissimi a questo re; pure ci sembra

aver ragione, a tacer altri, Gerlach, che dopo profondi studj, dicea:

«Quant'à Philippe II, que je suis loin de comparer à Charles V, je pense

qu'il a été mal jugé, parce qu'on ne l'envisage d'ordinaire qu'au point

de vue exclusivement belge, ou protestant, ou rationaliste, au lieu de

ne voir en lui que l'athlète intrépide du catholicisme dans une lutte

suprème et désespérée contre toutes les forces de la Réforme et de

l'Europe coalisées». Discours à l'ac. de Bruxelles, 6 mars 1859.

[294] DE THOU, lib. XXX, nº 7.

[295] _D. O. M. Barth. Carranzæ navarro dominicano archiepiscopo

toletano Hispaniarum primati, viro genere vitæ doctrina concione atque

eleemosynis claro, magnis muneribus a Carolo V et Philippo rege

catholico sibi commissis egregie functo, animo in prosperis modesto et

adversis æquo. Obiit anno Domini_ etc.

Il Babbi, residente per la Toscana a Boma, il 14 aprile 1571, informa il

granduca di Toscana come il cardinal Morone, impinto d'eresia, sia stato

«ricevuto in concistoro pubblico con molta solennità, e dal papa

abbracciato teneramente», poi la sera fu letta la sentenza contro

l'arcivescovo di Toledo alla presenza del papa, dei cardinali,

dell'Inquisizione e di molti signori e prelati della Corte, dov'egli

abjurò contro ogni sospetto d'eresia» (_Carteggio di Cosimo I_, filza

XII).

Il Laderchi reca bellissime testimonianze intorno al Carranza. Oltre il

Llorente, che ne parla coll'abituale sua esagerazione, De Castro (_Hist.

de los Protestantes Españoles y de sa persecucion por Felipe II_, Cadice

1851) occupa un intero libro intorno a questo processo, importantissimo

perchè vi lottava l'autorità de' vescovi contro quella della santa

Inquisizione, la quale spiegò tutto il suo potere contro il primo

prelato di Spagna, e trasse dalla sua l'opinione pubblica. Il famoso

teologo Melchior Cano, che avea sostenuto Filippo II contro Paolo IV, si

volse contro il Carranza. D. Diego Hurtado de Mendoza, celebre

diplomatico e guerriero, si fece suo denunziatore. Buone considerazioni

su questo processo fa Giacomo Balmès, _Il protestantismo e il

cattolicismo comparati, in relazione colla civiltà europea_. Cap. 37.

[296] Negli archivj di Napoli, _registro Angioini_, troviamo una

sentenza del 1270 per la quale Carlo I commette al maestro Portulano di

Terra di Lavoro di confiscare i beni di tre eretici, bruciati per

sentenza dell'inquisitore frà Matteo da Castromari, e nominati Andrea da

Vimercato lombardo, Giovanni da Ceccano giudice, e Tommaso Russo di

Magla saracena.

[297] Chioccarelli ap. GIANNONE, lib. XIX, 1, 5.

[298] Allora fu stampata la epistola _de Inquisitione_, del napoletano

Tristano Caracciolo.

[299] GIANNONE, _Stor. civile_, L. XXXII, c. 5.

[300] GIANNONE, lib. XXXIII, c. 5.

[301] BENOIST, _Hist. Valdens._

[302] Queste varie emigrazioni spiegano la diversità di data che al

fatto si assegna dal Giles (_Hist. des églises reformées_. Ginevra

1644), dal Rorengo (_Mem. istoriche dell'introdutione dell'heresie nelle

valli di Lucerna_. Torino 1649), dal Perrin (_Hist. des Vaudois_.

Ginevra 1618), dal Muston (_Hist. complète des Vaudois du Piémont_.

Parigi 1857), dal Morelli (_Sulla venuta de' Valdesi nella Calabria

citra_, Napoli 1859).

[303] BEZA, _Storia_ al 1544.

[304] Io ristampai altra volta queste parole, cavandole da lettere

trovate nell'archivio Mediceo _Corrispondenza di Napoli_. Vorrebbero

attribuirsi ad uno che accompagnò Ascanio Caracciolo in quella

spedizione, e datano dall'11 giugno 1562, da Montalto. Dicono:

«S'intende come il signor Ascanio, per ordine del signor vicerè, era

sforzato a partire in posta alli 29 del passato per Calabria, per conto

di quelle due terre de' Luterani che si erano date fuori alla campagna,

cioè san Sisto e Guardia. Sua signoria a Cosenza al 1 del presente

ritrovò il signor marchese di Buccianico suo cognato, che era all'ordine

con più di seicento fanti e cento cavalli, per ritornare e uscir di

nuovo in campagna, e quella fare scorrere, e pigliare queste maledette

genti: e così partì alli 5 alla volta della Guardia, e giunto quivi,

fecero commissarj, ed inviò auditori con gente per le terre circonvicine

a prender questi Luterani. Dalli quali è stata usata tal diligenza, che

una parte presero alla campagna; e molti altri tra uomini e donne, che

si sono venuti a presentare, passano il numero di millequattrocento: ed

oggi, che è il dì del Corpo di Cristo, ha fatte quelle giuntar tutte

insieme, e le ha fatte condur prigioni qui in Montalto, dove al presente

si ritrovano; e certo che è una compassione a sentirli esclamare,

pianger e domandar misericordia, dicendo che sono stati ingannati dal

diavolo; e dicono molte altre parole degne di compassione. Con tutto ciò

il signor marchese e il signor Ascanio hanno questa mattina, avanti che

partissero dalla Guardia, fatto dar fuoco a tutte le case, e avanti

avevano fatto smantellare quella, e tagliar le vigne. Ora resta a fare

la giustizia, la quale per quanto hanno appuntato questi signori con gli

auditori e frà Valerio qua inquisitore, sarà tremenda: atteso vogliono

far condurre di questi uomini, ed anco delle donne, fin al principio di

Calabria e fin alli confini, e di passo in passo farli impiccare. Certo

che se Dio per sua misericordia non move sua santità e il vicerè a

compassione, il signor marchese Buccianico governatore, ed il signor

Ascanio faranno di loro gran giustizia, se non verrà ad ambidue

comandato altro da chi può lor comandare....

«Oggi pure fu ordinato che cento donne vecchie pongansi all'esame e alla

tortura, poi alla morte, acciocchè ben si bilancino le partite, e dicasi

posti a morte altrettanti uomini e altrettante donne. Ve n'ha alcuni sì

ostinati, che non voglion veder il Crocifisso nè confessar il

sagrifizio, e sono arsi vivi.

«La prima volta che uscì il signor marchese, fece abbruciare San Sisto,

e prese certi uomini della Guardia del suddetto luogo, che si

ritrovarono alla morte di Castagnete, e quelli fece impiccare e buttar

per le torri al numero di sessanta: sicchè ho speranza che avanti che

passino otto giorni, si sarà dato ordine e fine a questo negozio, e se

ne verranno a Napoli....

«Gli eretici presi in Calabria son 1600, e tutti furono condannati, ma i

messi finora al supplizio furono 88. Questi eretici portano origine

dalle montagne d'Angrogna nel principato di Savoja, e qui si chiamano

gli oltramontani; e regnava fra questi il _crescite_, come hanno

confessato molti. Ed in questo regno ve ne restano quattro altri luoghi

in diverse provincie; però non si sa che vivano male. Sono genti

semplici ed ignoranti, e uomini di fuori, boari, zappatori; ed al morir

si sono ridotti assai bene alla religione e alla obbedienza della Chiesa

romana».

Simeone Florillo, ministro evangelico a Chiavenna descriveva lo stesso

supplizio a Guglielmo Grattarola medico a Basilea, in lettera 21 agosto

1560. E dice: «Novità non ho altre, se non che ti mando copia di lettere

scritte da Montalto l'11 giugno 1560, stampate a Roma e a Venezia,

intorno al macello commesso in Calabria in due villaggi a otto miglia da

Cosenza, San Sisto e Guardia, che furono distrutti, e uccisine ottocento

abitanti, o circa mille, come scrive da Roma il 21 giugno uno che era

servo di Ascanio Caracciolo. Io conobbi quella gente, d'origine valdese,

di buona vita e di miglior dottrina. Perocchè, prima di partir da

Ginevra, a loro istanza vi mandammo due ministri e due maestri di

scuola. I ministri furono martirizzati l'anno passato, uno a Roma che

chiamavasi Giovanni Luigi Pasquale di Cuni, l'altro a Messina, Giacomo

Borello, entrambi piemontesi. Quest'anno il resto dei pii uomini fu

distrutto, e spero fia buon seme all'Italia che porterà buono e copioso

frutto».

La lettera tradotta in latino è riferita da Giovanni Fox nel

_Martirologio_, parte II, fol. 337; Basilea 1563, e da essa siam

chiariti che quelle dell'archivio Mediceo non sono relazioni uffiziali

di un residente toscano, bensì documenti inseriti in qualche

corrispondenza come si soleva, e copia di stampa, le quali mancano

d'ogni autenticità, portano la data falsa di Roma per acquistarvi

maggior credito; e sono evidente opera di partito, colle esagerazioni

proprie di lavori siffatti.

[305] Vedi _Arch. storico_ 1846, tom. IX, pag. 193.

[306] SCIPIONE AMMIRATO, _Delle famiglie napoletane_, Firenze, 1580. Il

pezzo che intervirgolammo è tolto dalle aggiunte, fattevi nella II

parte, edita solo nel 1651.

[307] SILOS, _Hist. cl. regul. sub anno_.

[308] LAGOMARSINI, note alle lettere del Pogiano, vol. IV, p. 443.

[309] Sulla Giulia Gonzaga vedasi IRENEO AFFÒ, _Memorie di tre celebri

principesse della famiglia Gonzaga_, Parma 1787, e POMPEO LITTA,

_Famiglie celebri italiane_, fascicolo XXXIII. Sull'accusa di eresia

datale da qualche autor francese, l'Affò esclama: «Bugia maggiore di

questa non si dà nella storia». Di rimpatto il Litta dice che tale

accusa «fu comune a tutti i personaggi per dottrina distinti, i quali

tutti applaudivano alla riforma della disciplina ecclesiastica».

Citata da Pio V per la sua intimità col Carnesecchi, non comparve, ma

morì dal dispiacere. Nel testamento perdona a tutti, e raccomanda al

nipote Vespasiano di «non fare alcun risentimento contro chiunque

oltraggiata l'avesse».

[310] Esso Giannone, che la giudica «non minore providenza» del

governator Toledo, e segno della «saviezza e soddisfazione de' popoli

con cui governò il regno» (_Stor. civ._, lib. XXXII, c. 4), dice nel

capo 5 che «RAGIONEVOLMENTE alcuni si maravigliano onde sia nato che i

Napoletani, uomini riputati cotanto pii e religiosi che talora sono

traboccati nella superstizione, abbiamo poi avuto sempre in orrore il

tribunale dell'Inquisizione». A reclamare contro l'istituzione

dell'Inquisizione fu mandato anche Annibale Bozzuto, valente

giureconsulto, che da Carlo V ottenne il gran numero di banditi fosse

ridotto a venti, tra' quali esso. Fuoruscito, fu festeggiato a Roma,

eletto a insigne carica, poi a cardinale (1565) e governatore della

città.

[311] Manuscritto all'anno 1571.

Essendo nata discussione fra il sant'Uffizio e il vicerè di Sicilia,

Filippo II mandò colà per accomodarla e per dar trionfo al primo, il

padre Parama. Questo, a domanda de' grandi inquisitori Quiroga e

Manrique (Lib. II. T. II, cap. XI, n. 3) aveva steso un trattato, e

dedicatolo al grande inquisitore Portocarrero, col titolo _De origine et

progressu officii sanctæ Inquisitionis, ejusque utilitate et dignitate.

De romani pontificis auctoritate et delegata inquisitorum. Edicta fidei

et de origine sancti Officii quæstiones decem, libri tres, auctore

Lodovico a Parama boroxensi arcidiacono et canonico legionensi, regnique

Siciliæ inquisitore. Matriti, ex tipographia regia_. È l'apologia più

ampia e più sincera che siasi mai fatta di quel funesto tribunale,

riconoscendone l'origine fin da Adamo, quando dal Creatore è chiamato

dopo la disobbedienza: trova giusto il fondamento, regolare la procedura

che in realtà era la consueta de' tempi. Anzi è certo che, almeno ne'

trattati, è raccomandata mitezza nell'infliggere i tormenti, e che il

carcere era diretto non solo al castigo, ma all'emenda, cercandosi la

conversione dell'imputato, qualunque ne fossero i modi e il concetto.

Il Summonte, che pur è tanto minuto, non fa cenno delle eresie. In esso,

ogni tratto si trovano persone, anche qualificate, prese, scannate,

appiccate senza forma di processo e per comando o volontà del vicerè,

principalmente del Toledo.

[312] Il celebre Bartolomeo Chieccarelli, per ordine del vicerè duca

d'Alba raccolse in diciotto volumi di _manoscritti giurisdizionali_

tutte le scritture attenenti alla giurisdizione regia, e non furono mai

stampati. Ciascun volume si riferisce a un ramo particolare, e l'ottavo

è appunto _Del Sant'Uffizio dell'Inquisizione_, dove sono registrate le

vicende di questo tribunale nel napoletano dal 1269 al 1628. Nel grande

archivio di Napoli sta pure manoscritta una _Breve raccolta di varie

notizie contro il Sant'Uffizio, che servir possono per istruzione di

ogni deputato eletto contro il medesimo_: e fu fatto nel 1747 a

proposito dell'editto di Carlo III. È piuttosto una declamazione,

volendo far ridurre le procedure come usavansi nei primi otto secoli

della Chiesa; ed è scritto certamente da un legale, e con vigor di stile

e franchi pensamenti.

[313] DI GIOVANNI, _Cod. Dipl._, t. I, diss. 2.

[314] Epp. 69 e 70.

[315] Vedi GAETANI, _Santi Siciliani_, ma esagera.

[316] Nell'atto di dotazione della Chiesa di Messina: PIRRI, _Not.

Ecclesiæ Messan._, al 1090.

[317] PIRRI, _Not. Eccl. Sirac. ad ann._

[318] Lib. II, c. 18.

[319] Lib. II, c. 45.

[320] MURATORI, _Rer. Italicarum Script._, t. VI, col. 616. Vedi

Discorso storico della cattolica religione nel regno di Sicilia in tempo

del dominio dei Saraceni, di ANTONINO MONGITORE, 1762.

[321] _In Chron. Fossæ Novæ_, pag. 876, e ne fa pur cenno la cronaca

dell'anonimo cassinese, all'anno 1185.

[322] Voltaire scrive che l'Inquisizione _fut en Sicile, plus encore

qu'en Castille, un privilège de la couronne, et non un tribunal romain,

car en Sicile c'est le roi qui est pape_. Essai sur les Mœurs, c. CXL.

Il Mac Crie fra i tanti errori di cui tesse la sua _Storia dell'origine

ed estinzione della Riforma in Italia_, racconta che un Benedetti,

soprannomato Locarno, nel 1546 predicò a lungo in Palermo la Riforma,

protetto dal vicerè don Pedro di Cordova e maschere di Terranova. Pedro

de Cordova non fu mai vicerè in Sicilia, dove dal 1535 al 1546 era

vicario don Fernando Gonzaga, che istituì la celebre Confraternita de'

Bianchi: solo un momento nel 1536 lasciovvi come presidente il marchese

di Terranova. Che il Locarno avesse a Palermo _numerosissima udienza_

nessun altro lo dice fuor del Mac Crie. Il Camillo Siculo, ch'egli cita

come maestro di Lelio Soccino, stette in Valtellina, dove lo troveremo.

Vedi GALEOTTI, _Dispute con un ministro valdese per certi appunti fatti

alla storia del Mac Crie_. Palermo 1863.

Nelle _Istruzioni del Sant'Uffizio del Regno di Sicilia per uso e comodo

delli 1212 commissarj del regno_, è quest'orazione: _Domine Deus

omnipotens, pater Domini nostri Jesu Christi qui dignatus es hunc

famulum tuum ab errore hæreticæ pravitatis (Luteranæ, sive Calvinistæ,

sive Protestantium, sive Indipendentium, sive Multiplicantium, sive

Anabaptistarum, sive Libertinorum, sive Quakerorum, sive alterius)

clementer eruere, et ad Ecclesiam tuam sanctam catholicam revocare,

ecc._

[323] DI GIOVANNI, _Ebraismo di Sicilia_, cap. XXVI.

[324] Federico Badoero residente veneto, nella relazione che fece al

senato veneto nel 1557 dice: «Nelle cose di religione vivono quei popoli

molto divotamente, ma da pochi anni in qua vi si sono scoperti de'

Luterani; e l'uffizio di quell'Inquisizione è intorno a ciò molto

occupato, e si può senza pregiudizio dei buoni ben affermare esser

verissimo quel detto di san Paolo, che tutti gli isolani erano cattivi,

ma i Siciliani pessimi».

[325] BARTOLI, _Vita di sant'Ignazio_, lib. II, c. 42.

[326] HOTTINGER, _Hist. eccles._ t. IX, p. 200.

[327] TEOFILO BETTI, nel Giornale Arcadico.

[328] MAZZUCCHELLI, _Scrittori d'Italia ad vocem_.

[329] SECKENDORF, _Hist. luter._, t. III, p. 68 e seg.

[330] Quindi niente più sciocco del libro recentemente stampato, _Storia

dell'Inquisizione, ossia le crudeltà gesuitiche svelate al popolo

italiano_.

[331] Vedi _Compendio della santa Inquisizione_ del Caracciolo che

riferiamo qui sotto. Il Busini, da Roma, il 31 gennajo 1549, al Varchi

scriveva: «Qua s'attende ad imprigionar Luterani; e questo è avvenuto a

un frate minore di San Francesco detto il Padovano; sicchè, per tutto

ciò che pare, e' bisogna non avere più cervello d'un bue a questo

mondo».

[332] Ne cito pochi:

EIMERICO, _Directorium inquisitorum_. Roma, 1587: e 1607 Venezia, più

scorretto.

CARENA CESARE _De officio sanctæ Inquisitionis et modo procedendi in

causis fidei_. Cremona, 1641.

MENGIUS, _Flagellum dæmonum, Fustis dæmonum. Compendio dell'arte

esorcistica_. Sono all'Indice, dove pure l'_Inquisizione processata_

1682: REGINALIUS GONZALVIUS MONTANUS, _Sanctæ inquisitionis hispanicæ

artes detectæ, ac palam traductæ: Historia completa das Inquisiçion de

Italia, Hespanha e Portugal_, 1825.

DANDINI ANSELMO, _De suspectis et de hæresi_. Roma, 1703.

All'Istoria della Santa Inquisizione del Sarpi rispose il cardinale

Francesco Albizi, anonimo: _Risposta all'istoria della santa

Inquisizione. Typ. de propag. fide_, 1678.

PASQUALONE GIACOMO, _Sacro arsenale, ovvero pratica dell'officio della

sacra Inquisizione_. Genova, 1683.

PANE, _Della punizione degli eretici e del tribunale della santa

Inquisizione_. Lettere apologetiche, 1789.

Frate Uberto Locato di Castel San Giovanni presso Piacenza, domenicano,

poi vescovo di Bagnarea (-1587) autore di varie storie, ha un _Opus

judiciale inquisitorum ex diversis theologis et j. u. doctoribus

extractum...._ Roma, 1570, ricco di quistioni e di formole pe' varj

incombenti del Sant'Uffizio.

MANFREDI FRANCESCO, _Ristretto de' processi dell'Inquisizione di

Sicilia_ nel 1640.

Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto il _Directorium Inquisitorium_,

nell'intento di far onta alla Chiesa, il famoso giureconsulto

Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de' fatti

straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa

giurisprudenza di Eymeric e della santa inquisizione, è a un bel presso

la nostra tal quale. Io restai confuso di tale asserzione (soggiunse

Morellet, _Mémoires_, t. I, 59); dipoi ho riconosciuto ch'egli avea

ragione».

[333] Vedi _Breve informazione del modo di trattar le cause del

Sant'Uffizio per li molto reverendi vicarj della santa Inquisizione di

Modena_. Scelgo questo a caso, essendo simili gli altri; e benchè

tardissimo, non fa cambiamento dai più vecchi. Le attribuzioni del

Sant'Uffizio vi sono così divisate in un editto della curia di Modena

del 1776.

«Noi, con autorità apostolica a noi concessa, e sotto pena di scomunica,

comandiamo a ciascheduna persona in questa giurisdizione, di qualunque

condizione o grado esser si voglia, così ecclesiastica che mondana, che

debba al Sant'Uffizio di questa città, ovvero all'ordinario, rivelare e

notificare nello spazio di giorni trenta giuridicamente tutti e ognuno

di quelli de' quali sappiano, o abbiano avuta, o avranno in appresso

notizia;

«Che, avendo professata la santa fede cattolica, sieno divenuti eretici,

o come ne' sagri canoni e costituzioni pontificie in materia di fede,

sospetti di eresia;

«Che siano bestemmiatori, o dileggiatori, o percussori di sagre

immagini, o sortilegi ereticali;

«Che abbiano senza autorità della santa sede apostolica tenuti, letti,

stampati, o tengano, leggano, stampino o facciano stampare libri

d'eretici, i quali trattino di religione o di sortilegi;

«Che contro il voto solenne della profession religiosa, dopo aver preso

l'ordine sagro, abbiano contratto o contraggano matrimonio;

«Che contro i decreti e costituzioni apostoliche abbiano abusato o

abusino della sagramental confessione o confessionario, sollecitando _ad

turpia_ i penitenti;

«Che abbiano impedito o impediscano l'uffizio dell'Inquisizione, ovvero

offendano alcun denunziatore, testimonio o ministro, per opere spettanti

al medesimo;

«Che senza legittimo permesso, e con suspizione d'incredulità facciano

uso de' cibi vietati in certi tempi dalla Chiesa;

«Che abbiano tenuto o tengano occulte radunanze, in pregiudizio e

dispregio della religione;

«Che non essendo sacerdoti, si siano usurpati o si usurpino di celebrare

la santa messa, e abbiano presunto di amministrare il sagramento della

penitenza, quantunque nè abbiano proferito le parole della

consacrazione, nè siano venuti all'atto dell'assoluzione;

«Avvertendo che a questi nostri precetti non soddisfaranno, nè

s'intendono di soddisfare quelli che, con bollettini o lettere, delle

quali, massime se non firmate, niun conto si tiene nel sant'Uffizio,

pretendessero rivelare i delinquenti;

«E che dalla detta scomunica nella quale i disubbidienti incorreranno,

non possa alcuno essere assoluto se non dal Sant'Uffizio; nè sarà

assoluto che dopo aver giuridicamente rivelati i detti eretici e

sospetti d'eresia;

«Ricordiamo a tutti i reverendi confessori di dover significare ai

penitenti l'obbligo di denunziare legalmente al Sant'Uffizio, come

sopra, e che non volendo ubbidire saranno incapaci dell'assoluzione;

«Comandiamo per ultimo, in virtù di santa ubbidienza, a tutti i

superiori ecclesiastici così secolari che regolari, e ai confessori di

monache, che debbano notificare, e tener affisso nelle loro chiese,

sagristie e monasteri in luogo pubblico il presente editto. E a tutti

quelli poi che hanno cure parrocchiali, che lo debbano pubblicare ogni

anno nell'avvento e nella quaresima in giorno festivo e di concorso;

mandandone l'autentico documento alli rispettivi vicarj del

sant'Uffizio;

«Quanto agli Ebrei, si dichiara che cadranno sotto l'Inquisizione del

Sant'Uffizio in que' casi compresi nella bolla di Gregorio XIII _Antiqua

Judeorum_ ecc., e sempre che dicano o facciano cose direttamente

offensive della cattolica religione».

[334] TIRABOSCHI, _St. lett._, vol. XII, pag. 1712.

[335] Vita di Sisto V, parte I, l. III.

[336] Dispacci 2 e 9 marzo, 27 aprile e 29 giugno 1566, ap. MUTINELLI,

_St. arcana_.

[337] L'illustre storico De Thou dice che, durante il pontificato di

Sisto V, il Mureto gli disse: _Je suis ébahi que je me leve qu'on ne me

vient dire, Un tel ne se trouve plus: et si l'on n'en oseroit parler_.

L'asserzione, benchè così diretta, è falsa, perocchè il Mureto morì poco

dopo l'elezione di Sisto V, nel 1585, e in quell'anno il De Thou

dimorava certamente in Francia.

[338] Il racconto della vita e morte di Fannio, trovossi in un libro

della biblioteca di Zurigo, scritto da Giulio di Milano, il quale non va

confuso con Giulio Terenziano amico del Vergerio.

Si ha pure _De Fannii Faventini et Dominici bassanensis morte, qui nuper

ob Christum in Italia rom. pontificis jussu impie occisi sunt, brevis

historia Francisco Nigro bassanensi authore_, 1550. «Da qui, pio

lettore, voi potete comprendere cosa sia ad aspettarsi dal Concilio di

vescovi romani sotto la direzione del papa».

[339] Si trova negli _Acts and monuments_, pubblicati da Fox nel 1838.

[340] POGGIALI (_Memorie di Piacenza_, vol. II, p. 277 e 344), li

riferisce dietro un'antica cronaca, ma dando solo le iniziali, perchè

temeva far torto a' loro discendenti. Noi ponemmo gli interi nomi. Il

Corvi parla di altri piacentini, processati per Luterani e che

abjurarono o furono puniti.

[341] Vedi MARTINI, _St. eccles. di Sardegna_.

[342] Sta nella _Cosmografia_ di Sebastiano Munster (Basilea 1558). Di

costui parlano il Martini suddetto e il Llorente.

[343] Nella _Breve informatione del modo di trattare le cause del

sant'Offizio a Modena_ (Modena 1619) trovo questo catalogo di libri

proibiti, speciale del paese, oltre quelli generali:

Che non si lascino vendere alcuna delle istorie seguenti, per contenere

esse respettivamente cose false, superstiziose, apocrife e lascive;

cioè: _Orazione di san Daniele_ — _Oratione di sant'Helena_, in ottava

rima. — _La Vergine Maria con gli Angeli santi_. — _Oratione e scongiuri

di santa Maria_: «Con il priego suo, che la dirà, ecc.; O somma sacra

ecc.». — _Il contrasto di Cicarello_. — _Egloga pastorale di Grotolo e

Lilia_. — _Oratione di san Brandano_. — _Vita di san Giovan Battista_,

in rima. — _Oratione di santa Margarita_, in ottava rima per le donne di

parto: «O dolce Madre, di Gesù vita». — _Beneditione della Madonna_, in

ottava rima: «A te con le man giunte, ecc.». — _Historia, o martirio de'

santi Pietro e Paolo_, in rima: «Al nome sia di Dio glorificato, ecc.».

— _Confessione della Maddalena_: «Altissima benigna, e benedetta». —

_Pianto della Madonna_, in ottava rima: «Chi vuol piangere con la

Vergine, ecc.». — _Contrasto del vangelo col demonio_: «Madre di Christo

Vergine Maria, ecc.». — _Historia di santa Caterina vergine e martire_.

— _Legenda devota del Romito de' Pulcini_. — Confitemini _della beata

Vergine_. — _Oratione contro la peste_. — _Epistola della Domenica_, in

ottava rima: «Vìva divinità dove procede, ecc.». — _Opera nova delli

dodici Venerdì_: «A laude dell'eterno Redentore». — _Opera nuova del

Giudicio generale_, in rima: «A te ricorro, eterno Creatore». —

_Oratione trovata nella cappella dove fu flagellato nostro Signore in

Gerusalemme_: «Madonna santa Maria, ecc.». — _Christo santo glorioso,

laude devotissima_: «Christo santo glorioso, che patesti». — _Oratione

ascritta a san Cipriano contro i maligni spiriti_: «Io son Cipriano

servo di Dio, ecc.». — _Historia di san Giorgio_, in ottava rima in

quarto: «In nome sia, ecc.». — _Oratione di san Giacomo Maggiore_, in

versi in ottavo: «Immenso Creatore, e con tua morte, ecc.». — _Oratione

di Santa Maria perpetua_, in prosa, con la rubrica: «Quest'è una

devotissima oratione, ecc.». — _Oratione della nostra Donna

devotissima_, in versi e in rima: «Ave Madre di Dio, ecc.». — _Oratione

di san Stefano_: «Superno Padre eterno Redentore, ecc.».

Un catalogo di _operette et historiette prohibite_ più esteso è aggiunto

al _Sacro arsenale della santa Inquisizione_, Bologna 1665, e la più

parte sono preghiere e storie devote, massime in versi: vale a dire che

espurgavasi piuttosto dalle superstizioni, a tal uopo proibendo in

generale «tutti li libri che trattano d'insogni o loro ispositioni», o

d'astrologia giudiziaria, o d'indovinare. Anche nelle _Regole del

sant'Uffizio_, ristampate a Milano il 1689, è una lista di libri

proibiti, che sono quasi tutte orazioni o pie leggende.

[344] Un'orfana di Basilea si era fatta protestante, poi se ne ravvide,

e più non comparve alle adunanze. La Comunità di Basilea dapprima le

scrisse ammonizioni ed esortazioni, poi nel giugno 1866 emanò

quest'atto: «Dacchè non vi siete arresa agli inviti fraterni fattivi di

comparire davanti la Comunità, e ciò è un atto di disobbedienza e di

rivolta, uno sprezzo del Signore e del suo corpo, in nome del Signore

voi siete esclusa dalla comunità di Dio: cessando ogni relazione civile,

in tutta la comunità. Coi siffatti non si può neppur sedere alla stessa

tavola».

Gli eretici d'Italia, vol. II · 第 55 / 88 题