[18] Luigi Capponi, residente in Francia per la Toscana, nel 1551
scriveva al Pagni, segretario del duca: «Ragionasi di fare un patriarca
del regno, sopra giurisdizione spirituale: ed è già più giorni, si è
ordinato non venghino più espedizioni benefiziali da Rema».
_Négociations diplomatiques_, vol. III, pag. 283.
[19] L'affare odierno del Mortara, fanciullo ebreo venuto alla fede
malgrado i genitori, ebbe un riscontro al tempo di Giulio III, nella
qual occasione il già nominato Catarino scrisse _De pueris Judo'orum sua
sponte ad baptismum venientibus, etiam invitis parentibus recipiendis_.
[20] _Lettere di principi a principi_: da Salerno, 9 maggio 1555.
[21] NORES, _Guerra contro Paolo IV_, lib. 1, pag. 6.
[22] NORES, libro I, pag. 32. Pero Gelido, residente di Toscana a
Venezia, il 1556 scrive a Cosimo I: «Non lascerò di scrivere, sebbene
pare abbia del favoloso, essendo in bocca di persone segnalate, il gran
disegno che il papa ha proposto al re di Francia. Dicono che sua
beatitudine disegna fare un re de' Romani, che risegga in Roma; e
coronato in quella città, dargli tutto lo Stato ecclesiastico; e questo
re sia il cardinal Caraffa; fare un re di Napoli italiano, e un duca di
Milano, pure italiano: a che il re (di Francia) concorse offerendo
lasciar volontariamente tutto quello che ha o che pretende in Italia,
purchè l'imperatore faccia il medesimo per amore o per forza. E che ai
pontefici si assegni un'entrata di 50 o 60 mila scudi, con la quale
mantenersi: aggiungendo non essere miglior modo per fare che Italia e
tutta la repubblica cristiana stia pacifica e quieta» (_Nell'Archivio
Mediceo_).
Questa era una delle _chiaccole_ che spacciavansi nelle logge di Firenze
e nelle botteghe di Venezia: ma da una parte pruova che continua fu ne'
papi l'idea di questa indipendenza de' varj principi italiani:
dall'altra, rivela ancor più ignoranza che malignità in chi di siffatte
dicerie si vale come d'un serio concetto del papa.
[23] NORES, _Guerra di Paolo IV_.
[24] Al tempo di Paolo IV, il papa dalla Dataria riceveva per la sua
Corte, scudi 6000 al mese. Oggi il papa riceve da essa altrettanto, ma
all'anno, oltre annui scudi 4000 dal palazzo apostolico per la
segreteria particolare: e 1000 per suo mantenimento, e 300 per l'addobbo
e il vestiario domestico. Vi si aggiungono scudi 6000 sulle regalie del
sale e tabacco, e 10 in 15 mila per tasse concistoriali. Questo
costituisce la lista civile del papa. Quando i Francesi nel 1798 voleano
indurre Pio VI a rinunziare alla sovranità temporale, gli offrivano
300,000 lire l'anno. Napoleone ne assegnò 100,000 il mese a Pio VII, che
neppur esso le accettò, come non accettò l'offerta di due milioni di
franchi di rendita e la sovranità di Avignone.
[25] _Négociations diplomatiques_, vol. III, pag. 173.
[26] L. XII. È saviissimo questo decreto che sta in Campidoglio: _Si
quis sive privatus, sive magistratum gerens de collocanda vivo pontifici
statua mentionem facere ausit, legitimo s. p. q. r. decreto in perpetuum
infamis, et publicorum munerum expers esto._
[27] In quell'occasione pericolò della vita Serafino Cavalli di Brescia,
pio e dotto domenicano, fatto inquisitore da Paolo IV. Gravemente ferito
dai tumultuanti, a stento campò. Intervenne al Concilio Tridentino, fu
maestro del suo Ordine, visitò le varie provincie, e morì in Ispagna il
1571.