NOTE.

[13] Nicosia nella provincia di Catania.

[14] Pari a L. 5 e cent. 10.

[15] «Giovanni, non ti muovere i calzoni (cioè, non toccare i

calzoni), altrimenti si guasta la Passione». Evidentemente si

vuole imitare il dialetto di Nicosia, il quale è del gruppo

gallo-italico, ed il popolo siciliano lo ritiene francese.

[16] Naso, comune della provincia di Messina.

[17] Questa, di dar del santo al diavolo, è una delle bestemmie

più grandi e più comuni in Sicilia.

[18] Bronte, nella provincia e diocesi di Catania.

[19] _Crastu_, castrone.

[20] Signore, ho fatto la cena ecc.

[21] _Lacciata_, scotta.

[22] S. Marco, comune nella prov. di Messina, e nella diocesi di

Patti.

[23] «S. Filippo d'Argirò», o Aggira, comune nella provincia di

Catania, e dal 1816 nella diocesi di Nicosia.

[24] Non so che comunello sia questo _Veria_.

[25] Longi, comune della provincia di Messina e nella diocesi di

Patti.

[26] _Minni_, va meglio scritto _mi nni_, me ne.

[27] Capri, comune della provincia di Messina e nella diocesi di

Patti.

[28] _Manganello_, dim. di _mangano_, ruota grande con cui si cava

la seta dai bozzoli.

[29] Aci-Catena, comune nella provincia di Catania, allora nella

diocesi di questo nome, adesso in quella di Aci-reale.

[30] Maletto, comune della provincia e diocesi di Catania.

[31] Cioè, come il vescovo non avesse sospeso _a divinis_ questo

prete così ignorante e spropositato.

[32] Lo stuzzicavano, lo eccitavano.

[33] Cioè, a stuzzicarlo.

[34] Tutto il giorno trasportò tegoli.

[35] Intendi, all'ufficio divino di _prima_.

[36] Volendo parlare italiano, questo improvvisato oratore sacro

mette la _d_ dove è la _r_ come suole spesso il popolo quando

vuole italianizzare. Le sue parole dicono: «Vedete, figliuoli,

quanto siamo miserabili! Chi dovea dire a costei che nel (_ntra

du_, tra lo) meglio de' (_di di_, de li) suoi capricci dovesse

restare, come le bestie, ammazzata nella campagna? Impariamo a

spese d'altri ad addrizzare i fatti nostri».

[37] _Prevenghi a mio compare_, avverta mio compare.

_Confessionario_ confessionale.

[38] Scrivetene la informazione, sig. Notaio: ha detto tre volte

_mbè_.

[39] Cioè, deve eseguirsi una sacra rappresentazione.

[40] Era il tempo della immunità ecclesiastica, ed il reo, per

iscampar la Giustizia, potea bene rifugiarsi in luogo sacro. Ecco

perchè alcuni degli attori della sacra opera pensarono di

«mettersi in salvo sù la chiesa». Storico è oramai il modo

proverbiale: _Pigghiari la chiesa di pettu_, per significare:

mettersi in salvo dopo di aver commesso un delitto, dato fondo

alle proprie o altrui sostanze, rimanendo debitore, ecc. ecc.

[41] _ Lu Diavulu_, intendi: Colui che dovea rappresentare,

nell'opera sacra, il diavolo ricevette il Viatico; colui che dovea

far da angelo, prese la fuga; il Cristo si rifugiò nella chiesa.

[42] _Requiem aeternam dona ei Domine, et lux perpetua luceat ei._

[43] _Paternò_ ecc. padre, no. Il confessore poi risponde col

proverbio: _Cu' è vistu_ (o _Cu' 'un è vistu_) _e 'un è pigghiatu,

'un pò ghiri carzaratu_ (Chi è visto e non è preso, non può andare

in carcere).

[44] _Cipollazza_, sicil. _cipuddazza_, e più comunemente

_cipuddazzu_, è la _scilla maritima_ di Linneo, pianta acre e

fortemente irritante.

[45] Nelle processioni de' frati Cappuccini portava la Croce un

terziario, e non già un chierico con cotta come presso altri

Ordini religiosi. Essa era gigantesca (e perciò forse vuota di

dentro) e senza pallio od ornamento alcuno.

L'autore qui nota come nella provincia monastica de' Cappuccini di

Messina fosse una eccezione, cioè che nelle processioni reggesse

la croce un chierico con cotta, e che dalla croce, piccola anzichè

no, pendesse un pallio.

[46] Chè vi darò una buona ricreazione, un gran divertimento.

[47] La voce _gnuri_, che in Palermo si dà a' cocchieri, in alcuni

comuni si usa per _signuri_, signore; e si prepone a' nomi di

parentato: _Gnuri patri, gnura matri_; e si dà anche agli

ecclesiastici come qui: _Gnuri patri Furtunatu_ ecc.

[48] Da scriversi: _Talè ccà_, guarda qui, furbacchiuolo!

_Mulaccinnottu_, alterato da _mulacciuni_ (mulotto), e questo da

_mulu_, e si dice in senso cattivo.

[49] _Nichiarisi_, v. intr., indispettirsi, corrucciarsi.

[50] Dio non voglia che ella s'infreddi; io me ne vado.

[51] _Undi mi m'arricogghiu_, dove ritirarmi, ricoverar questa

notte. Notisi il _mi_ caratteristico de' dialetti siciliani del

Messinese, del quale nel mio _Saggio di una Grammatica del

dialetto e delle parlate siciliane_ (_Fiabe_, vol. I, p. CCX)

scrissi: «Il _mi_ sta ora per _che_, congiunzione, ora per

semplice ripieno, come nelle frasi: «Voli _mi_ ci trovu un

cunfissuri» (Milazzo). (Vuole _che_ gli trovi un confessore).

«Voli _mi_ mi pigliu la risposta (Novara). (Vuole _che_ mi pigli

la risposta) ecc.»

[52] _Vattindi_ ecc., vattene, dunque, con una nave di diavoli! Oh

guarda che rompiscatole! _Pesta amara, pesta di c..._, vale

rompimento di scatole, seccatura, molestia insopportabile.

[53] Non vi adirate, signorino, chè me ne vado.

[54] Affacciatevi, chè c'è qui il sig. D. Paolo!

[55] Tu, figliuol mio, sei tu giovane o diavolo? Oh guarda che

rompimento di capo! Che diavolo vuoi? Vuoi tu lasciarmi dormire?

[56] _Ed iu l'aju carriatu_ ecc., ed io l'ho condotto (qua) da lei

per fare un atto di affronto.

[57] Signorino, dunque io fraintesi.

[58] Bricconcino, se io ci vengo, ti vo' dare la strenna (te lo

vo' fare un regalo; ti vo' picchiare di santa ragione).

[59] Procuro (fo di tutto) di lasciarvi le ossa per morirvi.

[60] A questo mulo, a questo figliuol di p....

[61] Cercando Aricchiazzi, (nome di uno che dovea aver le orecchie

grandi).

[62] Dalla stranezza.

[63] _Caniglia_, crusca.

[64] Allora io scossi la cesta di paglia. _Gistru e gistra_ dicono

nel Messinese e nel Catanese.

[65] Il pollaio.

[66] Modo proverbiale notissimo, che vale: Il più costa più del

meno.

[67] Dallo, presso.

[68] Intendi, che hanno acquistato un gran prezzo.

[69] Questo ho maneggiato (l'ho sperimentato) sopra di me.

[70] Ci perdo il ranno.

[71] Buon pro gli faccia! e bisogna far coste da balena

(sopportare in pace, ingozzarla).

[72] Questa lettera nel ms. non è numerata.

[73] _Matichesa_, per _matrichesa_, madre chiesa, chiesa

principale di un comune.

[74] Il frate.

[75] Finalmente gli domandò se gusterebbe.

[76] Nel Manuale per lo studio della lingua latina.

Probabilmente qui allude ad un manuale scolastico di latinità,

notissimo a quei giorni.

[77] Mongiuffi o Mungiuffi, comune della prov. di Messina, nel

circondario di Taormina.

[78] Raccuja nella prov. di Messina, diocesi di Patti.

[79] Dalle parole di esso _Credo_.

[80] _Raccujto_ per _raccuioto_, di Raccuja.

[81] S. Agata di Militello, nella prov. di Messina e nella diocesi

di Patti.

[82] Regalbuto, nella prov. di Catania, oggi diocesi di Nicosia

(allora di Catania).

[83] _Saccufiari_, tambussare, zombare.

[84] La Pia Unione di S. Matteo in Palermo detta del _Miseremini_

ha per istituto di suffragare le anime del Purgatorio.

[85] _Caparrunassu_, pegg. di _caparruni_, furfantaccio.

[86] _Ruminarsi_ qui usato per _dimenarsi_, al quale corrisponde

il sic. _arriminàrisi_.

[87] Leggi _Giojosa_, e più sotto _gioiosano_. Giojosa, comune

della prov. di Messina, diocesi di Patti.

[88] _Insirtàstivu_, indovinaste.

[89] Adesso, quando quell'animalaccio spetezza. _Ddarmalazzu_, va

scritto: _dd'armalazzu_.

[90] Signore, se ne andò a raccogliersi i fichi.

[91] Montagna reale, comune nella prov. di Messina, nella diocesi

e nel circondario di Patti.

[92] Metaforicamente significa: Volea godere di sentirla spetezzar

forte (come una batteria nei fuochi artificiali).

[93] _Nàutra picca_, ancora un poco.

[94] La villa Butera in Bagheria, comune a 9 miglia da Palermo, è

una delle più cospicue di quella contrada.

[95] La _Cannita_, tenuta e Casa già dei Gesuiti nel territorio

tra Ficarazzi e Misilmeri. Oggi è una tenuta privata, e, abolita

l'a. 1860 la Compagnia di Gesù in Sicilia, appartiene ai signori

Villa, Siciliano ecc., che ne fecero acquisto.

[96] _Sustriu_ per _sustiniu_ o _sustinni_, sostenne.

[97] Andai in chiesa, e v'erano molte persone, e lì all'entrata,

c'era un truogolo d'acqua (_fonte dell'acqua santa_), e di esso

s'insaponavan la fronte (_si segnavan con l'acqua santa_); e io

andai, e mi lavai la fronte (_mi segnai_); poi uscirono dalla

sagrestia molti preti con le camicette (_cotte_) addosso; poi

altri due preti, anch'essi col saltambarco (_tonacella_) rosso, e

finalmente veniva il padre Arciprete col saltambarco (_pianeta_)

rosso e la pastoia (_manipolo_) al braccio.

Avvenimenti faceti: Raccolti da un Anonimo Siciliano del secolo XVIII · 第 59 / 62 题