49. Ubbriaco in Regalbuto che dorme nel cataletto.

Il Sig.r Gaetano la Valle, uno de' più gran bevitori di vino ne' nostri

tempi, annerì con tal vizio l'onestà de' suoi natali, e mandò a male

tutto il suo decoro. Passava tutta la vita se di giorno andando in giro

per tutte le bettole, e bevendo di tutti i vini, non curandosi di andar

mal vestito, per impiegar tutto il suo nel vino. Un uomo in Regalbuto

notò che in una sola bettola per lo spazio d'una mezz'ora vi era entrato

da 17 volte, spendendo un quadrino per ogni volta per un bicchier di

vino; onde era divenuto una favola per tutti i ragazzi e de' facchini.

Nella notte prima di porsi a letto col fiasco in bocca recitava a modo

suo la sua Compieta; faceva il primo sonno, ed in svegliarsi stendeva il

braccio, e dando di piglio al fiasco, che teneva sotto il letto,

recitava il primo notturno; di nuovo si addormentava, in svegliarsi

eccolo al secondo Notturno; poi al terzo; in alzarsi col fiasco in mano

recitava prima l'Ore canoniche, andava, come dissi, a fornirle dentro le

bettole. Alle volte era tanto carico di vino il suo stomaco, che non

potendosi più reggere in sù le gambe, si gettava a dormire. Una delle

volte si portò nella chiesetta de' PP. Domenicani, chiesa rimota e mezza

oscura e solitaria: non potea trovare luogo più adattato al suo sonno;

in mancanza di letto, trovò una bara di morti, vi entrò dentro, e si

immerse tutto nel sonno, e là durò sino alla notte. Solea andarvi in

quella chiesa, come vicina alla sua casa, a compire le sue divozioni, un

gentiluomo per nome D. Consalvo Picardi, il quale mi raccontò questo

fatto, e niente accorgendosi, perchè era presso l'Ave Maria, facea

scuro, niente accorgendosi del ubriaco, cominciò a recitare le sue

preci; ecco ode nel meglio un rumuretto, e stimando che fossero gatte,

proseguiva con intrepidezza il fatto suo; mà da lì a poco ode un rumore,

come uno che arronfasse, si turbò allora; e molto più che giorni pochi

prima era morto un P. Domenicano, e poco lungi da lui era la sepoltura,

ove stava sepellito; con tutto ciò si fece d'animo, e se quel anima

avesse avuto bisogno di suffragij, recitò per essa il _Miserere_ e 'l

_De Profundis_. Non avea ancora finito questi salmi, che ode un strepito

così senzibile, come se stridesse la bara, e come se da essa uscisse un

rancore; rivoltossi allora indietro, e vede uno che si alzava dal

feretro, e gli parve che avesse in testa un cappuccio bianco; «questo,

disse, è il patre domenicano da pochi giorni defonto, e da me che

pretende?» Il Sig.r D. Consalvo più non aspetta, mà con un salto

vigoroso, si caccia fuori la chiesa, entra nel atrio del convento tutto

impallidito ed anzante, e dimandava cosa avesse; rispose, che il poco fà

domenicano defonto era uscito dalla sepoltura e si ritrova nel

cataletto. Si uniscono varie persone, entrono in chiesa e vi ritrovano

dentro la bara, che già cominciava a svegliarsi, il Gaetano la Valle; e

perchè era canuto come un ligno, quella sua canutezza fù appresa per il

bianco cappuccio, e perchè avea deposto il mantello, e rimasto col

giuppon bianco, in quello oscuro parea come i Domenicani vestiti di

bianco: quello rancore s'intese appunto quando eruttava il vino, e lo

strullore fù caggionato dal ruminarsi[86] che faceva nell'atto di

svegliarsi dal profondissimo sonno.

Avvenimenti faceti: Raccolti da un Anonimo Siciliano del secolo XVIII · 第 44 / 62 题