Il Sig.r Gaetano la Valle, uno de' più gran bevitori di vino ne' nostri
tempi, annerì con tal vizio l'onestà de' suoi natali, e mandò a male
tutto il suo decoro. Passava tutta la vita se di giorno andando in giro
per tutte le bettole, e bevendo di tutti i vini, non curandosi di andar
mal vestito, per impiegar tutto il suo nel vino. Un uomo in Regalbuto
notò che in una sola bettola per lo spazio d'una mezz'ora vi era entrato
da 17 volte, spendendo un quadrino per ogni volta per un bicchier di
vino; onde era divenuto una favola per tutti i ragazzi e de' facchini.
Nella notte prima di porsi a letto col fiasco in bocca recitava a modo
suo la sua Compieta; faceva il primo sonno, ed in svegliarsi stendeva il
braccio, e dando di piglio al fiasco, che teneva sotto il letto,
recitava il primo notturno; di nuovo si addormentava, in svegliarsi
eccolo al secondo Notturno; poi al terzo; in alzarsi col fiasco in mano
recitava prima l'Ore canoniche, andava, come dissi, a fornirle dentro le
bettole. Alle volte era tanto carico di vino il suo stomaco, che non
potendosi più reggere in sù le gambe, si gettava a dormire. Una delle
volte si portò nella chiesetta de' PP. Domenicani, chiesa rimota e mezza
oscura e solitaria: non potea trovare luogo più adattato al suo sonno;
in mancanza di letto, trovò una bara di morti, vi entrò dentro, e si
immerse tutto nel sonno, e là durò sino alla notte. Solea andarvi in
quella chiesa, come vicina alla sua casa, a compire le sue divozioni, un
gentiluomo per nome D. Consalvo Picardi, il quale mi raccontò questo
fatto, e niente accorgendosi, perchè era presso l'Ave Maria, facea
scuro, niente accorgendosi del ubriaco, cominciò a recitare le sue
preci; ecco ode nel meglio un rumuretto, e stimando che fossero gatte,
proseguiva con intrepidezza il fatto suo; mà da lì a poco ode un rumore,
come uno che arronfasse, si turbò allora; e molto più che giorni pochi
prima era morto un P. Domenicano, e poco lungi da lui era la sepoltura,
ove stava sepellito; con tutto ciò si fece d'animo, e se quel anima
avesse avuto bisogno di suffragij, recitò per essa il _Miserere_ e 'l
_De Profundis_. Non avea ancora finito questi salmi, che ode un strepito
così senzibile, come se stridesse la bara, e come se da essa uscisse un
rancore; rivoltossi allora indietro, e vede uno che si alzava dal
feretro, e gli parve che avesse in testa un cappuccio bianco; «questo,
disse, è il patre domenicano da pochi giorni defonto, e da me che
pretende?» Il Sig.r D. Consalvo più non aspetta, mà con un salto
vigoroso, si caccia fuori la chiesa, entra nel atrio del convento tutto
impallidito ed anzante, e dimandava cosa avesse; rispose, che il poco fà
domenicano defonto era uscito dalla sepoltura e si ritrova nel
cataletto. Si uniscono varie persone, entrono in chiesa e vi ritrovano
dentro la bara, che già cominciava a svegliarsi, il Gaetano la Valle; e
perchè era canuto come un ligno, quella sua canutezza fù appresa per il
bianco cappuccio, e perchè avea deposto il mantello, e rimasto col
giuppon bianco, in quello oscuro parea come i Domenicani vestiti di
bianco: quello rancore s'intese appunto quando eruttava il vino, e lo
strullore fù caggionato dal ruminarsi[86] che faceva nell'atto di
svegliarsi dal profondissimo sonno.