d'un fratello carmelitano dalla massaria del Celso nella piana di
Milazzo inviata al F. Diodato carmelitano nel convento di Pozzo di
Gotto, cavata dall'originale dal molto rev. p.re Esprovinciale m.ro
Raffa, e consegnata a me nel 1739.
_Lettera del fratello._
_Prendo la pina imano en gra malicunia dil caso doloruso so cese a ceso
doe stejo io._ (Spiegazione: Prendo la penna in mano con gran malinconia
per il caso doloroso, che successe nel Celso, dove io sto). Lettera:
_Alli 16 dell' corretti musi avia 4.4. chilini, e cheche frido non mi
ditruai canigla, mà davia, e mi rimai, u pocu tracipitro di Plaga, doe
cina sale pur lu tepu di la di la curnara per salare accuni cusuzi di
callo di tunnu._ (Spiegazione: Alli 16 del corrente mese avevo 44
galline, ed in questo freddo non mi trovai caniglia[63], ma ne avevo, e
me ne trovai dentro un cesto di paglia, dove io tenevo sale per il tempo
della tonnara, per salare alcune cose di callo di tonno). Lettera: _Ora
io zio tolae drette pistro di paglia, e cacciae tutto il sale cula
cania, culaca cauda cila pizietra lu caino, e mi dii al curnito._
(Spiegazione: Allora io scotolai detto gistro di paglia[64], e cascò
tutto il sale con la caniglia, e con l'acqua calda ce l'impastai tra il
bagano [_tegame?_] e me ne andai al cannito). Lettera: _Alla minata di
Curnito cacai le chiline, e non via nulla. Idai picudda picudda._
(Spiegazione: Alla tornata del cannito, cercai le galline, e non vedea
nulla; gridai: pulli pulli!). Lettera: _Troo il Zazo, delli noaralli, e
vejo tutti chilini, capuni e calli morti parti calu caglaro, e parti tra
la Zacca, de staje lo cavallo trovai un callo e u pagani morto sutta di
zichi di cavallo._ (Spiegazione: Trovo il jazzo delle galline[65], e
vedo tutte le galline, caponi e galli morti, parte tra lo pagliaro, e
parte tra la stalla, dove stà il cavallo, e trovai un gallo ed un capone
morto sotto li piedi del cavallo). Lettera: _E così donadio mutino mi
coglivi tutta la pugnani, e mi la misi tra la minazza, e mi dij a lu
covetto, e trovaolo nosto patri piuri a letto, e io traso co la minazza
i calli prena di cilini, e papuni, e calli morti._ (Spiegazione: E così
Domenica mattina mi pigliavi tutta la pollame, e mi la misi ntra la
bisazza, e me ne andai al convento, e trovo il nostro p. Priore a letto,
ed io entrai colla bisazza in collo piena di galline, caponi e galli
morti). Lettera: _Mi domandò il pati priuri, che sortio la cosa ta ca
bicoza chi porti, io arrispusi porto gialini, papuni e calli morti, che
morino tutta la pugnami._ (Spiegazione: Mi domandò il padre Priore che
cosa sortì? tra la bisaccia che cosa porti? Io risposi: porto galline,
caponi e galli morti, chè morì tutta la pollame). Lettera: _e detto pati
piuri mi rispusi netra vota che sortrio la cosa. Io arrepuse fù canigla
coi sale, e mi sacchetto di farici mali, mi promasi; e mi dicascu più lu
murruni di la Cuzzuana._ (Spiegazione: E detto P. Priore mi rispose
altra volta che fusse la cosa. Io rispose: fù caniglia con sale, e non
sapevo che gli facevo male; vi prometto: ve ne procurerò; più mi costò
più il montone della carduana[66]). Lettera: _Poi mi disse và fà chido,
ed io li dedi tutti porcurito. Vesto è lo casco, che non oo pena di
gilini, e capuni, canto oo pena di lo bello callo che era lo spasso di
tutta sta silva, che mi catava ola pula spiziali di mezza notti a
cornu._ (Spiegazione: Poi mi disse: và fà quel che voi; ed io le diedi
tutti per carità. Questo è lo caso che non hò pena delle galline e
caponi, quanto hò pena del bel gallo, che cantava ora per ora,
specialmente di mezza notte a giorno). Lettera: _Era a putto come avissi
auto unnoculo a coposo, non mi curao si si pirriano a tutti li gialini,
purchè non muria lu callo._ (Spiegazione: Era appunto come se avesse
auto un orologio al capizzo; non mi curavo se si perdevano tutte le
galline! purchè non moriva il gallo). Lettera: _chesta è tutto listoria
fracello caro: considerate vue si io mi ao pigliato una gra malacunia._
(Spiegazione: Quest'è tutta l'istoria, fratello caro; considerate voi se
io m'hò pigliato una gran malinconia). Lettera: _Diti a fra Diodato che
cè onze due ndi lu Proviciali Areno: i curru di do caletto Cavello: non
resto abacion duvi vivero cori. A Ceso 21. fibraro 1. 3. 7. Vostro Sarvo
N. N._ (Spiegazione: Direte a fra Diodato, che vi sono onze due dove[67]
l'Esprovinciale Arena, in conto di D.n Liberto Caravello: non altro,
resto abbracciandovi di vero cuore. Dal Celso 21 febraro 1738. Vostro
servo N. N.).