1. Verbo, Settimana Santa, Passione e Crocifisso.

In Nicosia[13], rappresentavano con personaggi vivi la Passione di

Nostro Signore; per la Crocifissione pigliarono un uomo dozzinale, il

quale quando fu l'ora di salire sù la Croce si tolse i calzoni, e li

ripose al pie della Croce. Chi rappresentava S. Giovanni, s'era accorto,

che nelli calzoni v'erano tarì dodeci[14], e destramente col piede

procurava di allontanare dalla Croce i calzoni, per poi far quella

preda. Il Crocifisso, che non guardava altro dal suo patibolo che quei

calzoni; in accorgersi dell'astuzia di Giovanni, in cambio di proferire

qualcheduna di quelle sette celebri parole, gridò ad alta voce, e disse:

_Giov.e, non ti riminè cù li causun, cha si nò si guasta la

Passiun_[15].

2.

In Naso[16] similmente facevano una rappresentazione della Passione di

nostro Sig.e; quello che rappresentava il Crocifisso era un uomo

dozzinale; a piedi della Croce v'era Giov.e e la Maddalena, ch'era

figlia di quello che rappresentava il Crocifisso. Or la Maddalena, come

ch'era giovina di mediocre aspetto, tirò e i sguardi, e gli amori di

quello, che rappresentava il Giov.e, il quale con gesti e con altri

segni sollecitava la Maddalena a corrispondergli; quando se ne accorse

il Crocifisso, parlò a Giovanne, e gli disse: _Giovanni, lassala stari a

Maddalena._ Vedutosi scoverto, Giovanne si rasciugava, fingendosi

addolorato per il grande spettacolo; mà appena s'accorgeva che il

Crocifisso rivoltava altronde lo sguardo, tornava Giov.e ad intendersi

d'amare colla Maddalena; mà che? Ecco il Crocifisso ripigliò: _Santu

Dià![17] Giuvanni, lassala stari a Maddalena._ Finalmente al 3.o assalto

dato dal Giov.e alla Maddalena, scese da Croce il Signore, ed impugnando

uno di quei gran chiodi d'essa, pretendea scaricarlo contro Giovanne, il

quale per mettersi in salvo lasciò il Calvario e corse nel piano; ed il

Crocifisso d'appresso perseguitando a Giovanne; e quella tragedia di

dolore mutossi in comedia di riso.

3.

In Bronti[18] quell'Arciprete fece al solito la Cena nel Giovedì Santo.

Un uomo semplice e mandraio di professione, intenerito per quella

funzione, se ne andò al gregge del suo padrone, e scelse dodeci

crasti[19]; indi per fare a quelli la lavanda de' piedi, ad uno ad uno

li prese, e li mise nella caldaja dell'acqua bollente; d'un subito

saltarono a quelli l'unghie; si resero incapaci di stare più in gamba.

Intenerito poi quel semplice di quella funzione che avea fatto, tutto

compunto con le lagrime agli occhi, comparve innanzi al padrone, e

dimandato della cagione del suo lagrimare, rispose: _Sig.ri, aju fattu

la Zena[20] comu lu Patri Arcipreti_: non intendendo quegli il mistero

che Zena, ripigliò: _Sig.ri_, diceva il mandraio, _lu Patri Arcipreti

lavau li pedi a l'Apostuli, ed iu ficcai li pedi di dudici crasti ntra

la lacciata[21] essendu iddi li mei Apostuli_. S'infuriò il padrone, e

se non era veloce a fuggire, quel pover uomo che avea fatto il Cristo,

già averebbe ricevuto la condanna di quel Pilato, di morire anch'egli

crocifisso.

4.

In S. Marco[22] v'era un gentil'uomo per nome il sig.r Ignazio Lo

Presti; quest'era mezzo bleso, mutando nel parlare la _r_ in un misto

d'_r_ e _d_ e la _l_ in _d_. Or trovandosi un giorno della Settimana

Santa nella Chiesa del monistero del Salvadore, si faceva ivi una

funzione, che si conduceva in un lenzuolo un simulacro di Cristo morto;

mentre si cantavano le solite preci, era genuflesso il sig.r Ignazio, e

si percuoteva il petto, dicendo: _Perdunu, miu Diu, misericordia_.

Intanto passarono avanti a lui i preti; egli in vedere l'imagine di

Cristo morto, investitosi d'una gran pietà, alzò la destra, e

benedicendo quella sagra figura disse: _Redequiem etednam dona ei

Domine; et lux pedpetua luceat ei_, commovendo con ciò tutti a risa; e

mutando quella scena di pianto in trastullo di gioco.

5.

Nella città di S. Filippo[23] nel 1727 in circa fecero la

rappresentazione della Passione. Prima che salisse in Croce quell'uomo

che doveva rappresentare il Cristo, per non patir di sete volle da bere,

e appunto gli diedero un barrile; non s'accorsero quelli che doveano

scoprire la scena che quell'uomo non era ancor satullato in Croce;

sicchè calarono la tela, e li spettatori che aspettavano quella funesta

veduta, s'accorsero ch'il Cristo con un barrile in bocca dissetavasi.

Vergognandosi intanto d'una tale apparenza, gittò il barrile sù la

Maria, la quale compassionante delle pene altrui, ebbe ad essere

compassionata per il gran dolore del colpo ricevuto in testa.

6.

In Veria[24] v'è una gran gara tra due chiese e confraternità sotto il

titolo dell'Annunziata, e perchè una stà fabbricata nell'alto della

terra, e l'altra nel basso, per distinguerle le chiamano la _Susa_, e la

_Jusa_. Più volte i sudetti fratelli vennero alle mani. Or in un giorno

ripigliandosi tra di loro, uno di quelli villani che portava il

Crocifisso non potea rimenar le mani a suo modo contro i competitori, ed

eruttò: _Santu Dià! si non avia ddu diavulazzu di ddu Crucifissu, cci

vulia fari a vidiri ecc._

7.

In Veria medesima restò mortalmente ferito un fratello da un colpo

ricevuto in testa da quello che portava il Crocifisso dell'emola

confraternità. Già arrivò all'ultima agonia. Il prete procurava ch'il

moribondo facesse quegl'atti dovuti da un cristiano vicino a morte, e

portato un piccolo Crocifisso; il moribondo in vederlo si voltò

dall'altro lato; si maravigliavano i circostanti per un tale atto, e

maggiormente il persuadeano di stringersi col Crocifisso; allora il

moribondo disse: _Livatimillu d'avanti, chi chistu picciriddu, quandu

crisci divintirà chiù diavulu di sò patri._ Alludendo al Crocifisso

della confraternità, che sbattutogli in testa era la caggione della sua

morte.

8.

In Longi[25] il sac.te D. Rosario Panghi avea in cura la cappella del

Crocifisso. Or il Marchese padrone di quella terra, non saprei che cosa

c'avea da dire attinente al Crocifisso. Apprese il sac.te ch'il Marchese

avesse voluto disporre di quel simulacro: _Sig.re_, ripigliò il

sacerdote: _Lu Crucifissu vecchiu arditivillu, abruciativillu: non

minni[26] curu; lu novu, Sig.ri, non voghiu chi mi lu tuccati_.

Ciò lo sapevo per bocca dello stesso Marchese.

Avvenimenti faceti: Raccolti da un Anonimo Siciliano del secolo XVIII · 第 13 / 62 题