CALANDRO, LIDIO maschio, LIDIO femina.
CALANDRO. Oh felice giorno per me! che non ho prima el piè fuor de
l'uscio che vedo apparire il mio galante sole e verso me venire. Ma,
oimè! Che saluto gli darò io? Dirò «buon dí»? Non è da mattina. «Buona
sera»? Non è tardi. «Dio t'aiuti»? Saluto da vetturali. Dirò «anima mia
bella»? Non è saluto. «Cor del corpo mio»? Detto da barbieri. «Viso de
angioletta»? Par da mercante. «Spirito divino»? Non è bevitrice. «Occhi
ladri»? Mal vocabulo. Oimè! la m'è giá adosso. Anima... cor... vis...
spi... och... Cancher ti venga! Oh castron che io sono! Avevo fallito. E
ben ho fatto a bastemiar quella perché questa qua è Santilla mia, non
quella. Buon dí... volsi dir, buona sera. In fede mia, la non è dessa:
m'ingannavo. La è questa qui. Mai non è. Ella è pur quella: lassami ire
da lei. Anzi, è pur questa. Parole! Ell'è quella. Or questa è la vita
mia. Anzi, è pur quell'altra. Anderò da lei.
LIDIO maschio. Pillera! Questo matto mi stima donna; e è di me
innamorato; e mi verrá dreto fino a casa sua. Torniamo pur a casa
nostra. Spoglierommi e, piú al tardi, torneremo da Fulvia.
CALANDRO. Eimè! Lei non è dessa. Infin, l'è quella che è andata lá per
la strada. Meglio è trovarla.
LIDIO femina. Or che questa bestia non può vederci, entriamo in casa
presto. E vedi lá, drento all'uscio, Fulvia che ci accenna. Drento, sú!