FULVIA, FESSENIO servo, SAMIA serva.
FULVIA. Guarda, Fessenio mio, se io sgraziata sono! ché, in loco di
Lidio, trovai questa bestia di mio marito, col quale mi son però
salvata.
FESSENIO. Tutto ho visto. Tirati piú drento, ché altri in questi panni
non ti veda.
FULVIA. Ben ricordi. El gran disio d'esser con Lidio in modo mi accecò
che piú oltre non pensai. Ma dimmi, Fessenio caro: hai trovato Lidio
mio?
FESSENIO. Corre il sangue ov'è la percossa. Ho.
FULVIA. Sí?
FESSENIO. Sí.
FULVIA. Be', Fessenio mio: che dice? Dimmi.
FESSENIO. Non partirá cosí presto.
FULVIA. Doh Dio! Quando potrò io parlar seco?
FESSENIO. Forse anche oggi; e, quando con Calandro ti vidi, a lui me ne
andavo per disporlo a venire da te.
FULVIA. Fallo, Fessenio mio, ché buon per te! E la vita mia te
raccomando.
FESSENIO. Farò tutto perché a te venga; e a lui ne vo. Resta in pace.
FULVIA. In pace, eh? In guerra e in lamenti resterò io. Tu alla pace mia
vai, ché a Lidio vai.
FESSENIO. Addio.
FULVIA. Fessenio mio, torna presto.
FESSENIO. Cosí farò.
FULVIA. Ahi infelice Fulvia! Se io cosí troppo sto, certo io me morirò!
Misera! che far devo?
SAMIA. Forse lo spirito lo moverá.
FULVIA. Deh! Samia, poi che il negromante sta tanto a venire, torna a
ritrovarlo.
SAMIA. Cosí mi pare; e non ci voglio perder tempo.
FULVIA. Raccomandagli questa cosa. E torna presto.
SAMIA. Subito che l'ho trovato.