In tre province d’Italia stanno principalmente riposte le nostre
somme speranze pel tempo in che dovremo lottare cogli stranieri.
Vo’ dire della Calabria, del Piemonte e della Corsica, chè la causa
italiana, più che d’ogni altro, di mani pronte e robuste avrà d’uopo
a quei giorni. In Romagna, nel Bresciano e in talune altre parti del
paese italiano troverem pure elementi guerreschi, ma in nessuna come
nell’isola di Corsica, i cui abitanti _ab antiquo_ sono strenui,
maneschi, avventati oltre ogni credere. Giovi sol rammentare le
guerre sostenute contro Genova e contro la Francia. Così tutta Italia
s’avesse tradizioni storiche simili a quelle di Corsica! Così tutta
Italia serbasse il nerbo ch’è nel popolo di Corsica! Dico nel popolo,
perchè solo è rimasto qual’era, alquanto feroce, gli è vero, ma forte,
e quel che più giova, profondamente italiano. Coloro tutti che non
son popolo han tolto assai del francese, e poco o nulla rivolgono gli
occhi all’Italia. Per somma ventura e’ non sono in gran numero. Pure
fan giudicar della Corsica diversamente da quel che si debbe perchè
stando nelle lor mani quasi ogni dritto, pare a prima giunta doversi
inferire lo spirito del paese da quel ch’essi dicono o fanno. Essi
elettori, essi giurati, essi consiglieri municipali, col loro andare a
versi del governo quasi che sempre fan credere della Corsica quel che
non è. E certo vi sarebbe da pensarne assai malamente al solo vedere
i due collegi elettorali di Bastia ed Ajaccio non saper scegliere a
deputati se non Limperani ed il general Sebastiani. Ma la vera Corsica
non sta negli ottimati o nei ricchi, nel popolo bensì, ed il popolo,
ripetiamolo pure, è profondamente italiano, e darà a divederlo non così
tosto il primo grido di libertà s’udrà suonare in Italia.