CANTO PER GL’ITALIANI DI SVIZZERA.

De la terra che n’è patria

Niun si nomina signor;

Siam fratelli, e niuno insorgere

Sui fratelli osa maggior.

Su la piazza il denso popolo

A comizio si raüna,

E a’ miglior commette unanime

Il guidar la sua fortuna.

Sebben tutti un ferro impugnino

Nullo offende a Libertà,

Chè d’ognun l’affetto vigile

De la Diva a guardia sta.

Vive intenta ai ludi bellici

La robusta gioventù,

E disia che chiara splendere

Possa in campo sua virtù.

Ma passaro de l’Elvezia

I bei giorni, e più non suona

Il Lemano e l’Oberlandia

De la tromba di Gransona.

Ricca d’armi e d’oro povera

Un dì Elvezia si mirò,

E un delubro a la vittoria

Di nimiche ossa innalzò.

Or suoi figli le man libere

Vanno offrendo agli empi re....

Sul Sebeto infami vendono,

E sul Tevere la fè.

Ed elvetica progenie

Ne direm?.... Più lieta spene

A noi ride, a noi cui d’italo

Sangue fervono le vene.

A noi suona de l’Eridano

In sul labbro la favella.

Le tue doglie e le tue glorie

Nostre sono, o Italia bella.

Dal tuo sonno assorgi, o misera,

Ad un impeto gagliardo,

E qual l’aquila precipite

Da la cima del Gottardo

Va su l’angue e lo dilania

Coll’artiglio e lo divora,

Noi veduta alfin risplendere

La sì a lungo attesa aurora,

In sui piani de l’Insubria

Tutti a guerra scenderem,

E l’acciar nei petti barbari

Fino a l’elsa immergerem.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 26 / 43 题