_Su Lombardi! ogni vostro comune_
_Ha una torre: ogni torre una squilla:_
_Suoni a stormo!_
Berchet.
Turbo guerrier su l’insubri
Zolle feconde un giorno
Precipitò; ma celeri
A pugnar d’ogn’intorno
Da ville e da città
Le nostre genti
Uscian di carità
Patria bollenti.
In sul carroccio l’ITALA
Spiegar sacra bandiera,
Cui difendea dei giovani
Più intrepidi la schiera
Tutta bella d’acciar —
Ma prima in campo
Milano scintillar
Faceane il lampo.
Poi d’oste innumerevole
Cinta, cadea, ma un monte
Di nimici cadaveri
Le fu letto, e la fronte
Bentosto rïalzò
Più maestosa,
E l’armi ritrattò
Più ardimentosa.
Chè a lei la fratellevole
Mano sovvenne, e il forte
Volere, onde in un subito
Mura bastite e porte
Ebbe Alessandria, e il cor
Pieno di rabbia
Lo stranio imperador
Mordea sue labbia.
Ov’è l’ardor che l’animo
Facea a’ Cremaschi baldo
Così, che senza lacrime
Dal contrastato spaldo
Madri e spose mirar
Fra ceppi strette
Misero segno star
Di lor saette?
Di quel delitto il norico
Regnatore inumano
Un fio pagò terribile
Sui campi di Legnano —
Le sue squadre perir
Nel cozzo acerbo,
E rapido fuggir
Dovè il superbo
In atto supplichevole
Ecco Vinegia il vede
dianzi al roman pontefice.
Ed un italo piede
Del germano signor
Preme la testa.....
Oh qual surse dai cor
Voce di festa!....
Ma lampo rapidissimo
Fu quella gioia — fero
Sempre e più sempre cupido
L’odiato straniero
Da l’Istro ahi ripiombò
Su la fiorente
Insubria, e l’avvinghiò
Tenacemente!
Quante fiate i fertili
Piani infestò!... Ma scese
Il fulmine d’un Italo[24],
E dal gentil paese
Sgombrò l’immondo augel
Dal doppio rostro.....
Però fine il crudel
Servaggio nostro
S’ebbe fors’ei?... sul nordico
Suol, de l’ispano sole
Sotto la vampa, esanime
Cadea l’itala prole
Pel Franco spregiator
D’ogni altrui vanto,
E peria senza onor
D’inni o di pianto.
Pur combatteasi — in ozio
Non traëvam la vita,
Gli audaci petti a’ giovani
Un’assisa abborrita
Sotto l’ungaro ciel
Non costringea,
Nè il tedesco flagel
Li percotea!
E non sorgeva lugubre
Lontan lontan fra i geli
Un castel solitario,
Che lunghe ore crudeli
Serba a qualunque in sen
Più pura e ardente
Del nativo terren
La fiamma sente.....
E in diletti femminei
Vivremmo?... Ahi lacrimando,
Fremendo, e al ciel le inutili
Man neghittose alzando
Viviam, finchè il dolor
Ch’aspro ne invade
Non si muti in furor
Di libertade!