Chi mai visitando oggidì la Toscana, senza saperne la storia, potrebbe
credere esser quivi surto Giovanni de’ Medici dalle Bande Nere, e
Savonarola, e Niccolò Capponi, e Francesco Ferrucci? Tanto è potente
a snervare ed infemminire i popoli uno stato di servitù dolce e
tranquillo... Il massimo male fu arrecato alla Toscana dall’infausta
razza de’ Medici, che coll’incanto delle lettere e delle arti belle
divertirono gli animi dai robusti pensieri e dai nobili fatti.
Compirono l’infame opera i principi della casa di Lorena, massime il
troppo vantato Leopoldo I, le cui riforme, comechè nulla procacciassero
ai Toscani in fatto di libertà, fecero meno odioso appo loro il governo
assoluto. Io non seguo la scuola di coloro che opinano la libertà
non poter nascere se non dall’eccesso dei mali, chè i mali generano
bensì disperazione, e questa sovente le rivoluzioni, ma talvolta pure
spengono ogni nerbo nel popolo, e con esso ogni speranza di libertà.
Credo però non esservi danno più grave per una nazione del cadere sotto
un giogo leggiero, sotto un giogo ornato, per così dire, di fiori. A un
sì fatto servaggio antipongo le mille volte quello de’ Modenesi, o de’
Siciliani, chè in cotestoro l’odio del principato è vivo ed ardente, e
non così tosto potrà mutarsi in azione, gli sarà saldissimo appoggio
l’energia delle moltitudini, addormentata bensì in quei paesi, ma non
ispenta, siccome pur troppo è addivenuto in Toscana.