CANTO PER GL’ITALIANI DI ROMA.

Vexilla regis prodeunt inferni.

Dante.

Ahi Costantin di quanto mal fu matre!

Dante.

Fiamma del ciel sulle tue trecce piova!

Petrarca.

Il papa è papa e re,

Dessi abborrir per tre.

Alfieri.

Alcuna gente il sole

Non vide mai più misera

Di noi, chè umana prole

Nessuna mai levò

Grido maggior, nè in baratro

Più vil precipitò.

Invidïamo a quante

Sono quaggiù più barbare

Stirpi, e all’Arabo errante,

E al bruno Egizïan,

E a qual più servo popolo

Nudre il lito affrican.

Sul capo sanguinosa

Pende lor la tirannide,

Ma non imbelle, esosa

Come noi strascinar

Denno la vita, e cingono

Un formidato acciar.

D’ignoti rischi in traccia

Il Beduin per l’arido

Deserto avido caccia

L’alipede corsier,

E sol gl’incresce e l’agita

Del riposo il pensier.

Or dì, quai son tuoi studii,

O gran donna del Tevere?

E i generosi ludi

Guerreschi ove n’andar?

E chi su te, miserrima,

Osa lo scettro alzar?

Mostro fatal, cui diero

Nascimento le tenebre

De l’ignoranza, il fero,

Lurido capo un dì

Sul Tebro eresse e d’orrido

Fetore il mondo empì.

E sull’ausonia terra

La feroce discordia,

E la fraterna guerra

Scelerato avventò,

E di cento magnanimi

Nel sangue gavazzò.

Sacra è tua fama, o Arnaldo,

Cui queste mura videro

Imperturbato e caldo

Di patria carità

Sull’empio rogo ascendere

Gridando libertà!

Ed in eterno chiari

Risuoneran fra gli uomini

Di Rienzi e di Porcari

Gl’incliti nomi, e allor

Che racceso in ogni anima

Fia l’antico valor,

Nel glorïoso giorno

Che a la città romulea

Una gran luce intorno

Di novo splenderà,

E lei reina altissima

De l’itale città

Saluteran le genti,

A quanti per la patria

Volonterosi, ardenti

Diero la vita invan

Una bell’urna sorgere

Vedrassi in Vatican.

E fian disperse a’ venti

Le pontificie ceneri,

Nè più molli concenti

Il maggior tempio udrà.

Ma d’animose, fervide

Parole echeggerà.

Ed un’aura di guerra

Fia che spiri vivifica

Su la redenta terra,

E nel forte armeggiar

Sarà diletto ai giovani

Le membra esercitar.

Ed ecco dei timballi,

E de le trombe il sonito,

E dei fieri cavalli

L’ardente scalpitar

Ne l’ampie vie succedere

De’ bronzi al rintoccar.

Lieti quel dì degli avi

Rïanderem le splendide

Memorie, a noi sì gravi

Nel presente dolor,

Ch’aspri di ferro e liberi

Riguarderemo in lor.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 9 / 43 题