CAPITOLO XVI.

Alla Villa Paradiso.

Erano venute in lieta comitiva a visitare quel piccolo Eden, quel

meraviglioso, elegantissimo palazzo, fabbricato da uno dei più celebri

_architetti di amore_.

Un palazzo, che, a vederlo da lontano, pareva un tempio di alabastro

galleggiante sulle onde o sospeso in una nuvola di fiori.

Erano venute in sull'ora del tramonto, Fidelia, Speranza, Viola, Luce

ed altre sorelle del _circolo delle vergini_, tutte legate di tenera

amicizia alla figlia del _Gran proposto_...

Si erano slanciate nei viali come uno stormo di cigni--si erano

perdute in quel vasto labirinto di alberi e di colonne, dopo aver

fissato, per punto di ritrovo, la sala terrena del palazzo.

L'Albani aveva comperata e fatta riabbellire la Villa Paradiso per

quivi ritirarsi colla eletta del suo cuore a gioire, fra gli incanti

della natura e dell'arte, i primi tripudii di un amore ricambiato. Ed

ora l'appassionata Fidelia veniva a pregustare le gioie benedette, a

inebbriarsi nei sogni prediletti dell'avvenire.

Era una piccola festa di fanciulle. Le amiche della fidanzata, giusta

il costume dell'epoca, avevano portato il loro dono di nozze. Quei

doni misteriosi, di cui ciascuna guardava scrupolosamente il segreto,

dovevano riuscire altrettante sorprese alla giovane sposa, il giorno

in cui ella avrebbe passeggiato per la prima volta a braccio del

consorte negli intimi viali del giardino.

E noi rispetteremo il segreto di quelle fantastiche fanciulle; noi ci

guarderemo dall'esplorare col nostro occhio profano gl'ingegnosi

stratagemmi dell'amicizia, i gentili trovati di quelle anime vergini

di donna.

Fidelia non aveva voluto staccarsi dalla sua _sorella di amore_. Ella

appoggiava il braccio a quello di Speranza, e senza divagare dal

grande viale che metteva al palazzo, camminava a passo lento in quella

direzione, e parlava all'amica con angelico abbandono:

--Dieci giorni ancora!... sai che sono lunghi... dieci giorni!

--Cosa sarebbe l'amore, cosa sarebbe la gioia--esclamava Speranza con

accento ispirato--senza i giorni del desiderio e della aspettazione!

Io credo che Viola avesse perfettamente ragione, quand'ella, nel

_circolo_, ha dato dell'amore quella sublime definizione così poco

apprezzata dalle sorelle. L'amore è desiderio.

--L'amore è perdono!--mormorò Fidelia con un sospiro.

E questo concetto era per lei una soave reminiscenza, queste parole

erano una melodia sommessa che le inebbriava tutti i sensi.

Giunsero al palazzo. Le porte erano abbassate, e la sala terrena

sfarzosamente addobbata splendeva di fantastica luce. Una tavola

oblunga, sfolgorante di preziose suppellettili e imbandita di vivande

_vespertine_ attendeva la gioconda comitiva delle ospiti fanciulle.

All'entrare di Fidelia, l'anziana del palazzo e le quattro _volonterose_

che stavano a guardia della sala, spruzzarono di faville i _vasi

purificatori_, e da questi subitamente elevossi una nuvola

bianco-rosata che, dissipandosi nel vano, imbalsamava l'atmosfera di

atomi odorosi.

--Fra un'ora saranno qui tutte!--disse Fidelia alle donne.--Frattanto

io e la mia buona sorella di amore visiteremo gli appartamenti.

--Non vi sono appartamenti in questo palazzo--disse sorridendo

l'anziana--o piuttosto ve ne sono tanti, quanti ne può ideare la umana

fantasia; ma voi potete vederli tutti senza uscire da questa sala.

Fidelia e Speranza si ricambiarono una occhiata di sorpresa.

--Ebbene--domandò l'anziana.--Volete voi godere il meraviglioso

spettacolo? Compiacetevi di sedere su quel piccolo divano di muschio

satinato, e noi vi mostreremo una ventina di appartamenti, vi

offriremo allo sguardo tale varietà di mobilie e di addobbi quale non

saprebbe ideare la mente più ingegnosa. Io credo che la moderna

architettura non abbia ancora prodotto un palazzo più sorprendente di

questo in nessuna città della Unione Europea.

Fidelia e Speranza, tenendosi per mano, quasi impaurite, andarono a

collocarsi sopra il divano loro assegnato. E tosto, per un cenno

dell'anziana, le quattro _volonterose_ corsero ad occupare i quattro

angoli della sala, e toccando ciascuna un bottone sporgente dalla

muraglia, produssero uno di quei cambiamenti di scena che in teatro

producono tanto effetto.

La parete di fondo scomparve... Ciò vi sembra prodigioso, non è vero?

Orbene: eccovi in due parole la spiegazione del miracolo. Quella

parete non era che un grandioso ventaglio di _taffetà_ americano, il

quale, disteso, formava un abbagliante sipario azzurro dorato come il

lapislazzulì. Le quattro _volonterose_, premendo i bottoni che lo

tenevano dispiegato, ottennero che immediatamente si contraesse,

formando di tal modo una colonna quadrata per cui la vasta scena

veniva a dividersi in due grandi scompartimenti.

Al di là di quella colonna si apriva un mondo incantevole, che offriva

allo sguardo tutte le seduzioni della natura, e non era di fatto che

un meraviglioso accordo di tutte le industrie, di tutte le arti umane.

Fidelia e Speranza rimasero alcun tempo assorte nella contemplazione

di quel nuovo spettacolo, mentre l'_anziana_ con affettuosa compiacenza

descriveva alle due fanciulle le bellezze del quadro.

--Da quella parte... al lato destro--accennava l'anziana--voi vedete

una collina di facile pendìo, dei praticelli, delle grotte, dei

chioschi, dei cespugli di fiori. Sono altrettante camere, altrettanti

ricoveri copiati fedelmente dalla natura. L'architetto, nel costruire

quei nidi di velluto, quei chioschi di bambagia, quelle nuvole di

guttaperga, era ispirato dall'amore, come il Dio della Genesi nella

creazione del paradiso terrestre. Il primo palazzo di Eva, ideato

dall'architetto divino, non poteva essere più confortevole e più

delizioso. Voi stupite, o gentile Fidelia!... Voi non credevate che un

_pensatore di case_ potesse elevarsi a tanta sublimità di concetti...

Quella nuvola che vedete agitarsi mollemente al di sopra della collina

è la stanza che deve accogliervi fanciulla per iniziarvi ai misteri

deliziosi dell'amore... Osservate quella grotta!... Da quelle

stalattiti bianche trasudano gli unguenti più odorosi, i balsami più

delicati. È il vostro gabinetto di acconciatura. Attraversandolo, ne

uscirete profumata e vivificata. A poca distanza da quella grotta, una

magnolia gigantesca distende i suoi rami di un bel verde opaco...

Quella è la vostra biblioteca. I libri stanno raccolti nel tronco

dell'albero, e le eleganti legature formano intorno a quel tronco una

corteccia di oro e di gemme. Abbassate lo sguardo a quella pianura

lucente... a sinistra della colonna! Non vi sembra che quel tappeto

imiti perfettamente le onde tremolanti di un lago? È un tappeto di

mercurio bianco imprigionato in una tela di vetro elastico. Voi

sentite il mercurio agitarsi sotto il vostro piede, e la illusione di

passeggiare sulle acque è tanto verosimile, che quasi vi meravigliate

di poterne uscire a piede asciutto. Come vedete, due gondole eleganti

galleggiano su quel piccolo lago artifiziale. Una di quelle gondole è

destinata ad essere il vostro gabinetto musicale. Noi vi abbiamo

collocato un pianoforte a corde di cigno, ed un'arpa magnetica. Assisa

al pianoforte, per la rifrazione dei vari specchi mirabilmente

congegnati, vi parrà di trovarvi isolata in mezzo ad un lago senza

confini. I vostri canti, i vostri suoni si ispireranno nella poesia

della solitudine e delle onde... Quel pianoforte ha due pedali, per

cui potrete modificare a grado vostro la calma e le procelle del

piccolo oceano. Il tappeto mercuriale, sotto la pressione del vostro

piede, potrà fingere tutti i commovimenti della marina. L'altra

gondola è una sala di refezione; e questa, a piacere dei naviganti,

può scivolare fino alla estremità della pianura, dove, per una

porticiuola che da questo luogo non si scorge, essa uscirà dal lago

artifiziale per islanciarsi nel lago vero. Qual sorpresa per voi, qual

gioconda sensazione, al finire di una cena iniziata nel palazzo fra le

carezze ed i baci dello sposo, uscire sulla prora della gondola, e

veder sfilare le cento ville del Lario, una meravigliosa fantasmagoria

di palazzi e di giardini emergenti dalle onde! Ma basti!... Gli è un

vero peccato quello che io sto commettendo, un peccato di

indiscrezione che il vostro sposo non saprebbe perdonarmi. A che buono

svelarvi tutti i misteri di questo meraviglioso palazzo?... Che altro

è la gioia se non la sorpresa del nuovo, dell'inaspettato?... Ma pure

io mi ravvedo in tempo... Io non vi ho palesato che la millesima parte

delle delizie che qui vi attendono. L'ho fatto a fine di bene; per

serenare l'animo vostro, per alleviare colle promesse dell'avvenire le

crudeli impazienze del presente. Ho tracciato il cammino alla vostra

fantasia di fanciulla e di amante. Se in questi giorni di _dilazione_

che ancora vi rimangono, il vostro spirito verrà a spaziare su questi

prati di seta, fra questi alberi a foglie di piume che stillano

rugiade di diamante, fra queste onde di metallo animato; voi troverete

una distrazione soave alle cure che vi opprimono. Io però mi tengo

sicuro che voi non riescirete mai ad indovinare la centesima parte

delle meraviglie qui adunate da quei due creatori sublimi di poesia

che sono il vostro Albani e Regolo Mengoni _pensatori di edifizii_.

Poichè l'anziana ebbe finito di parlare, la fidanzata dell'Albani,

nell'ingenuità della sua anima innamorata, si lasciò sfuggire una

esclamazione che rivelava tutto il suo cuore:

--Ma egli!... il mio sposo!...

--Comprendo il vostro pensiero--affrettossi a dire

l'anziana.--Egli... il vostro Albani non verrà a dimorare in questa

villa, che tutta vi appartiene. Vi spiegherò il suo concetto come io

credo di averlo compreso. Dell'Albani voi non dovete conoscere che

l'amante e lo sposo. Egli verrà in questo luogo per portarvi il suo

amore, per cogliervi il vostro, per godere dei vostri tripudii, per

consolare le vostre afflizioni, per chiedere a sua volta il diletto e

la forza a sostenere i dolori della vita. I vostri rapporti, in una

parola, non devon essere che rapporti d'amore. Perchè riesca feconda

di bene, l'unione coniugale vuol essere circondata di poesia. In altri

tempi, quando era obbligatorio agli sposi convivere sotto il medesimo

tetto, vedersi a tutte l'ore del giorno e della notte, dividere le

cure disaggradevoli e qualche volta un po' volgari del regime di

famiglia, avveniva sovente una rilassatezza di affetti, che a lungo

andare degenerava in fastidio, in avversione. C'è molta differenza fra

il vedersi spesso e il vedersi sempre. L'augello che rinnova così

frequenti i trasporti dell'amore, si allontana dalla sua compagna dopo

l'ebbrezza vivace del connubio, e si perde negli spazi finchè quella

non lo richiami co' suoi gorgheggi, finchè quella non gli dica coi

suoi gemiti melodiosi: ritorna! ho bisogno delle tue carezze, dei tuoi

baci! Desideriamoci, se vogliamo amarci eternamente! Il vostro Albani,

ispirandosi a questo concetto, verrà in questa casa come un ospite.

Egli vi apparirà inaspettato--egli giungerà fino a voi per cento vie

misteriose. Lo vedrete uscire da questa gondola, lo troverete adagiato

in quella grotta, udrete la sua voce carezzante rispondervi da quella

nube. Quando i vostri due cuori si chiameranno per quella voce arcana

che esala dall'amore, vi sentirete allacciati da soavissimo amplesso.

Io credo, Fidelia, che il vostro animo gentile avrà compreso il

delicato pensiero che io ho tentato di esprimervi.

Lo sguardo di Fidelia splendeva di angelica luce. Quell'anima giovane

era inebbriata di felicità.

Si levò in piedi, e con timida voce, qual di fanciullo che non osa

manifestare un capriccio per paura di vedersi contrariato, disse

all'anziana:

--Vi par egli che io sia troppo indiscreta nel domandarvi una

concessione?... Amerei di attraversare quel lago... di salire in

quella gondola... di provare, sull'istromento che dovrà essere

l'interprete dei miei pensieri, una canzone che ho composta per...

lui! Sarà la canzone di richiamo. E tu, mia buona Speranza, tu

l'ascolterai da questo luogo, e mi dirai qual effetto essa avrà

prodotto sull'animo tuo!... E poi!... ho in mente un pensiero... Mi

pare che i suoni di quel cembalo debbano attraversare gli spazii

immensi... e giungere fino a lui.

--Non vi è ragione perchè io mi opponga a così onesto

desiderio--rispose l'anziana--venite!

La fanciulla, dopo essersi congedata con un bacio dalla _sorella di

amore_, sorvolò con piede leggerissimo al mobile tappeto, salì nella

gondola, e disparve colla sua guida.

L'anziana, per un sentimento di deferenza e di rispetto che erale

imposto dalla sua condizione, non si intrattenne con Fidelia nel

piccolo gabinetto. D'altronde, ella aveva l'obbligo di far gli onori

del palazzo, e in quel momento suonava l'_ora di refezione_, e le amiche

della fidanzata, giusta il patto convenuto, entravano nel vestibolo.

--Rilasciate il gran ventaglio! rilevate le mense!--ordinò l'anziana

alle _volonterose_--prima che le ospiti fanciulle fossero entrate nella

sala.

E subito la scena mutò di aspetto, e l'incantevole panorama scomparve

dietro il velario ondulato, che formava una muraglia di lapislazzulì.

Nel momento in cui le fanciulle entravano nella sala, dalla sua

gondola invisibile Fidelia sciolse la voce.

Speranza portò il dito alle labbra, e le fanciulle ristettero ad

ascoltare coll'estasi in volto.

Erano le più dolci note che mai si modulassero pel labbro di una

vergine innamorata. Quelle note, attraversando l'azzurro padiglione,

parevano il canto di un cherubino smarrito negli spazii del

firmamento.

E davvero Fidelia aveva dimenticato la terra. Ella si sentiva isolata

nel suo piccolo gabinetto come una sirena sugli scogli dell'oceano.

Immersa negli elementi più vergini del creato, nell'aria e nelle

acque, la sua anima possedeva le ali bianche e il melodioso sospiro

del cigno.

Le parole della sua canzone esprimevano questi pensieri gentili:

«Iddio ha creato la terra, ma l'amore soltanto ha creato il paradiso.

«No! questo non è il paradiso, dacchè, aggirandomi fra i miracoli

della creazione, io sento che il creatore è lontano.

«Quando il creatore sarà tornato, quando l'aria di questo giardino

sarà l'alito della sua bocca o il dolce fremito del suo cuore, allora

io potrò dire: egli mi ha riportato il mio paradiso.

«Oh venga presto colui che può creare il paradiso, perchè il paradiso

è in lui, soltanto in lui!»

Il canto di Fidelia era una estasi voluttuosa.

Mentre il labbro scioglieva le note, mentre il cuore modulava gli

accenti, lo sguardo della fanciulla errava nelle illusioni di un mondo

fantastico.

Questo mondo fantastico si creava dinnanzi a lei per una combinazione

di specchi metallici, i quali ritraevano perfettamente un cielo di

zaffiro, un lago placido e sereno. Gli occhi di Fidelia aspettavano

che quella solitudine di spazio e di acque si animasse improvvisamente

di una figura umana, di una figura che per lei, per la fanciulla

innamorata, avrebbe rappresentato il Dio animatore.

Era delirio?... Era sogno?...

La fanciulla sentì mancarle le forze, la sua voce si spense, un

tremito le invase tutte le membra...

Quella vasta solitudine si era davvero animata: l'uomo dell'amore, il

Dio era comparso...

Fidelia non osava li volgere il capo, ma lo specchio inesorabile che

le stava dinanzi riproduceva una figura umana, riproduceva un essere

vagheggiato e invocato, che per lei aveva nome di Redento Albani.

Quell'uomo, ritto ed immobile dietro il seggio della fanciulla, pareva

assorto nel contemplare le forme perfette di lei. La fronte di

quell'uomo era calma; i tratti del volto non rivelavano veruna

commozione; ma l'occhio irrequieto, iniettato di viva luce, aveva una

espressione quasi sinistra.

Fidelia ne fu atterrita più che sorpresa. Dalla sua fronte sgocciolava

il sudore a grosse stille, pure non aveva forza di portarvi la mano ad

asciugarle.

Come si spiega questo terrore della fanciulla alla vista di un amante,

di un fidanzato, di lui che era l'oggetto de' suoi ardenti desiderii,

delle sue invocazioni?

Se quell'uomo fosse stato l'Albani, Fidelia non avrebbe esitato un

momento a levarsi dal seggio, ad avvincerlo tra le sue braccia, a

inondarlo di baci.

Ella esitava... tremava...

Erano le sembianze ben note; la sua statura, i suoi capelli

ondeggianti e fosforici, il suo labbro perfettamente delineato, i suoi

denti pieni di sorriso. Ma pure, qualche cosa mancava a quell'uomo per

essere l'amante, il fidanzato di Fidelia. Mancava la magnetica

corrente che si espande dai cuori innamorati, il flusso che non si può

suscitare dai nervi e dal sangue, se questi nervi, se questo sangue

non sieno agitati da una vera passione.

La fanciulla non poteva penetrare l'orribile inganno di quella

apparizione. Ella fissava quella larva con occhio attonito; meditava

quelle sembianze come si medita un sinistro problema. Quella

contemplazione, quella meditazione angosciosa doveva risolversi per

lei in un giudizio altrettanto erroneo che tremendo: «Egli è ben

desso, ma egli ha cessato di amarmi».

Era la logica più naturale che il cuore della fanciulla innamorata

potesse seguire, la sola spiegazione che ella potesse ammettere dello

strano turbamento che l'invadeva.

A sì triste convincimento, Fidelia nascose il volto fra le mani e

proruppe in dirotto pianto.

Ma il Casanova (noi gli daremo il suo vero nome) non era uomo da

smarrirsi di coraggio per quella fredda accoglienza. Magnetista di

prima potenza, egli contava sulla forza del proprio volere per

dominare quella gracile fanciulla estenuata dalle commozioni

dell'amore e della paura.

Egli stese la mano sul capo di Fidelia, e accarezzando le chiome

odorose per innondarle del suo fluido irresistibile, parlò con accento

animato:

--Fidelia!... mia buona... mia bella Fidelia!... non era mestieri che

tu mi chiamassi.... Sarei venuto ugualmente.... Anch'io numerava i

giorni e le ore. Avevo bisogno di vederti. Un bacio, un solo tuo bacio

potrà darmi la forza per reggere a questi ultimi giorni di prova....

Fidelia!... I momenti sono contati. Nessuno mi ha veduto entrare,

nessuno mi vedrà uscire da questo luogo.... Non c'è a temere di

nulla!... Oh! la mia bella Fidelia! Abbandonati agli istinti del

cuore.... Poichè mi ami... poichè hai giurato di esser mia.... Mia

sorella... mia sposa.... Tu mi ami: Io sapeva bene che tu non avresti

negato questa gioia!... Le tue fibre sono commosse.... Allacciami il

collo colle tue braccia di neve.... Che io respiri il fresco alito

della tua bocca!... Le mie labbra erano arse, e la sete di amore mi

avrebbe consumato, senza il refrigerio di un tuo... bacio divino!

Così parlando, il Casanova si era impadronito della fanciulla

attraendola al proprio petto colla potenza affascinante della volontà.

Fidelia, inebbriata da quelle parole, da quelle carezze, si abbandonò

a lui come un corpo morto. I dubbi, i terrori erano svaniti. La sua

faccia inondata di lacrime era divenuta radiante. In quel momento di

suprema illusione, la fanciulla sognava il paradiso.

Quel sogno fu un lampo.

Nell'amplesso di quella larva adorata, Fidelia si attendeva una

inondazione di delizie. Ma appena le labbra dell'avventuriero ebbero

sfiorate le sue, la fanciulla arretrò con ribrezzo, mandò dal petto un

grido affannoso, e cadde al suolo tramortita. Il bacio di quell'uomo,

o piuttosto di quella maschera umana, le era sembrato gelido come il

bacio di un morto.

Tutta questa scena era passata rapidamente, mentre le _sorelle del

Circolo_, nel compartimento anteriore del palazzo, attendevano che

Fidelia ripigliasse la canzone, ovvero ritornasse nella sala per

prendere parte al convito.

Il grido della fanciulla destò lo sgomento nella piccola comitiva.

L'anziana fece allentare il gran ventaglio, e le amiche di Fidelia

accorsero tutte verso la gondola.

Quand'esse posero il piede nel gabinetto musicale, il Casanova era già

scomparso; nessun indizio, nessuna traccia di lui.

Fidelia giaceva a terra coll'abbandono della morte. Le sue chiome, le

sue vesti scomposte davano a supporre che ella avesse dovuto

soccombere ad un assalto violento.

Le fanciulle non si perdettero in vane esclamazioni. Improvvisarono

una catena magnetica, e scaricando il loro fluido sulla giacente, in

men che non si pensi, la ridonarono alla vita.

Fidelia si levò in piedi, girò intorno gli occhi smarriti come chi,

risvegliandosi da un orribile sogno, tremi di rivedere una larva.

Poi sorrise alle amiche, e appoggiandosi al braccio di Speranza uscì

con quella dal gabinetto.

--Domani ti dirò tutto--disse Fidelia alla sua prediletta. E per

quella serata non si tenne più parola del misterioso avvenimento.

Durante la cena, le fanciulle ripresero insensibilmente la loro

abituale gaiezza. Fidelia sorrideva alle amiche, e pareva dividere i

loro ingenui tripudii. Di tratto in tratto ella trasaliva, portava la

mano agli occhi come a rimuovere un velo, a dissipare una nube. E

subito, dopo quel gesto, la sua fronte tornava serena, e l'occhio

riacquistava la sua luce.

Ai primi squilli del _richiamo delle vergini_, quella gioconda comitiva

uscì dalla _villa Paradiso_ per disperdersi nei varii compartimenti

della città.

Fidelia baciò le amiche ad una ad una, e salita in una _gondola

volante_, si fece ricondurre al palazzo di famiglia.

Quella sera, il Gran Proposto era di umore assai lieto. Quell'inesorabile

partigiano delle antiche discipline, che non poteva tollerare nella propria

famiglia ciò che egli chiamava insubordinazione legale agli ordini della

natura; quel padre severo che non aveva mai perdonato a Fidelia le lunghe

assenze notturne, mosse ad incontrarla con volto radiante, l'accolse con

insolita profusione di amorevolezze.

C'era qualche cosa di misterioso, qualche cosa di sinistro nella

bonomia di quel vecchio. Le sue carezze parvero a Fidelia una

affettazione di cattivo augurio, ond'ella, per sottrarsi a

quell'impeto di tenerezza paterna, pose in campo un pretesto e

ritirossi nel suo appartamento. Il Gran Proposto, dopo averla

accompagnata com'era suo costume, e salutata col bacio del _buon sogno_,

rientrò nel suo gabinetto.

Sullo scrittoio del primo funzionario dell'Olona stava spiegato un

dispaccio portante il timbro del Ministero di Sorveglianza pubblica.

Erano poche linee di scrittura, ma il vecchio non si saziava di

rileggerle, e pareva che da quel foglio uscisse un riflesso di

beatitudine ad irradiargli tutto il volto.

Il dispaccio era così concepito:

«Onorevole Gran Proposto,

«Ho la soddisfazione di annunziarvi che il nostro zelo, le nostre

sollecitudini, la nostra pertinacia hanno trionfato di ogni

difficoltà. Redento Albani ha violato la legge di _dilazione_. Questa

notte egli era a Milano, ha visitato la _Villa Paradiso_, si è

intrattenuto col _Custode-direttore_, ed ebbe anche un segreto colloquio

con vostra figlia nel piccolo gabinetto musicale addetto alla villa

stessa. Non è mestieri che io vi aggiunga altre parole; vostra

onorevolezza sa troppo bene ciò che le resta a fare. Aggradite,

onorandissimo Gran Proposto, gli umili ossequi del vostro subordinato

devotissimo, e comandatemi in ogni occasione.

«Dato dal primo gabinetto di Sorveglianza pubblica la notte del

ventisette settembre 19...

«TORRESANI DEGLI EX-BARONI.»

AbrakadabraL Storia dell'avvenire · 第 42 / 64 题