Alla Villa Paradiso.
Erano venute in lieta comitiva a visitare quel piccolo Eden, quel
meraviglioso, elegantissimo palazzo, fabbricato da uno dei più celebri
_architetti di amore_.
Un palazzo, che, a vederlo da lontano, pareva un tempio di alabastro
galleggiante sulle onde o sospeso in una nuvola di fiori.
Erano venute in sull'ora del tramonto, Fidelia, Speranza, Viola, Luce
ed altre sorelle del _circolo delle vergini_, tutte legate di tenera
amicizia alla figlia del _Gran proposto_...
Si erano slanciate nei viali come uno stormo di cigni--si erano
perdute in quel vasto labirinto di alberi e di colonne, dopo aver
fissato, per punto di ritrovo, la sala terrena del palazzo.
L'Albani aveva comperata e fatta riabbellire la Villa Paradiso per
quivi ritirarsi colla eletta del suo cuore a gioire, fra gli incanti
della natura e dell'arte, i primi tripudii di un amore ricambiato. Ed
ora l'appassionata Fidelia veniva a pregustare le gioie benedette, a
inebbriarsi nei sogni prediletti dell'avvenire.
Era una piccola festa di fanciulle. Le amiche della fidanzata, giusta
il costume dell'epoca, avevano portato il loro dono di nozze. Quei
doni misteriosi, di cui ciascuna guardava scrupolosamente il segreto,
dovevano riuscire altrettante sorprese alla giovane sposa, il giorno
in cui ella avrebbe passeggiato per la prima volta a braccio del
consorte negli intimi viali del giardino.
E noi rispetteremo il segreto di quelle fantastiche fanciulle; noi ci
guarderemo dall'esplorare col nostro occhio profano gl'ingegnosi
stratagemmi dell'amicizia, i gentili trovati di quelle anime vergini
di donna.
Fidelia non aveva voluto staccarsi dalla sua _sorella di amore_. Ella
appoggiava il braccio a quello di Speranza, e senza divagare dal
grande viale che metteva al palazzo, camminava a passo lento in quella
direzione, e parlava all'amica con angelico abbandono:
--Dieci giorni ancora!... sai che sono lunghi... dieci giorni!
--Cosa sarebbe l'amore, cosa sarebbe la gioia--esclamava Speranza con
accento ispirato--senza i giorni del desiderio e della aspettazione!
Io credo che Viola avesse perfettamente ragione, quand'ella, nel
_circolo_, ha dato dell'amore quella sublime definizione così poco
apprezzata dalle sorelle. L'amore è desiderio.
--L'amore è perdono!--mormorò Fidelia con un sospiro.
E questo concetto era per lei una soave reminiscenza, queste parole
erano una melodia sommessa che le inebbriava tutti i sensi.
Giunsero al palazzo. Le porte erano abbassate, e la sala terrena
sfarzosamente addobbata splendeva di fantastica luce. Una tavola
oblunga, sfolgorante di preziose suppellettili e imbandita di vivande
_vespertine_ attendeva la gioconda comitiva delle ospiti fanciulle.
All'entrare di Fidelia, l'anziana del palazzo e le quattro _volonterose_
che stavano a guardia della sala, spruzzarono di faville i _vasi
purificatori_, e da questi subitamente elevossi una nuvola
bianco-rosata che, dissipandosi nel vano, imbalsamava l'atmosfera di
atomi odorosi.
--Fra un'ora saranno qui tutte!--disse Fidelia alle donne.--Frattanto
io e la mia buona sorella di amore visiteremo gli appartamenti.
--Non vi sono appartamenti in questo palazzo--disse sorridendo
l'anziana--o piuttosto ve ne sono tanti, quanti ne può ideare la umana
fantasia; ma voi potete vederli tutti senza uscire da questa sala.
Fidelia e Speranza si ricambiarono una occhiata di sorpresa.
--Ebbene--domandò l'anziana.--Volete voi godere il meraviglioso
spettacolo? Compiacetevi di sedere su quel piccolo divano di muschio
satinato, e noi vi mostreremo una ventina di appartamenti, vi
offriremo allo sguardo tale varietà di mobilie e di addobbi quale non
saprebbe ideare la mente più ingegnosa. Io credo che la moderna
architettura non abbia ancora prodotto un palazzo più sorprendente di
questo in nessuna città della Unione Europea.
Fidelia e Speranza, tenendosi per mano, quasi impaurite, andarono a
collocarsi sopra il divano loro assegnato. E tosto, per un cenno
dell'anziana, le quattro _volonterose_ corsero ad occupare i quattro
angoli della sala, e toccando ciascuna un bottone sporgente dalla
muraglia, produssero uno di quei cambiamenti di scena che in teatro
producono tanto effetto.
La parete di fondo scomparve... Ciò vi sembra prodigioso, non è vero?
Orbene: eccovi in due parole la spiegazione del miracolo. Quella
parete non era che un grandioso ventaglio di _taffetà_ americano, il
quale, disteso, formava un abbagliante sipario azzurro dorato come il
lapislazzulì. Le quattro _volonterose_, premendo i bottoni che lo
tenevano dispiegato, ottennero che immediatamente si contraesse,
formando di tal modo una colonna quadrata per cui la vasta scena
veniva a dividersi in due grandi scompartimenti.
Al di là di quella colonna si apriva un mondo incantevole, che offriva
allo sguardo tutte le seduzioni della natura, e non era di fatto che
un meraviglioso accordo di tutte le industrie, di tutte le arti umane.
Fidelia e Speranza rimasero alcun tempo assorte nella contemplazione
di quel nuovo spettacolo, mentre l'_anziana_ con affettuosa compiacenza
descriveva alle due fanciulle le bellezze del quadro.
--Da quella parte... al lato destro--accennava l'anziana--voi vedete
una collina di facile pendìo, dei praticelli, delle grotte, dei
chioschi, dei cespugli di fiori. Sono altrettante camere, altrettanti
ricoveri copiati fedelmente dalla natura. L'architetto, nel costruire
quei nidi di velluto, quei chioschi di bambagia, quelle nuvole di
guttaperga, era ispirato dall'amore, come il Dio della Genesi nella
creazione del paradiso terrestre. Il primo palazzo di Eva, ideato
dall'architetto divino, non poteva essere più confortevole e più
delizioso. Voi stupite, o gentile Fidelia!... Voi non credevate che un
_pensatore di case_ potesse elevarsi a tanta sublimità di concetti...
Quella nuvola che vedete agitarsi mollemente al di sopra della collina
è la stanza che deve accogliervi fanciulla per iniziarvi ai misteri
deliziosi dell'amore... Osservate quella grotta!... Da quelle
stalattiti bianche trasudano gli unguenti più odorosi, i balsami più
delicati. È il vostro gabinetto di acconciatura. Attraversandolo, ne
uscirete profumata e vivificata. A poca distanza da quella grotta, una
magnolia gigantesca distende i suoi rami di un bel verde opaco...
Quella è la vostra biblioteca. I libri stanno raccolti nel tronco
dell'albero, e le eleganti legature formano intorno a quel tronco una
corteccia di oro e di gemme. Abbassate lo sguardo a quella pianura
lucente... a sinistra della colonna! Non vi sembra che quel tappeto
imiti perfettamente le onde tremolanti di un lago? È un tappeto di
mercurio bianco imprigionato in una tela di vetro elastico. Voi
sentite il mercurio agitarsi sotto il vostro piede, e la illusione di
passeggiare sulle acque è tanto verosimile, che quasi vi meravigliate
di poterne uscire a piede asciutto. Come vedete, due gondole eleganti
galleggiano su quel piccolo lago artifiziale. Una di quelle gondole è
destinata ad essere il vostro gabinetto musicale. Noi vi abbiamo
collocato un pianoforte a corde di cigno, ed un'arpa magnetica. Assisa
al pianoforte, per la rifrazione dei vari specchi mirabilmente
congegnati, vi parrà di trovarvi isolata in mezzo ad un lago senza
confini. I vostri canti, i vostri suoni si ispireranno nella poesia
della solitudine e delle onde... Quel pianoforte ha due pedali, per
cui potrete modificare a grado vostro la calma e le procelle del
piccolo oceano. Il tappeto mercuriale, sotto la pressione del vostro
piede, potrà fingere tutti i commovimenti della marina. L'altra
gondola è una sala di refezione; e questa, a piacere dei naviganti,
può scivolare fino alla estremità della pianura, dove, per una
porticiuola che da questo luogo non si scorge, essa uscirà dal lago
artifiziale per islanciarsi nel lago vero. Qual sorpresa per voi, qual
gioconda sensazione, al finire di una cena iniziata nel palazzo fra le
carezze ed i baci dello sposo, uscire sulla prora della gondola, e
veder sfilare le cento ville del Lario, una meravigliosa fantasmagoria
di palazzi e di giardini emergenti dalle onde! Ma basti!... Gli è un
vero peccato quello che io sto commettendo, un peccato di
indiscrezione che il vostro sposo non saprebbe perdonarmi. A che buono
svelarvi tutti i misteri di questo meraviglioso palazzo?... Che altro
è la gioia se non la sorpresa del nuovo, dell'inaspettato?... Ma pure
io mi ravvedo in tempo... Io non vi ho palesato che la millesima parte
delle delizie che qui vi attendono. L'ho fatto a fine di bene; per
serenare l'animo vostro, per alleviare colle promesse dell'avvenire le
crudeli impazienze del presente. Ho tracciato il cammino alla vostra
fantasia di fanciulla e di amante. Se in questi giorni di _dilazione_
che ancora vi rimangono, il vostro spirito verrà a spaziare su questi
prati di seta, fra questi alberi a foglie di piume che stillano
rugiade di diamante, fra queste onde di metallo animato; voi troverete
una distrazione soave alle cure che vi opprimono. Io però mi tengo
sicuro che voi non riescirete mai ad indovinare la centesima parte
delle meraviglie qui adunate da quei due creatori sublimi di poesia
che sono il vostro Albani e Regolo Mengoni _pensatori di edifizii_.
Poichè l'anziana ebbe finito di parlare, la fidanzata dell'Albani,
nell'ingenuità della sua anima innamorata, si lasciò sfuggire una
esclamazione che rivelava tutto il suo cuore:
--Ma egli!... il mio sposo!...
--Comprendo il vostro pensiero--affrettossi a dire
l'anziana.--Egli... il vostro Albani non verrà a dimorare in questa
villa, che tutta vi appartiene. Vi spiegherò il suo concetto come io
credo di averlo compreso. Dell'Albani voi non dovete conoscere che
l'amante e lo sposo. Egli verrà in questo luogo per portarvi il suo
amore, per cogliervi il vostro, per godere dei vostri tripudii, per
consolare le vostre afflizioni, per chiedere a sua volta il diletto e
la forza a sostenere i dolori della vita. I vostri rapporti, in una
parola, non devon essere che rapporti d'amore. Perchè riesca feconda
di bene, l'unione coniugale vuol essere circondata di poesia. In altri
tempi, quando era obbligatorio agli sposi convivere sotto il medesimo
tetto, vedersi a tutte l'ore del giorno e della notte, dividere le
cure disaggradevoli e qualche volta un po' volgari del regime di
famiglia, avveniva sovente una rilassatezza di affetti, che a lungo
andare degenerava in fastidio, in avversione. C'è molta differenza fra
il vedersi spesso e il vedersi sempre. L'augello che rinnova così
frequenti i trasporti dell'amore, si allontana dalla sua compagna dopo
l'ebbrezza vivace del connubio, e si perde negli spazi finchè quella
non lo richiami co' suoi gorgheggi, finchè quella non gli dica coi
suoi gemiti melodiosi: ritorna! ho bisogno delle tue carezze, dei tuoi
baci! Desideriamoci, se vogliamo amarci eternamente! Il vostro Albani,
ispirandosi a questo concetto, verrà in questa casa come un ospite.
Egli vi apparirà inaspettato--egli giungerà fino a voi per cento vie
misteriose. Lo vedrete uscire da questa gondola, lo troverete adagiato
in quella grotta, udrete la sua voce carezzante rispondervi da quella
nube. Quando i vostri due cuori si chiameranno per quella voce arcana
che esala dall'amore, vi sentirete allacciati da soavissimo amplesso.
Io credo, Fidelia, che il vostro animo gentile avrà compreso il
delicato pensiero che io ho tentato di esprimervi.
Lo sguardo di Fidelia splendeva di angelica luce. Quell'anima giovane
era inebbriata di felicità.
Si levò in piedi, e con timida voce, qual di fanciullo che non osa
manifestare un capriccio per paura di vedersi contrariato, disse
all'anziana:
--Vi par egli che io sia troppo indiscreta nel domandarvi una
concessione?... Amerei di attraversare quel lago... di salire in
quella gondola... di provare, sull'istromento che dovrà essere
l'interprete dei miei pensieri, una canzone che ho composta per...
lui! Sarà la canzone di richiamo. E tu, mia buona Speranza, tu
l'ascolterai da questo luogo, e mi dirai qual effetto essa avrà
prodotto sull'animo tuo!... E poi!... ho in mente un pensiero... Mi
pare che i suoni di quel cembalo debbano attraversare gli spazii
immensi... e giungere fino a lui.
--Non vi è ragione perchè io mi opponga a così onesto
desiderio--rispose l'anziana--venite!
La fanciulla, dopo essersi congedata con un bacio dalla _sorella di
amore_, sorvolò con piede leggerissimo al mobile tappeto, salì nella
gondola, e disparve colla sua guida.
L'anziana, per un sentimento di deferenza e di rispetto che erale
imposto dalla sua condizione, non si intrattenne con Fidelia nel
piccolo gabinetto. D'altronde, ella aveva l'obbligo di far gli onori
del palazzo, e in quel momento suonava l'_ora di refezione_, e le amiche
della fidanzata, giusta il patto convenuto, entravano nel vestibolo.
--Rilasciate il gran ventaglio! rilevate le mense!--ordinò l'anziana
alle _volonterose_--prima che le ospiti fanciulle fossero entrate nella
sala.
E subito la scena mutò di aspetto, e l'incantevole panorama scomparve
dietro il velario ondulato, che formava una muraglia di lapislazzulì.
Nel momento in cui le fanciulle entravano nella sala, dalla sua
gondola invisibile Fidelia sciolse la voce.
Speranza portò il dito alle labbra, e le fanciulle ristettero ad
ascoltare coll'estasi in volto.
Erano le più dolci note che mai si modulassero pel labbro di una
vergine innamorata. Quelle note, attraversando l'azzurro padiglione,
parevano il canto di un cherubino smarrito negli spazii del
firmamento.
E davvero Fidelia aveva dimenticato la terra. Ella si sentiva isolata
nel suo piccolo gabinetto come una sirena sugli scogli dell'oceano.
Immersa negli elementi più vergini del creato, nell'aria e nelle
acque, la sua anima possedeva le ali bianche e il melodioso sospiro
del cigno.
Le parole della sua canzone esprimevano questi pensieri gentili:
«Iddio ha creato la terra, ma l'amore soltanto ha creato il paradiso.
«No! questo non è il paradiso, dacchè, aggirandomi fra i miracoli
della creazione, io sento che il creatore è lontano.
«Quando il creatore sarà tornato, quando l'aria di questo giardino
sarà l'alito della sua bocca o il dolce fremito del suo cuore, allora
io potrò dire: egli mi ha riportato il mio paradiso.
«Oh venga presto colui che può creare il paradiso, perchè il paradiso
è in lui, soltanto in lui!»
Il canto di Fidelia era una estasi voluttuosa.
Mentre il labbro scioglieva le note, mentre il cuore modulava gli
accenti, lo sguardo della fanciulla errava nelle illusioni di un mondo
fantastico.
Questo mondo fantastico si creava dinnanzi a lei per una combinazione
di specchi metallici, i quali ritraevano perfettamente un cielo di
zaffiro, un lago placido e sereno. Gli occhi di Fidelia aspettavano
che quella solitudine di spazio e di acque si animasse improvvisamente
di una figura umana, di una figura che per lei, per la fanciulla
innamorata, avrebbe rappresentato il Dio animatore.
Era delirio?... Era sogno?...
La fanciulla sentì mancarle le forze, la sua voce si spense, un
tremito le invase tutte le membra...
Quella vasta solitudine si era davvero animata: l'uomo dell'amore, il
Dio era comparso...
Fidelia non osava li volgere il capo, ma lo specchio inesorabile che
le stava dinanzi riproduceva una figura umana, riproduceva un essere
vagheggiato e invocato, che per lei aveva nome di Redento Albani.
Quell'uomo, ritto ed immobile dietro il seggio della fanciulla, pareva
assorto nel contemplare le forme perfette di lei. La fronte di
quell'uomo era calma; i tratti del volto non rivelavano veruna
commozione; ma l'occhio irrequieto, iniettato di viva luce, aveva una
espressione quasi sinistra.
Fidelia ne fu atterrita più che sorpresa. Dalla sua fronte sgocciolava
il sudore a grosse stille, pure non aveva forza di portarvi la mano ad
asciugarle.
Come si spiega questo terrore della fanciulla alla vista di un amante,
di un fidanzato, di lui che era l'oggetto de' suoi ardenti desiderii,
delle sue invocazioni?
Se quell'uomo fosse stato l'Albani, Fidelia non avrebbe esitato un
momento a levarsi dal seggio, ad avvincerlo tra le sue braccia, a
inondarlo di baci.
Ella esitava... tremava...
Erano le sembianze ben note; la sua statura, i suoi capelli
ondeggianti e fosforici, il suo labbro perfettamente delineato, i suoi
denti pieni di sorriso. Ma pure, qualche cosa mancava a quell'uomo per
essere l'amante, il fidanzato di Fidelia. Mancava la magnetica
corrente che si espande dai cuori innamorati, il flusso che non si può
suscitare dai nervi e dal sangue, se questi nervi, se questo sangue
non sieno agitati da una vera passione.
La fanciulla non poteva penetrare l'orribile inganno di quella
apparizione. Ella fissava quella larva con occhio attonito; meditava
quelle sembianze come si medita un sinistro problema. Quella
contemplazione, quella meditazione angosciosa doveva risolversi per
lei in un giudizio altrettanto erroneo che tremendo: «Egli è ben
desso, ma egli ha cessato di amarmi».
Era la logica più naturale che il cuore della fanciulla innamorata
potesse seguire, la sola spiegazione che ella potesse ammettere dello
strano turbamento che l'invadeva.
A sì triste convincimento, Fidelia nascose il volto fra le mani e
proruppe in dirotto pianto.
Ma il Casanova (noi gli daremo il suo vero nome) non era uomo da
smarrirsi di coraggio per quella fredda accoglienza. Magnetista di
prima potenza, egli contava sulla forza del proprio volere per
dominare quella gracile fanciulla estenuata dalle commozioni
dell'amore e della paura.
Egli stese la mano sul capo di Fidelia, e accarezzando le chiome
odorose per innondarle del suo fluido irresistibile, parlò con accento
animato:
--Fidelia!... mia buona... mia bella Fidelia!... non era mestieri che
tu mi chiamassi.... Sarei venuto ugualmente.... Anch'io numerava i
giorni e le ore. Avevo bisogno di vederti. Un bacio, un solo tuo bacio
potrà darmi la forza per reggere a questi ultimi giorni di prova....
Fidelia!... I momenti sono contati. Nessuno mi ha veduto entrare,
nessuno mi vedrà uscire da questo luogo.... Non c'è a temere di
nulla!... Oh! la mia bella Fidelia! Abbandonati agli istinti del
cuore.... Poichè mi ami... poichè hai giurato di esser mia.... Mia
sorella... mia sposa.... Tu mi ami: Io sapeva bene che tu non avresti
negato questa gioia!... Le tue fibre sono commosse.... Allacciami il
collo colle tue braccia di neve.... Che io respiri il fresco alito
della tua bocca!... Le mie labbra erano arse, e la sete di amore mi
avrebbe consumato, senza il refrigerio di un tuo... bacio divino!
Così parlando, il Casanova si era impadronito della fanciulla
attraendola al proprio petto colla potenza affascinante della volontà.
Fidelia, inebbriata da quelle parole, da quelle carezze, si abbandonò
a lui come un corpo morto. I dubbi, i terrori erano svaniti. La sua
faccia inondata di lacrime era divenuta radiante. In quel momento di
suprema illusione, la fanciulla sognava il paradiso.
Quel sogno fu un lampo.
Nell'amplesso di quella larva adorata, Fidelia si attendeva una
inondazione di delizie. Ma appena le labbra dell'avventuriero ebbero
sfiorate le sue, la fanciulla arretrò con ribrezzo, mandò dal petto un
grido affannoso, e cadde al suolo tramortita. Il bacio di quell'uomo,
o piuttosto di quella maschera umana, le era sembrato gelido come il
bacio di un morto.
Tutta questa scena era passata rapidamente, mentre le _sorelle del
Circolo_, nel compartimento anteriore del palazzo, attendevano che
Fidelia ripigliasse la canzone, ovvero ritornasse nella sala per
prendere parte al convito.
Il grido della fanciulla destò lo sgomento nella piccola comitiva.
L'anziana fece allentare il gran ventaglio, e le amiche di Fidelia
accorsero tutte verso la gondola.
Quand'esse posero il piede nel gabinetto musicale, il Casanova era già
scomparso; nessun indizio, nessuna traccia di lui.
Fidelia giaceva a terra coll'abbandono della morte. Le sue chiome, le
sue vesti scomposte davano a supporre che ella avesse dovuto
soccombere ad un assalto violento.
Le fanciulle non si perdettero in vane esclamazioni. Improvvisarono
una catena magnetica, e scaricando il loro fluido sulla giacente, in
men che non si pensi, la ridonarono alla vita.
Fidelia si levò in piedi, girò intorno gli occhi smarriti come chi,
risvegliandosi da un orribile sogno, tremi di rivedere una larva.
Poi sorrise alle amiche, e appoggiandosi al braccio di Speranza uscì
con quella dal gabinetto.
--Domani ti dirò tutto--disse Fidelia alla sua prediletta. E per
quella serata non si tenne più parola del misterioso avvenimento.
Durante la cena, le fanciulle ripresero insensibilmente la loro
abituale gaiezza. Fidelia sorrideva alle amiche, e pareva dividere i
loro ingenui tripudii. Di tratto in tratto ella trasaliva, portava la
mano agli occhi come a rimuovere un velo, a dissipare una nube. E
subito, dopo quel gesto, la sua fronte tornava serena, e l'occhio
riacquistava la sua luce.
Ai primi squilli del _richiamo delle vergini_, quella gioconda comitiva
uscì dalla _villa Paradiso_ per disperdersi nei varii compartimenti
della città.
Fidelia baciò le amiche ad una ad una, e salita in una _gondola
volante_, si fece ricondurre al palazzo di famiglia.
Quella sera, il Gran Proposto era di umore assai lieto. Quell'inesorabile
partigiano delle antiche discipline, che non poteva tollerare nella propria
famiglia ciò che egli chiamava insubordinazione legale agli ordini della
natura; quel padre severo che non aveva mai perdonato a Fidelia le lunghe
assenze notturne, mosse ad incontrarla con volto radiante, l'accolse con
insolita profusione di amorevolezze.
C'era qualche cosa di misterioso, qualche cosa di sinistro nella
bonomia di quel vecchio. Le sue carezze parvero a Fidelia una
affettazione di cattivo augurio, ond'ella, per sottrarsi a
quell'impeto di tenerezza paterna, pose in campo un pretesto e
ritirossi nel suo appartamento. Il Gran Proposto, dopo averla
accompagnata com'era suo costume, e salutata col bacio del _buon sogno_,
rientrò nel suo gabinetto.
Sullo scrittoio del primo funzionario dell'Olona stava spiegato un
dispaccio portante il timbro del Ministero di Sorveglianza pubblica.
Erano poche linee di scrittura, ma il vecchio non si saziava di
rileggerle, e pareva che da quel foglio uscisse un riflesso di
beatitudine ad irradiargli tutto il volto.
Il dispaccio era così concepito:
«Onorevole Gran Proposto,
«Ho la soddisfazione di annunziarvi che il nostro zelo, le nostre
sollecitudini, la nostra pertinacia hanno trionfato di ogni
difficoltà. Redento Albani ha violato la legge di _dilazione_. Questa
notte egli era a Milano, ha visitato la _Villa Paradiso_, si è
intrattenuto col _Custode-direttore_, ed ebbe anche un segreto colloquio
con vostra figlia nel piccolo gabinetto musicale addetto alla villa
stessa. Non è mestieri che io vi aggiunga altre parole; vostra
onorevolezza sa troppo bene ciò che le resta a fare. Aggradite,
onorandissimo Gran Proposto, gli umili ossequi del vostro subordinato
devotissimo, e comandatemi in ogni occasione.
«Dato dal primo gabinetto di Sorveglianza pubblica la notte del
ventisette settembre 19...
«TORRESANI DEGLI EX-BARONI.»