Antonio Casanova, venendo a Milano, aveva già fissata la sua vittima.
Riportiamoci alla data del sei settembre. Al sorgere del mattino,
tutti i forastieri venuti a Milano per assistere all'esperimento della
pioggia artifiziale, ripartivano per diverse direzioni. L'aria era
ingombra di palloni; le locomotive volanti si staccavano dalla terra
come bolidi opachi, lanciandosi negli spazii. Una popolazione di oltre
cinquecentomila viaggiatori salutava la città ospitale dall'altezza di
ottocento metri cogli spari delle bombe _fraterne_, le quali,
scoppiando, sviluppavano una pioggia di confetti e di fiori.
La nave 2724, profittando della concorrenza, si era abbassata al
livello del Duomo; tanto che il timoniere, lanciando una corda di
sospensione, potè attirarvi il Casanova, che fino all'alba stava
spiando i movimenti del suo legno dalla cupola maggiore.
Quella operazione si compiva in un lampo. Appena il Casanova fu a
bordo della sua nave, questa prese a salire rapidamente in linea
diretta, e scomparve tra le nuvole.
Durante quella giornata il nostro cavaliere di industria si tenne
chiuso nella sua cabina. Verso mezzanotte fece chiamare quattro uomini
di fiducia per concertare con essi il suo piano strategico.
--Io l'ho veduto--cominciò il Casanova--l'ho veduto ieri, di pieno
giorno, sulla gabbia della torre centrale che dominava la sua
macchina, mentre egli dirigeva le operazioni. Dippiù, l'ho udito
parlare, onde io mi tengo sicuro di poter imitare perfettamente la sua
voce e le sue inflessioni. L'Albani ha, presso a poco, la mia statura.
La sua testa è enorme, la sua corporatura più sviluppata della mia; in
una parola, quell'uomo mi va come un guanto. Oramai non mi resta che
discendere un'ultima volta per spiare l'_entità e la deposizione dei
morto_(16); voi mi capite! È un'operazione delicata e difficile, per la
quale si richiedono tutto il mio accorgimento e la mia potenza di
volontà. Questa notte io mi lascierò cadere su Milano, e spero, se il
diavolo mi assiste, scoprire nello spazio di due giorni quanto mi
abbisogna. Ad ogni modo, io sarò di ritorno posdomani verso le nove e
mezzo di notte. Verrò con una gondola; voi tenetevi pronti a
discendere immediatamente, perocchè, nel caso nostro, la rapidità è la
condizione più essenziale per ottenere il successo.
--Io non credo prudente--osservò uno dei quattro--che voi, per
tornare alla nave, vi serviate d'una gondola cittadina. Questi
sorveglianti di gondole sono altrettante spie della _Sorveglianza_, e
noi rischieremmo di venir segnalati a quel vecchio birbone di
Torresani...
--Non ti prenda pensiero--rispose il Casanova coll'accento della più
ferma sicurezza--io so scegliere i miei uomini. Noi abbiamo degli
_equilibristi_ perfino tra gli agenti della Polizia.
--E se mai, durante la vostra assenza, ci vedessimo esplorati...
inseguiti?
--Reagite colla volontà!
--Noi siamo pochi di numero...
--Ma concordi... e potenti...!
--Il vecchio Torresani tiene a' suoi ordini duecento _magnetisti_...
--E fra questi, sessantaquattro spiriti avversi. Alla distanza di
mille e ottocento metri, venti _volontà_ compatte e risolute possono
tener fronte a cento _magnetisti_ discordi e spossati. In ogni modo, i
poliziotti non potranno agire sulla nave oltre cinque minuti,--e se
mai, durante il _fermo_, voi vedeste avvicinarsi qualche _brik_ del
Torresani,--scaricate le pile contro esso, e avvenga che può. Una
volta liberati dall'attrazione, manovrate per l'alto in linea diretta.
Nel nostro serbatoio c'è tanta aria respirabile pel consumo di quattro
giorni!