Il despotismo della legge naturale.
--Che ho mai fatto!--esclamò la giovinetta riscuotendosi, e volgendo
intorno lo sguardo smarrito.--Mio padre! Che dirà egli, mio padre, nel
vedermi rientrare sì tardi?
--Tu sarai nella tua cameretta all'ora legale--disse una voce ben
nota alla fanciulla.
--Oh! voi... mie buone sorelle!
--Presto! a venti passi dall'_Arco_ c'è una stazione di _gondole
volanti_--disse Viola, dando il braccio alla giovane amica...--In meno
di tre minuti, prima che la campana abbia cessato di suonare, noi
scenderemo alla porta del tuo palazzo.
L'agitazione di Fidelia, sopratutto l'accento di terrore ond'ella
proferì il nome del padre, agghiacciarono il cuore del giovane
innamorato. Non osò muover passo, non proferire una parola. Ma prima
di allontanarsi, Fidelia volse a lui uno sguardo ed un addio, che
equivalevano ad una promessa.--E mentre le tre donne si dileguavano
per l'ampio viale, l'Albani sentiva nell'anima una voce soave
ripetergli in mille toni melodiosi: io ti amo!
Presso l'_Arco della Pace_, le tre donne salirono in una _gondola
volante_, che elevandosi rapidamente all'altezza di cento metri, si
diresse verso la città con moto velocissimo. Luce, Fidelia e Viola,
adagiate nella aerea navicella, sorvolavano alle piante ed alle
abitazioni, come tre cherubini portati da una nuvoletta.
La campana del _richiamo_ vibrava gli ultimi squilli, allorquando
Fidelia, salutate le amiche, entrava negli atrii del palazzo paterno.
Corse alla _sedia ascendente_, toccò il bottone dorato, e tosto, pel
rapido agitarsi delle carrucole, tra il fremito armonioso delle corde
vellutate, ella trovossi negli appartamenti superiori.
Le prime sensazioni dell'amore, i moti involontari dell'anima che
sente la seconda vita, riflettonsi nel volto di giovane donna. Le
guance di Fidelia erano bianche siccome l'alabastro, l'occhio radiante
di nuova luce, le labbra voluttuosamente socchiuse. Un insolito
abbandono, una melanconica rilassatezza in tutta la persona.--L'amore,
che più tardi rinvigorisce e rigenera la donna, in sulle prime si
annunzia coi sintomi della febbre.
Al leggero cigolio delle carrucole, che annunziava l'ascensione di
Fidelia negli appartamenti superiori, due gravi personaggi mossero ad
incontrarla nella galleria. Non appena la sedia ristette, l'un d'essi
stese la mano alla fanciulla per aiutarla a discendere--l'altro, il
più vecchio, arrestandosi a pochi passi dalla porta d'onde era
uscito--figliuola mia, disse con voce severa, tu sai che io non amo di
saperti in volta... ad ora sì tarda della notte... Fidelia non
rispose.
--È l'ora legale--disse il più giovane dei personaggi...--Il _richiamo
dello vergini_ suona tuttavìa...
--Sempre da capo con queste vostre teorie della legalità!--proruppe
il vecchio con accento di stizza...--Io rispetto le leggi, e mi
adopero con tutto lo zelo per farle rispettare dalla famiglia; ma fra
un padre ed una figlia i doveri ed i diritti non vanno misurati alle
norme del codice. L'amore che io porto a Fidelia mi impone di
ricordarle che l'aria della notte è nociva alla salute, e quand'anche
non vi fossero per lei altri pericoli andando in volta ad ora sì
tarda, questo solo basterebbe perchè ella dovesse piegarsi a' miei
desiderii.
--Eravamo uscite un po' tardi dal _circolo_... Luce e Viola mi hanno
invitata ad accompagnarle fino al _Larietto_ per vedere gli apparecchi
della macchina...
Fidelia articolava a stento le parole. Ella appoggiò il suo braccio a
quello del padre, e tutti insieme entrarono nella sala.
--Figliuola mia--disse il vecchio assestandosi in un _pieritto_(3),
mentre Fidelia si coricava sovra un divano di velluto--non vorrei che
queste scappatelle notturne si rinnovassero troppo spesso... So che tu
mi vuoi bene... Spero che la voce dell'affetto figliale in avvenire
preverrà di due o tre ore il richiamo delle campane... Vedete, Gran
Prestinaio; non vi pare che mia figlia abbia un viso da febbre
terzana?
--Più pallida, più estenuata... difatti...
--Immaginate, cittadino Rolland, che sono stata ritta più di un'ora
al medesimo posto, per udire la spiegazione dei meravigliosi
meccanismi che devono produrre la pioggia artiflziale...
--E chi ebbe la fortuna di svelare i misteri della scienza ad
un'allieva sì docile e sì gentile?--chiese Rolland a Fidelia.
--Oh! la fortuna fu tutta mia--rispose la giovinetta arrossendo--io
non sperava d'incontrare sulla riva del lago un maestro tanto istruito
e sapiente. Figuratevi che la spiegazione della meravigliosa macchina
io l'ebbi dall'inventore...
--Tu hai parlato con quell'uomo!--esclamò il padre di Fidelia,
balzando dal _pieritto_.--Tu dici d'aver parlato coll'inventore della
macchina...!--ripetè il vecchio con voce corrucciata.
--Gran Proposto:--disse Rolland levandosi in piedi--moderate quei
vostri trasporti dinanzi ad una fanciulla... Non vedete? voi la fate
tremare!
--Fidelia! mia buona Fidelia!--riprese il vecchio dopo breve
silenzio, accostandosi alla figlia e stringendole la mano con
tenerezza.--Rispondi sinceramente al tuo vecchio padre: conosci tu il
nome del giovine artista, col quale ti sei intrattenuta a conversare?
T'ha egli nulla rivelato delle sue vicende... delle sue... sventure?
--Io non conosco la menzogna--riprese Fidelia con voce
commossa.--L'inventore della pioggia artifiziale mi ha rivelato il
proprio nome coll'accento straziante di chi confessa una colpa. Questo
nome, che domani non sarà più un segreto per alcuno, io non ho
difficoltà di ripeterlo a voi... Il giovane artista si chiama Secondo
Albani...
--Egli ti ha ingannata, figliuola mia!--proruppe il vecchio con
ira.--Colui non ha più diritto di chiamarsi Secondo, dacchè la legge
lo ha condannato...
Ma il vecchio non potè compiere la frase... perocchè il Rolland,
balzando in piedi, e intromettendosi fra il padre e la figlia:
--Gran Proposto!--disse con voce autorevole;--in nome di quella legge
che tu, primo magistrato della famiglia Olona, devi affermare
coll'esempio, io ti ammonisco che tu mancheresti al più sacro dovere
di fraternità, accusando ed infamando un cittadino, che oggi è _puro ed
onorabile come al giorno della sua nascita_.
--Io sono in casa mia, mastro Rolland. Nella libera cerchia del
santuario domestico, fra un padre ed una figlia, ve lo ripeto, non può
esservi altro codice che quello dell'amore.
--Con autorità di fratello vi ho ricordato un dovere--proseguì
Rolland--ed ora fate ciò che la coscienza v'ispira. Badate che questa
legge che voi chiamate di amore, non sia piuttosto un avanzo di
pregiudizi ereditati.
Queste parole turbarono la fronte al vecchio Proposto. Rolland gli
strinse la mano, uscì dalla _comune_, e abbandonandosi al pendio della
_glissante_(4), scivolò sino agli atrii inferiori.
Il Gran Proposto fece uno sforzo violento sopra sè stesso. Per quella
sera egli non proferse altre parole. Prese per mano la figlia, e,
accompagnandola fin presso la _stanza delle rose_, prese commiato da lei
col bacio del _buon sogno_.
Fidelia era vivamente commossa. Gli sdegni del padre, le parole
concitate e interrotte, le strane proteste di Rolland, tutta la scena
cui poco dianzi aveva assistito le riempirono il cuore di tristi
presagi. Prima di coricarsi, ella si assise al cembalo magnetico e
scorrendo colle dita sovra la tastiera di avorio, parlò alla sorella
d'amore.
--Vegli, o Speranza?
--Veglio.
--Finalmente le rose diedero fragranza, ma le spine sono cresciute.
--Narrami la storia del tuo cuore--io chino l'orecchio sul cembalo
per udire il melodioso canto della vergine innamorata.
La casa di Fidelia e la casa di Speranza erano disgiunte da tre lunghe
contrade--ma le due donne conversarono fino all'alba colle
oscillazioni del telegrafo. Per comunicare agli avorii le magnetiche
parole, Fidelia raccoglieva tutte le forze dell'anima sospingendole
colla volontà verso l'estremo delle dita. Gli occhi della giovinetta
mandavano fiamme; le labbra oscillavano; i polsi tremavano convulsi
per la pressione del fluido sospinto... E quando Fidelia, stanca da
quegli sforzi violenti, reclinava la testa sul timpano sonoro, una
musica soavissima le parlava allo spirito--una musica di consigli, di
speranze e di benedizioni--la musica di un'anima sorella.--Il
telegrafo magnetico di Terzo Bonelli riparava ai tanti peccati dei
telegrafi antichi--traduttore fedele dell'anima, esso non poteva in
verun modo trasmettere la menzogna.