Una sentenza di morte civile.
Trasportiamoci sulla piazza della cattedrale di Milano, nel giorno 15
agosto dell'anno 1977.
Da soli tre mesi fu ridotta a compimento la magnifica facciata del
tempio; da soli tre mesi, nella vastissima piazza, larga tre miglia
quadrate, auspice il Proposto Terzo Berretta, la _famiglia_ dell'Olona
ha solennizzata la _Nuova Pasqua delle genti_.
Ed oggi il funebre squillo della _campana di Giustizia_ richiama i
cittadini nella piazza per assistere ad una cerimonia lugubre, alla
condanna di un gran delinquente, cui giusta il _Codice di redenzione_ è
riservata la pena della morte civile.
Allo scoccare dell'ora sesta, una folla di duecentomila persone si
estende dalla gradinata del tempio fino alla estremità della contrada
_Santo è il Lavoro_, che termina all'_Arco della Pace_.
Non una donna fra tanta moltitudine.
Questa elettissima parte dell'umana famiglia è dispensata
dall'intervenire alla triste cerimonia.--Nell'anno 1977, una donna che
spontanea assistesse a tale spettacolo sarebbe disonorata.
La creatura nata per amare, benedire e compiangere, non deve assistere
ai sacrifizii inesorabili della legge.
Ma silenzio...! L'ora giuridica è suonata... L'esecutore della legge
ha tolte le cortine che coprivano il _palco d'infamia_ elevato a poca
distanza dalla cattedrale... Il colpevole, vestito di gramaglia, le
ginocchia strette di catene e il volto velato... deve udire la
sentenza...
I magistrati, i savii, gli anziani del popolo, che seggono nelle
tribune laterali, si levano in piedi, si scoprono il capo... Le porte
del tempio si spalancano. I sacerdoti preceduti dal gran Levita si
schierano sulla gradinata, giungendo le mani in atto di preghiera.
Un colpo di cannone annunzia ai presenti ed ai lontani fratelli
dell'Olona che il banditore della giustizia è salito sulla _torre_ e sta
per proferire la sentenza...
La coscienza del dovere ha imposto silenzio alla folla... Duecentomila
persone ammutoliscono... al primo cenno della legge.
Qual è dunque la voce potente, che si propaga dall'un capo all'altro
della città, come eco di tuono?
Il banditore della giustizia parla dalla _tromba elettroeufonica_, che
ha facoltà di centuplicare il volume dei suoni...
L'Angelo dell'Apocalisse potrebbe servirsi di quella tromba per
evocare i morti al giudizio finale.
Ascoltiamo la voce del banditore:
«A me, Federico Manfredi, banditore del Tribunale di Giustizia nella
famiglia centrale dell'Olona, incombe il triste ufficio di partecipare
ai presenti ed ai lontani, ai cittadini d'Italia e di tutta la _Unione_
Europea, nonchè agli abitatori delle altre parti del globo che a noi
si legarono o fecero solenne adesione ai nuovi patti sociali e
politici dell'_Era di Redenzione_, qualmente all'_adulto_ fratello Secondo
Albani, reo, confesso e convinto di parricidio, dietro sentenza
concorde dei trecento consiglieri giurati, e il voto dei savii e degli
anziani del popolo, sia decretata la condanna suprema della morte
civile.
«Le sagge riforme del Codice, le benefiche istituzioni civili e i
tanti provvedimenti umanitarii introdotti nella famiglia sociale,
resero il delitto meno frequente. Da quattro anni il nostro Tribunale
di Giustizia non ebbe a giudicare alcun individuo imputato di
assassinio. Ma pur troppo alle leggi e alle savie istituzioni sociali
non è concesso mutare la natura dell'uomo. Il progresso ha temperato
gli istinti, raddolciti i costumi; ma il germe del male, inerente alla
creta viziata, non può a meno di svilupparsi in qualche individuo, e
produrre il misfatto.
«Finalmente, oggi abbiamo a deplorare una anomalia di tal genere.
Secondo Albani, l'adulto ventenne, che oggi vediamo relegato sul palco
dell'infamia, sospinto da una passione indomata, acciecato dall'ira,
trafisse di propria mano l'autore de' suoi giorni. Le circostanze del
fatto constatate e determinate da giudici incorruttibili, stanno
scritte nel resoconto che da tre giorni venne sottoposto al pubblico
sindacato nel _Diario del dipartimento_. Nessun difensore essendosi
presentato innanzi l'ora prefissa dalla legge, è ritenuto che la
coscienza pubblica abbia facoltà di confermare la sentenza del
Tribunale. Da questo momento la condanna di Secondo Albani è divenuta
irrevocabile.
«Ed ora mi rivolgo a te, fratello reietto; e bada che la mia voce è la
voce di tutta l'umanità che grida anatema sul tuo capo.
«In epoca non lontana che con stolida jattanza intitolossi civile,
l'assassino era condannato a morire per mano del carnefice sulla
piazza, al cospetto di un popolo, che assisteva a quella scena di
sangue come a spettacolo giocondo. Il delitto punito col delitto, in
luogo di moralizzare le masse, le abituava al ribrezzo dell'orribile
vista. Il popolo fu veduto ammirare ed applaudire al cinismo del
condannato.--Sul palco di morte il delitto parve circondarsi di
un'aureola gloriosa--la vittima fu compianta, il boia imprecato.--E
nondimeno, a quell'epoca, molti eminenti legisti facevano l'apologia
della forca. I più miti, riconoscendo l'immoralità del supplizio, lo
dissero terrore indispensabile a reprimere istinti feroci.--Non avrei
evocate le memorie dei barbari tempi, se non fosse rarissimo il caso
in cui il _Tribunale di Giustizia_ debba applicare ad un grande
colpevole gli estremi rigori del _Codice di redenzione_.--È necessario
che al fratello del reietto, e a tutta la famiglia che mi ascolta, io
ricordi in che consista la pena della morte civile, e come debbasi
applicare, e quali sieno quindi innanzi i soli rapporti possibili fra
il condannato e la società che lo respinge dal suo grembo.
«A te dunque, Secondo Albani, da questo momento è tolto il diritto di
portare il nome de' tuoi avi e dei tuoi congiunti di sangue, perocchè
non è giusto che tu abbia cosa veruna di comune con uomini onesti e
rispettati.
«Il titolo di _Secondo_, a te conferito nel _giorno dell'adolescenza_, per
stimolarti all'emulazione di un padre benemerito della umanità, verrà
trasmesso fra due giorni al minore fratello, cui rimarrà il privilegio
di portarlo e trasmetterlo al figlio primogenito.
«Per cinque anni e un giorno dovrà cessare ogni comunicazione fra te e
il resto della umana famiglia. Non potrai soggiornare oltre
ventiquattro ore in una città o circondario, nè penetrare nelle case
dei fratelli che ti hanno reietto, nè assiderti alla mensa de' tuoi
simili, nè profittare di alcun istituto pubblico, nè viaggiare coi
veicoli della _Unione_, nè servirti di cosa veruna che appartenga alla
Comunità degli uomini.
«I tuoi fratelli, a qualunque famiglia appartengano o circondario o
dipartimento della grande Unione Europea e delle altre comunità che
adottarono il _Nuovo Codice_, non ricambieranno con te un saluto nè una
parola quando ti incontrino pel loro cammino. Passerai fra le genti
come un'ombra invisibile, come larva di un uomo che ha cessato di
esistere.
«E perchè tutti ti riconoscano, e nessuno per inscienza o inavvertenza
possa opporsi ai voti della legge, l'Esecutore della Giustizia ti
imporrà il _collare di riprovazione_, che tu porterai al collo per
cinque anni ed un giorno fino ad espiazione compiuta. L'esecutore di
Giustizia sarà tenuto a conservare la chiave di detto collare, che
egli stesso discioglierà in questo luogo medesimo, al cospetto dei
magistrati e del popolo, quando, esaurlta la condanna, tornerai
all'amplesso dei fratelli.
«Trascorsi i cinque anni ed un giorno, se, per malattia, o per altre
circostanze indipendenti dal tuo libero arbitrio, tu non fossi in
grado di tornare in questo luogo stesso per ricevere l'assoluzione
della famiglia; in qualunque Dipartimento, o Circondario della Unione
Europea, avrai diritto di invocare la _risurrezione morale_, che ti
verrà prontamente accordata, in dipendenza al messaggio telegrafico
che oggi si trasmette a tutti i Tribunali di Europa determinante il
tempo e la durata della tua condanna.
«Trascorsi i cinque anni ed un giorno, dacchè l'esecutore della
Giustizia ti abbia levato il collare di riprovazione e i fratelli ti
abbian reso l'amplesso del perdono e dell'oblio, tu riprenderai il tuo
nome di casato, sopprimendo il titolo onorifico che ad altri venne
trasmesso. Da quel momento verrai riammesso al libero esercizio di
tutti i diritti--tu sarai puro ed onorato al cospetto degli uomini
come al giorno della tua nascita. Noi confidiamo nella saviezza del
popolo, perchè i voti della legge vengano esauditi. Quegli stessi che
oggi si allontanano dal condannato, troncando ogni rapporto con lui, e
cooperando per tal modo alla espiazione della orribile colpa, fra
cinque anni saranno i primi ad abbracciare il redento e ad accoglierlo
come fratello.
«Ed ora, o parricida, la tua espiazione incomincia. L'esecutore del
Tribunale faccia l'opera sua. Al terzo squillo di tromba, la piazza sia
sgombrata dal popolo--sulla _Via della Misericordia_, che il condannato
dovrà percorrere per uscire dalla città, non veggasi persona;--tutte le
finestre e le porte dei palazzi si chiudano.--Giorno di lutto è codesto,
e gravissimo lutto per l'umanità! Un fratello è morto alla vita civile!»
Le parole del Banditore furono obbedite. Appena le trombe mandarono il
terzo squillo, i cittadini silenziosi e commossi abbandonarono la
piazza.
Era triste spettacolo.--Le tribune e le logge nello spazio di pochi
minuti rimasero vuote.--I magistrati, i savii e gli anziani erano
scomparsi... I cittadini pei larghi sbocchi delle vie si disperdevano,
affrettando il passo come a fuggire un luogo di desolazione. Sulla
piazza deserta, poco lungi dal tempio, non rimaneva che un solo essere
vivente--e questi, curvato, immobile, incatenato al palco di infamia,
dominava la vasta solitudine, simile ad uno di quei neri fantocci che
i contadini pongono a guardia dei campi.
L'Albani, durante la tremenda cerimonia, aveva provato tutti gli
spasimi dell'agonia morale. Atterrito dal silenzio e dalla solitudine,
il condannato fece uno sforzo per sollevare la fronte... aperse gli
occhi... Poi, ricurvando la testa, ruggì coll'accento della
disperazione: «Tutti dunque mi hanno abbandonato!»
--Non tutti!--rispose una voce melodiosa e soave come la voce di un
angelo.--Non tutti! Gli uomini hanno sentenziato nella giustizia, ma
Dio viene a te nella misericordia!
E l'uomo che parlava di tal guisa, posò la mano sulla spalla del
condannato: e questi rianimandosi, levò di nuovo lo sguardo, e vide un
giovane levita, coperto di bianche vesti, che con affettuosa pazienza
si adoperava a rimuovergli le catene.
--Coraggio, fratello mio!--proseguì il sacerdote...
--Voi mi chiamate fratello?--mormorò l'Albani ricurvando la testa.
--Io solo ho questo diritto; è un santo diritto, che mi accorda
l'altare, che il tribunale degli uomini non potrebbe contendermi. Al
condannato, al reietto dalla umana famiglia, la Chiesa accorda un
fratello, un compagno di pellegrinaggio, perchè sostenga il paziente
sul cammino della espiazione. Questo incarico di sublime pietà venne
a me accordato dal grande Levita, ed io gli resi grazie--e il mio
cuore esulta di trovarmi teco.--Sorgi dunque! sorgi, cristiano
fratello, appoggiati al mio braccio--noi procederemo insieme o
insieme cadremo.
L'Albani si levò macchinalmente, e discese i gradini del palco
sorreggendosi al braccio del giovane sacerdote.
Attraversarono a lenti passi la _Via della Misericordia_. Il bianco
levita, colla bisaccia sulle spalle, un largo cappello in testa, e un
bastone di giunco alla mano, era costretto di soffermarsi ad ogni
tratto perchè il compagno riprendesse lena. La lunga via era affatto
deserta, le finestre e le porte serrate, la solitudine resa più tetra
dalle ombre crepuscolari.
Dopo un'ora di cammino, i due pellegrini si trovarono lunge dalle
case, all'aperta campagna. Le ombre si eran fatte più dense--la _Stella
d'Amore_ spuntava nel firmamento.