Il prete e la donna.
Il secolo ventesimo è eminentemente spiritualista.
Un secolo di temperamento nervoso, di umore ipocondriaco--sentimentale
fino alla affettazione.
Un secolo che abusa di fantasia, che stravizza nello studio e nella
operosità, che si strugge dietro l'ideale di una perfezione
impossibile.
Un secolo che delira di ascetismo e di amore.
Il prete e la donna, come nel medio evo, rappresentano le figure
predominanti di questa nuova società, che intenderebbe sublimarsi
emancipandosi da ogni istinto materiale.
Dopo la riforma religiosa, che ebbe principio colla distruzione di
Roma, due foggie di preti, il bianco ed il nero, simboleggiarono
distintamente la chiesa novella e la antica, le superstizioni del
passato e la fede dell'avvenire.
I preti della chiesa riformata vestirono la tunica bianca come gli
antichi leviti. I settarii del _non possumus_ mantennero il loro abito
nero, fatto più sudicio e più lugubre.
Poco ci occuperemo degli avanzi sdrusciti della Curia romana,
sopravvissuti all'ultimo papa di Carpentras, all'ultimo Lamoricière
della Vandea. Nell'anno 1977 le statistiche del _Monde_ e dell'_Union_ si
gloriavano di poterne contare venticinque in tutta Europa.
Il prete riformato, il prete bianco, era l'incarnazione più pura del
progresso del secolo. Per lui l'Europa si era unificata anche nel
pensiero religioso. Il Cristianesimo contava sulla terra settecento
milioni di credenti.
Un vangelo che si riassume nel sublime precetto: _non fate agli altri
ciò che non vorreste fosse fatto a voi, perdonate, amate_, non poteva
tradursi nell'osservanza generale che in un'epoca molto civile e
illuminata. I secoli ignoranti inneggiarono a Cristo senza
comprenderlo. La superstizione, l'idolatria, il fanatismo tennero
luogo del culto morale. Era tempo che il cristianesimo riprendesse la
sua alta missione libera e umanitaria. Era tempo che una convinzione
illuminata si sostituisse al cieco entusiasmo, per proclamare questa
verità incontestabile--che un Dio sapiente e benefico non potrebbe
dare alla umanità un codice più santo del vangelo.
Il prete bianco divenne apostolo, fratello, consolatore della umanità.
I templi, consacrati esclusivamente alla predicazione ed alle
assemblee, rinunciarono alle pompe idolatre. Le cerimonie del culto si
celebrarono a porte chiuse. I sacri bronzi, annunziando la preghiera
del levita, trasmettevano al popolo la benedizione, del Dio che è
dappertutto.