CAPITOLO VI.

Eureka!

Il _signore_ aveva _trovato_. Snodò le mani dalla fronte, prese un gran

foglio di carta, e in mezzo a quello disegnò con la penna la figura

cabalistica del suo concetto:

A B R A K A D A B R A

A B R A K A D A B R

A B R A K A D A B

A B R A K A D A

A B R A K A D

A B R A K A

A B R A K

A B R A

A B R

A B

A

La mente del _signore_ non era punto affaticata dal cozzo di tante idee,

di tante ipotesi mal definite e peggio coordinate. Quella rassegna

aveva portato il suo frutto. Gli aveva suggerito il modo più ovvio per

esprimersi. Egli non cercava di meglio.

Vegliò tutta la notte sull'_Abrakadabra_. Quando il medico e i domestici

entrarono, al mattino, nella sala, trovarono il _signore_ seduto al

tavolo, cogli occhi fissi alla figura cabalistica, intorno alla quale

avea disegnato un laberinto di lineette e di segni misteriosi, un

intreccio di circoli e di triangoli bizzarramente collegati; e in

quello sfondo egiziano, inverosimili accoppiamenti d'uomini e di

belve, di alberi e di case, una nuova generazione di animali e di

vegetali sospesi o inchiodati alla periferia di un mondo impossibile.

Il medico, che era entrato in punta di piedi, si pose dietro le spalle

del _signore_, e contemplava quegli sgorbi con espressione di pietà.

--Non sarebbe tempo di prendere un po' di riposo?--disse il medico a

mezza voce, come temesse di produrre una scossa troppo violenta sui

nervi dell'amico.

Il _signore_, colpito da quella voce, tracciò rapidamente sul margine

superiore del foglio alcune lineette ondeggiate, e volgendosi al

medico col sorriso più sereno:

«Grazie del buon suggerimento, gli disse! ora che il lavoro è

compiuto, posso mettermi a letto col cuore tranquillo. Da dieci mesi

non ho mai gustato il bisogno del sonno come in questo momento».

Il medico, come era usato di fare ogni mattina, portò la mano al polso

del _signore_, e parve molto sorpreso di trovarlo in piena calma.

--Sono guarito!--disse il _signore_ levandosi in piedi--l'_Abrakadabra_ è

spiegato... Esso è qui... su questo foglio, e quando mi piaccia, io

potrò leggerlo all'universo e farlo comprendere a tutti.

--Che!... queste linee?... questi geroglifici?...

--Sono la storia dell'avvenire, sono la soluzione del grande problema

mondiale--disse il _signore_ coll'accento della convinzione più

serena.--A rivederci... domani... volevo dire... stassera...!... fa

di invitare tutti i nostri conoscenti... Che tutti prendano parte

alla festa!... Io sono guarito!... perfettamente guarito!

Il _signore_ piegò il foglio, se lo pose in tasca, ed uscì per avviarsi

alla sua camera da letto.

Il medico e i due domestici stettero parecchi minuti a guardarsi in

faccia; nè potevano riaversi dalla sorpresa.

--Ch'egli sia guarito davvero?--pensò il medico.--Tanto meglio! Io

avrò guadagnato della celebrità a buon mercato... e in pochi anni

potrò avere il mio posto alla direzione della _Senavra_!... Così va il

mondo, e bisogna lasciarlo andare così per il meglio di tutti!

Il nostro medico aveva assorbito il sistema filosofico

dell'_Abrakadabra_ senz'avvedersene.

Per tutta la giornata il _signore_ fu invisibile. I domestici, inquieti,

più volte avevano spiato all'uscio della sua camera da letto--nessun

rumore, nessun movimento.

Il medico, verso tre ore, entrò nella camera. Il _signore_ dormiva

profondamente.

Gli ordini erano stati eseguiti. Fu preparato un copioso desinare. Il

sindaco, il farmacista, il curato, il marescalco, il barbiere ed altri

notabili del paese furono invitati.

Nessuno mancò all'appello. A sei ore tutti si trovavano nella sala. Il

_signore_ entrò festevolmente, strinse la mano di tutti, e accennò ai

commensali di sedere.

Inesplicabile cangiamento!... La fisonomia del _signore_ non era più

quella del giorno precedente. Pareva ringiovanito. Un raggio di

benessere, di felicità, brillava nel suo sguardo, nella candidezza

vivace della sua fronte. La callotta turchesca era scomparsa, e i

capelli abbondanti e crespi si espandevano intorno alle tempia

d'alabastro, scolpite di intelligenza e di bontà. L'abbigliamento era

semplice nella sua eleganza. Il soprabito, aperto sul petto, metteva

in evidenza il candore irreprovevole dei lini leggermente ombreggiati

da una barba tizianesca.

Al principiare del pranzo, nessuno parlava. Lo stupore imponeva alle

lingue. Ma il _signore_, con una disinvoltura, con una spigliatezza

ammirabile, aperse la conversazione e ridonò la loquela ai commensali.

Parlava di tutto. Sfiorava gli argomenti più serii con una leggerezza

che toccava l'affettazione. Il curato non poteva darsi pace in udirlo

celiare sul tema delle scomuniche e sulle strategie bellicose di

monsignore De-Merode. Il farmacista più volte dovette fremere nel

vedere il suo Garibaldi _degradato_ al confronto di Cavour, e la reggia

di Torino ritenuta più modesta della reggia di Caprera.

Il sindaco, che credeva passarsela netta dagli attacchi, sull'ultimo

dovette trasalire per una terribile sentenza: i moderati, _per trovarsi

nel centro dei due partiti estremi, non hanno altro vantaggio che di

essere più prossimi alla ghigliottina di questi ed alla forca di

quelli_.

Il _signore_ si divertiva a tormentare i suoi commensali politici con

una sequela di proposte contradittorie, di domande equivoche, di

sarcasmi, di sofismi provocanti. Egli sorrideva trionfalmente del loro

imbarazzo, e tratto tratto lanciava una ironica occhiata al marescalco

ed al barbiere, i quali, senza comprendere, aderivano a tutto.--«Essi

mangiano e approvano--pensava egli--ecco la maggioranza, il _coro_ di

tutti i drammi sociali, il fondo massiccio di tutte le storie».

In sul finire del pranzo, per un gusto di rappresaglia naturalissimo a

chi si sente umiliato da una eloquenza intrattabile, il curato fece

una sortita veramente pretesca, dove il malumore e la stizza

spiccavano in tutta buona fede.

«A dire il vero... signor mio--e voi non vi meraviglierete, nè

v'offenderete d'una cosa cotanto naturale--c'erano molti in paese... e

anch'io fra questi--vi parlo schiettamente--c'erano molti, che a

giudicarvi dalle apparenze esteriori e sopratutto dalla vostra

taciturnità... vi credevano...

--Pazzo... non è vero?...

--Io non avrei osato dir tanto--proseguì il curato--ma, poichè la

signoria vostra ha voluto buttarla fuori netta e schietta--credo

inutile temperare l'espressione con dei sinonimi, che presso a poco

si equivarrebbero...

--A meraviglia!... La verità, bisogna aver il coraggio di dirla per

intero... Io fui pazzo--ed il mio ottimo medico potrebbe attestarlo

meglio di chicchessia--io fui pazzo pel corso di oltre dieci mesi; e

la mia guarigione non data che da poche ore. Io mi era smarrito in

un immenso laberinto di idee; io mi esauriva in uno sforzo del pari

tormentoso che impotente per trovare ad esse una formola precisa ed

evidente all'altrui intelligenza. Io cercava questa formola nelle

vostre polemiche, nelle vostre interminabili discussioni. Era il mio

torto. Seguendo questo sistema, io non faceva che alimentare la mia

pazzia coi riflessi della vostra. Ah! perchè io ricuperassi la mia

ragione, perchè io potessi rassicurare la mia coscienza e il mio

intelletto, era necessario che l'_Abrakadabra_ si convertisse in

un'avvenimento storico--e che io--sull'appoggio di questo

avvenimento--potessi dirvi: i pazzi siete voi!

--Ma in nome di Dio!--sorse a dire il curato--ci spiegherete voi alla

fine cosa sia questo vostro _Abrakadabra_?...

--L'_Abrakadabra_--rispose il _signore_--è la storia perenne del movimento

umano riflessa in un'epoca sconosciuta all'universale, in un'epoca

avvenire.

--Ah! sarei ben curioso di sapere in qual libro voi l'abbiate trovata

codesta istoria dell'avvenire! Deve essere un libro raro e

preziossimo... ed io mi terrei ben felice che qualcuno me lo

prestasse... tanto da sbizzarrirmi una mezz'ora nei mondi

sconosciuti!

--Il libro non è raro, signor curato, ma non cessa di essere prezioso.

La natura lo ha impresso nella mente di tutti; sebbene noi abbiamo

il torto di leggerlo a rovescio. L'istoria del passato e del

presente sono una conseguenza logica dell'istinto umano, che non può

mutarsi. Studiate in voi stessi le leggi di questo istinto, e avrete

la istoria dell'avvenire.

--E voi... credete... di conoscere questa storia...?

--Tanto che, se voi non sapeste leggerla nel vostro libro, potrei

prestarvi il mio, perfettamente trascritto e corredato di commenti.

Il _signore_ parlava con una calma, con una convinzione, che eccitava

all'ultimo grado la curiosità de' suoi uditori. Il curato era

perplesso. Non ardiva manifestare il suo desiderio... Temeva per sè,

per la fede degli altri... Un segreto presentimento lo avvertiva che

la storia del _signore_ doveva portare un terribile crollo al sistema

del _non possumus_ e ad altre teorie venerande. La curiosità del sindaco

non era scevra di terrore. La ghigliottina o la forca si affacciavano

alla sua imaginazione come un terribile dilemma... La mano ignota

dell'avvenire lo stringeva alla gola come un capestro... Il farmacista

era più fidente. Un uomo di idee tanto avanzate credeva di non aver

nulla a temere dal progresso. Nella storia dell'avvenire egli si

vedeva riservata la parte più brillante.

Il _signore_ attraverso alle esitanze ed ai terrori, indovinò il

desiderio della sua piccola assemblea.

Si levò di tasca il foglio cabalistico che noi conosciamo, lo spiegò

sulla tavola, e si fece a narrare la sua istoria.

E poichè la storia dell'_Abrakadabra_ vuol essere molto lunga, e, osiamo

sperarlo, molto interessante, noi la riporteremo tutta di seguito

senza avvertire le pause, le objezioni, le piccole controversie

suscitate dai fatti, e quegli accidenti di tempo e di luogo che non

hanno da fare coll'azione.

Il _signore_ narrò la sua istoria in diverse riprese. La sua fisonomia

mutava espressione a seconda degli avvenimenti, o piuttosto a seconda

delle momentanee disposizioni dell'animo. A volte grave e severo, a

volte scherzoso e beffardo. I suoi entusiasmi erano brevi,

intermittenti--si ammorzavano d'improvviso come se un lampo di

incredulità gli attraversasse la mente. Rideva nel dipingere una scena

di desolazione--declamava tragicamente una inezia. Quando i suoi

ascoltatori parevano profondamente impressionati, egli si affrettava a

distrarli con una digressione faceta, con un episodio puerile. Non

sempre riusciva all'intento. Col procedere della narrazione, collo

svilupparsi degli avvenimenti, egli prendeva pe' suoi personaggi

immaginarii, un reale interesse. Finiva coll'amarli--e da ultimo, come

il Dio della _Genesi_, si pentiva di averli creati.

Comprendete voi quest'uomo singolare?... Lo vedete?...

Ascoltate la sua istoria come egli ve la narra--meditando e ridendo.

AbrakadabraL Storia dell'avvenire · 第 14 / 64 题