Eureka!
Il _signore_ aveva _trovato_. Snodò le mani dalla fronte, prese un gran
foglio di carta, e in mezzo a quello disegnò con la penna la figura
cabalistica del suo concetto:
A B R A K A D A B R A
A B R A K A D A B R
A B R A K A D A B
A B R A K A D A
A B R A K A D
A B R A K A
A B R A K
A B R A
A B R
A B
A
La mente del _signore_ non era punto affaticata dal cozzo di tante idee,
di tante ipotesi mal definite e peggio coordinate. Quella rassegna
aveva portato il suo frutto. Gli aveva suggerito il modo più ovvio per
esprimersi. Egli non cercava di meglio.
Vegliò tutta la notte sull'_Abrakadabra_. Quando il medico e i domestici
entrarono, al mattino, nella sala, trovarono il _signore_ seduto al
tavolo, cogli occhi fissi alla figura cabalistica, intorno alla quale
avea disegnato un laberinto di lineette e di segni misteriosi, un
intreccio di circoli e di triangoli bizzarramente collegati; e in
quello sfondo egiziano, inverosimili accoppiamenti d'uomini e di
belve, di alberi e di case, una nuova generazione di animali e di
vegetali sospesi o inchiodati alla periferia di un mondo impossibile.
Il medico, che era entrato in punta di piedi, si pose dietro le spalle
del _signore_, e contemplava quegli sgorbi con espressione di pietà.
--Non sarebbe tempo di prendere un po' di riposo?--disse il medico a
mezza voce, come temesse di produrre una scossa troppo violenta sui
nervi dell'amico.
Il _signore_, colpito da quella voce, tracciò rapidamente sul margine
superiore del foglio alcune lineette ondeggiate, e volgendosi al
medico col sorriso più sereno:
«Grazie del buon suggerimento, gli disse! ora che il lavoro è
compiuto, posso mettermi a letto col cuore tranquillo. Da dieci mesi
non ho mai gustato il bisogno del sonno come in questo momento».
Il medico, come era usato di fare ogni mattina, portò la mano al polso
del _signore_, e parve molto sorpreso di trovarlo in piena calma.
--Sono guarito!--disse il _signore_ levandosi in piedi--l'_Abrakadabra_ è
spiegato... Esso è qui... su questo foglio, e quando mi piaccia, io
potrò leggerlo all'universo e farlo comprendere a tutti.
--Che!... queste linee?... questi geroglifici?...
--Sono la storia dell'avvenire, sono la soluzione del grande problema
mondiale--disse il _signore_ coll'accento della convinzione più
serena.--A rivederci... domani... volevo dire... stassera...!... fa
di invitare tutti i nostri conoscenti... Che tutti prendano parte
alla festa!... Io sono guarito!... perfettamente guarito!
Il _signore_ piegò il foglio, se lo pose in tasca, ed uscì per avviarsi
alla sua camera da letto.
Il medico e i due domestici stettero parecchi minuti a guardarsi in
faccia; nè potevano riaversi dalla sorpresa.
--Ch'egli sia guarito davvero?--pensò il medico.--Tanto meglio! Io
avrò guadagnato della celebrità a buon mercato... e in pochi anni
potrò avere il mio posto alla direzione della _Senavra_!... Così va il
mondo, e bisogna lasciarlo andare così per il meglio di tutti!
Il nostro medico aveva assorbito il sistema filosofico
dell'_Abrakadabra_ senz'avvedersene.
Per tutta la giornata il _signore_ fu invisibile. I domestici, inquieti,
più volte avevano spiato all'uscio della sua camera da letto--nessun
rumore, nessun movimento.
Il medico, verso tre ore, entrò nella camera. Il _signore_ dormiva
profondamente.
Gli ordini erano stati eseguiti. Fu preparato un copioso desinare. Il
sindaco, il farmacista, il curato, il marescalco, il barbiere ed altri
notabili del paese furono invitati.
Nessuno mancò all'appello. A sei ore tutti si trovavano nella sala. Il
_signore_ entrò festevolmente, strinse la mano di tutti, e accennò ai
commensali di sedere.
Inesplicabile cangiamento!... La fisonomia del _signore_ non era più
quella del giorno precedente. Pareva ringiovanito. Un raggio di
benessere, di felicità, brillava nel suo sguardo, nella candidezza
vivace della sua fronte. La callotta turchesca era scomparsa, e i
capelli abbondanti e crespi si espandevano intorno alle tempia
d'alabastro, scolpite di intelligenza e di bontà. L'abbigliamento era
semplice nella sua eleganza. Il soprabito, aperto sul petto, metteva
in evidenza il candore irreprovevole dei lini leggermente ombreggiati
da una barba tizianesca.
Al principiare del pranzo, nessuno parlava. Lo stupore imponeva alle
lingue. Ma il _signore_, con una disinvoltura, con una spigliatezza
ammirabile, aperse la conversazione e ridonò la loquela ai commensali.
Parlava di tutto. Sfiorava gli argomenti più serii con una leggerezza
che toccava l'affettazione. Il curato non poteva darsi pace in udirlo
celiare sul tema delle scomuniche e sulle strategie bellicose di
monsignore De-Merode. Il farmacista più volte dovette fremere nel
vedere il suo Garibaldi _degradato_ al confronto di Cavour, e la reggia
di Torino ritenuta più modesta della reggia di Caprera.
Il sindaco, che credeva passarsela netta dagli attacchi, sull'ultimo
dovette trasalire per una terribile sentenza: i moderati, _per trovarsi
nel centro dei due partiti estremi, non hanno altro vantaggio che di
essere più prossimi alla ghigliottina di questi ed alla forca di
quelli_.
Il _signore_ si divertiva a tormentare i suoi commensali politici con
una sequela di proposte contradittorie, di domande equivoche, di
sarcasmi, di sofismi provocanti. Egli sorrideva trionfalmente del loro
imbarazzo, e tratto tratto lanciava una ironica occhiata al marescalco
ed al barbiere, i quali, senza comprendere, aderivano a tutto.--«Essi
mangiano e approvano--pensava egli--ecco la maggioranza, il _coro_ di
tutti i drammi sociali, il fondo massiccio di tutte le storie».
In sul finire del pranzo, per un gusto di rappresaglia naturalissimo a
chi si sente umiliato da una eloquenza intrattabile, il curato fece
una sortita veramente pretesca, dove il malumore e la stizza
spiccavano in tutta buona fede.
«A dire il vero... signor mio--e voi non vi meraviglierete, nè
v'offenderete d'una cosa cotanto naturale--c'erano molti in paese... e
anch'io fra questi--vi parlo schiettamente--c'erano molti, che a
giudicarvi dalle apparenze esteriori e sopratutto dalla vostra
taciturnità... vi credevano...
--Pazzo... non è vero?...
--Io non avrei osato dir tanto--proseguì il curato--ma, poichè la
signoria vostra ha voluto buttarla fuori netta e schietta--credo
inutile temperare l'espressione con dei sinonimi, che presso a poco
si equivarrebbero...
--A meraviglia!... La verità, bisogna aver il coraggio di dirla per
intero... Io fui pazzo--ed il mio ottimo medico potrebbe attestarlo
meglio di chicchessia--io fui pazzo pel corso di oltre dieci mesi; e
la mia guarigione non data che da poche ore. Io mi era smarrito in
un immenso laberinto di idee; io mi esauriva in uno sforzo del pari
tormentoso che impotente per trovare ad esse una formola precisa ed
evidente all'altrui intelligenza. Io cercava questa formola nelle
vostre polemiche, nelle vostre interminabili discussioni. Era il mio
torto. Seguendo questo sistema, io non faceva che alimentare la mia
pazzia coi riflessi della vostra. Ah! perchè io ricuperassi la mia
ragione, perchè io potessi rassicurare la mia coscienza e il mio
intelletto, era necessario che l'_Abrakadabra_ si convertisse in
un'avvenimento storico--e che io--sull'appoggio di questo
avvenimento--potessi dirvi: i pazzi siete voi!
--Ma in nome di Dio!--sorse a dire il curato--ci spiegherete voi alla
fine cosa sia questo vostro _Abrakadabra_?...
--L'_Abrakadabra_--rispose il _signore_--è la storia perenne del movimento
umano riflessa in un'epoca sconosciuta all'universale, in un'epoca
avvenire.
--Ah! sarei ben curioso di sapere in qual libro voi l'abbiate trovata
codesta istoria dell'avvenire! Deve essere un libro raro e
preziossimo... ed io mi terrei ben felice che qualcuno me lo
prestasse... tanto da sbizzarrirmi una mezz'ora nei mondi
sconosciuti!
--Il libro non è raro, signor curato, ma non cessa di essere prezioso.
La natura lo ha impresso nella mente di tutti; sebbene noi abbiamo
il torto di leggerlo a rovescio. L'istoria del passato e del
presente sono una conseguenza logica dell'istinto umano, che non può
mutarsi. Studiate in voi stessi le leggi di questo istinto, e avrete
la istoria dell'avvenire.
--E voi... credete... di conoscere questa storia...?
--Tanto che, se voi non sapeste leggerla nel vostro libro, potrei
prestarvi il mio, perfettamente trascritto e corredato di commenti.
Il _signore_ parlava con una calma, con una convinzione, che eccitava
all'ultimo grado la curiosità de' suoi uditori. Il curato era
perplesso. Non ardiva manifestare il suo desiderio... Temeva per sè,
per la fede degli altri... Un segreto presentimento lo avvertiva che
la storia del _signore_ doveva portare un terribile crollo al sistema
del _non possumus_ e ad altre teorie venerande. La curiosità del sindaco
non era scevra di terrore. La ghigliottina o la forca si affacciavano
alla sua imaginazione come un terribile dilemma... La mano ignota
dell'avvenire lo stringeva alla gola come un capestro... Il farmacista
era più fidente. Un uomo di idee tanto avanzate credeva di non aver
nulla a temere dal progresso. Nella storia dell'avvenire egli si
vedeva riservata la parte più brillante.
Il _signore_ attraverso alle esitanze ed ai terrori, indovinò il
desiderio della sua piccola assemblea.
Si levò di tasca il foglio cabalistico che noi conosciamo, lo spiegò
sulla tavola, e si fece a narrare la sua istoria.
E poichè la storia dell'_Abrakadabra_ vuol essere molto lunga, e, osiamo
sperarlo, molto interessante, noi la riporteremo tutta di seguito
senza avvertire le pause, le objezioni, le piccole controversie
suscitate dai fatti, e quegli accidenti di tempo e di luogo che non
hanno da fare coll'azione.
Il _signore_ narrò la sua istoria in diverse riprese. La sua fisonomia
mutava espressione a seconda degli avvenimenti, o piuttosto a seconda
delle momentanee disposizioni dell'animo. A volte grave e severo, a
volte scherzoso e beffardo. I suoi entusiasmi erano brevi,
intermittenti--si ammorzavano d'improvviso come se un lampo di
incredulità gli attraversasse la mente. Rideva nel dipingere una scena
di desolazione--declamava tragicamente una inezia. Quando i suoi
ascoltatori parevano profondamente impressionati, egli si affrettava a
distrarli con una digressione faceta, con un episodio puerile. Non
sempre riusciva all'intento. Col procedere della narrazione, collo
svilupparsi degli avvenimenti, egli prendeva pe' suoi personaggi
immaginarii, un reale interesse. Finiva coll'amarli--e da ultimo, come
il Dio della _Genesi_, si pentiva di averli creati.
Comprendete voi quest'uomo singolare?... Lo vedete?...
Ascoltate la sua istoria come egli ve la narra--meditando e ridendo.