Il discorso del farmacista.
Una sera i tre antagonisti di C... si erano infervorati più che mai
nella discussione politica.
Le finestre della sala erano aperte, e parecchi paesani attratti dalle
grida, sporgevano dai parapetti le bocche spalancate. La _Camera_ del
_signore_ aveva le sue tribune.
Quella sera l'assemblea era completa. Il medico e i due domestici
sedevano a poca distanza dal _signore_.
Il farmacista aveva la parola:
«--No!... colle mezze misure non si otterranno che deplorabili
risultati--e fra poco le idee liberali dovranno soccombere, a meno che
sull'apatia universale non prevalgano gli uomini del nostro partito.
«I moderati sono la peste delle rivoluzioni. L'oppio è il più esiziale
dei narcotici, in quanto esso uccida cogli allettamenti di un sopore
delizioso.
«Questa nostra società, corrotta dal despotismo, incadaverita
dall'inazione e dal servaggio, domanda rimedii eroici--fuoco, sangue,
terrore. Di tal guisa si rigenerano le nazioni.
«Tronchiamo le membra guaste, e il corpo sorgerà vivificato! Dovunque
elevasi un campanile, si pianti una ghigliottina! I nemici del
progresso sono i sicarii della umanità, la negazione di Dio.
Esterminiamoli! La voce del popolo li ha colpiti del suo tremendo
anatema.
«Gli schiavi, gli oppressi, i sofferenti, sono la maggioranza. Questa
maggioranza... è onnipotente. Già da secoli le ossa di quel misero
Laocoonte che è il popolo, stridono nell'improbo amplesso di pochi
rettili coronati--il Briareo dalle cento braccia si lascia stritolare
senza gemiti, come un gramo fanciullo nelle fascie.
«Riscuotiti, o gigante! Strappa a' tuoi carnefici quelle squame dorate
che finora ti abbagliarono la vista. Schiaccia sotto il forte tallone
le teste dell'idra.--Sperdi nel fango le bave velenose!... Guai se una
sola testa uscirà intatta dall'eccidio! Ella andrà a rintanarsi fino a
quando non abbia ricuperate le sue spire e il suo veleno. Al primo
intiepidirsi della stagione, spiccherà un salto per morderti alla
carotide e succhiare il tuo sangue.
«Che abbiamo fatto noi? che facciamo, colla nostra rivoluzione tanto
vantata e tanto infruttuosa?... Abbiamo atterrito il dispotismo col
tuono di una cannonata--abbiamo lanciato una bomba di carta in mezzo a
questo intrigo di rettili. Ma i rettili si ritrassero nelle loro tane
sibilando minaccia, e aspettando gli eventi.
«Poi misero fuori la cresta, e si sparsero fra il popolo coll'aria
mansueta del primo serpente. E noi li vediamo, li incontriamo nelle
nostre vie--li accogliamo nelle nostre case--li riscaldiamo nel nostro
grembo--e istupiditi dall'oppio, non sentiamo le nuove trafitture. Oh
la bella, la grande rivoluzione!
«Metà dell'Italia è schiava degli stranieri. I moderati ci promettono
il compimento dell'opera, predicando la rassegnazione e la
pazienza.--Noi ci prepariamo!--gridano essi.--O che? Forse i tedeschi,
i clericali, i nemici nostri non profittano anch'essi della tregua per
prepararsi alla lor volta?...
«Aspettiamo! diamo tempo alla reazione di completare la sua trama!
Così, il giorno in cui i soldati d'Italia dovranno schierarsi sul
Mincio per attaccare i tedeschi, ovvero spingersi a Roma alla
conquista di una capitale, nel volgere il capo dietro i loro passi,
vedranno sventolare sulle aguglie delle nostre cattedrali i colori
abborriti!
«Stolti! avete perdonato ai despoti quando essi giacevano nel fango ai
vostri piedi! Liberi per un quarto d'ora, tremaste della libertà
conquistata più che delle vinte tirannidi. Adulaste gli oppressori
caduti, confermando nei vostri Parlamenti le leggi dell'oppressione.
Temeste di mostrarvi troppo liberali, e vi lusingaste, col rispetto di
un abbominevole passato, conciliarvi le simpatie di chi non potrà in
nessun modo allearsi con voi.
«Perseguitaste gli uomini della luce, per allearvi, inconsapevoli o
colpevoli, agli uomini delle tenebre. Impotenti o malvagi, ritiratevi!
Il popolo non è con voi, non può essere con voi.
«Guai, se svegliandosi da quel sonno artifiziale che è il prodotto dei
vostri narcotici, il popolo si accorgerà di esser tradito! Allora il
vostro sangue correrà nelle vie a torrenti; allora tutti gli alberi e
tutti i metalli si convertiranno in ghigliottine, in istrumenti di
morte, pel vostro completo esterminio.
«I Robespierre, i Danton, i Marat sorgeranno a migliaia dalle officine
pensanti. E questa volta non sarà l'_ottantanove_ della Francia, ma
quello di tutta l'Europa liberale, coalizzata contro i tiranni. Voi vi
troverete accerchiati da un milione di baionette, minacciati da un
milione di mannaie--e la libertà, come aurora boreale, splenderà
sull'universo imporporata di sangue...
«E badate, che i vostri giorni sono contati; che la pazienza è
prossima a mutarsi in furore... In quel giorno, i clericali e i
moderati, gli uomini delle tenebre e gli uomini del crepuscolo,
saranno travolti dal medesimo turbine. Coloro che si oppongono al
progresso come quelli che pretendono moderarlo, rimarranno stritolati
sotto le sue ruote prepotenti».
Il terribile oratore pose fine alla sua arringa per essiccamento di
fauci, e sedette nel cupo silenzio de' suoi ascoltatori.
La fronte del _signore_ annunciava un intimo turbamento, sebbene più
volte egli avesse dato segno di adesione con un leggero movimento del
capo.
Il curato, durante il discorso dell'implacabile demagogo, non aveva
cessato di interromperlo con delle esclamazioni che parevano
giaculatorie. Poichè il farmacista ebbe finito di parlare, il buon
prete giunse le mani in atto di orrore, ed ai paesani, che ascoltavano
dalla finestra, fece un gesto come dicesse: non vi scandalizzate di
tante bestemmie!
Il Sindaco aveva ascoltato con _moderazione_, meditando un'eloquente
risposta.