Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di esser
sempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltra
il desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostra
indissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insieme
siano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E per
tanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è stato
Elicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venuto
fatta una mia composizione per avventura più affettuosa che
artificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voi
più particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto che
sia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voi
possa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata in
maniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animi
nostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati,
così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiriti
potranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or quale
che ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se un
altra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io porto
già gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voi
stessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voi
o in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputa
nella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ella
volse
Mostrar quaggiù quanto lassù potea.