Ben mi credea fuggendo il mio bel sole
scemar (misera me) l'ardente foco
con cercar chiari rivi, e starne a l'ombra
ne i più fronzuti e solitarii boschi;
ma quanto più lontan luce il suo raggio
tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo.
Chi crederebbe mai che questo vampo
crescesse quanto è più lontan dal sole?
E pur il provo, che quel divin raggio
quant'è più lunge più raddoppia il foco:
nè mi giova abitar fontane o boschi,
ch'al mio mal nulla val, fresco, onda od ombra.
Ma non cercherò più fresco, onda od ombra,
che 'l mio così cocente e fero vampo
non ponno ammorzar punto fonti o boschi;
ma ben seguirò sempre il mio bel sole,
poscia che nuova salamandra in foco
vivo lieta, mercè del divo raggio.
[V. 10 B. longe; C. D. lunge.]
[LV.]
_(Codice Vat. Ottob. 1595, c 118-119)_
Ben mi credea fuggendo il mio bel sole
scemar misera a me l'estremo fuoco,
con cercar chiari rivi e stare all'ombra
dei verdi faggi ed abitar fra boschi;
ma quanto più lontano è il suo bel volto
tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo.
Chi crederebbe mai che questo vampo
crescesse quanto è più lontan dal sole?
Io pur il provo, che quel divin volto
accresce e 'n me raddoppia ognor il fuoco,
nè mi giova cercar fontane o boschi,
che questo sol non cuopre e frondi ed ombra.
Non cercarò vie più posare all'ombra
per minuire il mio cocente vampo,
nè, lassa, errando, gir tra folti boschi;
ma ben seguirò io sempre quel sole
per cui sì lieta mi nutrico in fuoco,
che a ciò mi sforza il cielo col suo bel volto.
Deh! perchè non m'alluma il vivo raggio
ovunqu' io vado, o per sole o per ombra,
che lieta soffrirei sì dolce foco,
e contenta morrei del suo gran vampo?
Ma non spero giammai, lassa, che 'l sole
scopra giorno sì chiaro in questi boschi.
Ond'avrò sempre in odio i monti e i boschi
che m'ascondon la luce di quel raggio,
che splende e scalda più de l'altro sole;
biasmi chi vuole e fugga i raggi a l'ombra,
ch'io per me cerco sempre e lodo il vampo
che m'arde e strugge in sì possente foco.
Quanto dunque mi fora grato il foco,
ingrati i monti, e le fontane, e i boschi,
u' non veggo il mio sole e sento il vampo
s'io potessi appressar l'amato raggio
e del mio stesso corpo a lui far ombra,
e quando parte e quando torna il sole.
Prima sia oscuro il sole e freddo il foco,
nè faranno ombra in nessun tempo i boschi,
che del bel raggio in me non arda il vampo.
[V. 11 B. certo.]
Deh! perchè non è meco il sacro volto
dovunque io vadi, o per sole o per ombra,
ch'avria forse men forza al cuore il fuoco
e soffrirei più lieta ogni mio vampo;
ma puote solo un raggio del mio sole
farmi beata ne gli ombrosi boschi.
E perciò in odio avrò sempre quei boschi
che torrammi il veder del sacro volto,
e i chiari raggi dell'almo mio sole
che fean sgombrar le nube e fuggir l'ombra,
e me sola gioir nel chiaro vampo
qual salamandra nel più ardente fuoco.
Quanto mi fora dilettoso il fuoco,
noiosi i fonti e via men grati i boschi,
men cari i faggi e men noioso il vampo,
s'unir potessi il mio volto al bel volto
e col mio stesso corpo al suo far ombre,
ben d'arder godrei toccando il sole.
Deh, dicesse il mio sole: anch'io sto in foco
però non cercar più ombra ne' boschi,
che vo' che 'l volto mio tempri il tuo vampo.
[Questo componimento fu probabilmente diretto al MANELLI, quantunque
il _sacro volto_ lasci credere trattarsi di qualche porporato.]