XXIV. -- Allo stesso

Più volte, Ugolin mio, mossi il pensiero

per risonar con la zampogna mia,

vostra rara virtute e cortesia,

poggiando al ciel col bel suggetto altero.

Ma, lassa, invan m'affanno (o destin fero)

che roco è 'l suono, e la mia sorte ria,

sì dietro a i miei dolor tutta m'invia,

che levarmi da terra, unqua non spero.

Cantino altri di voi tanti pastori,

che pascon le lor gregge a l'Arno intorno,

a cui le Muse, a cui fortuna è amica;

io s'unqua al mio felice stato torno,

non pur non tacerò miei santi ardori,

ma voi sarete mia maggior fatica.

[V. 1 E. movo]

[10 greggie.]

[_Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit. pag. 115.]

XXV. -- Allo stesso

_(Cod. Vat. Ottob. 1595)._

Ho più volte, Signor, fatto pensiero

di risonar con la zampogna mia,

di te il valor e l'alta cortesia,

salendo al ciel presso al suggetto altiero.

Ma, lassa, invan m'affanno, o destin fiero,

che roco è 'l suono, e mia fortuna rìa,

sì dietro a miei dolor tutta m'invia,

che levarmi di terra indarno spero.

Cantin di te tanti gentil pastori,

che pascon le lor greggie al Po d'intorno,

a cui le Muse, a cui fortuna è amica:

forse il mio Mopso ancor, fatto ritorno,

farà sentir non pur suoi bassi amori,

ma tu sarai la sua maggior fatica.

[Questo sonetto diretto prima al Martelli, appare qui scritto per il

Muzio come chiaramente rilevasi dal nome di _Mopso_.]

Rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI · 第 29 / 142 题