Fattucchierie.
Ottenuto, per mezzo di impegni, un terzo abboccamento col prete Pittui,
questi si mostrò addirittura implacabile, nè volle udire ragione
alcuna. Non valsero preghiere, nè umiliazioni per smuoverlo dal suo
proposito. Allora gli dissi con significato:
— Chi lo sa? i tempi cambieranno!
E il prete con aria minacciosa:
— Possono cambiarsi in bene, ed anche in male!
— Badate, reverendo! quando i tempi si cambiano in male, i signori
rischiano di perdere la vita e il patrimonio; — i poveri invece non
potranno rischiare che la sola vita, poichè non hanno altro da perdere!
E così dicendo presi commiato dal prete, in preda ad un’agitazione
febbrile, che non riuscivo a dominare.
Da quel giorno vissi irrequieto e cominciai a disperare di me, della
mia fortezza d’animo, della mia fibra d’acciaio.
I miei timori non furono infondati. Il prete cominciò la sua vendetta,
valendosi vigliaccamente dei mezzi che gli dava il suo ministero. Egli
mi fece le _fattucchierie_, nè tardai ad accorgermi che mi trovavo
sotto l’influenza d’una _legatura_. Caddi ben presto ammalato; di quel
malore singolare, che i medici sono impotenti a guarire[10].
Non si rida delle mie credenze. La mia convinzione è profonda, perchè
fondata sulla esperienza di tutta la mia vita.
Io ero _fatturato_. Il prete Pittui mi aveva fatto le _legature_,
e dovevo pensare a scioglierle. Mi sentivo seriamente ammalato, e
bisognava guarire.
La mia malattia era curiosa. Mi sentivo tutto pesto — come se
fossi stato bastonato senza misericordia. Provavo una svogliatezza
singolare, dolori atroci alle ossa, punture insopportabili a tutte
le articolazioni. E questi dolori si facevano più acuti nell’ora del
Vespro, alla vigilia delle feste solenni — quasi a ricordo della festa
di _Nostra Signora di Bonuighinu_. Era in quel vespro che Maddalena
Pintus Marongiu si era appoggiata al mio braccio per recarsi alla
fontana!
Dovevo dunque pensare alla guarigione. Io ben sapeva che in questi
casi è opera vana ricorrere ai medici; bisognava raccomandarsi ai soli
preti, o a persone esperte nella scienza delle fattucchierie.
Mi rivolsi, primo fra tutti, al nostro vice parroco Giovanni Stara,
un buon prete esemplare, molto povero. Egli si munì di stola, di
aspersorio e di breviario, e cominciò gli esorcismi.
Per tre volte ricorsi a lui, e devo dichiarare che fra i consultati fu
il più efficace nella cura. I miei dolori non cessarono, ma diminuirono
sensibilmente e mi diedero tregua per qualche settimana.
Seppi un giorno, che nel villaggio d’Ossi era un prete assai potente
negli scongiuri. Si chiamava Valerio Pes. Montai a cavallo e andai a
visitarlo.
Come il vice parroco Stara, egli mi fece mettere ginocchioni, mi lesse
il breviario, mi asperse d’acqua santa, e mi raccomandò di ripetere
la prova altre due volte. Dopo i tre esperimenti, gli dissi che i miei
dolori erano più intensi e che non avevo risentito alcun miglioramento.
Allora il reverendo Pes mi confessò addirittura, che egli si trovava
in una condizione eccezionale. Anche lui era un _fatturato_, per
_legatura_ fattagli da un prete nemico, il cui potere era maggiore
del suo. A ciò dovevo attribuire la vera causa dell’inefficacia degli
esorcismi[11].
Non volendo lasciare intentato alcun mezzo per riacquistare le
perdute forze, mi decisi a consultare un bravo agricoltore florinese,
potentissimo nell’arte degli esorcismi.
Il metodo seguito da questi profani era d’ordinario il seguente.
Anzitutto l’esorcista doveva operare dopo un intimo colloquio colla
propria moglie. In seguito si muniva di un archibugio sardo, che avesse
già servito ad uccidere un uomo, e si recava col paziente ad una vigna,
i cui viali fossero disposti in croce. Fatto collocare il malato in un
crocicchio, gli appoggiava alla schiena il calcio del fucile, e gli
ordinava di far fuoco in quella posizione, portando all’indietro la
mano per far scattare il grilletto. Partito il colpo, la _legatura_ era
sciolta.
Per due volte l’esorcista ripetè l’esperimento, ma senza alcun
vantaggio per me. Finalmente mi disse con dolore:
— È questa la prima volta che fallisce la mia prova. Dunque una mano
potente pesa sul tuo capo, e non ti resta che raccomandarti a Dio.
Queste parole mi colpirono vivamente, e quasi ne piansi. Per fortuna,
in quei giorni, i dolori mi diedero un po’ di tregua, e non perdetti
del tutto la speranza della guarigione.