sono. — Non le par tempo di finir la musica? La tela è levata e la
commedia, od il dramma incomincia.
IDA (_con brio_)
Oh! eccomi tutta attenta allo spettacolo.
CLAUDIO (_risentito_)
Ida!
IDA (_accigliata_)
Cioè?
CLAUDIO (_dopo un silenzio_)
Via, no, non mi guardi così...
IDA
Ma lei smetta quel tono.
CLAUDIO
Mi perdoni. Ha ragione, sono insopportabile. Non sarei così, sa. Ma
lei anche perchè è tanto strana e volubile? Ora vicina vicina, ora
tanto alta e lontana. (_abbassando la voce_) Se mi vuol bene me lo
dica. Non le pare che a quest’ora, dopo che ho tanto, tanto atrocemente
sofferto..? (_dopo aver aspettato invano una parola_) E se mai, se
proprio non sono nulla per lei, allora perchè non è schietta? Non può
farsi chiara?
IDA
Eh sì, lo potrei.
CLAUDIO
Ma dunque?
IDA
Lo sa, ci ho i miei momenti...
CLAUDIO (_aspro_)
Bene, se non vuol esserlo lei, lo sarò io, e subito.
IDA (_freddamente_)
Così ci sarà compenso.
CLAUDIO (_venendo a lei_)
Veda, non posso regger più; oh! lo comprenda. È tempo. Le ho dichiarato
nettamente che l’amavo sempre, perciò tutto è finito per me. (_con
forza_) Nella mia vita non ci può essere più altro che il suo amore.
Più altro, più nulla. — Ecco: ho violata la mia parola, mancato ad
un obbligo santo: sto commettendo con lucida coscienza, con animo
deliberato un’azione spregevole, indegna d’un uomo d’onore...
IDA
E perchè... (_interrompendosi_) Dio buono, che grandi frasi, che tristi
parole!
CLAUDIO
Dunque poichè il fatto è questo, poichè lei mi ha lasciato parlare,
deve od accettare o respingere. È così, donna Ida, è così, è così...
(_mutando tono_) Mi basta un gesto, basta una parola: un sì, un no,
ma esplicito (_con energia_). E, se fosse un no, abbandono tutto,
mi riallontano e per sempre, per sempre; senza speranza di ritorno,
risoluto a non vederla più mai.
IDA (_accennandogli pacatamente di sedere_)
Amico, abbassate la voce, vi prego. Parliamo con calma. (_con un
sorriso_) Non volete già ripartire stassera?
CLAUDIO (_ritorna a sedere_)
IDA (_a mezza voce_)
Un rimedio che le ha tanto giovato!...
CLAUDIO (_ferito_)
Se non m’ha giovato, la colpa non è tutta mia... oramai.
IDA (_seria_)
Cioè?... Ah ecco, ci sono. Ebbene queste sono parole che non mi sarei
mai aspettate! L’ho accolto con festa, l’ho invitato alla villa, e ve
l’ho trattenuto. Sono questi i miei torti? (_dopo una pausa_) Ah voi
altri uomini come siete terribili per tormentare voi stessi e chi vi
vuol bene! Irrequieti, sospettosi, vanitosi, turbolenti... Volete far
così poco per farvi amare, sapete far tutto per rendervi impossibili.
E non comprendete mai, non indovinate mai: agite all’opposto sempre di
quel che dovreste. Ruvidi quando sarebbe il caso d’essere miti; deboli
ed inetti quando dovreste essere forti. Infine sapete qual è il mio
vero torto? (_dopo una pausa, porgendogli la mano_) Quello di voler
essere anzitutto compresa.
CLAUDIO (_bacia la mano e vuol trattenerla fra le sue_).
IDA (_ritirandola_)
Ma, e le mie cifre?
CLAUDIO
Ora le trovo; le porrò in netto domani.
IDA (_osservando_)
Non troppo grandi, mi raccomando. Così non c’è male. Ma se finite poi
non mi garbano?...
CLAUDIO
Ne farò delle altre. Ecco (_guardando lo schizzo_) I. G. S.
IDA-GALLIARI-SANESI... Sanesi!... Mi ricordo quand’era ragazza, la
prima volta che l’ho veduta; mi trovavo con Piero, ne abbiamo parlato
tutto quel giorno. Chi m’avesse detto.... (_s’interrompe_) Dio!
come tutto mi turba; come tutto mi offusca, il passato, il presente,
l’avvenire...
IDA (_con dolcezza_)
Serra, badi che ricomincia.
CLAUDIO (_a mezza voce_)
Ah! se non fossi geloso...
IDA (_con leggerezza_)
Anche geloso?!
CLAUDIO (_grave_)
E con ragione.
IDA
Sicuro. — Vediamo la ragione?
CLAUDIO
Ebbene, no.
IDA
Oh via... Poichè ha cominciato, finisca. Geloso di chi?
CLAUDIO (_si morde le labbra tacendo_).
IDA (_con mal repressa ansietà_)
Dunque, sentiamo di chi?... Di Laneri, no?... sì!... Cos’ha scoperto?
dica. Vi è qualche cosa di fosco nel nostro modo di essere? —
Spiegherò io: avrò avuto per lui qualche riguardo, qualche preferenza
giustificata dal minor grado d’intimità, dall’esser lui più nuovo, più
estraneo di lei in casa nostra. Ecco.
CLAUDIO (_con impeto_)
Non è questo: è il contrario anzi. È il vederle dimostrar a Laneri una
freddezza che mi par esagerata, ingiustificabile; è il vedere come lui
non se ne dia per inteso. (con esitanza) Tanto più...
IDA (_fissandolo_)
Coraggio!
CLAUDIO
Oh no!...
IDA (_in piedi_)
Adesso s’ha da spiegare.
CLAUDIO
No.
IDA (_imperiosa_)
Badi, che lo esigo.
CLAUDIO
Eh! infine, perchè no...? (_concitato_) L’altro giorno, dopo pranzo,
Carlo era andato alla tenuta; lei passò con Piero in giardino; io mi
ritrassi a scriver lettere. Dalle finestre, attraverso ai rami brulli
vi vidi passar nel viale stretto che segue il muro di cinta. Lei era
al suo braccio... v’era nell’andatura un abbandono... quel non so che
prova d’intimità, d’accordo completo nei sentimenti...
IDA
Serra!
CLAUDIO (_con impeto_)
Erano due amanti ch’io vedevo in quel punto!
IDA
Serra...
CLAUDIO
E perchè vi spiccaste quand’io m’affacciai?
IDA
Ma basta, basta... (_siede e riprende il lavoro, lunga pausa_). Così
guai! Non posso avere un momento di distrazione, permettermi uno
scherzo, un’inezia? Non posso trovarmi stanca e cercar semplicemente
il braccio di chi m’è vicino?.. devo serbare un contegno serio,
irreprensibile, rigido... ridicolo... E scrutar le finestre, e
guardarmi alle spalle! (_cambiando tono_) Però, non so perchè io le
risponda; perchè io raccolga le sue parole, quasi intendessi scolparmi,
o... le accordassi diritti, che certo non avrà mai!
CLAUDIO (_esasperato, addoloratissimo_)
Signora, lei è troppo forte per me!... Non abusi della sua forza. Non
ne abusi. Mi sento perduto, sono fuori della via retta, non ho più
scrupoli, non ho ritegno. — Posso cacciarla ancora una volta dal cuore
e allora... il conto che m’avrebbe a rendere sarebbe terribile!
SCENA III.
DETTI e _PIERO_.
_Piero, che sarà comparso dietro l’invetriata, entra con qualche
strepito._
PIERO (_deponendo mantello e cappello nel fondo_)
Eccomi. Come Dio vuole il barone ha fatto in tempo. Ma è molto se
ha avuto campo a prendere il biglietto. Il treno era già arrivato.
È scappato via, lasciando un mondo di saluti... (_venendo avanti_)
Abbiamo una sera tepida, relativamente, ma fosca. (_guarda il disegno
di Claudio_) E tu hai lavorato?
CLAUDIO (_asciutto_)
Come vedi.
PIERO
Che le pare, baronessa, di queste cifre?
IDA
Bellissime.
PIERO
Gran bella cosa saper disegnare!... Non ci ho inclinazione. Questo
poi, del trovar cifre, arabeschi, che so io, è un talento speciale.
Serra lo possiede mirabilmente; l’ho veduto compir miracoli; scioglier
veri problemi, venir a capo di cifre complicate, formar monogrammi
ingegnosi, nitidi, stupendi. Ma credo pure che vi siano lettere per
così dire ribelli, ad ogni combinazione. L’I col G e coll’S devono
essere di queste.
CLAUDIO (_aspro_)
Chi te lo dice?
PIERO
Lo vedo.
CLAUDIO
Eccoti il lapis: provati!
PIERO
Sai che non so disegnare. Dunque...
IDA
Signori, chi mi dà l’ora?
PIERO (_guardando l’orologio_)
Mezzanotte a momenti.
IDA
Grazie (_incomincia a riporre il lavoro_).
CLAUDIO (_che avrà passeggiato un momento_)
Mi ritiro. Penso di alzarmi per tempo domani. Voglio cacciar tutto il
giorno.
PIERO
Cacceremo insieme.
CLAUDIO (_senza tornare alla tavola, s’inchina_)
Baronessa... Buona notte, Laneri. (_entra nel secondo uscio a destra_).
PIERO (_prontissimo_)
Cos’ha?
IDA
Dubita.
PIERO
Di che?
IDA
Ci ha visti l’altro ieri, nel viale.
PIERO
Ah!... (_dopo un momento_) Mi vuoi bene?
IDA (_accenna di sì col capo_).
PIERO
Ma tanto? (_con passione_) Una parola, Ida?... Mi vuoi bene?
IDA
Troppo.
PIERO (_accostandosi_)
Siamo liberi, soli...
IDA
Guardati!
CLAUDIO (_ricomparso sulla soglia, viene innanzi lentamente, cercando
sul sofà, poi sulla tavola_).
Cerco e... non trovo; credevo d’aver un libro in camera e non ce l’ho.
Non so dove posso averlo lasciato...
PIERO
Che libro?
CLAUDIO
La _Revue des deux Mondes_, l’ultimo fascicolo.
PIERO
La _Revue_? Era qui pur ora... eccola. (_gli porge un libro_).
CLAUDIO
Grazie... Vi è un articolo bellissimo... 1º dicembre? Ma non è
l’ultimo! (_continua a cercare_) Un articolo tanto bello; ma non fa
nulla, se non trovo l’altro ritengo questo — a meno che vi sia chi
l’abbia in lettura?
IDA
No, no. (_alzandosi_) Auguro a loro signori una felicissima notte.
(_porge loro la mano, risale la scena ed entra a sinistra_).
SCENA IV.
_PIERO, CLAUDIO_
PIERO
Cercavi il fascicolo 15 dicembre, l’avevi sott’occhio.
CLAUDIO
Grazie! (_lo sfoglia, stando in piedi, distratto. Un silenzio nel quale
si sente che entrambi fanno uno sforzo per restar calmi_).
PIERO (_si sarà allontanato verso la porta a destra_)
Non vorrai dormir qui ed io nemmeno, perciò: buona notte!
CLAUDIO
Buona notte. (_subito_) Piero?
PIERO
Eh?
CLAUDIO
Lo sai, che v’è una cosa che io non riesco a spiegarmi?
PIERO (_sempre lontano_)
Quale?
CLAUDIO (_movendosi verso di lui_)
Ecco, non mi so dare una ragione della gelida indifferenza di donna Ida
verso di te.
PIERO (_pacatamente_)
Tu vedi dell’indifferenza nel contegno della baronessa, verso di me?
(_avvicinandosi_) Santo Dio, che vuoi che ci sia?
CLAUDIO (_spiccando le parole_)
Non mi so dare una ragione dell’antipatia di donna Ida verso di te.
PIERO (_sempre calmo_)
Non trovi la ragione d’un fatto che non esiste.
CLAUDIO (_a denti stretti_)
Non son cieco, nè sordo, nè scemo.
PIERO
Sei un gran visionario, però... Antipatia?... È così che m’hai detto?
CLAUDIO
È la mia parola.
PIERO
Euh!?... Ben, ti giuro che non me n’ero accorto.
CLAUDIO
Ed è questo che mi sorprende. Ti ho sempre veduto star così sul
puntiglio, sempre; ed ora...
PIERO
No, non son tanto assoluto. In fondo ho un carattere che rifugge
dall’analisi, non sono fatto per approfondire. Mi abbandono io,
(_blando_) gusto il presente senza crucciarmi del passato, senza
angustiarmi per l’avvenire. Sono qui, con te, mi trovo bene, ci sto e
non cerco altro. Oggi la discrezione mi suggeriva d’andarmene... fui
pregato con gentile insistenza a rimanere, e son rimasto.
CLAUDIO
Insistenza naturalissima in persone ammodo, squisitamente cortesi.
PIERO (_scuotendosi_)
Oh, oh!... Mi dici questo con un tono,... (_scaldandosi_) Dunque a
parer tuo si è insistito meco per pura convenienza?... Perdio! Mi devi
parlar chiaro, è affar delicato. Se v’è un’ombra di verità in ciò che
affermi, presto fatto. Domani mi fo capitar una lettera di richiamo,
un telegramma, trovo un pretesto e via senz’altro, torniamo in città
senz’aspettar Natale, nè capo d’anno. (_con intenzione_) Dico torniamo,
al plurale, perchè partendo io, non immagino che tu voglia restare?
CLAUDIO (_siede e sfoglia nervosamente il libro_).
PIERO (_con calma_)
Ti pare?... In due sì, ma uno solo, tu solo?... Uhm! Non so se al
barone garberebbe trovarti qui, solo, al ritorno.
CLAUDIO (_fissandolo_)
Cioè?
PIERO
Cioè,... che vuoi, ho sempre sospettato un pochino che la tua partenza
precipitosa d’un anno fa, fosse causata da... non saprei come dire...
da un incidente, via, al quale incidente il barone e la baronessa
Galliari non erano estranei. Eri venuto alla villa per un mese,
come gli altri anni, e sei scappato via dopo due settimane, e mi sei
capitato a casa con una faccia,... e per offrirmi, così a bruciapelo,
d’accompagnarti in un viaggio, di cui non m’avevi parlato mai, deciso
lì per lì,... un’inezia, un giretto d’un anno! E poi non son cieco, nè
sordo, nè scemo nemmeno io...
CLAUDIO (_con impeto_)
Ebbene, quando ciò fosse, quando io avessi perduto per un momento
la testa e guardato donna Ida con occhi diversi da quelli con cui la
dovevo vedere, come mai ciò potrebbe riguardar te, adesso! — A meno che
non accada ora a te quello che accadde a me in quel tempo!
PIERO
Oh!
CLAUDIO
Sarebbe un bel fatto la scoperta d’un Werther nel freddo Laneri!
PIERO
Sei matto!
CLAUDIO
Ebbene ti accerto che...
PIERO (_pronto, interrompendolo_)
Basta. Non è argomento da scherzi. Se non vuoi risparmiar me, risparmia
almeno la baronessa. Concludo. — Mi par che in questa circostanza
dobbiamo partire o restar tutti e due. Galliari ha diritto di trovar le
cose come le ha lasciate. È inutile ch’io mi spieghi di più.
CLAUDIO
Intendo, secondo la tua esperienza mondana...
PIERO
La mia esperienza mondana, caro mio, mi consiglia d’andar a letto
quand’è tempo. Buona notte. (_gli dà la mano; entra a destra nella
porta più vicina al proscenio_).
SCENA V.
_CLAUDIO, NICOLA_
_Claudio va alla tavola a ripigliare il libro e rimane con gli
occhi fissi sul posto occupato dall’Ida, come se ancor ve la
vedesse._
NICOLA (_entra_)
Oh perdoni! Non sentivo più movere, venivo a spegnere.
CLAUDIO
Puoi farlo. (_accende un sigaro al lume e va lentamente
all’invetriata_).
NICOLA
L’aria si è rifatta cruda.
CLAUDIO (_apre l’imposta_)
NICOLA
Vuole andar fuori senza cappello?
CLAUDIO
Mi duole il capo, rinfresco la fronte.
NICOLA
Si guardi, sa; come dicevo, l’aria è pungente, par piena di spilli; non
stia poi troppo. — L’uscio a vetri?
CLAUDIO
Va, va; lo chiuderò io.
(_Nicola spegne e si ritira. Claudio scende in giardino_).
SCENA VI.
_PIERO, CLAUDIO_
_La scena rimane vuota. Piero riapre l’uscio pian piano, guarda,
porge l’orecchio, va all’uscio di donna Ida e vi entra. Dopo un
momento Claudio balza in casa, corre all’uscio di Piero, vi entra
e ricompare sulla soglia pallido e stravolto. Cala la tela._
ATTO IV.
Stanza nell’appartamento di Serra in città. Armi e quadri sulle pareti.
Orologio a pendolo. Scaffale con libri. Una scrivania, poltrone,
canapè.
SCENA I.
_CLAUDIO, LUIGI_
CLAUDIO (_alla scrivania con un candelliere acceso davanti, in atto di
suggellare una grossa busta. Pallido, gesti febbrili_)
Luigi?... (_con impazienza_) Luigi, Luigi!
LUIGI (_entrando_)
Eccomi!... comandi.
CLAUDIO (_dopo un momento, guardandolo_)
T’ho chiamato... (_chiude gli occhi nello sforzo di richiamar le idee_).
LUIGI (_timidamente_)
È pallido, sa. Si sente male?
CLAUDIO (_dopo aver guardato l’orologio a pendolo_)
Aspetto gente che non dovrebbe tardare. Aspetto il signor Laneri. Può
darsi... può darsi che non sia solo.... Comunque, introdurrai, ecco
tutto.
LUIGI
Sta bene, sì signore. Adesso... vuol caffè?
CLAUDIO (_si alza e passeggia nervoso_)
LUIGI
L’ho tenuto al caldo, il caffè; è pronto, è buono. Se preferisse una
tazza di cammomilla, può averla subito. — Ho veduto che non ha toccato
il letto, se vi si buttasse... Non le pare? Lo chiamerei quando venisse
il signor Piero... E se anche volesse il dottore... ne abbiamo uno
vicino...
CLAUDIO
Su te si può contare?
LUIGI (_dopo essere rimasto un momento a bocca aperta_)
Su me, dice? Se non può contare su di me, su chi vuol contare? Da
quant’anni sono in casa?.... Non lo so più; era viva ancor sua nonna,
così dunque...
CLAUDIO
Va in pace.
LUIGI
Vado via. Se ha bisogno, sono di là... Non l’adopera più la candela?
CLAUDIO (_siede_)
LUIGI
No?... allora... (_soffia il lume. Scampanellata. Luigi corre via.
Claudio scatta in piedi e si volge all’uscio_).
SCENA II.
_PIERO, CLAUDIO_.
_Piero, smorto, con qualche disordine negli abiti. Entrando si
libera dal cappello e viene difilato a Claudio, senza alcun
saluto._
PIERO (_mostrando una lettera_)
Vero, questo?
CLAUDIO
Vero.
PIERO
Hai fatto questo! — Tu?
CLAUDIO
Sì. (_dopo un momento_) Perchè dubiti? In certi casi... procedimento
sommario...
PIERO
Ah!?
CLAUDIO
E d’altronde poi...
PIERO
Vieni al fatto.
CLAUDIO
Il fatto è questo. Te lo ripeto tutto, perchè posso aver omesso
qualcosa, scrivendo. — L’altra sera, alla villa, la baronessa si
ritirò a mezzanotte. Restammo soli, vi furono fra noi poche parole
aspre,... le prime in tanti anni. Mi lasciasti per andare a letto. Mi
sentiva male; non so perchè, soffocavo. Scesi in giardino e mi gettai
sulla panca che sta sotto il cipresso grande; di fronte alle finestre
di donna Ida. V’era lume ancora, vedevo l’ombra di lei sulle cortine
bianche, abbassate. Ad un tratto, qualcuno entrò dalla porta vicina
alla finestra. Vidi l’atto delle braccia, e poi lei che sciogliendosi
bruscamente corse a chiuder le imposte. Era stato un attimo, un
lampo, un sogno! Subito non compresi qual enorme consenso significasse
quell’atto: la barriera nera sbattuta fra voi ed il di fuori... Poi
riafferrai la visione, ti vidi... Tu, tu nella sua camera a quell’ora?
Saltai in casa. — Era vero, era vero: la tua camera era vuota. (_si
lascia andar seduto_) E lo rimase... Passai la notte in sala; immagini
cosa si può diventare in una simile attesa? (_alzandosi_) Non vi
ho sturbati, non è vero? Non ho urlato, nè riso, nè cantato come ne
sentivo lo stimolo; non ho buttata a terra la porta... Avevo paura,
movendomi, di cascar morto. Credevo di scagliarmiti addosso quando
saresti uscito... Ma, e poi, bastava? — Sono fuggito a piedi, in
fretta, in furia, così com’ero perchè... Perchè poteva darsi che il
mondo finisse!
PIERO (_alza le spalle con impazienza_)
CLAUDIO (_con ira_)
Aspetta! Ho ben saputo aspettare a suo tempo? — Fui in città, a casa
tua; parlai al domestico, chiesi di veder le tue lettere tutte e di
comprar quelle che potevano interessarmi. Accettò, e... mi trovò egli
stesso in un ripostiglio ciò che cercavo. Intelligente; fedele anche,
ne volle un bel prezzo! Le avrei pagate con sangue... E seppi tutto,
ebbi completo il romanzo. Tu da più di tre anni amante di donna Ida;
ella si abbandonava già a te, al tuo amore quando respingeva così
superbamente il mio! Usciva forse dalle tue braccia, il giorno in
cui per dar lo scambio, sopir forse un dubbio e liberarsi di me, mi
denunziava al marito. Io partii; i vostri amori continuarono fino a
che, avendo Galliari voluto stabilirsi in campagna, i convegni si
fecero per forza più rari... Laneri non veniva in casa; bisognava
introdurlo. Come far accettare al barone un amico giovane, nuovo,
inatteso?... Un’ultima deliziosa letterina, scritta due giorni prima
del nostro arrivo alla villa, mi fa l’onore d’occuparsi di me; e mi
rivela l’intrigo. Io, io ero destinato a metterti in casa; io amico
tuo; amico da tanto tempo di Carlo, il quale, dopo l’ammirabile
rivelazione fatta da sua moglie un anno prima, non poteva più
permettersi sospetti, nè su di lei così franca e fedele, nè su di me,
che credeva guarito e che glielo giuravo!
PIERO
Meno parole... e poi?
CLAUDIO
Oh poi!... Quand’ebbi lette e assaporate le lettere, ne scrissi una
anch’io, alla baronessa, e l’hai tra le mani.
PIERO (_padroneggiandosi_)
Senti, Serra; parliamo con calma. Torna in te. Sai, che certe
confidenze sono impossibili tra amici, tra fratelli. Sono incompatibili
con... Insomma disonorano chi le fa. Che potevo dirti, io?
CLAUDIO (_non risponde_)
PIERO (_dopo aver aspettato_)
Renderai quelle lettere?
CLAUDIO
Senti, Laneri, parliamo con calma. Io ci ho un dubbio che non ho potuto
schiarir mai. Non saprei decidere se una lettera appartiene a chi l’ha
scritta od a chi la riceve. Perciò cambio avviso come a me garba o
conviene. In questo caso le lettere devono tornare, secondo me, a chi
le ha scritte.
PIERO
Spieghiamoci. Tu vuoi che la baronessa te ne faccia richiesta?
CLAUDIO
Ecco.
PIERO (_avviandosi_)
Bene. Torneremo.
CLAUDIO (_alza le spalle_)
PIERO (_tornando_)
Sola?... No.
CLAUDIO
Oh! e perchè?
PIERO (_frenandosi_)
Non acconsentirà mai.
CLAUDIO (_con ironia_)
Credi? — Però, le donne hanno modi così singolari d’intendere la
dignità... Foss’io te, non prenderei impegno per lei.
PIERO (_con voce sorda_)
Claudio!... Sai cosa penso di te?
CLAUDIO
Forse precisamente quello che ne penso io.
PIERO
Penso che sei... Ah! via, finiamola tra noi, tra uomini.
CLAUDIO (_freddamente_)
Un duello?! — Eh, certo sarebbe un sollievo trovarsi di fronte,
avventarci l’uno contro l’altro e soffocar tutto nel sangue..... Ma io
non voglio.
PIERO (_va a lui, stravolto, coi pugni stretti_)
CLAUDIO (_impassibile_)
Eeheh!..... Ho previsto tutto; sai. Non vi salverebbe neppur la mia
morte.
PIERO (_si ferma. Dopo una pausa, durante la quale il suo volto cambia
espressione_)
Claudio, e se fosse la mia?... La mia morte, dico. Per Dio, sei un
uomo, vendicati dell’uomo! — Dammi le tue condizioni, parla.
CLAUDIO
Ho parlato.
PIERO
Sono disposto a tutto, sai, a tutto. Come vedi, il campo è ampio, alla
tua vendetta. Non la rivedrò più..... Mi comprendi?
CLAUDIO (_non lo guarda, non risponde_)
PIERO (_con angoscia crescente_)
Non la rivedrò più... Andrò via, lontano; non tornerò, non udrai più
parlare di me, mai, mai..... Se mi troverai sulla tua strada potrai
uccidermi come un cane... Vado via, Claudio, partirò quando vorrai. Te
ne dò la mia parola d’onore. (_con forza_) Si può non credere in Dio,
ma alla parola d’un gentiluomo si deve credere.
CLAUDIO (_non risponde_)
PIERO
Ma... poichè ti giuro sulla memoria di mia madre che tutto sarà finito!
Non intendi, non ti basta? Ti par poco? Vuoi..... vuoi, vuoi che io
ti scriva qui di mio pugno una lettera nella quale ti annunzio che mi
uccido? — La mostrerai poi.
CLAUDIO (_accenna di no, col capo_)
PIERO
E rispondi! Ma cosa vuoi, che pretendi?... Dammi quelle lettere,
Serra... Claudio, dammi quelle lettere, dammele per lei..... Se l’hai
amata devi poter perdonare...; l’amore non può esser tutto svanito in
poche ore. — No, di lei, no, ma di me fa quel che vuoi. T’ho detto:
a _tutto_, disposto a _tutto_. (_volgendo l’occhio alle armi della
parete_) A non uscir vivo di qui, a morir sull’istante. Si può...;
Non va... non ti basta? Faccio di più. Ti prego, ecco. Dammi quelle
lettere; ti supplico, e, per Dio, mi vuoi a terra? eccomi a terra!...
(_alzando subito la testa_) Non ti basta!
CLAUDIO (_voltandosi imperioso con voce terribile_)
No... Ti accordo la giornata intera!
PIERO (_esce_).
SCENA III.
_CLAUDIO, LUIGI._
CLAUDIO (_correndo alla scrivania_)
Luigi, Luigi?... Luigi!
LUIGI (_accorrendo_)
Signore...
CLAUDIO (_prestissimo_)
Vieni qui. (_mostrando la busta suggellata_) Ecco, tieni a mente, se mi
capita disgrazia...
LUIGI
Misericordia!!...
CLAUDIO
Taci. Prima d’ogni altra cosa, subito, subito, a qualunque costo, devi
portar al barone Galliari queste lettere; rimetterle a lui, a lui in
persona; trovarlo dovunque sia, e non affidarle a nessuno, per nessuna
ragione... M’hai inteso? Conto su te. (_mostrando un’altra busta_)
Quanto troverai qui, in questa busta al tuo nome, tutto per te.
LUIGI
Ah Signore! Madonna! per carità...
CLAUDIO
Zitto, va via e non entrare se non ti chiamo. (_suono di campanello_)
Corri, presto!
LUIGI (esce).
SCENA IV.
_CLAUDIO, IDA_
_Ida entra e si ferma vicino alla porta, che le si chiude
alle spalle. Claudio, in piedi alla scrivania, le accenna di
avanzare._
CLAUDIO
Non l’aspettavo così, subito...
IDA (_con voce bassa che si va rinfrancando_)
Sono venuta in città, appena ricevuta la lettera. Laneri mi ha
accompagnata. Mentr’era qui con lei, ero sotto nel legno... Or ora mi
disse... che... dovevo salire...
CLAUDIO
Fu convenuto così.
IDA (_con tono lento e grave_)
Sono venuta perchè so d’aver a che fare con un gentiluomo, incapace di
usare d’un mezzo... d’una forza comprata. Ho pensato che doveva essere
tornato in sè; trovarsi pago, vendicato abbastanza coll’affanno mio di
queste ore, e coll’umiliazione che m’infligge.
CLAUDIO (_le accenna di sedere_)
IDA (_ricusando e restando dove si trova_)
Così m’immagino... confido che mi vorrà restituir quelle povere lettere.
CLAUDIO (_freddamente_)
Ecco, certo così si accomoderebbe subito ogni cosa; e per il verso
che conviene a lei e a qualcun altro. Sarei io solo a rimetterci. Lo
ammetta una buona volta, baronessa, abbiamo fatto una curiosa giocata.
Io con la forza, lei con l’astuzia. Avrei potuto perdere e mi trovo
aver vinto. Dunque... non sta a me a pagare.
IDA
Se le dicessi che tutto è finito e che non rivedrò più Laneri?
CLAUDIO
Egli pure m’ha parlato così, ma ha compreso... ch’era tardi.
IDA
Dunque per quei fogli maledetti non vuol nè giuramenti, nè lagrime,...
neppur sangue?
CLAUDIO (_la guarda fissamente, senza batter ciglio_)
IDA