La mattina dopo, il dottor Jemma osservò il bambino e lo dichiarò
perfettamente sano. Non diede alcuna importanza al fatto della tosse
addotto da mia madre. Pur sorridendo delle cure e delle apprensioni
eccessive, raccomandò la cautela in quei giorni di freddo crudo,
raccomandò la massima prudenza per le lavande e pel bagno.
Ero presente mentre egli parlava di queste cose d'avanti a Giuliana.
Due o tre volte i miei occhi s'incontrarono con quelli di lei, in
lampi fuggevoli.
Dunque non veniva aiuto dalla _Provvidenza_. Bisognava operare,
bisognava profittare del momento opportuno, affrettare l'evento. Io mi
risolsi. Aspettai la sera, deliberato a compiere il delitto.
Raccolsi quanto di energia ancora mi rimaneva, aguzzai la mia
perspicacia, studiai tutte le mie parole, tutti i miei atti. Nulla io
dissi, nulla io feci che potesse destare sospetto, muovere stupore. La
mia circospezione non si rilasciò mai un istante. Non ebbi un istante
di debolezza sentimentale. La mia sensibilità interiore era compressa,
soffocata. Il mio spirito concentrava tutte le sue facoltà utili nel
preparativo per arrivare allo scioglimento di un problema materiale.
Bisognava che nella sera per alcuni minuti io fossi lasciato solo con
l'intruso, e in certe date condizioni di sicurtà.
Durante il giorno entrai più volte nella stanza della nutrice, Anna
era sempre al suo posto, come una custode impassibile. Se io le
rivolgevo qualche domanda, ella mi rispondeva con monosillabi. Aveva
una voce roca, d'un timbro singolare. Il suo silenzio, la sua inerzia
mi irritavano.
Per lo più ella non s'allontanava se non nell'ora dei suoi pasti. Ma
era sostituita per lo più da mia madre o da miss Edith o da Cristina o
da qualche altra donna di servizio. In quest'ultimo caso io avrei
potuto facilmente liberarmi della testimone, dandole un ordine. Ma
rimaneva sempre il pericolo che qualcuno sopraggiungesse
all'improvviso nel frattempo. E inoltre io ero in balìa della ventura,
non potendo io stesso scegliere la persona subentrante. Era probabile
che tanto in quella sera quanto nelle sere successive fosse mia madre.
D'altronde, mi pareva impossibile prolungare indefinitamente le mie
vigilanze e le mie ansietà, stare in agguato per un tempo incerto,
vivere nell'aspettazione continua dell'ora funesta.
Mentre ero là perplesso, entrò miss Edith con Maria e Natalia. Le due
piccole Grazie, animate dalla corsa all'aria aperta, chiuse nei loro
mantelli di zibellino, con su' capelli il tòcco della stessa
pelliccia, con le mani guantate, con le guance invermigliate dal
freddo, a pena mi videro si gettarono su di me allegre e leggère. E
per alcuni minuti la stanza fu piena del loro cinguettio.
--Sai, sono arrivati i montanari--m'annunziò Maria.--Stasera comincia
la novena di Natale, nella cappella. Se tu vedessi il presepe che ha
fatto Pietro! Sai che la nonna ci ha promesso l'Albero? È vero, miss
Edith? Bisogna metterlo nella stanza della mamma.... La mamma sarà
guarita per Natale; è vero? Oh, falla guarire!
Natalia s'era fermata a guardare Raimondo; e di tratto in tratto
rideva alle smorfie di lui che agitava le gambe senza posa come se
volesse liberarsi dalle fasce. Le venne un capriccio.
--Voglio tenerlo in braccio!
E strepitò per averlo. Raccolse tutta la sua forza per reggere il
peso; e il suo volto divenne grave, come quando ella faceva da madre
alla sua bambola.
--Ora io!--gridò Maria.
E il fratellastro passò dall'una all'altra, senza piangere. Ma a un
certo punto, mentre Maria lo portava in giro sorvegliata da Edith,
pericolò, fu per sfuggirle dalle mani. Edith lo sostenne, lo riprese,
lo restituì alla nutrice che pareva profondamente assorta,
lontanissima dalle persone e dalle cose che la circondavano.
Seguendo un mio pensiero segreto, io dissi:
--Dunque stasera comincia la novena....
--Sì, sì, stasera.
Io guardavo Anna che parve scuotersi e prestare un'attenzione insolita
al discorso.
--Quanti sono i montanari?
--Cinque--rispose Maria che sembrava minutamente informata di
tutto.--Due cornamuse, due ceramelle e un piffero.
E si mise a ridere ripetendo molte volte di seguito l'ultima parola
per incitare la sorella.
--Vengono dalla tua montagna--dissi volgendomi ad Anna.--Ce n'è forse
qualcuno di Montegorgo....
Gli occhi di lei avevano perduta la loro durezza di smalto, s'erano
animati, rilucevano umidi e tristi. Tutto il volto appariva alterato
dall'espressione d'un sentimento straordinario. E io compresi ch'ella
soffriva e che la nostalgia era il suo male.