VI.

Il pensiero della gita a Villalilla mi occupò per tutto quel giorno e

pel giorno seguente, di continuo. Non mai, credo, l'attesa dell'ora

stabilita pel primo convegno con un'amante mi aveva data un'ansietà

così fiera. "Cattivi sogni, cattivi sogni, soliti effetti dell'esser

allucinato!" io giudicavo le angosce del sabato tristo: con una

straordinaria leggerezza d'animo, con una volubilità obliosa,

posseduto interamente dalla pervicace illusione che scacciata

ritornava e distrutta rinasceva sempre.

Lo stesso turbamento sensuale del desiderio concorreva ad oscurare la

conscienza, a renderla ottusa. Io pensavo di riconquistare non l'anima

sola di Giuliana ma anche il corpo; e nella mia ansietà entrava una

parte di orgasmo fisico. Il nome di Villalilla suscitava in me ricordi

voluttuosi: ricordi non di mite idilio ma di passione ardente, non di

sospiri ma di gridi. Senza accorgermene, io avevo forse acuito e

corrotto il mio desiderio con le imagini inevitabili generate dal

dubbio; e portavo in me latente quel germe venefico. In fatti, sino

allora in me era parsa predominante la commozione spirituale, ed io,

aspettando il gran giorno, m'ero compiaciuto in puri colloquii

fantastici con la donna da cui volevo ottenere il perdono. Ora in vece

non tanto _vedevo_ la scena patetica fra me e lei quanto la scena di

voluttà, che doveva esserne conseguenza immediata. Il perdono si

mutava in abbandono, il bacio trepido su la fronte in bacio cupido su

la bocca--nel mio sogno. Il senso sopraffaceva lo spirito. E a poco a

poco, per una eliminazione rapida e inarrestabile, una imagine escluse

tutte le altre e m'occupò e mi signoreggiò, fissa, lucidissima, esatta

nelle minime particolarità. "È dopo la colazione. Un piccolo bicchiere

di Chablis è bastato a turbare Giuliana che è quasi un'astemia. Il

pomeriggio si fa sempre più caldo; l'odore delle rose, dei giaggiòli,

dei fiori di lilla si fa violento; le rondini passano e ripassano con

un gran garrire assordante. E siamo soli, ambedue invasi da un tremito

interiore insostenibile. E io le dico, a un tratto:--Vuoi che andiamo

a rivedere la nostra stanza?--È l'antica stanza nuziale che ad arte io

ho tralasciato di aprire nel nostro giro per la villa. Entriamo. C'è,

là dentro, come un cupo rombo, lo stesso rombo che pare sia in fondo a

certe conchiglie sinuose; e non altro è che il rumore delle mie vene.

Ed ella anche forse ode quel rombo; e non altro è che il rumore delle

sue vene. Tutto il resto è silenzio: pare che le rondini non

garriscano più. Io voglio parlare; e, alla prima parola rauca, ella mi

cade fra le braccia, quasi svenuta...."

Questa rappresentazione fantastica si arricchiva di continuo, si

faceva più complessa, simulava la realità, raggiungeva una evidenza

incredibile. Io non riescivo a contenderle il dominio assoluto del mio

spirito, pareva che risorgesse in me l'antico libertino, così profondo

era il compiacimento che io provavo a contemplare e ad accarezzare

l'imagine voluttuosa. La castità mantenuta per alcune settimane, in

quella primavera così fervida, produceva ora i suoi effetti nel mio

organismo ristorato. Un semplice fenomeno fisiologico mutava

completamente il mio stato di conscienza, dava una piega completamente

diversa ai miei pensieri, mi trasformava in un altro uomo.

Maria e Natalia avevano mostrata la voglia di accompagnarci nella

gita. Giuliana avrebbe voluto consentire. Io mi opposi; adoperai tutta

la mia abilità e la mia grazia per raggiungere lo scopo.

Federico aveva proposto:--Martedì io debbo andare a Casal Caldore. Vi

accompagno in carrozza sino a Villalilla: voi vi fermate e io

proseguo. Poi, la sera, ripassando, vi riprendo in carrozza; e

torniamo insieme alla Badiola.--Giuliana, me presente, aveva

accettato.

Io pensavo che la compagnia di Federico, almeno nell'andata, non

sarebbe stata inopportuna; mi avrebbe anzi tolto da una certa

perplessità. In fatti: di che avremmo discorso, se fossimo stati soli,

io e Giuliana, in quelle due o tre ore di viaggio? Quale attitudine

avrei presa verso di lei? Avrei potuto anche guastare le cose,

compromettere il buon esito, o almeno togliere la freschezza alla

nostra commozione. Non avevo sognato io di ritrovarmi d'un tratto con

lei a Villalilla, come per una magia, e di rivolgerle quivi la mia

prima parola tenera e sommessa? La presenza di Federico mi avrebbe

dato il modo di evitare i preliminari incerti, i lunghi silenzii

tormentosi, le frasi proferite a bassa voce per riguardo agli orecchi

del cocchiere, tutte insomma le piccole irritazioni e le piccole

torture. Noi saremmo discesi a Villalilla, e là, soltanto là, ci

saremmo ritrovati finalmente l'uno a fianco dell'altra, d'innanzi alla

porta del paradiso perduto.

L'Innocente · 第 23 / 72 题