Il pensiero della gita a Villalilla mi occupò per tutto quel giorno e
pel giorno seguente, di continuo. Non mai, credo, l'attesa dell'ora
stabilita pel primo convegno con un'amante mi aveva data un'ansietà
così fiera. "Cattivi sogni, cattivi sogni, soliti effetti dell'esser
allucinato!" io giudicavo le angosce del sabato tristo: con una
straordinaria leggerezza d'animo, con una volubilità obliosa,
posseduto interamente dalla pervicace illusione che scacciata
ritornava e distrutta rinasceva sempre.
Lo stesso turbamento sensuale del desiderio concorreva ad oscurare la
conscienza, a renderla ottusa. Io pensavo di riconquistare non l'anima
sola di Giuliana ma anche il corpo; e nella mia ansietà entrava una
parte di orgasmo fisico. Il nome di Villalilla suscitava in me ricordi
voluttuosi: ricordi non di mite idilio ma di passione ardente, non di
sospiri ma di gridi. Senza accorgermene, io avevo forse acuito e
corrotto il mio desiderio con le imagini inevitabili generate dal
dubbio; e portavo in me latente quel germe venefico. In fatti, sino
allora in me era parsa predominante la commozione spirituale, ed io,
aspettando il gran giorno, m'ero compiaciuto in puri colloquii
fantastici con la donna da cui volevo ottenere il perdono. Ora in vece
non tanto _vedevo_ la scena patetica fra me e lei quanto la scena di
voluttà, che doveva esserne conseguenza immediata. Il perdono si
mutava in abbandono, il bacio trepido su la fronte in bacio cupido su
la bocca--nel mio sogno. Il senso sopraffaceva lo spirito. E a poco a
poco, per una eliminazione rapida e inarrestabile, una imagine escluse
tutte le altre e m'occupò e mi signoreggiò, fissa, lucidissima, esatta
nelle minime particolarità. "È dopo la colazione. Un piccolo bicchiere
di Chablis è bastato a turbare Giuliana che è quasi un'astemia. Il
pomeriggio si fa sempre più caldo; l'odore delle rose, dei giaggiòli,
dei fiori di lilla si fa violento; le rondini passano e ripassano con
un gran garrire assordante. E siamo soli, ambedue invasi da un tremito
interiore insostenibile. E io le dico, a un tratto:--Vuoi che andiamo
a rivedere la nostra stanza?--È l'antica stanza nuziale che ad arte io
ho tralasciato di aprire nel nostro giro per la villa. Entriamo. C'è,
là dentro, come un cupo rombo, lo stesso rombo che pare sia in fondo a
certe conchiglie sinuose; e non altro è che il rumore delle mie vene.
Ed ella anche forse ode quel rombo; e non altro è che il rumore delle
sue vene. Tutto il resto è silenzio: pare che le rondini non
garriscano più. Io voglio parlare; e, alla prima parola rauca, ella mi
cade fra le braccia, quasi svenuta...."
Questa rappresentazione fantastica si arricchiva di continuo, si
faceva più complessa, simulava la realità, raggiungeva una evidenza
incredibile. Io non riescivo a contenderle il dominio assoluto del mio
spirito, pareva che risorgesse in me l'antico libertino, così profondo
era il compiacimento che io provavo a contemplare e ad accarezzare
l'imagine voluttuosa. La castità mantenuta per alcune settimane, in
quella primavera così fervida, produceva ora i suoi effetti nel mio
organismo ristorato. Un semplice fenomeno fisiologico mutava
completamente il mio stato di conscienza, dava una piega completamente
diversa ai miei pensieri, mi trasformava in un altro uomo.
Maria e Natalia avevano mostrata la voglia di accompagnarci nella
gita. Giuliana avrebbe voluto consentire. Io mi opposi; adoperai tutta
la mia abilità e la mia grazia per raggiungere lo scopo.
Federico aveva proposto:--Martedì io debbo andare a Casal Caldore. Vi
accompagno in carrozza sino a Villalilla: voi vi fermate e io
proseguo. Poi, la sera, ripassando, vi riprendo in carrozza; e
torniamo insieme alla Badiola.--Giuliana, me presente, aveva
accettato.
Io pensavo che la compagnia di Federico, almeno nell'andata, non
sarebbe stata inopportuna; mi avrebbe anzi tolto da una certa
perplessità. In fatti: di che avremmo discorso, se fossimo stati soli,
io e Giuliana, in quelle due o tre ore di viaggio? Quale attitudine
avrei presa verso di lei? Avrei potuto anche guastare le cose,
compromettere il buon esito, o almeno togliere la freschezza alla
nostra commozione. Non avevo sognato io di ritrovarmi d'un tratto con
lei a Villalilla, come per una magia, e di rivolgerle quivi la mia
prima parola tenera e sommessa? La presenza di Federico mi avrebbe
dato il modo di evitare i preliminari incerti, i lunghi silenzii
tormentosi, le frasi proferite a bassa voce per riguardo agli orecchi
del cocchiere, tutte insomma le piccole irritazioni e le piccole
torture. Noi saremmo discesi a Villalilla, e là, soltanto là, ci
saremmo ritrovati finalmente l'uno a fianco dell'altra, d'innanzi alla
porta del paradiso perduto.