A Firenze, in un caldo meriggio di giugno. Passando a caso per _quella_
via il barone Leonardo Folgardi alzò lo sguardo verso il palazzo e vide
aperte alcune finestre del primo piano.
Attraversò la via, varcò la soglia del portone ed entrò in portineria
per chieder ragguagli.
La portinaja non ne fu avara. Donna Costanza era in città da due
giorni, sola. — La contessa Clelia era rimasta in villa a Terbeno.
Desiderava far passare ambasciata?
Egli rimase alquanto perplesso. Desiderava di riverir donna Costanza,
certamente, e gli pareva strano ch'ella non lo avesse fatto avvertito
del suo passaggio in città.
— Riceve donna Costanza? — chiese finalmente.
La portinaia esitò alla sua volta. Veramente, aveva ricevuto ordini....
Ma trattandosi di lui, proverebbe.
Si accostò al portavoce e la chioccia frase s'ingolfò nel tubo.
Dopo un istante di attesa la donna si voltò e disse:
— Passi, signor Barone.
Leonardo salì il ricco scalone di marmo e trovò sul pianerottolo
Gaetano, il vecchio domestico, il quale lo salutò col rispetto dovuto
ad un intimo amico di casa e lo informò che donna Costanza contava di
ripartire all'indomani mattina.
Nulla infatti era stato mutato dell'assetto di riposo degli
appartamenti. I velluti e i broccati dei mobili stavano appiattati
sotto lo schermo delle coperture. Gli specchi, i candelabri, le lumiere
tralucevano dietro il velame delle garze che le avvolgevano. — Le
ampie e fastose sale parevano assopite nel silenzio fresco della loro
penombra. Il barone fu introdotto nel salottino verde, quel bel salotto
ove ella riceveva gli amici e dove egli aveva passate tante buone e
simpatiche ore. Com'era vuoto ora, pareva devastato! Coperti tutti
i mobili, scomparsi gli innumeri ninnoli. Un tavolino soltanto era
scoperto e sovr'esso giacevano alla rinfusa alcune lettere.
Il barone attese alquanto, poi vide alzarsi una portiera e farsi avanti
una bella signora che lo salutò cordialmente, porgendogli la mano.
Egli s'inchinò e baciò quella mano.
— Buon giorno, Leo — disse gaiamente donna Costanza. — Come avete fatto
a snidarmi?
— Per caso. Passavo, vidi aperte le vostre finestre e venni a chieder
di voi. Perchè non mi avete scritto?
— E chi vi dice ch'io non v'abbia scritto?'
— Ma non ho ricevuto niente.
— Accade talvolta che una lettera non sia subito recapitata. Guardate,
eccola qui, la vostra lettera.
Prese una fra le parecchie buste che stavano sul tavolino e la mostrò
a Leonardo, il quale vi lesse infatti il proprio indirizzo. Allungò
la mano, quasi istintivamente per prenderla, ma Donna Costanza, con un
rapido gesto, ritrasse la busta.
— No, lasciate stare, non importa ora. Sedete piuttosto e
chiacchieriamo un pochino.
Ma egli non sedette.
— Non voglio disturbarvi. Chissà quanto avrete da fare. Non potrei fare
qualche cosa per voi? Venni solo per mettermi a vostra disposizione.
— Vi ringrazio. Ma non mi occorre nulla. Ho fatto tutto in questi due
giorni.
— E vi riposate?
— Non ancora. Mi riposerò meglio.... più tardi.
— Domani?
— Domani — rispose donna Costanza lentamente, come trasognata — domani?
— Contate di ripartire domani?
Essa lo guardò un istante come incerta — poi disse a bassa voce:
— Sì, partirò domani.
La sua voce aveva un accento che sorprese Leo e gli fe' lievemente
aggrottare le ciglia.
— Non so che dirvi — osservò poscia — per quanto me ne dolga
personalmente, comprendo che con questi calori desideriate di tornar
presto al vostro delizioso Terbeno. Che c'è di nuovo, laggiù? Che fa la
contessa Clelia?
— Oh! la zia sta benone! Ma si annoia assai. È troppo giovane per star
volentieri in campagna.
— Scusate, è sui sessanta... se non erro.
— Non importa. Tutto sta nel carattere, nevvero? Per ora, non c'è
male. L'ho lasciata alle prese colla conversione politica del nuovo
Cancelliere.
— Ma quando il nuovo Cancelliere sarà convertito?
— Oh allora!...
Corrugò la fronte, con impeto bizzarro. Poi sorrise sedendo, con una
mossa piena di abbandono, sul piccolo sofà coperto.
— Troverà.... si occuperà altrimenti, farà benissimo anche senza di....
Si arrestò bruscamente e mutò accento.
— Andiamo, via, non sorridete, non la canzonate così, quella mia povera
Zietta. Vi accerto che vale assai più di me. In realtà, son io che ho
la sua età ed ella ha la mia.
— Trentatrè anni — disse Leo. — Strana cosa, una donna che dice la sua
età. È vero che potete dirla....
E poteva dirla, in fatti. Donna Costanza era bella. La sua persona
serbava proporzioni snelle ed armoniche, l'assieme aveva un fascino
speciale, una delicata proprietà di attrattive. Certo, non era più
giovane, scorgevi qualche indizio di piegoline sull'epidermide del
volto, qua e là più marcate, specialmente attorno agli occhi ed in
lotta perpetua coll'ardente luminosità di questi, un'impronta come
di intime e misteriose lassezze. Molti capelli bianchi, specialmente
sulla fronte. Ma con tutto ciò, nulla di vinto, di finito in lei. Tutto
il suo essere tradiva un'individualità risentita ed emanava una vaga
seduzione, fatta ad un tempo di forza e di femminilità speciali.
Non piaceva sempre nè a tutti. Era molto giornaliera, aveva facile la
stanchezza, pur essendo vivacissima talvolta e piena di brio. Parecchi
n'erano stati innamorati e avevano tentato invano di farsi amare.
Pareva nata per l'amore, certi momenti, pure ella era o più saggia o
più forte della propria attitudine.
Vedova da cinque anni, assai ricca, era da tutti preconizzata ad un
secondo matrimonio, ed a questo la spingevano incessantemente parenti,
amici e voce pubblica. Era stata più volte richiesta in isposa, aveva
sempre detto di no, soggiungendo modestamente: per ora.
Sacrificava alle esigenze del pubblico, vivendo con una sua vecchia zia
ch'era, in fondo, molto più mondana di lei.
Andava molto in società, recandovi una perfetta serenità di spirito
che alcuni chiamavano non sincera. Riceveva degli uomini d'ingegno e
di cuore, aveva, fra essi, alcuni saldi e veri amici. — Si sparlava
un poco, vagamente di lei, senza nulla precisare, attribuendole ora
una perfezione nell'arte del simulare, ora una freddezza innata ed un
orgoglio smisurato.
Taluni erano scontenti, come aizzati dall'incerto che emanava da quella
signora, tanto donna nel suo aspetto, tanto statua nel suo vivere e nel
suo contegno. Perchè non si maritava? perchè non faceva come le altre?
come mai destava, senz'averla, l'idea della passione! Qualcuno aveva
sorriso, parlando di donna Costanza Varalli e di Leone Folgardi.
Ma il sorriso non si propagava, cadeva, solitario, nel vuoto. Qualcosa,
nella severa grazia di quella donna imponeva il rispetto alla parola
non solo, ma anche al pensiero.
I suoi amici dicevano di Leonardo, ch'era timido. Le amiche di lei,
dicevano che quella cara Costanza era troppo abile per compromettere
l'avvenire; il momento cioè in cui si deciderebbe a sposare quell'uomo.
La verità vera?... Questa:
Egli l'amava e l'aveva sempre sognata sua. Lo sognava tuttora.
Ma aveva presa l'abitudine di rispettare profondamente quella donna,
sin da quando ell'era la moglie dell'amico suo. Sapeva ch'ella non
poteva amare suo marito, ma sapeva altresì che lo stimava, che viveva,
tranquilla con lui, se non felice. — Quando ella fu libera, Leo tentò
più volte di fargli intendere quanto egli sarebbe fiero e beato da
poterle dare il suo nome. D'altro.... non si parlò mai fra quei due.
Erano veramente amici.. Essa ne aveva parecchi, ma fra essi Folgardi
teneva un posto distinto, l'amicizia ch'essa gli dimostrava aveva
profumo speciale, una vaga, quasi aerea, forma di affettuosità.
E questa era sì cara, sì teneramente necessaria a Folgardi che egli
tremava di perderla, di alterare quel bizzarro statu quo, in seno al
quale gli anni, quasi cullati, erano trascorsi dormendo.
Non passione, dunque: no. Ma un sentimento speciale, bizzarro, tutto
sui generis, uno di quelli che non sono l'amore tutto quanto, ma forse
la più delicata frazione di esso, l'amore cioè senza il suo dispotismo.
Questi sentimenti vivono di poco assai, coloro che li provano soffrono
sempre alquanto, ma dolcemente, con una continua ed intima voluttà,
fatta insieme di una vaga rinunzia e di una vaga attesa. — Il più degli
uomini ridono di questi amori e ancor più ne ridono il più delle donne.
Ma non importa, esistono.
Donna Costanza però non ne rideva. Solo a volte, ella, sì intelligente,
pareva stranamente ancorata nella serenità della sua: non intesa. Le
era accaduto di pensare in modo commovente all'avvenire del suo amico,
gli aveva fatto parola or di una or d'altra amica sua, delle signorine
tanto care, così bene educate, tanto atte a fare la felicità di un
gentiluomo! Ma il gentiluomo in questione si trincerava alla sua volta
in un sistema di non intesa, e assentiva con sì languido entusiasmo
agli elogi delle damigelle tanto carine che donna Costanza aveva perso
ogni speranza di convertirlo. — Forse, in fondo, proprio in fondo al
suo cuore di donna, era una vaga compiacenza che l'amico fosse così
impenitente. Chi lo sa?
Così si eternava, fra quei due, quel vago incerto di amore, che non
impediva loro di essere amici e di vedersi di frequente con una cara
e reale cordialità, cui non nuoceva una specie di segreta tendenza a
contraddirsi vicendevolmente.
Anche stavolta, per esempio, si stuzzicavano e ridevano. Egli l'aveva
un po' amara con donna Costanza perchè ella non gli aveva scritto della
sua gita a Firenze.
Poi c'erano delle aggravanti. — Egli era lì da due ore (benchè avesse
detto d'essere venuto solo per un momento) e non aveva ancor nulla
indovinato del perchè della non preannunziata escursione. E gli pareva
pallida colei, aveva certi inquieti sguardi, certi subitanei tremori
nella voce. Una espressione strana, diversa dal solito, certi momenti,
d'una serenità voluta, forzata, che non gli garbava affatto.
Parlavano di cose indifferenti. A un tratto, egli troncò quei discorsi
vani e le chiese reciso:
— Cos'avete?
Ella arrossì, come una colpevole, ridendo, però.
— Io?... Ma nulla. Voi sognate, mio caro!...
Gli occhi di lui ricercarono l'anima di quella donna.
Ella tralasciò di ridere, sorrise dolcemente. Poi soggiunse con grande
quiete:
— No, indovinate; ho in mente una quantità di cose, di progetti....
S'arrestò a un tratto, obbedendo ad un'intima esitazione.
Egli insistè, cautamente, come scherzando:
— E non si potrebbe sapere...? Sono tutti misteri?
— Sì — disse ella gajamente. — Misteri.... per l'appunto.
— Ma brava!... Mi rallegro.... E non volete dir nulla? Nemmeno agli
amici? Pensereste forse a emanciparvi?
Ella battè forte le mani:
— Precisamente! Ecco; avete trovata la parola. Mi emancipo.
Aveva assunto, per dir ciò, un fare biricchino, quasi provocante, col
suo visetto animato, cogli occhi accesi di un vago fuoco di sfida. Egli
aggrottò le ciglia e rimase muto per un istante, poi tentò d'indagare,
attenendosi al tono di celia:
— E non temete di essere sgridata tornando a casa domani? che dirà
donna Clelia?
Con sua grande, somma sorpresa, Leonardo vide un'espressione angosciosa
passare sulla fronte dell'amica. Essa ebbe un sospiro, poi un sorriso,
poi un lieve brivido.
— Si abituerà.... — disse poscia.
— Che!? — sclamò Leo.
— Si abituerà — ripetè Costanza. Tacque alquanto, poi soggiunse
gravemente: — Nessuno è indispensabile a questo mondo, sapete? Ed è
meglio così.... pel caso mio.
— Ah! c'è un caso vostro, attuale?
— Mio, attualissimo, palpitante di attualità.
— Un segreto?...
— Un segreto se volete.
— E se non volessi?
Ella esitò un secondo, come sconcertata.
— Oh! vi prego di volere — disse poscia ridendo. — Si tratta di sì
breve tempo!...
— Ah! una sorpresa, allora? Piacevole?.... Per tutti o solo per me?
— Ma come siete curioso? Non sarebbe più una sorpresa se ve ne dicessi
qualcosa.
— È vero, sono indiscreto.
Tacquero.... ridendo entrambi. Ma subito il loro riso venne meno. Si
guardarono con uno strano sgomento. Ed ella abbassò gli sguardi ed il
suo petto si sollevò, anelante.
Una tristezza senza nome invadeva il cuore di Leonardo, un'irritazione
dell'enigma doloroso che emanava da quella donna. Ella sorrideva
tuttora, con visibile sforzo, il labbro aveva un piccolo tremito
convulso.
Egli si alzò, ed ella nulla fece per trattenerlo. Gli chiese solo
sommessamente:
— Andate?
— Sì, è tardi e dovete aver bisogno di riposarvi. Niente incombenze
dunque?
— No, grazie.
— Neppur dalla sarta? Incredibile: ovvero ci siete già stata? Questa
toilette è nuova e vi sta benissimo.
Involontariamente, lo sguardo di donna Costanza corse allo specchio più
vicino; ma il cristallo n'era velato, ed ella si mise a ridere.
— Ben mi sta, vedete? Ancora Eva e sempre Eva.
— Eva è immortale ed è la più cara creatura che sia mai esistita.
Quell'abito è fatto secondo le più prette regole dell'estetica. Oserei
chiedervi come si chiama quella stoffa?
— Foulard des Indes — rispose donna Costanza. E con un gesto
involontario, quasi tenero, fe' correr lenta la mano sulle morbide
pieghe della sua gonna.
Ma tosto, precipitosamente la ritrasse, mordendosi le labbra.
Egli la studiava ancora, ritto, col cappello in mano, col cuore pieno
di dubbiose impressioni.
— Dunque vado — disse finalmente. — Non divulgo il segreto della vostra
dimora?
— No, ve ne prego.
— Devo ripassare stasera? Fareste una trottata dopo pranzo? No?...
Ebbene, riposate. Se posso giovarvi, comechessia, onoratemi dei vostri
comandi.
Aveva ancora di quelle vecchie formole e stavano bene in bocca sua. Si
chinò a baciare la mano di donna Costanza. Gli parve che quella mano
tremasse un poco, che fosse arida, calda sotto le sue labbra. Gli occhi
avevan pure qualcosa di febbrile, lo sguardo una specie di smarrimento
vago, doloroso.
— Siete stanca? — gli chiese — soffrite?
— No; addio.
Ma non ritrasse la mano, ch'egli teneva tuttora fra le sue.
Quei due si guardarono ancora, col fascino delle loro arcane angoscie.
Egli, sopratutto, cercava d'imporle la forte potenza della sua
penetrazione di indovinare il mistero di lei. Ma essa lo celava,
rigida, fissando lui.
Leonardo lasciò andare la mano di quella donna. Gli era venuta una
strana tentazione, quella di serrarla sì forte da attirar lei, tutta
quanta, sul suo cuore. E quando ella fosse lì, chiederle aspramente:
— Ma cos'hai, tu, cosa intendi di fare?
Non fece nulla di ciò. Fece bensì qualcosa di insolito, le disse
qualcosa che non aveva mai osato dirle.
— Sentite, donna Costanza. Oggi non vi intendo. Mi parete un'altra,
non siete voi. Qualcosa vi turba, questo è certo. Parmi avvertire che
abbiate presa una risoluzione. Quale sia, non lo so. Questo so e vi
dico: Che il giorno in cui abbiate d'uopo di un cuore devoto, tutto
vostro, in qualunque modo, sotto qualunque titolo, ebbene, quel giorno
ricordatevi di me. E ora: a rivederci e buon viaggio.
Costanza non finse, stavolta, di non aver capito. Una fiamma rosea
le aveva suffuso il volto. Il suo sguardo profondo seguì Leo sino
all'uscio. Ma quando vide ch'egli aveva girata la maniglia, ella ebbe
un appello imperioso ed irresistibile.
— Leo!
Egli si voltò, ma non tornò indietro.
— Donna Costanza?
Ella attese un istante, poi gli disse, assai calma:
— Vorrei pregarvi di un piacere. Intendo fare un viaggio.... un piccolo
viaggio. Sareste libero domani?
— Liberissimo e a vostra piena disposizione.
— Vi dorrebbe di accompagnarmi?
— Donna Costanza!... Ma che bella idea!
— Aspettate a lodarla. Non sapete neppure dove andiamo.
— Dovunque vi piaccia. Attendo i vostri ordini.
— Veramente? Ebbene, allora.... sia. Ma devo dirvi: È un mio capriccio,
sapete, un'ubbia. Non v'importa di non saper nulla, di lasciarvi
condurre dove voglio? Più tardi.... capirete.
— Non ho nessun bisogno di capire nè di sapere. Mi basta d'aver l'onore
di accompagnarvi. Sarebbe dunque per...?
— Per domani alle dieci. Passate a prendermi. Provvedete per un giorno
o due di vagabondaggio. E qualunque cosa accada, checchè vediate,
checchè pensiate, non vi meravigliate di nulla. Non mi chiedete dello
scopo del mio viaggio, non mi parlate dell.... dell'avvenire....
nevvero?
Si arrestò un istante, anelando, poi ripetè «energicamente: — Nevvero?
Egli s'inchinò:
— Così sia. Non più di ciò.... vi prego. Vi ringrazio, domani sarò qui,
alle dieci, e voi mi guiderete dove vorrete.
— Sta bene. A domani.
Pareva, ora, che la presenza di Leonardo recasse a quella donna
un'impazienza dolorosa.
Egli se ne andò sbalordito, felice.... Ma inquieto pure; stranamente
inquieto.