NOTE:

[1] Cassone ecc. Agli uomini, così fossero prudenti! Matteo Visconti,

vicario e rettore, o sia capitano, al podestà, ai sapienti ed anziani,

ai consiglieri, ai consoli, al consiglio, al comune della città di

Milano, e a Galeazzo, Luchino, ec.

[2] E per questo tu, Matteo Visconti, e voi altri come sopra nominati,

se non vi emenderete delle predette cose, scomunichiamo in perpetuo,

anatematizziamo, e priviamo di qualunque commercio umano, della

ecclesiastica sepoltura e dei sacri ordini.

[3] Corio all'anno 1314.

[4] _Flamma, Manipul. Fior., et Annales Mediolan. ad ann. 1317._

[5] _Flamma, Manipul. Flor., ad annum. 1313._

[6] Di pessimi delitti e di eresia, benchè non fosse colpevole.

[7] _Bonincontrus Morigia_, lib. 3, cap. 2.

[8] Villani, Ughelli e Buonincontro Morigia.

[9] _Raynaldus, ad an._ 1317, n. 8.

[10] _Bonincont. Morigia_, lib. 2, cap. 27.

[11] _Raynald., num. XI, ad annum._ 1320.

[12] _Idem, num. X, ad an._ 1320.

[13] Lib. IX, cap. 108.

[14] _Flamma, Manipul. flor._

[15] Tom. X, pag. 547.

[16] Tanto perchè il giudizio o la punizione del reato di sacrilegio

spettano al foro ecclesiastico, quanto ancora perchè, nella vacanza

dell'Imperio, come ancora al presente si riconosce vacante, a

noi ed alla apostolica sede appartiene il reprimere l'ardire di

questi facinorosi che nell'Imperio si trovano, il togliere di mezzo

l'oppressione, e l'amministrare la giustizia agli offesi ed agli

oppressi.

[17] Il profano ed empio autore di grandi sceleratezze e di delitti,

Matteo Visconti di Milano, rabbioso devastatore delle parti della

Lombardia, ec.

[18] _Ughelli, Ital. Sacr._, tom. IV.

[19] Ughelli, col. 206.

[20] Fece portare il vessillo della Chiesa sopra il tetto della casa,

e colà fu proclamato che qualunque uomo o donna seguitare volesse quel

vessillo, affine di distruggerò il detto Matteo e i di lui fautori,

libero e mondo sarebbe tanto da colpa quanto da pena.

[21] _Chronic. Astens._, cap. 103.

[22] Pronunziando sentenza di scomunica, coi tesori della Chiesa

aperti, e da qualunque parte arruolando soldati agli stipendi contra il

predetto signor Matteo e i suoi seguaci e quelli della sua stirpe fino

al quarto grado.

[23] Edizione in quarto. Milano, 1771, pag. 29.

[24] All'anno 1332.

[25] Certamente consta che i censori della fede, nel condannare per

titolo di eresia alcuni Ghibellini, indotti furono oltremodo dallo

spirito di partito.

[26] _Raynald. ad annum_ 1341.

[27] Trovato abbiamo essere iniquamente fatti i processi e le sentenze

suddette, per certe ragioni legittime e giuste che in essi abbiamo

ravvisate, e col consiglio del fratelli nostri e coll'autorità

apostolica, dichiariamo iniquamente fatti e nulli ed irriti gli stessi

processi e i giudizi, fatti e pronunziati dai prefati arcivescovo,

Pasio, Giordano, Onesto e Barnaba, e da ciascuno di essi intorno alle

predette cose, in comunione o separatamente, contra i predetti Giovanni

e Luchino (_erano allora que' due figli di Matteo signori tranquilli

di dodici città_) e tutte le cose che sono seguite in forza di que'

giudizi o per cagione di quelli.

[28] Ughelli, tom. IV, in _Archiep. Mediol., ubi de Johanne Vicecomit._

[29] Che gli altri tutti in probità superava.

[30] Pag. 36.

[31] _Bonincontr. Morigia_, lib. III. cap. 21.

[32] All'anno 1323.

[33] Non mancavano tuttavia a Lodovico molti argomenti di ragione coi

quali, presso il maggior numero delle persone, scusare si potessero

le cose da esso fatte; la controversia con Federico austriaco intorno

all'Imperio, già decisa colla spada: Milano poi difesa, non affine di

assistere l'eretico Galeazzo, ma di rivendicare a sè stesso i diritti

dell'Imperio, e di impedire che occupata fosse da Roberto re di Sicilia

un'amplissima provincia dell'Imperio, che non mai forse si sarebbe

ricuperata. Non però da que' motivi di ragione fu Giovanni rimosso dal

meditato disegno.

[34] _Raynald. ad ann._ 1323, cap. 29 et 30.

[35] Intorno alla di cui morte nulla si sa di certo.

[36] Pag. 70.

[37] Lib. III, cap. 37.

[38] _Anecdot._, tom. II, pag. 301.

[39] Molto dal vero si allontana.

[40] _Bonincontr. Morigia, R. I._, tom. XII, col. 1750 D; — e la

cronaca d'Azario, pag. 54.

[41] _R. I._, tom. X, col. 901 B. — _Martene, Thesaur. nov. Anecdot._,

tom. II. — _Cod. Italic. Lunig._

[42] Pietro tornato in sè, disse: Venne l'angelo del Signore, e ci

liberò dalle mani di Erode e di tutte le fazioni de' giudei.

[43] Gio. Villani, Storia, lib. X, cap. 71. — Albertino Mussato, _R.

I._, tom. X, col. 774 C.

[44] _Med. Æv._, tom. VI, col. 186.

[45] Giorno e notte gridavano a vitupero del Bavaro: O Gabrione,

ebrione, bevi, bevi, ho, ho, Babii, Babo.

[46] _R. I._, tom. XII, col. 1001.

[47] Villani, cap. 289.

[48] Messale ambrosiano, stampato l'anno 1475 in Milano da Antonio

Zarotto; e Breviario, stampato dal medesimo, l'anno 1490.

[49] Tom. X, pag. 482.

[50] Vita di Giotto, tom. I, pag. 95.

[51] _Ivi_, pag. 46.

[52] Lomazzi, Arte della pittura, pag. 35.

[53] Giulini, tom. X, pag. 332.

[54] Gio. Villani, lib. XII, cap. 37.

[55] Giulini, tom. X, pag. 410.

[56] All'anno 1348.

[57] Aveva la predetta signora Elisabetta, di lui moglie, fatto voto

di visitare la chiesa di San Marco in Venezia, come essa diceva. Al

quale viaggio acconsentì il signor Luchino. E, fatta una comitiva di

molti grandi dell'uno e dell'altro sesso, si pose in cammino, e come

una imperatrice, e con grandissime spese e corte bandita, fu ricevuta

dal signor _Mastino_ in Verona. E compiè il suo viaggio, e si narra

che anche la sua volontà compiesse intorno a carnale congiungimento,

e le altre di lei compagne delle primarie della Lombardia fecero la

cosa stessa. Per questo nacquero di molti scandali. Ma perchè l'amore

e la tosse non si possono nascondere, nè tanto è occulta alcuna cosa

che non si riveli, tornata essendo la medesima, il signor _Luchino_

seppe ed udì quello che avvenuto era. Pure, siccome sapiente, pensò

a dare le disposizioni per la vendetta. E perchè disse un giorno, che

in breve era per fare in Milano la giustizia più grande che mai fatta

avesse, con bellissimo rogo, la predetta di lui moglie ben si avvide

che essa era l'oggetto di quella giustizia. Essa altronde, che ben

conosceva il commesso delitto con tale persona, scusare non potevasi

delle cose predette, siccome altra volta erasi scusata. In qual modo

andasse quella faccenda si ignora, nè viene agli scritti confidato. Ma

il signor _Luchino_ non potè compiere quella vendetta per essere egli

stesso mancato di vita.

[58] _Petri Azarii, Notarii Novariensis, Syncroni author. Chronicon...

Mediolani_, 1771, pag 93.

[59]

«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».

[60] Uomo era austero nell'aspetto e nell'opere, parco nel promettere,

largo nell'attendere.

[61] Mostrava prendersi cura di poche cose, ma di molte curavasi.

[62] Che il prefato magnifico ed eccelso signor _Giovanni_, figliuolo

del fu signor _Matteo de' Visconti_ di buona memoria, e dopo la

morte di quel signor _Giovanni_, nello stesso modo, qualunque altro

maschio discendente per linea mascolina e di legittimo matrimonio dal

prefato fu signor _Matteo de' Visconti_, sia e sieno a perpetuità

vero e legittimo e naturale padrone, e veri e legittimi e naturali

padroni della città e di tutto il distretto e della diocesi e della

giurisdizione di Milano.

[63] Matteo Villani, lib. I, all'anno 1350.

[64] _Raynald. ad ann._ 1330, n. VII.

[65] Matteo Villani, lib. I, all'anno 1351.

[66] _Georg. Stellae Ann. Genuens., ad ann. 1354._

[67] Tutta poi trovo la valle del Reno abitata da coloni mandati da

_Augusto_; questa mutazione però di sedi non cambia punto la patria

alla quale si va, ma coloro che vanno. Adunque e i Galli andati

nell'Asia, Asiani, e gli Italiani andati nella Frigia, Frigii,

e questi, dopo l'eccidio di Troia tornati nell'Italia, di nuovo

diventarono Italiani. Così i nostri, trasportati nella Gallia o nella

Germania, s'imbevettero della natura di quelle parti e de' costumi

barbarici, e i Milanesi, stabiliti dai Galli, e Galli una volta, ora

come uomini dolcissimi, non serbano alcun vestigio della vetusta loro

origine; così da forza celeste sono modificati gli umani ingegni.

[68] _Francisci Petrarchae V. C. contra cujusdam Anonymi Galli

calumnias, ad Ugutionem de Thienis Apologia_, tom. II, pag. 1083.

[69]

«O caro al cielo, e per illustre schiatta

Venerato dai popoli superbi,

Almo fanciullo, a te dolce la vita,

E sia vivace nell'infanzia il brio!

Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,

Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;

E di vita il cammino astri felici

T'additin certo tra secondi eventi!

Te il Po signore attende...»

[70]

«Ma all'egregio garzon, già grandicello,

Questa coppa si doni, e ad essa accosti

Le rosee labbra; a' piccioli conviene

Picciolo dono: minimo son io;

Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;

Appena egli apre a nuova luce gli occhi,

E trepido lo sguardo al ciel rivolge.

All'età s'offron, non al grado, i doni.

Giuoco or farà del nitido metallo,

Che altero sprezzerà d'anni più grave,

Qualora ei sappia che lucente feccia

Dalle profonde viscere si tragge

D'alpestre terra; ma a lui forse grati

Saranno allor miei carmi, e, rileggendo,

Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.

Tanto onor mi concesse il genitore».

[71] _Francisci Petrarchae Florentini V. C. operum_, tom. III, pag. 113.

[72] La città di Milano, capitale dei Liguri e metropoli, sin quasi

all'invidia ignara tuttora di queste calamità, e per la salubrità e

dolcezza dell'aere, e per la frequenza del popolo gloriosa, nell'anno

sessantesimoprimo deserta rimase e squallida.

[73] _De Rebus Senilibus Epistolar._, lib. III, epist. I _ad Johannem

Bocatium._

[74] Benaglia, Del magistrato straordinario, cap. 12.

[75] Tom. XI, pag. 426.

[76] Tom. VII, pag. 392.

[77] Giulini, tom. XI, pag. 32.

[78] Cioè, di pane di frumento buono e ben cotto e bianco, e di vino

buono e puro in quantità sufficiente; e di capponi, uno cioè intero per

ogni due persone, e di carne di bue e di porco con buone salse di pepe,

cioè un frammento o un pezzo di carne di bue, competente e buona per

ogni due; ed un altro frammento o un pezzo di porco con buone salse di

pepe per ogni due; ed un frammento o un pezzo di carne porcina fritta

o arrostita col pane gratuggiato per ogni due; e tutte queste cose,

secondo che è convenevole, appresti in ciascun anno a sufficienza.

[79] Tom. VIII, pag. 653.

[80] Ora però nell'età presente, agli antichi costumi molte cose si

sono aggiunte, come irritamenti a danno delle anime; perciocchè le

vesti preziose sono da ogni parte coperte di superflui ornamenti: nelle

stesse vesti, tanto degli uomini, quanto delle donne, si inseriscono

l'oro, l'argento, le perle. Larghissimi fregi si sovrappongono alle

vesti. Bevonsi vini forastieri e delle parti oltramarine; tutte le

vivande sono sontuose, ed in grandissimo prezzo si tengono i maestri

dell'arte della cucina.

[81] _R. I._, tom. XII, col. 1034.

[82] Che il luccicare degli specchi superavano. Perciocchè i soli

fabbri delle corazze montano a parecchie centinaia, senza contare

innumerabili operai ad essi subordinati.

[83] Perciocchè gli stessi mercatanti scorrono la Francia, la Fiandra,

l'Inghilterra, comperando lana fina, colla quale in questa città si

tessono panni fini in grandissima quantità, che si tingono in qualunque

sorta di colore e che si portano per tutta Italia.

[84] _R. I._, tom. XI, col. 1320.

[85] Giulini, tom. VII, pag. 65.

[86] Giulini, tom. XI, pag. 149, 167, 475, 497 e 502.

[87] MCCCLXXXVIII nel giorno XXII di luglio. Dai signori vicario

e XII di Provvisione del comune di Milano, e dai sindaci del detto

comune eletti furono gli infrascritti cittadini di Milano, che sono e

s'intendono di essere il consiglio dei DCCCC del comune di Milano.

[88] _Med. Æv. Dissert._ 38, pag. 815.

[89] _Signorol. Omodeus, Cons. XXII._

[90] Giulini, tom. XI, pag. 514.

[91] Il detto, tom. XI, pag. 119.

[92] _Decreta antiqua_, pag. 51.

[93] Siccome ancora si fanno estorsioni di diversi modi dai gabellieri

della dogana delle bestie grosse e minute del detto vostro contado.

[94] Vogliamo bensì che agli impresari dei dazi del detto nostro comune

si mantengano i loro patti.

[95] _Decreta antiqua_, pag. 50.

[96] _Ibid._, pag. 173.

[97] Giulini, tom. XI, pag. 118 e 557.

[98] Cardinali della santa chiesa milanese.

[99] Giulini, tom. VII, pag. 196.

[100] Una pelliccia di coniglio, coperta di violato, ed altre due...

cioè una di volpe, coperta di _scalfanio (specie di panno)_, ed altra

di fianchetti, coperta di saglia bruna, e... il mio cappello grigio,

coperto di saglia nera, ed il mio _copertorio_ e la _sorada_ o la mia

veste doppia... la mia cappa turchina, la mia cappa di _mantellato_...

cinque cucchiai d'argento, e il mio mantello foderato di zendado... il

mio vestito violato.

— _Mastruca_, come porta l'originale, è veramente pelliccia, e non

solamente quella de' Sardi, come opina il _Du Cange_. Trovansi nei

codici del medio evo altre vesti e pelliccie di fianchetti, fatte forse

di pelle dei fianchi. Il _mantellato_ era pure una specie di veste e di

panno.

[101] A tutti poscia i cherici proibiamo le vesti rosse o di diverso

colore, gialle e verdi.

[102] Sormani, Gloria de' santi milanesi, pag. 211.

[103] Vesti vergate, o bianche e nere per metà, o listate, o con fregi,

o con bottoni d'argento o di alcun altro metallo.

[104] Non portanti cappucci alla maniera dei laici.

[105] Giulini tom. VIII, pag. 642 e 644.

[106] Conviene però sapere che il giudizio del ferro rovente nella

città nostra non si ammette, sebbene altrimente si osserva in alcuni

luoghi posti sotto la giurisdizione del signor arcivescovo.

[107] Lib. V, cap. 81.

[108] _Raynald. ad annum_ 1356, num. 30.

[109] O monopolisti delle granaglie, o uomini nutriti del sangue del

popolo, non aspettate il giorno del giudizio?

[110] Predicando egli, dicesi che propalasse i peccati occulti di

quelli della famiglia Beccaria, che ad esso erano stati narrati nel

sacramento della penitenza, e specialmente del signor Castellino disse

tali cose, che tutto il popolo sedusse ed animò all'esterminio di tutti

i Beccaria, e della prole e discendenza loro e de' loro amici, e alla

ruina e al saccheggio delle loro case. Ed allora tosto, sena premettere

alcun avviso, tutte le case, abitazioni e palagi di essi e dei seguaci

loro fece atterrare, e portar via le pietre e venderle, promulgando che

ciascun Pavese tenere dovesse quelle pietre sotto il capezzale e a capo

del letto, a perpetua memoria, delle furfanterie commesse dai Beccaria.

[111] _Petri Azarii Chronic._, pag. 237.

[112] Perciocchè dal carroccio, nel quale spesso era portato (e beato

colui che poteva toccare quel carroccio, coperto di panni per il di lui

uso!) cominciò a predicare ed a sgridare gli uomini e le donne, perchè

dovevano evitare i lacci mondani, cioè le vesti lussuriose e sontuose,

le masserizie d'argento e le gemme preziose, e gli ornamenti... e per

esecutore fece eleggere un ufficiale, che io vidi a tagliare le grandi

maniche dello guarnaccie, tessute con lavoro frigio, od ornate d'oro e

d'argento, e a tagliare le cinture, se qualche cosa preziosa intorno ad

esse trovavasi.

[113] Fece pubblica giustizia col taglio della testa... Vendute avendo

adunque le cose predette, l'oro, l'argento, le gemme, i diamanti e le

pietre preziose fino a Venezia.

[114] Che non dubitasse della mancanza delle vettovaglie, sapendo esso

(perciocchè così asseriva) per mezzo della orazione... che avrebbe

impetrato che la manna simile a quella data a _Mosè_ nel deserto,

sarebbe caduta in sufficiente quantità.

[115] Erasi pigliata cura degli altri, non di si stesso, siccome sempre

allegava nel predicare.

[116] Veggasi l'Azario, dalla pag. 235 sino alla pag. 241.

[117] _Raynald. ad ann._ 1362, num. 12.

[118] Non sai, poltrone, che io sono papa ed imperatore, e signore in

tutte le mie terre.

[119] Esso signor _Barnabò_ ai suoi giorni ebbe in odio gli uomini

scienziati, laici, cherici e prelati, e qualunque uomo virtuoso; e

sempre elevò sublimemente gli idioti, i crudeli, gli uomini vili,

infami ed omicidi.

[120] _Annal. Mediol._, pag. 799.

[121] _Annal. Mediol._, cap. 147 in fine. — Gattari, Storia padovana,

_R. I._, tom. XVII.

[122] Matteo Villani, lib. XI, cap. 41.

[123] Perciò il Signore ti distruggerà finalmente, ti svellerà e

farà esule te dal tuo tabernacolo, e la progenie tua dalla terra dei

viventi.

[124] _Annal. Mediolanens._, cap. 147 in fine.

[125] _Raynald. ad ann._ 1364, § 3.

[126] _Idem_, A. 1368, § 2.

[127] _Raynald. ad ann._ 1372, num. I.

[128] Codice A, MS., nell'archivio del R. castello di Milano.

[129] Azario, pag. 282.

[130] Considerando noi i tempi di sterilità e le calamità delle guerre.

[131] _Decreta. Antiqu. Mediol. Docum._, pag. 54.

[132] Corio all'anno 1374.

[133] Senza altra determinazione nè difesa antecedente, comandò che

un suo famigliare partisse per espresso colle sue lettere, dirette al

podestà di Bergamo, affinchè egli, quelle vedendo, facesse impiccare

per la gola il detto _Antoniolo_, sotto pena di essere impiccato

il podestà medesimo. Il quale podestà, sebbene di malavoglia, fece

impiccare il detto _Antoniolo_ nel palazzo di Bergamo, senza frapporre

alcuna dilazione, se non finchè confessato si fosse al sacerdote.

[134] Azario, pag. 275.

[135] _Annales Mediol., ad ann._ 1366.

[136] _Idem_, ad ann. 1370.

[137] _Ibidem_, ad ann. 1381.

[138] Tom. XI, pag. 360 e 376. — Anche Matteo Villani nelle istorie

_R. I._, tom. XIV, pag. 370, scrisse _Come i Visconti fecione contro

i prelati de Santa Chiesa. Avvenne in questi dì_ (cioè verso il

maggio del 1357) _che il papa mandò un valente prete in Lombardia

a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere

la grazia di quell'uffizio, e la croce si bandiva e si predicava,

come è detto, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza; il

valente sacerdote se ne andò a Milano, e, ivi favoreggiato dal vescovo

di Parma, cominciò sollecitamente a fare l'ufficio che commesso gli

era dalla Santa Chiesa. Come metter Barnabò ebbe notizia di questo

servigio, senza vietarglielo o ammonirlo che questo fosse contro alla

sua volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di

ferro, tonda, a modo di una botte, con manichi da voltarla, dentro vi

fece mettere il sacerdote, e accesovi sotto il fuoco, come si fa a un

arrosto, e facendolo volgere, crudelmente il fece morire_.

[139] L'Azario, pag. 310. — _Annal. Mediol. R. I._, tom. XVI, col. 740.

— _Chron. Placent., R. I._, tom. eod., col. 510, E. — Veggasi anche la

Cronaca di Bologna.

[140] Tom. IV, pag. 100.

[141] L'intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci

il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti di _curlo_

(_probabilmente di corda_); il secondo si riposi; il terzo dì,

similmente cinque colpi di _curlo_; il quarto si riposi; il quinto

giorno, similmente cinque colpi di _curlo_; il sesto si riposi; il

settimo, similmente cinque colpi di _curlo_; l'ottavo si riposi; il

nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi;

l'undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si

riposi; il decimoterzo giorno si taglino due correggie di pelle sulle

spalle, e si lasci sgocciolare sopra (_forse acqua od olio bollente_);

il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle

della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci;

il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il

decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto;

il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto;

il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro

un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto

si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il

vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi;

il ventesimonono si tagli loro l'altra mano; il trentesimo giorno si

riposi; il trentesimoprimo si tagli loro un piede; il trentesimosecondo

si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l'altro piede; il

trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un

testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo

si recida loro l'altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì

trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si

riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e

poscia si pongano sulla ruota.

[142] L'esecuzione di quelle pene fu compiuta riguardo a molte persone

negli anni 1372 e 1373.

[143] _Petri Azarii Chronicon_, pag. 301.

[144] Corio, all'anno 1369.

[145] Dato nel castello nostro Zoloso.

[146] Giulini, tom. XI, pag. 294.

[147] La quale casa (dice Azario), cogli ornamenti e le pitture e le

fontane, oggi non si farebbe con trecentomila florini.

[148] Pag. 283.

[149] Pag. 269.

[150] _Siton. Monum. Vicecomit._, pag. 21.

[151] _R. I._, tom. XVII.

[152] Di questi tempi è un ducato d'oro di Siena colla biscia, che

possedo nella mia collezione.

[153] Ma certamente con vana credenza noi stessi deludendo, ci

ingannavamo, persuadendoci che quello potesse esser fedele, che stato

era tanto sleale nepote e genero e fratello, verso lo zio, il suocero

e i fratelli, e del quale tante volte ed a noi e ad altri era stato

provato non avere la fede alcuna costanza, se non che in questo solo

che le cose promesse mai non manteneva... Noi però, cambiando la sorte

delle cose, dichiariamo la guerra al tiranno della Lombardia, che cerca

di farsi re, e di farsi ungere come tale.

[154] Lettere de' principi, stampate in Venezia, 1374.

[155] Il detto signor conte, egli stesso a chi gli piaceva, conferiva

tutte le dignità e i benefizi ecclesiastici dei paesi di dominio dello

stesso signor conte che conferire dovevansi, e il detto signor papa

confermava i detti benefizi e le dette dignità a tutti coloro che il

detto signor conte aveva eletti.

[156] _Ad annum 1381._

[157] _Annal. Mediol. ad ann. 1398._

[158] Si leghi con catena di ferro ad una colonna, con un anello di

ferro che giri all'intorno, e col quale possa girarsi all'intorno

l'uomo medesimo, la quale catena sia quanto più potrà farsi lunga,

cosicchè soffra una morte più dolorosa; colà tuttavia sia abbruciato in

modo che muoia.

[159] _Ad an._ 1395 in fine.

[160] Ecco, testimonio ai popoli e precettore alle genti, io ho dato

lo stesso duce. — Venerabili padri e spettabili signori miei, assai

giustamente venerabili, tutta la patria dei Milanesi può domandarmi

con eguale premura. — Di', te ne prego, o vescovo novarese, quali

motivi indussero il sacro cesareo animo ad accordare al nostro comune

l'onore sublime del ducato? — Alla quale io rispondo: — la quadruplice

situazione delle cose; la provvida benignità del Re Eterno; la

conformità cortese di un atto degno di un congiunto; la obbediente

fedeltà della casa Viperea; la congruente utilità di tutta la plebe.

[161] Celebre potenza di valido vigore; nobile prosapia di fulgido

decoro; ilare clemenza del placido donatore.

[162] La prosapia della famigia, molto raggiante; la bellezza del

corpo, molto speciosa; la tranquillità dell'animo, assai virtuosa.

[163] L'orazione può leggersi nella biblioteca Ambrosiana, nel codice

MS segnato B. N., pag. 116.

[164] Corio, all'anno 1395.

[165] Le misure che io assegno al Duomo sono diverse da quelle che si

leggono presso gli autori. Io le ho fatte verificare. Il Morigia, il

Lattuada e il Sormani danno la lunghezza di braccia 300, ed errano di

cinquanta braccia. Il Morigia lo fa largo braccia 145; il Sormani 150;

il Lattuada 151. Il Torri dà la lunghezza di braccia 260, ed erra di

braccia 10-1/2. Il Bugati s'accosta più degli altri alla verità ed

assegna lunghezza braccia 250, col piccolo errore di mezzo braccio;

e larghezza braccia 130, la qual misura è prossimamente quella della

croce, se si voglia ommettere lo sfondato delle cappelle. L'autore del

_Distinto ragguaglio dell'ottava maraviglia del mondo, ossia della gran

metropolitana dell'Insubria, volgarmente detta il Duomo di Milano_,

malgrado l'ampollosità del frontispizio, fa la lunghezza minore della

vera, fissandola a braccia 248, e la larghezza braccia 128, misura

parimenti minore del vero. Nella pianta pubblicatasene coi funerali di

Carlo VI augusto, risulta ancor più erronea la lunghezza stabilitavi di

braccia 243; la quale comunemente, e per tradizione, si crede la vera

misura, anche da chi ha ingerenza nella fabbrica del Duomo, sebbene

manchi dal vero braccia quattro e mezzo. Questa nota può dare un'idea

della poca esattezza dei nostri scrittori, e del tedio che ho dovuto

soffrire per rintracciare il vero in quest'opera. Non sarà, credo,

spiacevole ai lettori il paragone fra le misure del Duomo e quelle di

San Paolo di Londra e di San Pietro di Roma. Le misure di San Paolo

di Londra le ho estratte del _The Foreigner's guide, or a necessary

and instructive companion Both, for the Foreigner and native in Their

Tour through the Cityes of London and Westminster — London — the fourth

edition 1763, pag. 73_. Le misure di San Pietro le ho ottenute da Roma,

e sono fatte dall'attuale architetto di quella basilica, il signor

Simonetti.

San Paolo è lungo 500 piedi d'Inghilterra, largo piedi 249; e la cupola

è d'altezza piedi 340; alla sommità della quale evvi la croce di altri

10 piedi; onde l'altezza somma è piedi 350.

San Pietro è lungo 829-1/2 palmi romani; alla croce è largo palmi 615;

e dal pavimento sino alla sommità della croce sopra il lanternino, è la

somma altezza palmi 593.

Il piede inglese è once sei, punti uno, atomi otto e 4/5 d'atomo del

braccio nostro. Il palmo romano è quattr'once, sei punti 33/100 d'un

atomo del nostro braccio.

_Ridotto il paragone a braccio milanese_

Storia di Milano, vol. 2 · 第 19 / 21 题