giù, gli scaraventò un piatto in faccia. Ne venne un po’ di subbuglio.
Come un razzo Bixio, fu sul castello gridando «tutti a poppa! tutti a
poppa!» E tutti ad affollarsi a poppa, rivolti a lui ritto lassù che
pareva lì per annientarci. E parlò:—
«Io sono giovane, ho trentasette anni ed ho fatto il giro del mondo.
Sono stato naufrago e prigioniero, ma sono qui, e qui comando io!
Qui sono tutto io, lo czar, il sultano, il papa, sono Nino Bixio!
Dovete obbedirmi tutti; guai a chi osasse un’alzata di spalla, guai
a chi pensasse di ammutinarsi! Uscirei colla mia uniforme, colla mia
sciabola, con le mie decorazioni e vi ammazzerei tutti! Il generale
mi ha lasciato comandandomi di sbarcarvi in Sicilia: vi sbarcherò.
Là m’impiccherete al primo albero che troveremo; ma—e misurò collo
sguardo lento la calca—ma in Sicilia, ve lo giuro, ci sbarcheremo!—
«Viva Nino Bixio! viva, viva, viva! E mille braccia si alzarono a lui,
che stette lassù un po’ fiero; mai poi impallidì, gli balenarono gli
occhi e ci volse le spalle...
«Un piccolo legno veniva da terra. Bandiera inglese. Bixio prese un
foglio, vi scrisse sopra qualcosa, fece fendere un pane e ci mise il
foglio. Quando il legno passò, quasi rasento a noi, gettò il pane
che cadde in mare. Allora—gridò, facendo tromba colle mani—dite a
Genova che il generale Garibaldi è sbarcato a Marsala, oggi a un’ora
pomeridiana!—
«Sul piccolo legno fu un levar di mani, un batte d’applausi, uno
sventolare di fazzoletti, evviva, viva, viva!»
Dite il vero, se qui non trovate la biografia di Nino Bixio, non lo
vedete però vivo, più vivo che nella Vita del Guerzoni? Anzi, non è
storia anche questa, storia colta sul momento dell’azione e parlante?
Così è tutto il libro dell’Abba, fino al 21 giugno, fino all’arrivo del
Medici dopo la resa di Palermo. Non è egli degno di esser raccomandato
e lodato? Non è egli da desiderare, da pregare l’autore che ci narri il
resto della epopea santa, fin dove gli occhi suoi videro? Nessun dubbio
che tutti siamo d’accordo. Aspettiamo.
FILOSOFIA
C’è un articolo nella legge Casati, e nelle successive, che dà facoltà
al ministro della istruzione pubblica di nominare alle cattedre
universitarie vacanti, senza bisogno del sacramentale concorso, gli
uomini che siano illustri nella scienza di cui appunto è vacante la
cattedra.
Questa è la legge: e, che io mi sappia, la legge non contempla il caso
delle opinioni più o meno ortodosse dei professori. Ed alla legge,
anche a quella firmata dal Casati, faccio tanto di cappello. Non si
dirà che il Casati fosse un gran repubblicano od un ateo pericoloso.
Questa è la legge, ed un ministro del re ne usa in un senso che non
piace ad una fazione politica o ad una setta filosofica. Ed ecco gli
strilli, le proteste, i vituperi, come se il presente disordine di
cose fosse in pericolo! Oh, si grida, con che autorità il ministro
a giudicare di cose scientifiche? Il dar la patente d’illustre ad
uno, è un ledere la libertà dell’insegnamento, perchè impone quasi
ai professori le simpatie filosofiche del ministro. È un abuso, una
illegalità, una infamia...
Calmatevi, bollenti teisti! Chi dà questo diritto al ministro è la
legge Casati, e questo diritto fu usato cento volte da cento ministri.
Solo che, quando si trattò di nominare i seguaci della metafisica
del Mamiani, nessuno mosse bocca, e si che le celebrità si potevano
discutere. Ma ora che una nomina non va a versi a tutti quei centomila
preti male spretati che insegnano la filosofia ufficiale nei Licei e
nelle Università italiane, le rane gracidano ed invocano da Giove un re
assoluto.
Il ministro ha questo diritto _per legge_, e se non vi piace, fate
mutar la legge. È strano poi che in questo caso si è voluto di una
questione di diritto fare una questione personale, obbedendo ad
animosità piccine che dovrebbero avere il pudore di nascondersi quando
si tratta di cose ben più elevate che una biliosa ira tra ministri
vecchi e nuovi. Non ho mai visto il Baccelli, non temo e non spero gli
avversari: ma quando la legge gli dà ragione, io sono zero via zero, ma
gliela do anch’io.
Dirò poi che lo stato della filosofia in Italia oggi fa vergogna.
La scuola più audace è la hegeliana che regna nel mezzogiorno, una
scuola che altrove è stata sorpassata e sepolta da lungo tempo. Nel
resto d’Italia, specialmente nell’Italia superiore, un nugolo di abati
disabatati insegna un giobertismo mal cucinato, un rosminismo messo
in passo coll’Indice—insomma una vergogna. Qua e là, qualche ingegno
forte studia le cose moderne, si mette in corrente, osa parlare di
positivismo, di Comte, di Darwin, di Spencer, di Haeckel, di Hartmann;
osa notare la rivoluzione che l’intelligenza delle scienze naturali ha
portato nei canoni della filosofia: qualcuno osa ripetere il vecchio
grido galileiano: _fisica, salvami dalla metafisica!_ Ebbene, queste
sono le pecore segnate. La mafia metafisica imperante sino ad oggi, ha
tenuto in briglia questi puledri non castrati, ed ora, che s’è un po’
rotto il chiuso, le strida vanno al cielo.
Dunque chi non insegna la filosofia ortodossa non può esser illustre,
anche se ha scritto quel che ha scritto l’Ardigò? Perchè è curioso lo
studio degli strilloni: fingono di credere che l’Ardigò sia il primo
professorucolo capitato, il cui nome non sia mai uscito dalle pareti
della scoletta! Oh, no! Questi professori, più oscuri della notte e più
ignoti che Carneade a Don Abbondio, bisogna cercarli tra i metafisici
ufficiali dei licei e delle università i più cari alla setta teista.
Ora i filosofi veri, quelli soli che possiamo mettere avanti senza
arrossire, dobbiamo cercarli nei gabinetti scientifici, non sulle
cattedre, disonorate la maggior parte da un cretinismo che non ha
riscontro altrove.
Il papa, che la sa più lunga di tutti questi strilloni che aspettano
il boccone che chiuda loro la bocca, il papa ha capito dove era il
pericolo, e s’è messo con giudizio a riformare l’insegnamento della
filosofia nelle scuole ecclesiastiche. Ha capito che al positivismo non
si potevano opporre che le argomentazioni del tomismo.
Ha capito che non si poteva far altro che risuscitare la scolastica
co’ suoi sillogismi tentatori per imbrogliare un po’ le carte in mano
a coloro che traggono deduzioni dai soli fatti. Ma avesse dovuto
pensare alla sola Italia, senza dubbio non avrebbe mosso foglia. La
filosofia che s’insegna ufficialmente non ha bisogno di confutazione,
poichè nelle menti dei discepoli il solo ebetismo dell’insegnamento
è prova palmare della imbecillità delle scuole filosofiche. Così,
mentre il papa pensa a provvedere ai guai che possono portare le scuole
positiviste, da noi si grida all’unissono col papa e si vitupera un
ministro perchè a norma di legge ha premiato un filosofo reo d’esser
positivista.
Non solo è da passar sopra a questi strilli femminili di una mafia che
teme di veder finire la sua potenza fondata sull’asinità generale,
ma è da provvedere fin dove si può a questa ridicolezza degli studi
filosofici in Italia. E dico ridicolezza per non dir peggio.
Che il Filopanti, che fa scuola a sè, e che è puro di ogni sospetto,
e che parla secondo profonde convinzioni, che non divido ma rispetto,
dimentichi il diritto del ministro e protesti; lo intendo.
Ma non intenderò che una setta, cresciuta di potenza appunto in forza
della legge Casati, gridi contro un ministro che operò secondo la legge
stessa; non lo intenderò se non supponendo un basso calcolo ed una
vergognosa camorra. Amo quindi supporre che gli strilloni avessero in
quel punto dimenticato la legge.
Via, non basta l’esempio dato a proposito dell’Ardigò; ce ne vogliono
molti altri. Una filosofia, italiana passi; una filosofia pontificia,
mai.
FINE
INDICE
Primo passo _pag._ 5
Santo Natale » 10
Neve » 13
Biblioteche » 17
Delle biblioteche » 21
Per una guida » 26
Monte Coronaro » 32
Proprietà letteraria » 38
La proprietà letteraria » 43
Il monte Santo di dio » 49
Le poesie di Angelo Viviani » 54
L’ultimo amore » 61
Le Memorie del principe di Metternich » 68
Metternich » 72
La principessa di Metternich » 78
In Sacris » 83
Nebbia in montagna » 87
Nel bosco » 91
In Lapponia » 95
L’imitazione e Giacomo Leopardi » 101
Di nuovo » 108
Gli ultimi anni di G. Leopardi » 112
Polemiche intorno al Leopardi » 114
Maria Malibran » 123
La leggenda d’Attila in Italia » 128
Ser Lapo Mazzei » 135
Di un libro vecchio » 141
Iscrizioni » 146
Parole » 151
Guardia Nazionale » 155
Filosofia » 159
Divorzio » 162
Lazzaretti » 167
Piccole cause » 171
Ottobre » 176
Miracoli » 179
Il ritorno » 182
Finta battaglia » 187
Il primo amore » 193
Castel Debole » 199
Il quarto sacramento » 204
Giosuè Carducci » 210
Giuseppe Refaldi » 215
Giovanni Ruffini » 220
Tommaso Carlyle » 226
Giovanni Arrivabene » 232
Di Silvio Pellico » 238
Silvio Pellico a Roma » 244
Lettere ad Antonio Panizzi I. » 248
Merimée a Panizzi II. » 255
Pandolfo Collenuccio » 258
Marco Foscarini » 262
Torquato Tasso » 265
Il monumento a Rabelais » 272
Rabelais in Italia » 277
Un Amleto italiano » 283
La cronaca di Dino Compagni » 287
Nella Costa » 297
Il romanzo sperimentale » 300
Il centenario di Metastasio » 303
Elzevir » 308
Nanà » 311
Una biografia sbagliata » 314
Storia di Venezia nella vita privata » 318
Di un epistolario » 321
Le ricordanze del Settembrini » 325
Nuova corrispondenza di Sainte Beuvè » 329
La Toscana e l’Oriente » 336
La morte del Ferruccio » 341
Les femmes qui tuent et les femmes qui votent » 347
Gerolamo Paturet e la borghesia » 353
Una famiglia aristocratica » 358
Un libro di Luigi Zini » 363
Il libro di bordo » 366
L’Evaso » 370
Lettere di F. D. Guerrazzi » 373
Uomini e tempi » 376
Di un giornale annuo » 379
Noterelle d’uno dei mille » 383
Filosofia » 387
PREZZO L. 10
_La nostra Casa ha pubblicato anche le seguenti opere_ completamente
esaurite:
Gabriele D’Annunzio —PRIMO VERE L. 2
» » —CANTO NOVO » 2
» » —INTERMEZZO DI RIME » 2
» » —TERRA VERGINE » 2
» » —LIBRO DELLE VERGINI » 2
I cinque volumi riuniti (pag. 400) » 10
VI. migliaio
Walter Altorf—I TURPI AMORI DEGLI UOMIMI L. 5
Due ristampe—VII migliaio
» » —I TURPI AMORI DELLE DONNE » 3
Due ristampe—VII migliaio
» » —FEMMINA » 3
V. migliaio
» » —MEMORIE D’UN DEPRAVATO » 3
V. migliaio
» » —MEMORIE D’UNA DEPRAVATA » 3
V. migliaio
_Sotto i torchi:_
Walter Altorf—VOLUTTÀ RUSSE L. 3
V. migliaio
Tiene in deposito le opere popolari di Polifilo Italico:
Carmen Mignon-Passatore-Tiburzi-Schiavone-Banda Maurina La
Gala-Mastrilli-Roberto il diavolo.
Volumi di pag. 96 a 128 con cop. colorata Lire Una
X migliaio cadauno
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
Massimo D’Azeglio—I miei ricordi—Ed. integr.
Giuseppe Rovani—Cento anni—Ed. integr.
ed altre importanti Pubblicazioni.
Dirigere ordinazioni alla nostra casa: VIA PONTACCIO, 19
NOTE:
[1] «Viaggio in Lapponia coll’amico S. Sommier,» di Paolo Mantegazza.
Milano, Gaetano Brigola, 1881.
[2] Queste chiacchere a proposito del libro del Piergili mi valsero
cortesi lettere della vedova Leopardi nelle quali si sosteneva che io
era in errore. Non seppi che rispondere allora, nè lo so oggi, poichè
qui esponevo l’impressione mia di spettatore, null’altro: e non è
facile difendere le impressioni coi ragionamenti. Se ho errato, me ne
dolgo ed espongo al pubblico il mio peccato in tutta la sua bruttezza,
poichè non ho mutato una parola. Se qualche cosa di vero ho detto,
chieggo scusa pel modo, che ora, a mente fredda, mi pare un po’ aspro.
[3] _Dino Compagni e la sua Cronaca_, per ISIDORO DEL LUNGO, vol. I,
parte I, vol. II. Firenze, Succ. Le Monnier, 179.
[4] _Portraits contemporains._ Paris, Lévy, 1870. Tomo II, pag. 46.
[5] _La battaglia di Gavinana_, di Edoardo Alvisi, Bologna, Zanichelli,
1881.
[6] _Les femmes qui tuent et les femmes qui votent_; par A. Dumas,
Paris, Lèvy, 1880.
[7] _Nanne Gozzadini e Baldassare Cossa_, racconto storico di Giovanni
Gozzadini (Bologna, Romagnoli, 1880).
NOTA DEL TRASCRITTORE:
—Corretti gli ovvii errori tipografici e di stampa.