LAUDA DI ANACORETA.

Patria, amici, parenti, famiglia abbandonai

E in questo solitario antro mi ricovrai:

Dio che alla terra oscura manda del sole i rai

Porse alfine un conforto a' miei terrestri guai.

Il mondo è una gran selva d'alberi velenosi

Dove fra l'erbe e i fiori stan biscie o serpi ascosi,

Dragoni e basilischi dagli occhi sanguinosi

Insidian la salute dei giusti e dei pietosi.

Son l'erbe, a chi le calchi, più che rasoi taglienti,

Le fragranze de' fiori producon febbri ardenti:

E di quei mostri occulti son così aguzzi i denti,

Che squarciano le viscere delle smarrite genti.

O dolce solitudine, tu di virtù sei scola,

Da te la pellegrina anima a Dio sen vola,

In te la mia tristezza s'aqueta e si consola,

Beata solitudine, beatitudin sola.

. . . . . . . . . . . . . . .

Cito qui per il contrasto un canto di Goliardi. La poesia goliardica nel

suo rudimentale tentativo di rinascimento dell'arte, fu a quei tempi di

penitenza come una spera di sole dardeggiante attraverso la mistica e

fredda ombra di una cattedrale:

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 73 / 97 题