Patria, amici, parenti, famiglia abbandonai
E in questo solitario antro mi ricovrai:
Dio che alla terra oscura manda del sole i rai
Porse alfine un conforto a' miei terrestri guai.
Il mondo è una gran selva d'alberi velenosi
Dove fra l'erbe e i fiori stan biscie o serpi ascosi,
Dragoni e basilischi dagli occhi sanguinosi
Insidian la salute dei giusti e dei pietosi.
Son l'erbe, a chi le calchi, più che rasoi taglienti,
Le fragranze de' fiori producon febbri ardenti:
E di quei mostri occulti son così aguzzi i denti,
Che squarciano le viscere delle smarrite genti.
O dolce solitudine, tu di virtù sei scola,
Da te la pellegrina anima a Dio sen vola,
In te la mia tristezza s'aqueta e si consola,
Beata solitudine, beatitudin sola.
. . . . . . . . . . . . . . .
Cito qui per il contrasto un canto di Goliardi. La poesia goliardica nel
suo rudimentale tentativo di rinascimento dell'arte, fu a quei tempi di
penitenza come una spera di sole dardeggiante attraverso la mistica e
fredda ombra di una cattedrale: