Amo il nome gentile; amo l'onesta
Aura del volto che il mio cor rinfranca:
Amo la mano delicata e bianca
Che le lagrime mie terge ed arresta;
Amo le braccia a cui fido la testa
Da tristi fantasie turbata e stanca:
Amo la fronte pura, aperta e franca,
Dove tutto il pensier si manifesta;
Ma più de le sembianze oneste e care
Amo la voce che mi parla il vero
E mi conforta l'anima ad amare;
La voce che ogni dì sulla prim'ora
Mi grida in suono d'amoroso impero:
È l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!
Scelgo dal gruppo intitolato: «Miserie.» È un sonetto che vi
rattristerà, ma certe tristezze sono come il segreto e freddo battesimo
della rugiada che ravviva i germi delle pianticine. Esse s'incurvano per
riceverla: chiniamo il capo anche noi; perchè ci tocchi bisogna esserne
degni.