A MIA MADRE.

Amo il nome gentile; amo l'onesta

Aura del volto che il mio cor rinfranca:

Amo la mano delicata e bianca

Che le lagrime mie terge ed arresta;

Amo le braccia a cui fido la testa

Da tristi fantasie turbata e stanca:

Amo la fronte pura, aperta e franca,

Dove tutto il pensier si manifesta;

Ma più de le sembianze oneste e care

Amo la voce che mi parla il vero

E mi conforta l'anima ad amare;

La voce che ogni dì sulla prim'ora

Mi grida in suono d'amoroso impero:

È l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!

Scelgo dal gruppo intitolato: «Miserie.» È un sonetto che vi

rattristerà, ma certe tristezze sono come il segreto e freddo battesimo

della rugiada che ravviva i germi delle pianticine. Esse s'incurvano per

riceverla: chiniamo il capo anche noi; perchè ci tocchi bisogna esserne

degni.

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 63 / 97 题