Stanotte (il vento lungo affannavasi
rombando ai vetri che crepitavano
ne' buffi de le goccie grosse)
sùbite irruppero ne la stanza
le fate. -- Oh come, come a l'angustia
di queste mura piacquevi scendere? --
Ed esse ne' giocondi volti
risero splendidamente belle.
-- Non mai più miti salgon gli effluvii
da l'esultanza fresca de' margini,
di quando il fior de l'erba nova
bacian col niveo piè le fate:
ma noi vedemmo splender la fiaccola
traverso a' vetri tuoi per le tenebre;
e qua veniam consolatrici
l'ala del turbine cavalcando.
A sogni è dolce cura de gli uomini:
concedi ai sogni l'anima, Illudervi
di care visioni è a voi
l'unico farmaco de la vita. --
. . . . . . . . .
L'intervento diafano e sottile delle creature vanescenti mette nell'aura
di questa poesia che inoltrando s'infosca, una fluttuazione di profumo
antico e rudimentale; qualchecosa d'inesprimibilmente blando, come i
cori degli spiriti nelle tragedie greche: come intorno al titanico
dolore di Prometeo il benefico aleggiare delle Oceanine.
Eccovi per ultimo un esempio della Poesia domestica del Mazzoni,
colorita e gentilissima:
Canta canta la mamma al fantolino;
e lo dondola lieve in su' ginocchi,
spiando il lento velarsi de gli occhi:
-- C'era una volta un grillo canterino.
Cantava questo grillo in mezzo al lino;
vien la formica: -- O grillo, o grillo bello,
dammene un filo! -- E che ne vuo' tu fare?
-- Calze e camicie pe 'l mio corredino.
Dice il grillo: -- Se vuoi ti do l'anello!
Di gioia la formica ebbe a impazzare:
Ma quando furon dinanzi a l'altare.... --
Sul luccicor de gli occhi sonnolenti
gli battono le palpebre frequenti.
Ecco i sogni: sorride il fantolino.
Facciamo anche noi come il bimbo: dormiamo. Dormiamo sul primo fieno
falciato vegliati dal grillo e spiati dalla formica. Dormiamo, sognando
i calendimaggi ignorati delle microscopiche tribù che ronzano, stridono,
saltano, o strisciano nelle loro foreste sterminate di steli in cui mai
l'uomo potrà voluttuosamente smarrirsi e che mai potrà conquistare:
foreste di milioni di fusti lisci, eleganti come colonnine corintie; fra
cui ondeggiano lassù, lassù, nelle cime estreme ed eccelse, gonfaloni
rossi, azzurri, bianchi nella gloria del sole. Per noi non sono che
campi di lino e di grano fioriti di papaveri e di margherite.
Piccolo intermezzo in prosa.
«Bisogna saper vivere in compagnia, ma più ancora saper star soli».
_N. Tommaseo._