Un soave mattin di primavera
Un luminoso ciel come di seta,
Su per il monte l'antica pineta
Immobilmente taciturna e nera.
E in vetta al monte, dove più secreta
La foresta s'addensa e più severa,
Chiusa in angusto margine una spera
Di lucid'acqua ammaliata e cheta.
E solitaria, in mezzo al trasparente
Vetro dell'acqua, una bianca ninfea
Che nel riso del sol apresi ignuda;
Come un sogno d'amor vivo e fiorente
Che al radïar d'una superna idea
In sen di verginale alma si schiuda.
Avete assaporato, signorine, il sano odor dei pini, e l'incanto
innocente di quelle acque, e il riso ingenuo di quella candida corolla e
la forte purezza di quel sogno? Si? Ebbene, allora esultate; siete
poetesse anche voi.
Ecco un altro sonetto più soggettivo. Quello era una perla questo
un'opale. Due diversi candori, due diverse virtù.