SONETTO D'APRILE

Aprile, il giovinetto uccellatore,

a cui nitido il fiore

delle chiome pe' belli omeri cade,

ne 'l cavo de la man, come un pastore,

in su le prime aurore

ha bevuto le gelide rugiade.

Aprile, il giovinetto trovadore,

su le canne sonore

dice l'augurio a le nascenti biade;

i solchi irrigui fuman ne 'l tepore,

un non so che tremore

le verdi cime de la messe invade.

Ecco la bella! Ecco Isotta la bionda!

China, de la sua porta a 'l limitare,

ella stringe il calzare

a' piè che sanno i boschi. E il dì la inonda:

toccan la terra, a l'atto de 'l piegare,

i suoi capelli, in copia d'or profonda.

Oh, la faccia gioconda

che a pena da quel dolce oro traspare!

Ed ecco che io ripenso ancora una volta le rustiche e ridenti capanne

delle fate dei boschi, di Violacciocche, di Smeraldina, le capanne di

legno dalle finestrette inghirlandate di caprifoglio, dove i principi

splendidi e mesti si riposano e si consolano di non aver raggiunto alla

caccia le belle cerve bianche dalle corna d'oro. E proprio in qualche

creazione D'Annunziana la natura che vi si riflette è quella ignota e

romita delle fiabe e dei sogni.

Sentite questo strano _Rondò_ in cui il giro dei versi e la continua

assonanza delle rime fa davvero un ronzìo lievissimo:

Com'api armoniose

uscenti a 'l novo sole

per le felici aiuole

de' gigli e delle rose,

queste che Amor compose

delicate parole,

com'api armoniose

uscenti a 'l novo sole

su le chiome odorose

che Amor cingere suole

di sogni e di viole

spirino dolci cose,

com'api armoniose.

Ecco dalle «Rurali» una florida e imponente bellezza:

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 43 / 97 题