CAPITOLO XXVIII.

Virginia aveva detto il vero. Spettacolo da schiantar l'anima era vedere

la povera Maria, dopo la sera fatale dell'arresto di Gian-Luigi, quella

che esser doveva per lei la sera lietissima de' suoi sponsali. Chi

avrebbe ancora riconosciuta in essa la vispa, allegra, spensierata

fanciulla che abbiamo presentata al lettore nel secondo capitolo della

seconda parte? I pochi giorni che erano trascorsi dal momento in cui

ella aveva gittato quel suo grido di spasimo all'udire nominare il suo

diletto, ladro ed assassino, avevano tratta via dalle sembianze, dalla

persona, dal cuore della infelice ogni traccia di giovinezza,

distruttane ogni letizia, uccisa ogni speranza. La era diventata pallida

come una vittima della clorosi, magra come una malata d'etisia

nell'ultimo stadio; gli occhi infossati nelle livide occhiaie avevano le

palpebre rosse per le cocenti lagrime, per le veglie delle notti non più

visitate dal sonno, e come tormentose! i muscoli delle guancie cascavano

inerti dando alla fisionomia un'espressione di abbandono disperato che

si poteva dire morte dell'anima; cascavano gli angoli della bocca da cui

era sparito il color abituale di carminio, cascavano tutte le membra,

come dinoccolate, come prive della forza interiore che le reggesse;

avevano, la faccia sgomenta, e le pupille velate ed atone, e la mossa,

quell'apparenza di stupidità penosa a vedersi che dà un solo,

incessante, tormentoso pensiero onde sia punta la mente. La non parlava

quasi mai, non si lamentava, in presenza degli altri si guardava bene

dal piangere, non sospirava neppure: alle richieste che le si facessero,

alle parole con cui si tentava scuoterla da quel mortale letargo

rispondeva con pochi tronchi accenti, pronunciati a voce bassa, con

paziente mitezza, il più spesso con soli monosillabi, o con cenni del

capo. Alla capitata disgrazia non faceva mai neppure la menoma

allusione; e siccome ogni altro guardavasi bene eziandio di toccar quel

tasto, l'argomento di cui si parlasse meno, di cui non si parlasse mai

in quella famiglia, era quello appunto che era sempre fisso nella mente

di tutti.

Maria veniva chetamente a sedersi presso al letto di suo fratello ancora

giacente, e stava lì senza guardarlo, l'occhio piantato sopra un rosone

del tappeto: prendeva un suo lavoro tra mano e per un poco faceva andare

in fretta la destra a trarre i punti, ma ad un tratto, come se ci avesse

trovato un intoppo, l'ago si fermava nella stoffa, la cruna appoggiata

all'anello da cucire diventato immobile, il filo aggrovigliato fra le

pieghe del panno.

— Maria! le diceva allora dolcemente Francesco.

Ella si riscuoteva in sussulto.

— Che?

E il fratello fingeva aver bisogno d'un piccolo servizio, desiderava

alcuna cosa, tanto per levarla un istante da quella meditazione che le

consumava l'anima. Talvolta Francesco le prendeva una mano glie la

serrava con muto affetto; ella non corrispondeva a quella stretta, vi si

prestava per un poco, poi pianamente se ne liberava ed allontanavasi.

Tutta la famiglia la circondava d'una compassione vigilante, sempre in

sull'avviso, piena di silenziosa tenerezza e di cure: cercavano di

rimuoverne dall'intorno le spine che potevano pungere ancora quel cuore

trafitto, gli urti che potevano ferire quell'anima indolorita: ma aimè!

la piaga era interna ed irrimediabile, e tutti si sentivano feriti in

lei, in quella parte di loro che avevan sì cara. Ella, quelle cure,

quelle amorevolezze tollerava, il più delle volte pareva non

accorgersene, raro ne ringraziava con un sorriso che era dolorosissimo a

mirarsi, più raro ancora alcuna mostra le sfuggiva d'impazienza e

d'irritazione.

Ad ogni volta che rientrasse nella sua camera scoppiava in singhiozzi ed

in lagrime: talora, sentendo presso a traboccar la piena dello spasimo

che le si gonfiava nel petto, fuggiva alla sua stanza, si buttava

traverso il letto e soffocava i suoi gemiti nelle coltri che mordeva e

bagnava di pianto.

Appena saputa la dolorosa catastrofe, Virginia di Castelletto aveva

mandato alla sua antica compagna Maria l'espressione del suo cordoglio,

il conforto della sua simpatia, in un biglietto quale la squisitezza del

suo sentire e la sua forbitezza di maniere erano capaci di concepire e

di scrivere; poscia aveva tutti i giorni mandato per le notizie, e

finalmente, quel dì in cui Maurilio le doveva aprire in parte l'anima

sua ed il pensiero, era venuta ella medesima a vedere di persona la

sconsolata fanciulla.

Maria ad udire annunciata la nobil donzella, fece un atto di

contrarietà. Ella s'era avvezza a stare fronte a fronte col suo dolore,

a sentirsene rodere l'intimo essere, e glie ne piaceva così, e

dispettava ciò che venisse, non dico ad interrompere, ma a disturbare

quel suo supplizio. La madre di lei invece, che accoglieva come una

ventura tutto quello che in alcun modo facesse sperare di poter

distrarre la sua figliuola, fu sollecita a levarsi, e disse:

— Passa in sala, Maria; io vado ad incontrare la signora contessina, e

te la conduco.

E sparì dietro la portiera dell'uscio, verso l'anticamera.

Maria, che sedeva al suo solito luogo presso il letto di Francesco,

depose lentamente, con aria svogliata e quasi uggiosa, il suo lavoro; ma

in quella il suo mesto sguardo incontrò il volto di suo fratello che

all'udir quel nome s'era lievemente colorito.

— La saluterò per te, diss'ella facendo quel suo desolato sorriso: e

s'avviò lentamente verso la sala.

— Ah! Dio la rimeriti della sua carità! aveva esclamato la signora

Teresa correndo incontro a Virginia e pigliandole una mano che volle

baciare. Possa la sua vista, possano le sue parole recare un po' di bene

alla mia povera figliuola, che ne ha tanto, tanto bisogno.

Virginia con molto garbo, stringendo le mani della donna, impedì che le

venisse baciata la destra; e in risposta disse con quella sua voce che

si sarebbe detta il suono d'un'arpa d'oro:

— A prezzo di qualunque mio dolore vorrei darle conforto. Povera Maria!

Come sostiene essa la sua sventura?

La madre, alla quale il sol parlare di Maria aveva chiamato agli occhi

le lagrime, ora scoppiò in singhiozzi ed in pianto.

— Oimè! Oimè! esclamò ella: Maria se ne muore.

Virginia strinse forte le mani della signora Teresa che ancora teneva

fra le sue.

— Coraggio! disse con un accento di pietà e di affetto che era una soave

carezza. Non bisogna disperare. È venuto per la sua famiglia un tempo di

prove; ma tornerà di poi certamente quello della felicità.

Teresa si rasciugò in fretta in fretta gli occhi, e soggiunse:

— La venga avanti, contessina, la favorisca qui, la prego.

E la trasse nella stanza di ricevimento.

Maria era già colà, venutavi dalla camera di Francesco. Stava in piedi

presso al camino, sorreggendosi con una mano alla spalliera d'un

seggiolone, nella mossa d'una prefica o d'una statua del Dolore sopra

una tomba. Virginia fu quasi spaventata dall'abbandono desolato di quel

contegno, dalla pallidezza mortale di quell'aspetto, dalla disperazione

rassegnata dello sguardo semispento, del doloroso sorriso. Si avanzò

rattamente verso di lei, ed esclamò con voce impressa d'immenso affetto:

— Maria!

Non era che una parola; ma in essa l'intonazione, l'accento, la

vibrazione del suono ponevano un'infinità di cose: pietà, amore, offerta

di sè, benevolenza generosa spinta fino all'entusiasmo.

Maria sentì coll'anima delicata tutte queste cose contenute in un sol

motto, e ne fu tocca un istante; sollevò da terra i suoi occhi velati e

li affisò fugacemente in volto alla donzella, che le si avvicinava, si

staccò dalla poltrona a cui s'appoggiava e fece un passo verso Virginia,

tendendole, con atto che pareva pieno di lassitudine, la mano.

— Questa è un'opera di carità ch'Ella fa, madamigella, venendo qui:

disse Maria con voce debole, fiacca, quasi direi senza vita, onde molto

si accrebbero la commozione e la pena di Virginia.

— Ho obbedito all'impulso del mio cuore: disse questa prendendo la mano

di Maria, e mettendo nella voce tutta la dolcezza dell'anima sua. Sono

venuta a rivendicare un diritto che pretendo di avere: il diritto

dell'amicizia, e spero che Ella..... che _tu_ non me lo vorrai negare.

Il modo con cui s'era interrotta ed aveva ripreso, con cui aveva

pronunziata quella dolce parola _tu_, era pieno di grazia infinita, di

tenerezza ineffabile, attalchè a Maria se ne inumidirono gli occhi.

Virginia si volse e fece un legger cenno alla signora Teresa, la quale,

commossa, stringeva le mani e levava lo sguardo al cielo, nella speranza

che la venuta di quell'angelo in forma di donna recasse pur finalmente

alcun conforto alla sua Maria. La buona madre comprese di botto la mesta

preghiera della donzella, e s'affrettò a partirsi chetamente.

Per quella mano ch'essa teneva tuttavia, la contessina trasse a sè la

sorella di Francesco, e se ne fece appoggiare al seno il capo doloroso.

— Povera Maria! diss'ella, baciandole con calde labbra la gelida fronte.

Vuoi tu considerarmi come una tua sorella?

La disgraziata fanciulla, vinta da quell'affettuosa violenza di

tenerezza, gettò le braccia al collo della contessina, e prorompendo in

lagrime, pianse per un poco, senza poter dire pure una parola. Virginia

la strinse amorosamente fra le sue braccia, le fece quei dolci atti, le

susurrò quelle dolci parole, le prodigò quelle dolci carezze che usa una

madre ad acquetare i pianti del suo bambino; poi, quando si calmò quello

sfogo che fu in sostanza benefico all'animo oppresso della sventurata,

ella ricercò sulle labbra di Maria un bacio che fu da tuttedue le parti

pieno d'espansione e d'affetto; e così in quell'amplesso fu consecrata,

come dire, la loro nuova fraternità.

— Ah madamigella!... cominciò quindi Maria, rasciugandosi gli occhi: ma

Virginia, lesta ad interromperla:

— Chiamami Virginia, com'io te chiamo Maria. Mi hai accettata per

sorella: trattami come tale, e concedimi i privilegi di sorella..... E

il primo sarà quello di sgridarti. Il tuo aspetto mi dice che tu hai

mancato di forza d'animo, che tu non hai neppure tentato opporre la

menoma resistenza al dolore.

Maria scosse lievemente il capo.

— No, disse: gli ho aperto tutto il mio cuore; ne sentii con fiera

voluttà l'invasione. — Ah! vorrei che esso fosse ancora maggiore e mi

distruggesse più presto.

— Questa è una colpa! esclamò Virginia con una specie di severità, in

cui però non era sminuito l'accento dell'amorevolezza. Sei tu sola nel

mondo? Non hai legami di famiglia che ti avvincono? Non hai doveri che

ti obbligano?

La sventurata levò le spalle coll'ingenuo egoismo del dolore.

— Non sento più nulla che la mia sciagura; disse francamente; poi, come

volendo addurre una scusa, soggiunse: Francesco è oramai guarito e

presto non avrà più bisogno di me... E poi egli ha in cuore altro

affetto che deve occuparlo, che deve farlo felice più che non possa il

mio...

Virginia arrossì leggermente e chinò gli occhi.

— Mio padre è uomo forte e robusto, che sa lottare contro il dolore,

come contro il destino, e vincerli...

— E tua madre? domandò con forza la contessina, stringendo le mani di

Maria.

— Mia madre ama più suo figlio di me...

— Ah Maria, tu se' ingiusta...

Questo grido di Virginia richiamò in sè la sviata mente della disperata

giovane.

— È vero, è vero: esclamò con voce di profondo pentimento e di sdegno

contro se medesima. Hai ragione..... Sono diventata trista..... Ma

soffro tanto, sai!... Non so più quello che mi dica, nè quello che mi

faccia, nè che mi pensi...

Tacque un istante, e poi curvandosi all'orecchio della sua compagna, le

soggiunse piano, come il motto che doveva farle capire tutta la sua

condotta:

— L'amavo tanto!... L'amo ancora tanto!

E chinò il capo sulla spalla di Virginia, per nascondere il rossore onde

subitamente si soffuse il suo volto.

— Tu non devi più amarlo: disse con forza la contessina. Tu non devi a

quell'iniquo sacrificare il tuo avvenire, la tua vita, la tua famiglia.

Tu quel cotale, com'egli è, non l'hai amato mai. Hai amato un uomo

d'onestà e valore; quell'uomo è scomparso; a colui che è rimasto non

devi che odio e disprezzo.

Maria levò il capo, guardò bene in viso la nobile amica, e le disse

lentamente:

— Tu avresti potuto strapparti dal cuore l'amore e gettarlo via come si

fa d'un abito?... Tu non l'ameresti più?

— No, disse Virginia con forza, l'uomo che si rivelasse indegno della

mia stima, non avrebbe più il mio amore. Colui che avesse empiamente

ingannata la mia fiducia, che avesse mentito l'onore come la passione,

io lo abborrirei disprezzandolo.

Gli occhi della donzella, così dicendo, brillavano d'una fiera luce; la

bella di lei fisionomia aveva una imponente espressione di forza e di

superiorità.

— Gran Dio! esclamò Maria, allontanandosi alquanto da Virginia per

contemplarla meglio, e giungendo le mani in atto di meraviglia: nel tuo

volto c'è in questo momento una strana rassomiglianza col suo, quando mi

beava colle sue calde parole... Oh vedi s'io l'amo!

— Povera! Povera Maria!

— Ma io non lo credo colpevole: proruppe con impeto la sorella di

Francesco. Non lo può essere, non deve. Crederesti tu se ti venissero a

contare un'infamia dell'uomo che ami?... Io non darei fede neppure

all'evidenza. Il nostro amore è un'istinto divino, superiore ad ogni

umano argomento; e se un uomo ci inspira amore, è prova evidente che

egli è superiore altrui.

Virginia ammirò la sublime fede di quell'amore.

— Ma ora, diss'ella, abbracciandola di nuovo: che vuoi tu fare? Vuoi tu

abbandonarti fiaccamente all'azione del tuo dolore? lasciartene

travolgere senza opporre la resistenza d'una volontà vincitrice?

Maria ebbe allora negli occhi un maggior lampo di vita.

— Vorrei rivederlo ancora, una volta sola, e morire!

— Cattiva! disse Virginia dandole un bacio sulla fronte.

— Ho pensato al suicidio, sai: continuava la fanciulla con una

semplicità d'espressione che era veramente desolante; ma non ci ho avuto

coraggio. Nel mondo di là potrei ancora pensare a lui? Non ne sono

sicura: ed il tormento di pensarci — di pensarci sempre — mi è caro. Ma

c'è una fatta di suicidio per noi donne che mi sorride: un suicidio che

togliendoci al mondo ci lascia tutte alla esclusività d'un solo

pensiero... Ti ricordi, nel monastero del _Sacro Cuore_, di suor Clara,

sì pallida, sì mesta, sì taciturna? Quando passava col suo passo lento e

il suo sguardo di morta, noi sospendevamo i nostri giuochi e non osavamo

parlare. Quella era un'anima estinta, e il monastero era la sua tomba.

In questi dì quell'immagine, quell'ombra, quello spettro è venuto a

farmi cenno ed invitarmi. Là è la soluzione del mio destino.

— Che? Tu vorresti?

— Quella è la morte che sogno e che mi preparo.

Virginia combattè con calore, con vivaci ragioni e con insistente zelo

quel proponimento; Maria sembrava ascoltarla con sulle labbra quel suo

penoso sorriso, ma in realtà il suo pensiero era altrove. Ad un punto

interruppe l'amica e disse con accento di nuova risoluzione:

— Ho esitato finora ad aprirmene alla mia famiglia, ho tremato innanzi

all'idea di manifestare tal mia volontà a mia madre. Ora la tua presenza

mi darà coraggio. Vieni e sii tu testimone all'annunzio della mia

irrevocabile determinazione.

La prese per mano e la trasse vivamente con sè. Virginia, che non ebbe

neppur campo a contrastare, si trovò nella stanza di Francesco.

Là era in quel momento tutta la famiglia raccolta. Il sor Giacomo era

venuto allor allora, e teneva ancora fra le sue la mano di Francesco,

cui aveva interrogato della sua salute. Quell'uomo tanto forte e robusto

si vedeva che sotto i colpi così fieri e così repentinamente replicati

della sventura aveva vacillato, ma non era caduto disfatto. Le chiome in

que' pochi giorni gli si erano incanutite, dimagrata la faccia, fatte

più profonde e più numerose le rughe della fronte; smarrita affatto

quella vivacità alacre ed allegra che era l'espressione dell'operosità

instancabile della sua natura; ma l'occhio pur nella sua mestizia

serbava una luce, le labbra serrate avevano una rigidità di linee che

ben rivelavano un'anima pronta a lottar tuttavia colla sorte e cogli

uomini. Il suo cordoglio, la passione, la pietà per la figliuola e il

dolore per la ferita del figlio, pareva ch'egli cercasse distrarre mercè

una febbrile attività con cui s'era dato a riparare i danni

dell'incendio e del saccheggio, ristaurare la fabbrica e ravviare il

corso interrotto dei lavori. In casa, presso la famiglia, veniva di

frequente, ma ci stava assai poco; appena se ci compariva, gettava sopra

Maria uno sguardo pieno di tenerezza, interrogava il figliuolo, faceva

come atto d'incoraggiamento una mesta carezza alla moglie, e via di

nuovo. Pareva che rimaner lontano dai suoi non potesse, timoroso ad ogni

momento che una nuova sciagura precipitasse su di loro, e starne in

compagnia troppo gli fosse doloroso. Delle vicende passate nè anche egli

non faceva mai cenno veruno. Era una tacita intesa di tutti

quegl'infelici di non parlarne mai. Solo una volta che l'occasione

inevitabilmente ne venne, il sor Giacomo, la cui natura era

impetuosamente franca, lasciò scorgere tutto l'odio che implacabilmente

aveva concepito per quello scellerato ingannatore della loro fiducia,

per quel traditore assassino della sua figliuola; ma questa udendo le

invettive e le imprecazioni del padre contro l'uomo ch'ella amava pur

sempre, s'era levata in piedi pallida ed angosciata, aveva fatto

barcollando i pochi passi che la disgiungevano da suo padre,

un'ineffabile espressione di preghiera nel volto doloroso, nella mossa

delle mani tese, e venutale presso gli aveva dolcemente posta la destra

sulle labbra, senza dire una parola, ma con un gemito che significava ed

era tale da intenerire più d'ogni discorso. Giacomo da quel momento

s'era imposto di vegliare più attentamente su se stesso e di non

lasciarsi più sfuggire un detto mai su quell'argomento.

Vedendo entrare, tratta per mano da Maria, la contessina Virginia,

Giacomo si volse meravigliato e s'inchinò rispettoso, Francesco arrossì

ed ebbe un guizzo di gioia negli occhi, Teresa si levò in piedi, ed

accortasi di una certa animazione nella fisionomia e nella mossa di

Maria, cosa che non era avvenuta più dopo l'orribile sventura, sperò che

Dio l'avesse allora esaudita e la presenza e le parole della nobile

donzella avessero potuto recar conforto, dar consolazione ed ispirar

coraggio all'afflitta figliuola.

Ma la sua illusione, pur troppo, non potè essere di lunga durata. La

fanciulla s'avanzò con passo risoluto fin presso ai genitori ed al letto

del fratello, e là, prima che niun altro avesse tempo ad aprir labbro,

parlò di questa guisa:

— Padre, madre mia; sono venuta a manifestarvi, in presenze di questa

recente ma nobile e generosa amica, la quale fu la sola che nella mia

sventura non mi abbia abbandonata, ma ne prese anzi occasione a

mostrarmi tutta la bellezza dell'anima sua e la squisitezza del suo

affetto: sono venuta a manifestarvi la irrevocabile determinazione che

Dio mi ha ispirata, che ho presa, che credo mio dovere seguire nelle

dolorose circostanze in cui mi trovo. Se finora non ve ne ho parlato

benchè fin dal primo giorno fosse balenata alla mia mente e l'avessi in

massima accettata, si è perchè ho voluto prima discuterla meco stessa e

farmi tutte le obbiezioni che vi si possono affacciare per vedere se la

si poteva efficacemente combattere, e cimentarla coll'amore che ho per

voi, col concetto che mi rimane de' miei doveri di figlia a vostro

riguardo. Essa ha resistito a tutto; la voce che mi chiama si è fatta

anzi sempre più forte; l'impulso che mi spinge diventa più potente ogni

giorno. Parlando con Virginia, testè, una forza superiore mi trasse a

svelare il mio segreto proponimento; sentii subito allora come, poichè

quel mio disegno era uscito una volta dalla chiostra della mia

coscienza, diventava mio debito di farne partecipi tosto, voi, padre e

madre miei.

Il sor Giacomo la interruppe con un'impazienza che il suo carattere non

gli consentiva più di frenare, ma a cui l'affetto levava ogni asprezza.

— Qual è dunque questo tuo proponimento?..... Parla, e pensa che i tuoi

genitori, che la tua famiglia ebbe in questi giorni già troppi dolori,

perchè tu venga volontariamente ora a recargliene altri.

— Perdonami, padre mio; perdonami anche tu, mamma; ma questo dolore io

sono proprio costretta a recarvelo. Non posso più appartenere al mondo,

e non voglio; non posso e non voglio esser più di nessuno fuor che di

Dio: entrerò in un monastero e mi farò monaca.

La madre non rispose che con un gemito, e lasciandosi cadere seduta si

nascose nelle mani la faccia; Giacomo fece un atto di sdegnosa sorpresa

e ruppe in parole cui la presenza soltanto della contessina valse a

temperare.

— Crudele figliuola! È questo l'amore che hai per noi? questa la

corrispondenza e la gratitudine al nostro affetto? Perchè vuoi punirci,

noi innocenti, che soffriamo al pari di te? Noi, che se mai ci abbiamo

una colpa, è quella di aver troppo facilmente accondisceso ai tuoi

desiderii? La voce che chiama, l'impulso segreto, l'ispirazione del

cielo le sono storie; tu vuoi ritirarti nella solitudine, fuori d'ogni

affetto umano, fuor d'ogni legame di dovere domestico per istare faccia

a faccia unicamente e sempre col tuo dolore, affondarti in esso e

fartene consumare. È questo un egoismo bello e buono, che Dio non può

volere, che Dio riprova di certo....

S'interruppe bruscamente per additare con una eloquenza inesprimibile di

gesto la povera Teresa, che, abbandonata sulla seggiola, il volto

nascosto, piangeva e singhiozzava; e soggiunse con voce nella cui

burbera asprezza si sentiva pure far capolino la emozione delle lagrime:

— Guai, vedi, Maria, guai alla figliuola che fa piangere così sua madre!

Maria fu d'un balzo presso la madre, le prese le mani e glie le trasse

giù dal viso, le asciugò coi suoi baci le lagrime che le gocciavano giù

dalle guancie.

— Mamma mia, mia cara mamma, disse, il babbo ha ragione: è vero, io sono

crudele; è vero, io sono egoista; ma tu mi vuoi tanto bene col tuo amore

materno, che mi comprenderai e perdonerai, che capirai com'io non posso

vivere altrimenti. Oh! non ti sarebbe maggior dolore vedermi qui

estinguermi a poco a poco sotto i tuoi occhi, e perdermi

irrimediabilmente?... E ti giuro che avverrà così. In ciò la volontà non

può nulla; per quanto desiderio avessi di rimanere con voi, di vivere

per voi, la morte sarebbe più potente di me, e verrebbe a togliermi di

mezzo alle vostre braccia.

Teresa respinse dolcemente le carezze della figliuola.

— Ah! esclamò ella piangendo, non ho più figlia.

— Non dir così, mamma. Tua figlia pregherà per te, per tutti voi; chi sa

ch'ella, partendo, non tragga seco di questa casa la fatalità di

sventura che vi piombò sopra!..... No, tu non perderai tua figlia; nel

suo cuore tu sarai sempre, com'ella sarà nel tuo. Anche a te sarà di

conforto venire nella pace di quelle mura, dov'essa pregherà fuor d'ogni

agitazione del mondo, a sentire l'influsso della divina misericordia. E

il Cielo anzi ti compenserà del sacrificio che avrai fatto pel mio bene:

ti sarà concessa in luogo mio un'altra figliuola che ti amerà, se non

alla pari, forse meglio di me.

S'interruppe, esitò un istante, poi con mossa piena di grazia, di

franchezza, d'ingenua fiducia, andò presso Virginia e la prese per mano.

— Tu, le disse, hai affermato poc'anzi volermi essere sorella. Siilo in

nome di Dio, siilo in nome della pietà! L'esser sorella a me, non è egli

essere figliuola a mia madre?

Virginia arrossì leggermente, e il suo sguardo per moto involontario

affatto corse a Francesco, il quale arrossì alquanto egli pure; ma di là

gli occhi di Virginia si levarono ratto e si volsero alla sora Teresa

con un'espressione di somma pietà.

— Vorrei valere a questo còmpito, diss'ella dolcemente; ed accetterei

con gioia il mandato.

Teresa prese colla sinistra una mano della contessina; colla destra

stringeva quella della sua figliuola; e recatasi quelle due mani al

volto le baciò commossa, seguitando a piangere chetamente.

La plebe, parte IV · 第 37 / 44 题