CAPITOLO XXVI.

Due giorni dopo, alla mattina, verso le otto e mezzo, che in quella

stagione invernale è affatto di buon'ora, una donna modestamente vestita

di scuro, con un fitto velo sulla faccia che ne celava compiutamente le

sembianze, presentavasi all'uscio della Zoe e domandava con voce tremola

ed esitante di parlare alla celebre cortigiana. A costei tale visita era

stata annunziata la sera precedente da un bigliettino di carta

finissima, delicatamente profumato, il quale diceva:

«Una donna, che facilmente indovinerete chi sia, ha bisogno di parlarvi

nell'interesse di quella persona che più vi sta a cuore. Siate sola

domattina dalle otto alle nove, e si verrà da voi.»

La _Leggera_ non aveva menomamente esitato a riconoscere la calligrafia

della contessa Candida; ed aveva dato ordine che quando la mattiniera

visitatrice si presentasse, venisse subito introdotta.

Candida entrò tremante, che appena se poteva reggersi sulle gambe, nella

camera da letto sontuosa e disordinata della cortigiana. Essa, la donna

titolata, la superba signora, la fiera dama di Corte, presentavasi poco

diverso che imploratrice, nella casa d'una disprezzata femmina, cui

avrebbe un tempo, incontrandola, coperta delle più manifeste mostre del

suo disdegno! Zoe giaceva ancora sotto l'elegante cortinaggio, mezzo

seduta sui cuscini candidissimi, ornata il capo, il petto, le mani di

ricchissime trine sulla fina biancheria della sua cuffia e del suo giaco

da notte; teneva il gomito del braccio destro affondato nel cedevole

guanciale, più candido che neve, a cui si puntava, e sorreggeva alla

mano la testa: di sotto alla cuffia scappavano ribelli le ciocche ricche

e pesanti delle sue fulve chiome, e parevano matasse d'oro filato che le

cascassero sul seno e sulle spalle; lo sguardo vivo, ardente, quasi

selvaggio, stava intento nel volto d'una persona che sedeva presso alla

sponda del letto. Questa persona era una giovine donna, la quale,

vedendo entrare la contessa, si alzò, si trasse in là d'un passo e

saettò la nuova venuta con uno sguardo curioso, sollecito, avido, quasi

feroce. Candida non s'era inoltrata che di poco nella stanza; le forze

glie ne mancavano; si appoggiò ad un mobile, e stette un momento prima

di riaver tanto di respiro da poter pronunciare una parola. Di sotto il

velo intanto ella guardava, quasi sgomenta, un po' corrucciata,

turbatissima per mille contrarie sensazioni, quelle due donne, le quali

con aria presso che ostile fissavano lei.

Fu la Zoe a rompere quello strano ed impaccioso silenzio.

— La si avanzi e s'accomodi: disse asciuttamente accennando colla mano

il seggiolone da cui s'era levata pur allora la giovane che le stava in

compagnia.

— Vi avevo pregata d'esser sola: disse una voce fioca ed agitata di

dietro il fitto velo che copriva le sembianze della contessa.

— Maddalena non è di troppo: rispose la Zoe che prendeva evidente

piacere della confusione e del turbamento di quella nobil donna: anzi ci

è necessaria... È una nostra compagna: soggiunse dopo un poco, pesando

con intenzione sulle parole: è una nostra _complice_.

Candida si riscosse e rabbrividì: un vivo rossore le salì alla faccia,

cui per fortuna non lasciò scorgere l'abbassato velo: un'acre vergogna

l'assalse per quella complicità; sentì d'essersi abbassata al grado di

quelle disgraziate. Non aggiunse parola su ciò e venne a sedere sulla

poltrona che Zoe le aveva additata.

Maddalena, che non aveva cessato di squadrare con avida curiosità la

velata contessa, e che ora trovavasi alle spalle di lei, fece il giro

della poltrona, e venne a piantarsi in faccia a Candida seduta, le

braccia incrociate al petto, e il suo sguardo più impertinente che mai.

Ella cui l'amore comune per Quercia aveva piegata a subita simpatia

verso la cortigiana, sentiva ora contro quella nobile dama, che si

avventurava ad amare il medesimo uomo, un impulso d'odio, una gelosia

rabbiosa, una smania crudele di umiliarla e mortificarla. Per la prima

era forse la comunanza d'origine, la somiglianza delle condizioni che le

ispiravano una specie di fraterna benevolenza; e la decisione di

carattere, la risolutezza delle maniere, la violenza dei sentimenti e la

forza della volontà che contraddistinguevano la cortigiana valsero ad

imporne a quella natura aspra, selvaggia e rubesta del pari. Per quella

signora invece, che apparteneva ad altra classe sociale, che godeva di

tanti beni a lei povera negati assolutamente, e tanto più grandi nella

sua fantasia e desiderabili, l'istinto di proletario, l'odio naturale

del povero verso il ricco, che erano in Maddalena, non potevano altro

sentimento ispirare fuor che la gelosia e l'invidia. La Maddalena

adunque si piantò in faccia alla sua nobile rivale in quella mossa che

ho detto, e con accento che accompagnava perfettamente l'insolenza del

contegno, disse:

— Or be', questa signora la non vorrà degnarsi di mostrarci le sue

bellezze?

Candida trasaltò sul suo seggiolone e fece un atto come per alzarsi e

partirsene. Zoe represse in fretta un sorriso che le era venuto alle

labbra carnose e procaci, fece un atto verso la contessa per pregarla di

non muoversi, e disse, colla severità d'una compagna e non di una

superiore, alla giovane plebea:

— Taci, Maddalena.

Poi volgendosi a tutte due con un tono di compagnevole dimestichezza, di

cui la misera Candida sentì tutta l'onta e lo sdegno, ma cui dovette

reprimere, e non fu questa lieve pena per lei, la cortigiana soggiunse:

— Siamo qui e dobbiamo starci come tre buone amiche le quali vogliono

tutte tre ed ardentemente una cosa sola. Parliamoci adunque come tali.

Signora contessa, dal suo bigliettino ho capito che Ella aveva qualche

cosa da apprenderci o da suggerirci per la salute del nostro caro Luigi.

Parli dunque Ella prima, e ci rallegri, se è possibile, con delle buone

nuove, che in noi è uguale al suo, se non maggiore, l'interesse per

quella diletta persona. Dopo di Lei avrò io qualche cosa da comunicarle

eziandio, che forse non sarà meno interessante di quanto Ella sta per

dirci.

La contessa ringoiò lo sdegno, l'onta e tutta la fierezza che si

sollevava in lei, e fattasi forza parlò. Per capire il colloquio che

ebbe luogo fra quelle tre donne, diciamo brevemente ciò che era a

ciascuna di esse avvenuto il giorno innanzi.

Candida, secondo l'accordo preso con suo padre al concerto di Corte,

erasi da lui recata nella mattina, ed avevagli esposta a suo modo la

difficile, pericolosa e fatale condizione in cui ella si trovava, e la

necessità da questa nascente della fuga del _medichino_. Il barone La

Cappa, sbalordito da tutto ciò, non sapeva trovar fuori un modo

qualunque di effettuare questa fuga. Fu Candida che glie lo suggerì: una

somma di certa entità per comprare qualcheduno, una mezza parola di

qualche persona autorevole che inducesse taluni a chiudere gli occhi. Il

padre della contessa, animato dal suo amore per la figliuola, si lasciò

indurre a promettere la somma che sarebbe occorsa; e si pose senza

indugio in giro per trovare quel certo affidamento di cecità nella

complice tolleranza di qualche potente. Si rivolse addirittura al

Ministro e spiegò tutta l'arte diplomatica di cui era capace per

arrivare all'argomento senza accostarlo pericolosamente di fronte: ma fu

appena nei paraggi dell'isola di sì difficile approdo, che il Ministro

(a cui il Re già aveva fatto quell'intimata che la sera innanzi era

piovuta sul Comandante della Polizia), gli rese inutile ogni

bordeggiare, dichiarandogli seccamente che essendo nati sospetti che si

volessero far tentativi per una evasione di quel famoso assassino,

s'erano dati ordini opportuni affine non solo di impedire ogni riuscita

di siffatti progetti, ma di levare ad ognuno qualsiasi velleità di

tentarli. Il barone si partì mortificato, senz'aggiunger parola, e si

recò dal Direttore generale delle carceri.

Il povero barone ebbe a toccar con mano in questa circostanza la

differenza che passa nelle aure burocratiche fra un uomo in carica ed

uno cascato nel limbo della giubilazione. Quando egli era capo

d'ufficio, in tutto lo splendore della sua carriera, non si poteva

immaginare mostre di deferenza e di zelo rispettoso che il barone non

ricevesse da costui, nella anticamera del cui ufficio si presentava.

Credeva egli per ciò, lo riteneva come una cosa certa ed un suo vero

diritto, che a lui non sarebbe stato riserbato l'accoglimento d'un

postulante qualunque, ma che ogni uscio gli si aprirebbe dinanzi come a

padrone, in mezzo agli inchini degli uscieri, e il suo antico subalterno

si sarebbe affrettato a venirgli incontro come si fa per reverenza ad un

superiore. Non tardò ad accorgersi con grande sua mortificazione e

dispetto che quella era una falsa lusinga: e ad eccezione degl'inchini

degli uscieri, i quali erano troppo poca cosa per avere il coraggio e

credersi il diritto dell'impertinenza contro un titolato, un decorato e

tale che poco tempo prima li poteva far cacciare dall'impiego, in tutto

il resto la sua aspettazione fu pienamente delusa. Il Direttore generale

lo fece aspettare un quarto d'ora che all'orgoglio offeso del barone

parve un tempo infinito; e quando lo ammise nel suo gabinetto, siccome

l'argomento da affrontarsi era di così difficile e delicata natura che

occorrevano circonlocuzioni, preparazioni oratorie e volteggiamenti di

discorsi, il Direttore generale fece con garbo capire al suo visitatore

che aveva molte occupazioni da sbrigare e pochi momenti da concedere. Il

padre di Candida s'affrettò a toglier commiato, non senza lasciar vedere

qualche po' di quel risentimento che aveva molto nell'animo; ma dalle

fasi del discorso riportò, se non altro, per vantaggio, quello di

apprendere che era Ispettore delle carceri, ov'era custodito Quercia, un

cotale ch'egli nella sua lunga carriera amministrativa aveva potuto

conoscer per bene, povero di sostanze e di moralità, ricco soltanto di

famiglia e di bisogni. Avvisò tosto che questi era l'uomo di cui s'era

fatto il Diogene cercatore, e con molte precauzioni perchè non fosse

conosciuto il suo passo, si recò a trovarlo a casa sua.

Nel colloquio che ebbero, il corruttore ed il corruttibile, parlarono il

meno chiaro che si potesse, menarono, come si suol dire, il can per

l'aia, e si intesero perfettamente. L'Ispettore tenne alta la mercanzia,

il barone lasciò capire che si sapeva valutarla al prezzo che si

meritava: quegli accennò ai pericoli della sua condizione, alla facilità

d'essere compromesso, questi fe' cenno della prudenza dei procedimenti,

della guarentigia di cautele necessarie per tutti, eccetera, eccetera.

Venutosi a mezzo ferro, il barone parlò della felicità di farsi

proprietario e di comprar, per esempio, nel proprio paese un po' di

terra, una casetta; ma l'altro lo interruppe nell'esposizione di

quell'idillio, dicendo che il diventar proprietario gli avrebbe chiamato

addosso l'attenzione e la malignità degl'invidiosi, e che perciò avrebbe

preferito, quando gli piovesse dal cielo un capitale, impiegarselo in

altro modo e farselo valere in segreto come ben avrebbe saputo. Il

barone domandò per curiosità a qual somma si elevavano desiderii del suo

interlocutore circa quel capitale: e l'altro, che stimò esser meglio

domandare un'esagerazione, parlò di venti mila lire; La Cappa protestò

che il signor Ispettore non avrebbe mai potuto trovare una tal somma, ma

che invece la metà sarebbe stato probabile lo averla. L'Ispettore fece

lo schizzinoso, e il padre di Candida simulò non voler più dir altro a

questo proposito, cambiò discorso, e dopo un poco accennò andarsene; il

tentato accompagnò il tentatore fino alla soglia, e là, ad un tratto,

per dir così, a bruciapelo, con voce sommessa e parola ratta, disse:

— Dieci mila lire, sia: lascierò fare; ma ce ne vogliono cinque mila

subito.

La Cappa tornò indietro e chiuse l'uscio della stanza in cui entrarono

di nuovo.

— Le avrete stassera, disse; ma non basta lasciar fare; conviene anche

suggerirci come fare.

— Bisogna rivolgersi al capoguardiano. So che cederà. Ma la capisce che

non io posso trattare con lui. Abbia a questo oggetto qualche mandatario

fidato.... Io avrò una malattia che m'impedirà di esercitare la maggiore

sorveglianza comandata. Il capoguardiano ne prenderà fiducia per agire

secondo che si vuole.... Ma conviene far presto.

Il barone di quella sera fece avere le cinque mila lire all'Ispettore e

informò di tutto la figliuola. Per trattare poi con questo capoguardiano

ci voleva qualcun altro: egli non voleva commettersi in sì bassa

impresa. La contessa pensò che quell'ufficio lo potrebbe fare la Zoe e

scrisse alla medesima il bigliettino che abbiamo visto.

Di più importanza ancora e meravigliosamente accordantisi per fare

sperare un lieto successo coi fatti che conosceva la contessa erano

quelli avvenuti a questo proposito alla cortigiana. Eccoli in breve.

La sera precedente si presentava al quartiere di Zoe uno sconosciuto,

tutto accuratamente camuffato nel mantello, e chiedeva essere ammesso

alla presenza della donna, alla quale, a lei sola, in proprie mani

doveva rimettere certa carta. La cortigiana, senza la menoma esitazione

lo faceva introdurre presso di sè, e sola con lui nel suo gabinetto lo

invitava a spiegarsi sollecito, già sperando e indovinando che quel

misterioso individuo le dovesse parlare di cose attinenti a Luigi.

E così era diffatti. Scioltosi dalle falde del mantello, quell'uomo

lasciò vedere una faccia volgare e rozza, che era quella d'un guardiano

delle carceri. Fu già detto come quella potente associazione di

malfattori che chiamossi la _cocca_, e della quale forse vive ancora

qualche rimessiticcio, avesse affigliati ed aderenti in varie parti ed

in diverse condizioni sociali, così bene che anche negli uffici della

pubblica sicurezza ed in grado non tanto inferiore eravene alcuno da cui

partirono que' certi avvertimenti di cui il _medichino_ non seppe

approfittare. Ora la fortuna di Quercia volle che fra i guardiani a cui

era affidata la custodia di un sì importante prigioniero fossevi,

chiamato da poco tempo a prestar servizio in quelle carceri, uno di quei

subalterni soci della trista setta, e quell'altro in superior grado

costituito lo sapesse. È facile capire come, grazie a loro particolari

segni di riconoscimento e mezzi particolari di corrispondersi e

d'intendersi, anche senza parola viva, fra i componenti della _cocca_,

il _medichino_ e quel cotal guardiano si mettessero in rapporto, e il

secondo si decidesse e promettesse di servire ciecamente il primo. Era

dunque per mezzo di costui che già una prima volta Quercia aveva scritto

poche righe alla Zoe, ed era questo medesimo ch'egli ora le mandava con

una lettera in cui spiegava tutto il disegno da lui immaginato nella

solitudine della sua carcere per riconquistare colla fuga la libertà.

Anche Gian-Luigi sapeva che il capoguardiano avrebbe acconsentito a

favorire il loro intento dove se ne fosse compra con una buona somma la

fedeltà al Governo che lo pagava poco. Quando la cosa fosse intesa con

costui, bisognava procacciarsi delle false chiavi che aprissero la

carcere del _medichino_, il cancello in ferro del pianerottolo, quello

al fondo della scala. Nel corridoio a pian terreno esisteva una

porticina che non si apriva mai, ora stata murata, la quale metteva nel

cortile verso la Corte d'Appello, che allora si chiamava Senato; anche

di questa porticina bisognava fabbricare le false chiavi, poi una data

notte, ad una certa ora verso il mattino, quando è più silenziosa la

terra e più pesante il sonno degli uomini, il capoguardiano avrebbe

disposto le cose in guisa che i più zelanti e i più da temersi de'

custodi fossero allontanati e il vegliare incombesse a quello che era

addetto alla _cocca_. Questi avrebbe aperto pian piano la carcere di

Quercia, i cancelli e la porticina del cortile, e per questa il

_medichino_, vestito come un guardiano ancor egli, con abiti che il capo

medesimo dei custodi gli avrebbe procurati, sarebbe venuto sotto l'atrio

del palazzo della _Curia maxima_, dov'era facile aprire dall'interno il

portone. Per scender le scale bisognava bene passare nella stanza del

capoguardiano, ma questi avrebbe dormito d'un sonno di piombo. Una

carrozza sarebbe stata aspettando nella vicina piazza Susina, ora di

Savoia, e, appena salitovi il fuggitivo, di galoppo via fino a qualche

sicuro ricovero lontano di città, dove si sarebbe fatto trovare armi,

vestiti e mezzi di mascherare le proprie fattezze a Gian-Luigi, il quale

giurava che una volta fuori dalle unghie della giustizia non avrebbe più

lasciato che lo riafferrassero vivo a niun patto. Per ottenere le false

chiavi, Quercia scriveva si cercasse di un certo Andrea, cui Maddalena,

la serva di Pelone, conosceva per bene, come frequentatore di quella

bettola, il quale non si sarebbe rifiutato di certo, mentre non era gran

tempo, per un servizio che Gian-Luigi gli aveva reso, s'era protestato

disposto a fare per lui qualunque cosa.

Il custode affiliato alla _cocca_ già aveva preso le impronte di cera

necessarie all'uopo e insieme colla lettera le recava alla Zoe, la quale

lo congedava stimolandone con larga rimunerazione lo zelo. Non si

trattava più che di procurarsi i denari occorrenti, e la cortigiana già

pensava far capo per ciò al conte ed alla contessa Langosco, quando

ricevette la letterina di quest'ultima, che preveniva i desiderii e le

intenzioni della _Leggera_.

Giunto il mattino, Maddalena, che era necessario mettere a parte del

segreto e mandare in traccia di quell'Andrea, fu mandata chiamare dalla

Zoe; ed ecco di qual guisa avvenisse che quelle tre donne si trovarono

riunite nella stanza da letto della cortigiana.

La contessa e la cortigiana non si dissero mica tutti questi particolari

che son venuto esponendo; ma quella disse essere a sua cognizione in

modo positivo che l'Ispettore avrebbe lasciato fare, il capoguardiano

avrebbe potuto fare se qualcuno sapesse in bella maniera offrire a

quest'ultimo un certo numero di migliaia di franchi: ella avrebbe

provvisto il denaro, delle trattative con quell'uomo s'incaricasse la

Zoe: questa a sua volta confessò i tentativi già avviati, narrò che essa

tosto, di quel giorno medesimo, avrebbe cominciato l'assalto contro il

capo dei custodi, la Maddalena lì presente si sarebbe posta alla ricerca

di tale che era alla riuscita dell'impresa necessario, conchiuse, tutto

raggiante in volto d'una lieta speranza, che fra una settimana sperava

libero il _loro caro_ e finite per _tutte_ le angoscie.

— Ed Ella, signora contessa, soggiunse tendendo una mano a Candida, sarà

in possesso di quelle carte che tanto le premono.

La contessa esitò, poi non osò rifiutarsi a toccar quella mano, vi pose

dentro appena la punta delle sue dita inguantate e sentì a quel lieve

contatto serpersi nelle vene un brivido: le parve affermata la vergogna

della sua fratellanza con quella donna venduta.

In sul punto d'accomiatarsi, ella, per un atto quasi macchinale, alzò il

velo e mostrò la sua faccia impallidita e dimagrata in que' pochi

giorni, i suoi begli occhi ardenti di febbre in fondo alle occhiaie

contornate da un livido cerchio, la sua tanta bellezza fatta ora mesta,

severa, quasi direi solenne dalla espressione del dolore e dall'impronta

della sventura. Maddalena, che non aveva parlato più, e che stava sempre

osservando con occhi ostilmente avidi la contessa, frenata soltanto ne'

suoi nimichevoli sentimenti e propositi dalla presenza della Zoe, come

un animale selvaggio dalla tema del suo domatore, al vedere finalmente

scoperte quelle sembianze che tanto anelava esaminare e trovandovi tanta

bellezza, mandò un'esclamazione in cui c'erano insieme rabbia, stupore

ed una involontaria ammirazione, e si cacciò innanzi verso la nobile sua

rivale come un nemico che assale un nemico. Candida sorse in piedi e si

trasse in là con mossa di imponente fierezza, ma non scevra di

inquietudine.

— Maddalena! gridò in tono di comando la Zoe, e la giovane plebea si

arrestò; ma i suoi occhi mandavano lampi di odio da far paura.

— La riverisco: seguitò la Zoe, parlando alla contessa. Se la avrà

alcuna cosa da comunicarmi, non iscriva, la prego, ma mi mandi chiamare

o si degni disturbarsi per venire da me; io farò il medesimo quando

abbia notizie da apprenderle.

Candida fece un lieve cenno del capo che poteva passare insieme per

un'espressione di consentimento e per un saluto, abbassò di nuovo e

rattamente il velo sulla faccia ed uscì.

Maddalena fece un balzo dietro di lei, come se le volesse piombare

addosso e ghermirla.

— Ebbene? che cosa fai? Le domandò la Zoe con un certo sorriso sulle

labbra di porpora.

— Non vorrei lasciarla partire senza piantarle su quella bella faccia lo

stampo delle mie unghie.... Esclamò con accento pieno di ferocia la

Maddalena. Ah! la è bella davvero la superba!... Avrei voluto

levargliene e bellezza e superbia.

— Sta, sta: disse con quel suo sorriso la cortigiana. Quella bellezza è

già di molto danneggiata, e quella superbia non hai visto come si

contorceva spasimando sotto l'umiliazione?

Di quel giorno medesimo, come Zoe aveva annunziato avrebber fatto, le

due donne si misero all'opera. Il destino parve volerle favorire. La

seduzione del capoguardiano non fu difficile; e Maddalena, guidata

proprio da una felice ispirazione, non tardò ad incontrare Andrea. Ella

aveva udito raccontare come al tempo della catastrofe ond'era stato

colpito il povero operaio, i bimbi di costui fossero stati ricoverati

nell'Asilo infantile, e con accortissimo consiglio la si pose a

gironzare intorno a questo stabilimento, sicura che il misero padre ci

sarebbe capitato. E diffatti nella mattinata medesima lo vide.

L'infelice appena era riconoscibile. Il dolore lo aveva invecchiato di

dieci anni, e gli stenti della miseria, che continuavano per lui più

crudeli che mai, gli venivano inaridendo le fonti della vita. Maddalena

con molto acume aspettò ad accostarlo e parlargli quando egli uscisse

dall'asilo, dopo aver visti i figli. La capì che prima egli non sarebbe

stato molto disposto ad ascoltarla, ed avrebbe accolto con impazienza

una compagnia ed un discorso che gli avrebbero ritardato la gioia —

l'unica sua gioia oramai — di vedere ed abbracciare i bambini.

Quando adunque Andrea se ne venne fuori (e la sua faccia era più lieta,

meno velati i suoi occhi) Maddalena gli si appressò, e fece come se

l'incontrasse per caso, interrogandolo di lui e delle cose sue,

compiangendolo forte, e con quelle parole di pietà che ogni donna sa

trovare, delle avvenutegli disgrazie.

— Ed ora, gli domandò poi, avete trovato lavoro?

— No: rispose mestamente l'operaio; non ho potuto ancora allogarmi

presso nessuna fabbrica. Manca il lavoro; i principali mandano via i

buoni operai, altro che prenderne un tristo, come oramai ho il nome

d'esser io... come sono: soggiunse con un amaro scoraggiamento. Ho

vissuto sinora aiutando qualche mio amico facchino a portar legna... E

tutto ieri non ho potuto fare neppur questo... Ma che importa? (schiuse

le labbra ad un doloroso sorriso). Per me non me ne fa più nulla, e i

miei bambini hanno pane, vesti e ricovero.

— Pover'uomo! disse la Maddalena veramente impietosita. Vuol dire che

non avete mangiato...

Andrea curvò il capo e levò le spalle con atto che voleva dire:

— La è proprio così, ma ci sono avvezzo oramai.

— Siete avviato in qualche luogo dove abbiate da recarvi? domandò la

giovane.

— No: rispose l'operaio con quella sua tranquillità rassegnata che

pareva apatia. Non ho da andare in nessun luogo, non ho nulla da fare.

— Ebbene, venite meco; ho certe cose da far trasportare, e voi siete

appunto l'uomo che ci vuole. Intanto avrete da colazione.

Andrea nè ringraziò, nè disse pure una parola, ma seguì passivamente la

Maddalena, che lo condusse dove aveva ora la sua dimora, cioè nel

misterioso quartieretto di Bancone.

— Che cosa debbo fare? domandò l'operaio introdotto colà dentro.

— Prima di tutto colazione: disse la Maddalena, facendo sedere Andrea ad

una tavola e mettendogli innanzi cibo e bevanda.

Quando Andrea ebbe mangiato e bevuto come un affamato che da

ventiquattro ore non ha più avuto un boccon di pane sotto i denti, come

un beone che da molti giorni non ebbe più un fiasco di vino in sua

balìa, si alzò e disse con voce più sicura e più forte di quella che

avesse prima:

— Or bene, che cosa volete ch'io faccia?... Ora mi sento ritornate le

mie forze e capace di sollevare quanti _rubbi_ volete.

Guardò intorno ed esaminò l'eleganza del quartiere in cui si trovava.

— Cospetto! Siamo a casa di qualche principe, qui.... E che cosa ci fate

voi, Maddalena? Siete venuta a servire dei ricconi....

Maddalena fece un superbo sorriso, e non resistette alla vanità di dire:

— Io qui non sono serva, ma padrona....

Andrea allargò tanto d'occhi, e la guardò con una meraviglia che toccava

al sospetto.

— Davvero!... Mi rallegro con voi.... Or dunque, serva o padrona che

siate, qual cosa posso io fare per voi?

La giovane, istrutta dalla Zoe che aveva ricevute le comunicazioni di

Quercia, prese Andrea ad un braccio e gli disse:

— Vi ricordate voi di chi vi salvò la vostra Paolina dal coltello di

quei cannibali e ve la fece sotterrare da cristiana?

Le guancie d'Andrea, colorite dall'abbondoso pasto che aveva fatto pur

allora, impallidirono; gli occhi si velarono di nuovo, e la voce tornò

profonda ed affiocata.

— Che venite voi a rammentarmi? disse recandosi la mano alle ciglia come

se volesse ripararsi dalla vista del cadavere di sua moglie sulla tavola

di marmo cui le parole di Maddalena gli rievocavano dinanzi. Pur troppo

che ricordo tutto.

— Ricorderete adunque eziandio la promessa che avete fatto: «Se alcuno

di voi ha bisogno d'un uomo...»

— Ebbene? domandò Andrea interrompendo: v'è uno di quei due che abbia

bisogno di me?

— Sì... Non sapete che il dottor Quercia fu arrestato?

— Ah! è vero: esclamò l'operaio, battendosi la fronte, e con tono di

rampogna verso se stesso per non averci pensato.

— Bisogna salvarlo.

— E ci posso io qualche cosa?

— Tutto.

— Che debbo fare?

Maddalena gli pose innanzi le impronte di cera.

— Fabbricar le chiavi che devono aprirne la prigione.

Il ferraio indietrò come se vedesse uno spettro, e le sue chiome

scarmigliate gli si drizzarono sulla fronte.

— No, gridò egli, non questo... Domandatemi il mio sangue, ma non ciò.

Egli si era riveduto di botto nel sotterraneo a fabbricar le chiavi che

avevano servito per l'assassinio di Nariccia; gli pareva veder sulle sue

mani spuntare a chiazze un sudore di sangue — di quel sangue che senza

di lui non si sarebbe versato.

— Perchè non questo? domandò la Maddalena.

— Perchè ho giurato che mai più non avrei fatto opera simile.

— Avete pure giurato di far qualunque cosa per la salute del vostro

benefattore. Dura così poco in voi la riconoscenza?

Andrea non riluttò più a lungo. Si credeva realmente obbligato da quella

sua promessa. Di quel giorno si provvide di tutto il necessario, e nella

notte susseguente le chiavi furono fatte nella cucina del quartieretto

medesimo cambiata in laboratorio.

Al mattino Maddalena le portò trionfante alla Zoe che l'abbracciò e la

baciò con trasporto.

— È salvo: esclamò brandendo quelle grosse chiavi la cortigiana.

E le cose in fatti s'avviavano il meglio che si poteva desiderare in

favore di Gian-Luigi. Il capo-guardiano era stato il più arrendevole

uomo: e sollecitato anche dal conte Langosco, il quale aveva pensato del

pari dirigersi a lui, vendeva a costui ed alla cortigiana, all'insaputa

l'un dell'altra, l'opera sua. S'era già cercato il luogo di rifugio, la

Zoe aveva indotto Bancone a mettere a disposizione di lei una sua

carrozza con due cavalli, quella notte ch'ella avrebbe voluto, per

andare dove a lei piaceva e guidata da un uomo di tutta fiducia della

cortigiana: le tre donne credevano fermamente al successo, e nella loro

febbrile aspettazione cominciavano a rallietarsi. Ma per loro sventura e

per quella del _medichino_, la Zoe s'era dimenticata della

raccomandazione fattagli da Gian-Luigi nel primo bigliettino scrittole

dalla carcere, di tener d'occhio Barnaba e studiarlo per iscoprire il

movente della sua condotta. Ella, il poliziotto, non l'aveva visto più,

e l'aveva dimenticato: ma non avevala dimenticata egli, che, dopo le

fatiche di quella sera dell'arresto, rimasto due giorni nuovamente a

letto per rimettersene, erasi poi dato colle maggiori cautele del mondo

a spiare i passi e la casa della cortigiana. Vide così un uomo con

troppa cura celato il viso introdursi alcune volte nella casa di Zoe, la

sera: non lo riconobbe punto per un guardiano delle carceri, ma dubitò

che gli era qualche messo segreto per intrighi a vantaggio del

_medichino_: un'altra volta vide la Maddalena sgusciar lesta sotto il

portone della abitazione della _Leggera_: indovinò subito che all'antica

serva di Pelone la cortigiana aveva affidate le lettere tanto cercate, e

che importava quindi massimamente apprendere dove la ragazza si

nascondesse e là poi pigliarla al covo. Ma per quella volta non gli

venne fatto, perchè le due donne uscirono insieme in carrozza, ed egli

che aveva aspettato per codiarle, dovette rinunziare al proposito di

seguitarle. Una più importante scoperta ancora gli venne fatta: e fu una

mattina che vide per tempo uscire, assai modestamente vestita, la Zoe

con un fitto velo sulla testa da coprirsene le sembianze, sola, a piedi

e con certa aria di premura e di mistero da destare sospetti non che nel

furbo poliziotto, ma in ognuno che di quella donna conoscesse le

abitudini ed il modo di vita.

Barnaba la seguì e la vide entrare in una delle più vicine chiese, e

colà recarsi difilata nell'angolo più scuro d'una delle più riposte

cappelle. Non era impossibile che un impulso di divozione la menasse

colà — cotali donne ne hanno pur tante di stranezze! — ma il poliziotto

ci credeva poco. S'accostò pian piano, nascondendosi bene dietro i fusti

delle colonne e stette a sorvegliare, atteggiato in guisa che ognuno

l'avrebbe preso per un ascetico credente che non pensa se non alla

salute dell'anima sua.

Non dovette rimanere lungo tempo in attesa. Un uomo, guardandosi attorno

con molla cautela, si venne accostando alla Zoe velata; e

inginocchiatosele presso, ebbe con lei un colloquio bisbigliato, breve,

ma in apparenza vivace. Barnaba stette col viso affondato nelle mani,

come assorto nella più ardente preghiera, ma d'infra le dita il suo

sguardo non si staccava dai due colloquenti. Quando uscirono, la donna

prima e per una porta, l'uomo dopo e per un'altra parte, Barnaba lasciò

andare la Zoe e tenne dietro al maschio; lo vide entrare nelle carceri,

e riconobbe il capoguardiano. Senza perdere un minuto, egli corse dal

signor Commissario Tofi e gli parlò vivamente per un quarto d'ora. Il

Commissario, dopo uditolo, si recò in fretta dal Ministro degl'interni.

Era fissata la notte e l'ora della fuga: tutto pareva andar sempre a

seconda. L'ispettore, da qualche giorno malato, non s'era più fatto

vedere: il capo dei custodi aveva disposto le cose nel modo che s'era

voluto; le chiavi erano in mano al custode affiliato alla _cocca_, ed

erano già state provate nelle serrature.

Giunto il momento, la Zoe era nella carrozza ferma in piazza Susina,

dove sedeva a cassetta uno degli uomini scampati all'arresto dei

malfattori; la Maddalena che ce l'aveva accompagnata, era discesa e

venuta, impaziente, fino alla piazzetta davanti alla Corte d'Appello,

aspettando da un momento all'altro vedersi aprire il portone e venirne

fuori Gian-Luigi. I minuti sembravano ore, ed ore di tormento. Alla fine

credette udire nell'interno un lieve rumore di passi, un bisbiglio

soffocato di voci. Si curvò alla toppa, vi pose avidamente l'occhio, ma

per l'oscurità non vide nulla: vi appoggiò l'orecchio, e udì in modo

affatto distinto i passi di due uomini che camminavano pianamente e

venivano accostandosi; le parve di riconoscere, riconobbe di certo il

passo di Gian-Luigi. Il cuore le balzava in petto da farle male: ma

sull'ansietà oramai prepoteva l'emozione della gioia, più che la

speranza, la sicurezza della salute di lui. Tutta intenta a ciò che

succedeva sotto l'atrio del palazzo di giustizia, Maddalena non badava

ad altro più, non avvertiva ciò che aveva luogo sulla piazzetta in cui

ella si trovava: ed era che sei uomini in montura di carabinieri

sbucavano fuori dalle cantonate e s'accostavano con passo sospeso essi

pure verso il portone a cui la giovane stava origliando, preceduti da un

uomo in abiti borghesi che pareva guidarli.

Ad un punto Maddalena fu riscossa da un grido di donna, che scoppiò

sull'angolo della strada che va nella vicina piazza Susina.

— Salvati! — fu il grido — siamo perduti!

Era la Zoe, che non potendo più reggere alle mosse, era discesa di

carrozza, e veniva a vedere essa pure; e sopraggiungendo vedeva gli

agenti della forza pubblica stringersi intorno alla sua complice innanzi

al portone.

Maddalena sussultò, si volse, vide gli uomini e il luccicar delle armi,

fu per mandare un grido ancor essa; ma l'uomo in panni da borghese d'un

balzo le fu sopra, e senza dir pure una parola le pose violentemente una

mano sulla bocca, mentre due carabinieri prendevano la donna alle

braccia, ed a forza la tenevano ferma.

La _Leggera_ vide quell'uomo senza uniforme volgere verso di lei una

faccia scialba ed uno sguardo di fredda ed ironica minaccia, e gli parve

riconoscerlo.

— Sempre colui! si disse quasi spaventata. Ma chi è egli?... che vuole

da me?

Fuggì presa da un terrore strano, si gettò nella carrozza e la fece

partire di galoppo senza aspettare altro. Ogni speranza di poter salvare

Luigi, per allora, era perduta.

E Maddalena frattanto udiva — ora con angoscia — gli sforzi che facevano

quei di dentro per aprire il portone, e non poteva in niun modo

avvisarli.

Il portone finalmente si aprì e comparvero due uomini: quattro

carabinieri e Barnaba (poichè Zoe aveva veduto bene, e l'uomo in abiti

borghesi era lui) si precipitarono addosso al più giovane, che,

disarmato e preso all'improvviso, non potè far resistenza.

Egli riconobbe altresì Barnaba.

— È dunque fra noi una partita a morte? disse col suo disdegnoso

sorriso.

Barnaba fece un cenno affermativo col capo.

— La prima giuocata l'avete vinta voi, soggiunse, grazie al pugnale di

_Graffigna_: ma non l'avete vinta abbastanza bene. Ora la rivincita e la

decisiva a me.

Gian-Luigi salutò, come in un assalto cortese, un campione toccato dal

fioretto dell'avversario.

La Maddalena, libera la bocca dall'imbavaglio, gli occhi umidi di pianto

fissi con immenso desiderio e amore e rimpianto sul viso alquanto

impallidito del suo diletto, mandò una voce ed un singhiozzo:

— Oh mio Luigi! gemette ella.

Il _medichino_ le si volse con espressione di molta pietà e di molta

amorevolezza.

— Povera Maddalena! esclamò. Ora eccoti in trappola anche te.

Gettò uno sguardo pieno di rincrescimento nello scuro della notte

traverso il portone, là dove nella strada si stendevano i giallognoli

raggi d'un lampione, e represse un sospiro. Là era la libertà; ed egli

era venuto proprio fino alla soglia a contemplarla, Tantalo della

medesima.

— Ah di me non importa: disse con vivacità di sentimento che poteva

dirsi sublime la giovane plebea. Potessi aver salvato te, ed a me poi

accadesse qualunque peggior cosa del mondo.

Gian-Luigi non la ringraziò che con uno sguardo, ma era uno sguardo

d'ineffabile tenerezza, onde tutta ella si sentì commuovere.

— Costui, comandò Barnaba accennando il _medichino_, sia per ora

ricondotto nella sua prigione; ma stia sulla sua porta un uomo di

guardia fino a nuovo avviso; questo traditore (ed era il custode che

additava) sia subito messo ai ferri e nella stanza di deposito; così

pure si faccia al capoguardiano. Quanto a voi, bella giovane, prima di

trovar domicilio alle _Torri_[3] vi darete l'incomodo di condurci alla

casa dove ora avete dimora.

[3] Carcere per donne.

Maddalena incrociò le braccia al petto con atto pieno di risoluzione, e

disse fieramente:

— Dov'io dimori da me non lo saprete mai.

Barnaba sorrise con espressione d'ironica superiorità.

— Non abbiamo più bisogno d'apprenderlo, carina, disse con ischerno, e

son io medesimo che avrò l'onore di guidarvici, caso che aveste

disimparata la strada.

Così Gian-Luigi, furibondo, ma nascondendo, per la forza della volontà,

il furore sotto le mostre della maggiore indifferenza, fu ricondotto

nella carcere e custodito con una sentinella alla porta; e Maddalena

venne da Barnaba fatta camminare sino al segreto quartierino di Bancone,

dove il poliziotto da due giorni sapeva che la giovane si rimpiattava.

Colà dopo un'accurata perquisizione nel locale e sulla persona medesima

della giovane arrestata vennero scoperte le lettere e prese da Barnaba

lieto e trionfante.

Maddalena fu condotta poscia in prigione ancor essa. La Zoe non s'era

ridotta a casa sua, ma per misura di prudenza erasi ricoverata presso

l'A. R. che concorreva in parte principale a mantenerne lo sfarzo, e con

cui una lite recente, come abbiam visto, aveva da parecchi giorni

interrotti i rapporti. Sapremo poscia se la cortigiana placasse e come

l'ira principesca.

Il domani, di buon mattino, il conte Langosco riceveva un invito di

recarsi dal generale Barranchi, e andatovi sollecito gli venivano

rimesse le lettere tanto desiderate. Il marito di Candida tornò

frettoloso a casa, e si ridusse nel salottino di sua moglie, solo con

lei. Chiusi ben bene gli usci, trasse fuori l'involto, e lo gettò con

mossa piena di supremo disprezzo alla moglie.

— Guardate se le ci son tutte: disse con voce piena di fiera ironia.

La contessa sciolse l'involto con mani tremanti, ed un vivo rossore la

colorì sino alla radice dei capelli.

— Ci sono? ripetè il marito, guardandola con occhi da far abbassare

qualunque più audace pupilla.

— Sì: rispose fiocamente la misera.

— Bene! Che cosa volete farne?... Conservarle come un oggetto prezioso?

Gettatele sul fuoco, madama, per Dio!

Candida allargò le mani e le lasciò cadere nel focolare.

— Ammirate la mia discrezione, _madama_, soggiunse il conte con ghigno

insopportabile a vedersi, mentre guardava le fiamme consumare quei

fogli. Non mi sono dato nemmeno il gusto di ammirare un solo di questi

vostri periodi d'una prosa certo eloquentissima.

La donna curvò il capo e si tacque.

— Spero che la lezione vi basterà, continuava il conte, e che andrete

più guardinga altra fiata nell'espansione letteraria de' vostri

sentimenti.

Colla punta dello stivale ond'era stupendamente calzato il suo piede

piccolo e sottile di forma aristocratica, spinse in là verso il fuoco un

foglio che era caduto sulle ceneri.

— Le lettere sono state restituite da quella donna: disse con fievol

voce la contessa, non osando levar gli occhi. È dunque riuscito a

fuggire quell'..... infelice?

— Ah ah! E' vi sta bene a cuore tuttavia: esclamò Langosco scaldandosi

le mani alla fiammata.

Non rispose altro; ma dopo un breve silenzio, smesso il ghigno e

l'accento ironico, disse con piglio e voce severi:

— Per questo scorcio d'inverno, signora, vivremo qui, come per lo

passato. Giunta appena la primavera, io avrò bisogno di fare un viaggio,

poi nella state di prendere i bagni: e l'inverno venturo, se Dio mi dà

tanta vita, conto andarlo passare a Parigi. Voi, al primo sbocciar delle

foglie, andrete nel nostro castello, e di là — me vivo — non vi

muoverete più..... Le ragioni d'interesse sono già belle ed aggiustate

mercè quelle carte a cui voi non è molto metteste la vostra firma.

Candida non disse una parola, non fece un movimento. Il conte, poichè

tutte consumate dal fuoco erano le carte, s'avviò lentamente all'uscio

per partirsi; quando fu alla soglia, già colla mano alla gruccia della

serratura, si volse e disse; con crudele freddezza:

— No, quell'assassino non ha potuto fuggire. Ei fu rimesso in carcere e

sarà impiccato... Che è ciò che gli spetta per ogni verso.

Ed uscì.

Quel giorno medesimo in cui Barnaba, mercè l'attenta sua sorveglianza,

capiva che il tentativo di fuga doveva farsi nella notte e riusciva a

sventarlo; quel giorno per la prima volta Maurilio si levava a sedere

sul suo letto, e smesso il parlare interrotto del delirio, e i moti

scomposti, domandava di parlare al marchese, al quale aveva

un'importante rivelazione da fare.

La plebe, parte IV · 第 35 / 44 题