CAPITOLO XVI.

Era il vero che il conte Langosco di Staffarda aveva ricevuto dal

generale Barranchi un biglietto con cui lo pregava a recarsi da lui in

quell'ora e in quel momento che gli fosse più comodo.

La determinazione di scrivere questo biglietto il Comandante dei

Carabinieri l'aveva presa dopo un colloquio avuto col signor commissario

Tofi; e per esporre tutto per ordine ciò che avvenne e le cagioni di

questi abboccamenti, torniamo indietro un momento, a quel punto, in cui

partitisi ambedue da quel funesto luogo in cui si esponevano i cadaveri

degli sconosciuti e dove s'erano incontrati innanzi alla salma di Ester

annegatasi, il _medichino_ e _Macobaro_ s'erano recati, il primo a casa

sua, il secondo nel riposto quartierino dove Barnaba stava guarendo

dalla ferita avuta dallo stile di _Graffigna_.

Entriamo anche noi in quella piccola, modesta e oscura stanza, dove

giaceva il poliziotto.

Come già fu accennato, il miglioramento della sua salute era tale

ch'egli già poteva starsene seduto sul letto, le spalle appoggiate ai

cuscini. Più che l'arte del medico, più che i farmaci dello speziale, ad

affrettare la guarigione del ferito erano la forza, la tenacità, il

meraviglioso vigore del suo volere costante e fisso in un pensiero solo.

Le guancie aveva pallidissime, e il volto, già magro abitualmente, in

quei pochi giorni di malattia eragli diventato così scarno e macilento

che più non potrebbe un tisico nell'ultimo periodo del suo male; ma gli

occhi, che dapprima aveva sempre per ordinario come velati da una nube,

ora brillavano di un nuovo splendore che pareva ed era in vero il

riflesso del fuoco interiore d'una passione che vegliava continua, e cui

nulla avrebbe deviata dal camminare verso il suo appagamento.

Accanto al letto, quasi accoccolato sopra un basso sgabello, i gomiti

puntati sulle grosse ginocchia e la testaccia arruffata nascosta nelle

mani che parevano quelle di un gigante, stava Meo, il quale era mutato

ancor egli d'assai da quello che appariva nella taverna di mastro

Pelone, ed avreste detto esser malato eziandio. E lo era diffatti; aveva

un male che si poteva paragonare a quello della nostalgia; e n'era

cagione il non aver più visto da parecchi giorni, che a lui parevano

tantissimi, la faccia grassotta, rubiconda, rubesta, e gli occhi

assassini della Maddalena.

Meditavano tuttedue; Meo ad un punto avea rotto il silenzio facendo

questa domanda:

— Se io andassi a vederla solamente un minuto, che male ci sarebbe?

Barnaba era così affondato ne' proprii pensamenti che non gli diede

retta.

Meo ripetè la sua interrogazione. Il giacente udì, ma non comprese, e

vedendo la grossa faccia del giovinastro volta verso di lui con ansiosa

aspettazione gli domandò che cosa avesse detto.

— Dico che non ci potrebbe esser punto male s'io andassi a vederla un

minuto. Proprio solamente tanto da vederla. Ho bisogno di vederla io

quella donna.

Barnaba ebbe un lieve fremito nelle sue fibre. In mezzo alle tante,

varie, molteplici, aggrovigliate fantasticherie della sua mente

compariva anche per lui un'immagine di donna: degli occhi ora chiari e

sereni, ora scuri e torbidi, delle labbra carnose color di sangue, delle

chiome fulve, una persona di forme voluttuosamente procaci.

— Vederla! esclamò egli, il quale sentiva nel suo intimo vivissimo pure

il desiderio di avere innanzi reale quella bellezza che vagheggiava

colla immaginazione. Chi vedere? Di che donna parli tu?

— Di Maddalena.

Barnaba fece un atto d'impazienza.

— Ci sarebbe male e di molto: rispos'egli. All'osteria ti si

tratterrebbe, ti si interrogherebbe, tu non sapresti dissimulare.... e

la nostra vendetta ci sfuggirebbe di mano.... Non vuoi tu più giungere a

far tua quella donna?

La sciocca faccia di Meo divenne rossa, e le pallottole di vetro che

aveva nelle occhiaie ebbero un bagliore, che pareva lume d'intelligenza.

— Oh sì! diss'egli con forza.

— Non vuoi tu più vendicarti di quell'altro?

— Oh sì: ripetè egli con più forza e con più vivo luccicar degli occhi.

— Abbi dunque pazienza alcuni giorni ancora, ed avrai l'una e l'altra

soddisfazione..... Sì pochi giorni soltanto, e poi potrò agire: lo

sento, lo voglio.

In quella entrava il vecchio rigattiere ebreo, la faccia terribilmente

sconvolta; stampata entro la mente l'immagine del volto di sua figlia

annegata che aveva visto poc'anzi.

Barnaba comprese tosto che il momento era venuto di apprendere tutto

quello che desiderava.

— Jacob, diss'egli, ora mi sento abbastanza forte per cominciare

l'impresa che deve procurarci a tuttedue una desiderata vendetta. È

tempo che favelliate.

— Sì, rispose il padre di Ester, guardando torbidamente intorno. Sono

venuto apposta.

Meo fu mandato nell'altra stanza, e _Macobaro_ fece a voce bassa al

poliziotto un lungo racconto, che durò quasi un'ora.

Quando il vecchio ebbe finito successe un lungo silenzio; ambedue

stavano meditando. Fu Arom che ricominciò a parlare:

— Ella mi salverà, non è vero?

— Sì: rispose Barnaba che tutto aveva già fissato in mente il modo di

agire. Vi farò assicurare, come a propalatore, la impunità.

Un'altra idea s'affacciò in quella alla mente del vecchio usuraio pel

quale la passion del denaro era sempre la prima.

— Ah! esclamò egli: non vorrei perderci in codesto i miei poveri denari

che ho dati a quello scellerato dietro una cambiale coll'avallo della

contessa di Staffarda.

Queste parole fecero nascere un nuovo pensiero in Barnaba. Avvisò che

anche di codesto poteva trar profitto pel conseguimento del suo scopo.

Gli influenti personaggi con cui il _medichino_ aveva attinenza e che lo

proteggevano, avrebbero forse pensato a sottrarlo, anche per riguardo a

se stessi, alla giustizia; sarebbe stato opportuno far nascere in quei

medesimi il desiderio eziandio di vederlo perduto, e forse quella

cambiale gli porgeva il destro da ciò.

— Quel titolo, diss'egli a _Macobaro_, vorreste voi affidarlo a me?

Il vecchio fece una smorfia che dinotava chiaramente come questo partito

poco gli piacesse.

— Voi siete nelle mie mani, e potrei imporvelo con assoluto comando; vi

consiglio però a farlo di buon grado, assicurandovi che non sarete

defraudato dell'aver vostro.

Jacob capì che bisognava rassegnarsi; e di quel giorno medesimo

consegnava sospirando nelle mani di Barnaba la cambiale in quistione.

Ora, il giorno dopo, capitava giusto nella stanza del ferito il

commissario Tofi, il quale veniva a narrargli tutto ciò che era avvenuto

a proposito del dottor Quercia e che abbiamo visto nei capitoli

precedenti.

Barnaba ascoltò silenziosamente a suo modo, e poi disse:

— Ciò che vi ha di pregiudizievole in codesto si è che così venne data a

quel briccone la sveglia, e ch'ei penserà a porsi in salvo. Conviene

farlo custodire ben bene perchè non fugga.

— Ho già dato gli ordini opportuni per ciò..... Ah! l'avrei fatto

arrestare senz'altro. Ma il conte Langosco, che a dispetto di tutto lo

protegge sempre, sarebbe andato dal generale Barranchi, e mi si sarebbe

fatto un rabbuffo.

— Il conte Langosco non lo proteggerà più. Se l'affare dei diamanti non

ha bastato, ce n'è qui un altro che lo indegnerà vivamente contro quel

cotale e gli farà nascere una maledetta voglia di vederselo torre per

sempre dai piedi. Agendo con prudenza si può ottenere d'avere il conte

dalla nostra.

Diede la cambiale che sappiamo al Commissario e gli espose quello che a

suo avviso doveva farsi, e come. Il signor Tofi approvò tutto e tolse

commiato per andar tosto a mettere in pratica i datigli suggerimenti.

— Fra cinque o sei giorni potrò stare in piedi: disse a mo' di

conclusione Barnaba, i cui occhi brillavano fieramente: potrò procedere

io stesso all'arresto ed alla perquisizione di chi so io e dove so io.

Delle rivelazioni fattegli da _Macobaro_ intorno alla _cocca_ ed al suo

capo, non aveva ancora voluto dir nulla al Commissario perchè a sè

desiderava serbato l'onore e la soddisfazione dell'importante cattura.

Il signor Tofi si recò dal conte Barranchi, e fu dietro il colloquio

avuto insieme che il generale domandò al marito di Candida

quell'abboccamento che abbiamo detto.

Barranchi, quando Langosco fu da lui, non fece che ripetergli le parole

che destramente gli aveva suggerito il Commissario e che da costui erano

state combinate con Barnaba.

— Vengo a darvi un'altra prova, conte, del come la mia polizia si

faccia: disse con importanza il generale. Noi sappiamo tutto! E sappiamo

qualche cosa che vi riguarda, che forse non sapete nemmeno voi.

— Che cosa? domandò torbidamente il conte che da qualche giorno, per le

buone ragioni che conosciamo, non era di umore nè ciarliero nè

tollerante.

— Fra noi, amici da lungo tempo, della stessa classe, delle medesime

idee, possiamo parlarci francamente, non è vero? D'altronde voi lo

sapete che io non ci ho mai valuto niente nelle diplomaticherie. Sono un

militare, tutto d'un pezzo, e basta. Ecco dunque di che si tratta.

Vostra moglie si è lasciata abbindolare così da mettere la sua firma per

avallo ad una cambiale del valore di 52 mila lire.

Il conte sussultò, ma non disse nulla.

— Chi le ha carpita questa firma, continuò Barranchi, forse voi potrete

indovinarlo.....

— Lo indovino: interruppe con accento cupo Langosco, alle cui guancie

saliva un lieve rossore. Ebbene? e con ciò?

— Noi non si vuole che una famiglia come la vostra sia esposta a certe

pubblicità, a certi commenti.....

Il marito di Candida fece un atto che significava nello stesso tempo un

ringraziamento e il desiderio di veder troncate quelle parole.

— La disgraziata cambiale abbiamo trovato modo di averla in poter

nostro.

— Sì? proruppe vivamente il conte di Staffarda. Lasciatemela vedere, vi

prego.

Barranchi la prese da uno dei cassettini della scrivania e glie la

porse. Langosco esaminò attentamente la firma della moglie, e più amaro

del solito gli sfiorò le labbra il suo ghigno.

— Ebbene, diss'egli al generale porgendogli il foglio, non vedo qui che

ci sia nulla da fare. All'epoca della scadenza la contessa farà onore

alla sua firma.

— Legalmente ella non poteva obbligarsi....

— La contessa ha firmato: disse con vibrato accento Langosco; e la

contessa pagherà.

— Ma quell'uomo a cui favore diede il suo nome è uno sciagurato, indegno

d'ogni riguardo.

Il conte scosse la testa come per dire che ciò non ci aveva nulla da

fare nella quistione.

— Voi non lo conoscete ancora bene, continuava Barranchi. Abbiamo dati

positivi per credere che quel cotale è capace di tutto.... Si hanno i

più gravi sospetti sul conto di lui.... Volete che ve lo dica?... E

guardate quanto bisogni davvero andar guardingo nello stringere

attinenze fuori della nostra classe... Si dubita che quell'individuo sia

complice degli assassini dell'usuraio Nariccia.

Langosco, a cui questo brutto sospetto si era già presentato eziandio,

impallidì, ma non disse verbo.

— Sapete, continuava Barranchi, che il nostro diligente commissario Tofi

aveva già pensato farlo arrestare e perquisire la sua abitazione?

— Ciò non dev'essere, disse vivamente il conte di Staffarda, il quale

mise una mano sul braccio del generale come per chiamarne vieppiù

l'attenzione sulle sue parole. Siamo amici, generale, ed io per rendervi

un servizio che salvasse il decoro della vostra famiglia farei tutto

quello che fosse in mio potere. Conviene che ci sosteniamo e ci aiutiamo

a vicenda noi che lo spirito rivoluzionario moderno minaccia.... Quel

cotale non conviene sia arrestato e gli si faccia un processo.

Abbassò la voce e disse lentamente:

— Fra una settimana sarà fuori di Stato, ve ne do la mia parola....

Aspettate una settimana a farlo arrestare.

Barranchi fece gravemente un segno negativo e Langosco aggrottò le

sopracciglia.

— Mi neghereste ciò, anche s'io ve lo chiedessi come un favore?

— Ve lo negherei, perchè così vuole il vantaggio del pubblico.

Il conte di Staffarda fece un brusco movimento cui tosto però represse:

il generale continuava:

— Perchè così vuole eziandio il vostro medesimo interesse.

— Oh come?

— Nella stessa guisa che quel mariuolo ottenne questa cambiale, può

avere ottenuto altre carte, altri documenti, lettere... o che so io, per

cui possa rimanere compromessa qualche persona.... qualche persona, voi

mi capite.... che non da me certo, e nemmeno da voi, si vorrebbe potesse

venire in ballo. Ora siffatte carte in una perquisizione cadrebbero in

potere degli agenti della polizia...

— Ed è ciò che vuolsi evitare: proruppe vivamente Langosco.

— No: disse il generale sorridendo furbescamente, e tenendosene

d'un'accortezza che non era sua: no, perchè — (e qui abbassò ancor egli

la voce) — quelle carte, qualunque siensi, venute nelle mani d'un uomo

acconcio, a cui si daranno le opportune istruzioni, del medesimo

commissario Tofi, per esempio, fidatissimo e intelligentissimo, potranno

passare senza ritardo qui nel mio studio, e di qua a voi medesimo che ne

potrete fare ciò che più vi aggradirà.

Il marito di Candida prese vivamente la mano del Comandante dei

Carabinieri e glie la strinse forte per muto attestato di riconoscenza.

— E ciò, seguitava il generale trionfante, varrà sempre meglio che

lasciare in potere di quello sciagurato, ancorchè se ne vada in altri

paesi, un'arma che potrà rivolgere a vostro danno quando che sia.

— Avete ragione: disse con voce soffocata il conte di Staffarda.

— E pensate che se gl'indizi non c'ingannano, e son tali da poter essere

omai sicuri di ciò, colla cattura di costui avremo in mano le fila di

quella iniqua setta di malandrini, cui si devono i tanti misteriosi

delitti che ebbero luogo ultimamente. Quanto a quella cambiale poi...

— Quella sarà pagata: interruppe con una certa alterigia Langosco, e

prese quindi commiato dal generale.

— Contessa; disse poscia con severità quasi sprezzosa il conte a sua

moglie, appena fu solo con lei: conviene che vi procuriate al più presto

le cinquantadue mila lire da pagare quella cambiale che avete firmata.

Candida levò la testa e gli occhi verso il marito; e senza parlare lo

guardò coll'aria smemorata ed offesa di chi non capisce ciò che gli vien

detto, e crede d'esser fatto mira d'uno stupido ed insolente scherzo.

Il conte seguitava:

— A me è assolutamente impossibile procurarmele; ma con tutto ciò esigo

e pretendo che in pochi giorni quella somma sia pagata. Se non ci avete

altro modo, ricorrete a vostro padre, il quale _per l'onore della sua

figliuola_ non vorrà, spero, far la menoma difficoltà a venirvi in

aiuto.

La contessa guardava sempre il marito di quella guisa, se non che nei

suoi occhi scuri si accresceva ogni minuto più la fiamma dello sdegno.

— Vorrete voi avere la compiacenza di por termine a questo che io non so

come chiamare, se sciocco scherzo, o temeraria menzogna? Proruppe ella

con accento pieno d'ira contenuta e con voce che vibrava profondamente

agitata. Siete voi che avete bisogno ancora di tal somma ed avete

inventato questo bel metodo per estorcerla alla mia condiscendenza stata

troppa finora?

Langosco mandò un'esclamazione soffocata in cui c'erano collera, dolore,

vergogna, e si trasse indietro d'un passo come se dal colpo d'una mano

robusta al petto fosse stato respinto.

— Ah voi mi calunniate ed insultate! diss'egli con una specie di

ruggito.

Candida, che fin allora era rimasta a sedere, si drizzò in piedi, e la

faccia dritta levata, fulminando il marito con uno sguardo superbo

esclamò:

— E voi che state facendo verso di me? Insulti e calunnie sono le vostre

parole, ed io sono una donna, signor conte.

Il marito represse quell'ira che sentiva nel suo petto presso a

prorompere. Sapeva quella donna troppo fiera per abbassarsi a mentire ed

abbastanza audace per non isconfessare qualunque sua azione. Un sospetto

che ancora non gli era balenato alla mente glie ne nacque di botto.

Quell'uomo di cui egli aveva creduto scoprire pochi giorni prima che

giuocava di baro, che era ritenuto complice d'un assassinio, non era

egli capace di tutto? Il conte tornò accostarsi a sua moglie, e

guardandola ben bene entro gli occhi, la sua faccia magra e giallognola

a un palmo appena di distanza dal viso di lei, di qualche tempo patito e

pallido, le disse con parola lenta e spiccata:

— Voi dunque non avete firmata a favore di _quell'uomo_ una cambiale di

52 mila lire?

— Nessuna: rispose seccamente la contessa.

— Ebbene: disse con feroce crudeltà il marito: quella cambiale col

vostro nome, l'ho veduta io stesso poc'anzi; e ciò vuol dire che il

vostro amante, signora contessa, è tutt'insieme un baro, un assassino ed

un falsario.

Le guancie di Candida si fecero d'un rosso cupo e impallidirono poi

tosto; gli occhi lampeggiarono e ratto si spensero; le labbra frementi

s'aprirono e s'agitarono come sotto la pressione di fiere parole che

stessero per prorompere, ma non una voce ne uscì. Da parecchi giorni

troppe e troppo fiere erano le emozioni onde quella misera donna era

colpita: a quest'ultima non resse. Credette ella o non credette la

terribile accusa? Non ebbe campo a sceverare ella stessa nella

confusione della sua mente le proprie impressioni. Sentì uno sdegno

indicibile e insieme, in fondo all'anima, una segreta, tremenda paura.

Il cuore cessò di batterle, il cervello fu oppresso dall'èmpito del

sangue che vi salì vorticoso: agitò le braccia, mandò un rantolo, e su

quella poltrona da cui s'era drizzata poc'anzi ricadde pallida come un

cadavere.

Il conte le fu presso senza premura, senza interesse, senza pietà

nessuna, e la esaminò attentamente.

— Animo! diss'egli coi denti stretti: non è tempo di svenimenti; fatevi

coraggio ed udite tutto il vero.

Le prese una mano e la trovò inerte e fredda poco meno che quella d'una

morta; la lasciò ricadere, e guardò un istante la donna svenuta con più

amaro che mai sulle labbra il suo ghigno; poi diede una forte tirata al

cordone del campanello.

— La vostra padrona è svenuta: disse alla cameriera che si presentò:

soccorretela, mettetela a letto, e si mandi tosto per un medico.

E lento e tranquillo rientrò nelle proprie stanze.

Dopo uno svenimento di mezz'ora, Candida risensava e in mezzo alla

confusione delle idee in cui si trovava tuttavia e all'indolorimento

generale del corpo, il suo primo pensiero era quello della orrenda

novella appresa dal marito. Che questi era incapace di mentire e

calunniare troppo ella sapeva. La cambiale falsa era dunque un fatto

reale. Delle altre accuse in quel momento non si ricordava, non si

preoccupava. Non aveva tempo nè spirito da indegnarsi, da soffermarsi a

considerare l'infamia e la scelleraggine della cosa; al suo animo di

donna fatalmente posseduto da una tenace, indomabile passione, un solo

oggetto premeva, un solo si presentava: quello di salvare il suo amante.

Per ciò non v'era che un modo solo, e il conte medesimo glie lo aveva

additato: ricorrere a suo padre, farsene dare la somma occorrente, pagar

tutto, ottenere coll'influsso del barone La Cappa che in ogni modo

l'affare rimanesse soffocato, a Quercia non si desse molestia. La cosa

premeva, bisognava correre senza indugio, Candida volle scendere di

letto e non potè; le parve d'essere inchiodata in mezzo alle coltri;

fece uno sforzo, e tutte le idee le si smarrirono di nuovo,

l'intelligenza le si offuscò e tornò a perdere la cognizione, non in uno

svenimento, ma nel parosismo d'una febbre gagliarda sopraggiuntale.

Il conte, avvertitone, corse al capezzale di Candida, e siccome rotte e

tronche parole uscivano dalle livide, aride labbra della giacente,

timoroso ella nel delirio parlasse, allontanò dal letto ogni altro, per

rimanerci egli solo, oggetto di meraviglia ai servi che non lo avrebbero

creduto mai così tenero della moglie.

Il medico, fatto venire, annunziò che quella era una grave malattia, e

che per allora non poteva predire quali ne sarebbero state le

conseguenze.

La cameriera della contessa, che sappiamo avere intime relazioni con

Gian-Luigi, si affrettò di quella sera medesima a recargli l'annunzio di

quel caso.

— Anche questa è per me un'avversa circostanza: disse il _medichino_

dopo congedata la fante con larga rimunerazione. Questa malattia toglie

di agire a costei che in certe contingenze, guidata da me, avrebbe

potuto essermi d'un aiuto efficace. Conviene davvero che io m'affretti

il più che si possa e me ne vada sotto altro cielo.

La plebe, parte IV · 第 24 / 44 题