Quella medesima sera, in cui successero i tristi fatti che abbiamo
narrati alla fabbrica dei Benda, Maurilio, ignaro di quelle funeste
vicende, avendo sfuggito ogni compagnia, perchè desideroso di rimaner
solo col tumulto de' suoi pensieri, col cumulo de' suoi affetti e delle
sue passioni, se ne tornava verso il palazzo Baldissero, ora sua dimora,
a lento passo, dopo un lungo giro fatto nella parte più solitaria della
città, insensibile all'aria frizzante della sera, quando alla cantonata
proprio del palazzo medesimo, vide un piccolo essere spiccarsi dalla
parete, e ponendoglisi dinanzi dirgli colla voce rauca d'un bambino
assiderato dal freddo:
— Giusto Lei che aspettavo; ho una commissione da farle.
Maurilio riconobbe la vocina, la faccia patita ma intelligente, l'occhio
vivo e la testa arruffata di _Gognino_ il nipote della _Gattona_.
— Tu qui? diss'egli assalito di subito da una specie di rincrescimento
d'aver perfettamente obliato il suo piccolo protetto. E m'aspettavi?
— Gnor sì. È la nonna che mi ci ha mandato e guai se me ne andavo prima
di averla vista e parlatole.
— E come sapevi tu che io sarei venuto qui in questa strada?
— Lo si seppe andando a cercare di Lei al suo antico quartiere, là, dove
l'altro dì la mi disse di tante belle cose, quando poi son venuti ad
arrestarla.
Maurilio sentì una specie di tenerezza a queste parole del fanciullo.
— Tu non le hai dimenticate le cose ch'io ti dissi? domandò ponendogli
con atto affettuoso la mano sul capo.
— Oh no.... non ancora: rispose ingenuamente _Gognino_.
— È dunque la tua nonna che ti manda in cerca di me a quest'ora?
— Non è mica lei che la vuole: gli è Padre Bonaventura.
— Padre Bonaventura! esclamò Maurilio stupito: che può aver meco da
spartire costui?
Il frate era conosciuto in tutta Torino come uno dei più influenti,
operosi ed intriganti fra i gesuiti che allora tenevano nella cosa
pubblica un'autorità incontestata, a cui nessuno osava pure opporsi: il
nostro giovane amico poi conosceva ancora più particolarmente i meriti e
le gesta di quel cotale, perchè di lui gli aveva discorso a dovere
Giovanni Selva, il quale all'influsso di quel tristo doveva la sua
esclusione dalla casa di suo padre.
Alla domanda di Maurilio, _Gognino_ non sapeva far alcuna risposta, e
non ne fece, contentandosi a stringersi nelle spalle.
— E dunque, riprese Maurilio, che hai tu da dirmi a nome di codesto
Padre Bonaventura?
— Che le ha da parlare di cose d'importanza e di premura che la
riguardano.
— Me?
— Gnor sì. E che perciò la aspetta questa sera medesima colaggiù al
convento; ed io ci ho ordine dalla nonna di accompagnarla fino dal fra'
laico portinaio e non lasciarla finchè non abbia acconsentito a venire.
Il primo impulso di Maurilio fu una viva curiosità di conoscere la
ragione di questo appello, cui, per quanto immaginasse non sapeva
indovinare: e già era per avviarsi, quando una quasi istintiva
diffidenza lo trattenne.
— E s'io non ci volessi andare a trovare quel gesuita? diss'egli al
fanciullo, che stava osservandolo con un'aspettazione che pareva quasi
ansietà.
— Ah! disse vivamente _Gognino_ con una fiduciosa ingenuità da ragazzo:
ci venga per far piacere a me soltanto. Se io non la conduco almanco
fino alla portieria del Carmine, dove la mi sta aspettando, la nonna
crederà che invece di fare secondo il suo comando, io sono andato a
baloccarmi, e me ne dà una famosa strigliatina.
Maurilio sorrise mestamente, e non disse altro più che questa parola:
— Andiamo.
_Gognino_ si mosse camminando zoppo e rattratto pel dolor dei geloni e
per l'intirizzimento delle sue piccole membra, e Maurilio gli tenne
dietro.
Erano aspettati. La _Gattona_ nel vedersi dinanzi quel giovane, sentì
entro il suo inaridito cuore di vecchia ipocrita un certo non so che da
potersi quasi dire una emozione; qualche cosa di più che una curiosità
la punse di vedere, di esaminare ben bene quell'individuo, e
piantandosegli in faccia lo squadrò ben bene coi suoi piccoli occhietti
infossati nel suo vecchio ceffo da uccello di rapina coperto di
pergamena, mentre con voce lentamente trascinata e più aspra e fessa del
solito gli veniva dicendo:
— Sia lodato Dio e la Madonna ch'Ella sia venuta. Avevo paura che la non
volesse dar retta alle parole di _Gognino_. E sarei pure andata io ad
aspettarla per la strada; ma una povera vecchia mia pari a questa fredda
brezza di notte star ferma impiantata c'è da lasciar subito le sue
quattro miserabili ossa. Ho pregato tanto il mio santo protettore e la
santissima Vergine che....
A Maurilio lo sguardo fisso, scrutatore della vecchia dava un
inesplicabile fastidio, quasi un'irritazione; le parole di lei gli
producevano un'impazienza uggiosa; sentiva una più spiccata ripugnanza
per quell'essere degradato.
— Eccomi qua: interrupp'egli bruscamente. Se son venuto gli è, perchè
non credeste che Luchino avesse mancato di ubbidirvi, chè altrimenti non
avrei visto ragione alcuna di rendermi all'invito di Padre Bonaventura,
che non mi conosce, ch'io non conosco, e col quale non ho attinenza di
sorta.
— Ah! esclamò la vecchia con un'espressione di zelo e d'interesse che
ognuno avrebbe detta esagerata: la non si penta d'esser venuta, sa!...
Ella volle farmi del bene, a me ed al mio nipotino, e mai non fu carità
nessuna così presto e così largamente ricompensata dal Cielo....
Ringrazio la bontà divina che mi volle così presto esaudita nelle mie
preghiere.... Questa povera e umile vecchia, questa abbietta creatura
volle Iddio fosse stromento de' suoi decreti; e per cagion mia Ella
potesse finalmente....
Maurilio ricordò le parole che gli avevan detto Don Venanzio e Giovanni
Selva del colloquio avuto da costoro colla vecchia, nel quale essa aveva
preso l'impegno di fare fra due giorni importanti rivelazioni sulla
nascita di lui; non dubitò punto che gli ambigui detti della _Gattona_
non avessero rapporto a codesto, e impallidito per subita forte emozione
si accostò a lei d'un passo e disse con voce tremante:
— Parlerete voi dunque? Potete voi dunque squarciare il mistero, e
volete farlo?
— Si calmi: rispose la _Gattona_ indietrandosi: io, come da un pezzo la
direzione della mia coscienza, ho posto questo delicato affare nelle
mani di quel sant'uomo, di quel perfetto religioso che è Padre
Bonaventura. Questi ha desiderato appunto parlarle in proposito, e saprà
dirle quello che conviene....
— E dov'è questo Padre Bonaventura? proruppe con impazienza Maurilio.
Conducetemi adunque da lui.
Il frate laico si fece innanzi.
— Abbia la bontà di seguirmi, disse, ch'io ho l'ordine di condurla alla
cella di lui.
Maurilio non rispose che con un gesto impaziente e vibrato che
significava: — Andate, vi seguo.
Il portinaio prese in mano un lanternino acceso e s'avviò seguito dal
giovane; la _Gattona_ tenne dietro collo sguardo a quest'ultimo, finchè
l'uscio richiudendosi glie ne tolse la vista.
— Non lo avrei mai più immaginato di quella fatta, diss'ella fra sè; chi
lo direbbe mai, a vederlo, figliuolo d'una marchesina, com'era quella
creatura là che pareva un angioletto, e di un sì bel giovane, chè gli
era proprio bellissimo daddovero. Non ci ha punto di rassomiglianza nè
coll'uno nè coll'altra, eccetto gli occhi.... Ah sì, quegli occhi son
quelli della povera marchesina Aurora, i medesimi che ha eziandio
madamigella Virginia. Ora ch'e' mi guardava fiso, ci fu un momento che
mi parve proprio di vedere gli occhi di quella buon'anima là quando mi
raccomandava appunto il suo bambino....
Diede uno scossone come se assalita da un subito brivido.
— E se restituisco il suo figliuolo alla condizione che gli conviene, la
non avrà più da volermene quella benedett'anima là.... E questo
figliuolo dovrebbe pure essermi riconoscente della bella maniera.... Ah
se avessi potuto menare da me tutto questo affare senza intromissione di
Padre Bonaventura, sarebbe pure stato meglio pel mio interesse; ma come
farla? Il marchese non mi avrebbe manco dato retta; se avessi minacciato
uno scandalo mi avrebbe fors'anco mandato a finire in una casa di
custodia questi quattro dì che mi restano, e questo diavolo d'un frate
ha in mano tutti i fili della matassa. Lasciamo dunque far da lui; e son
certa che qualche cosa in mio vantaggio lo vorrà pur fare.... Andiamo a
casa.
Prese _Gognino_ per un braccio e tirandolo seco di mala grazia uscì del
portone, che richiuse cautamente dietro di sè.
Intanto Maurilio seguendo i passi della sua guida attraversava un lungo
andito appena se illuminato dalla fioca luce d'una lanterna, saliva
quattro branche d'una vasta e comoda scala, ed arrivava quasi a capo
d'un corridoio all'uscio d'una cella nel quale il frate laico picchiava
discretamente colla nocca delle dita.
— Avanti: diceva dall'interno una voce tanto piena di benevolenza che
l'avreste detta un'ostentazione.
Il portinaio aprì a mezzo il battente e cacciò dentro la testa.
— Gli è quel giovane ch'Ella aspetta, Reverendo: disse.
— Dio sia lodato! rispose quella voce ancora più compunta. Ch'egli
venga.
Il laico si trasse in disparte, con una mano aprì di meglio l'uscio,
coll'altra fece invito al giovane di passare e lo confermò colle parole:
— Entri: quello è Padre Bonaventura.
Maurilio entrò, e dietro di lui la porta fu richiusa dal frate portinaio
che se ne andò ai fatti suoi. La cella era abbastanza vasta: le pareti,
scialbate a calce, bianchissime, senz'altro ornamento; un lettuccio
basso in un angolo, sopra di esso appiccati al muro un quadro
rappresentante San Luigi Gonzaga, un acquasantino di cristallo, una
palma; in faccia al letto un sofà semplicemente impagliato, seggiole
compagne intorno, appoggiate alle pareti; presso la finestra, che faceva
quasi riscontro alla porta, una tavola coperta d'un tappeto verde, la
quale serviva di scrivania; sopra di essa delle carte, un calamaio, una
croce piuttosto alta di legno nero inverniciato che si drizzava sopra la
base di due scalini, dietro questa croce uno specchietto accortamente
posto così che vi si riflettesse la figura di chiunque entrasse nella
cella da poterla vedere ed esaminare chi si trovasse seduto alla tavola;
presso a questo una piccola scancìa piena di libri.
Padre Bonaventura stava appunto seduto a codesta sua tavola su cui era
posta una lampada con una ventola che ne rifletteva giù la luce; così
che Maurilio entrando non vide che le spalle larghe del frate e la
grossa persona avvolte d'una vestaccia di lana nera. Ma il gesuita diede
colla mano un piccol colpo alla ventola della lampada e rialzandola fece
correre i raggi della luce, da una parte sulla faccia di chi entrava,
dall'altra sullo specchietto appostato dietro la croce. Il nostro
giovane che s'avanzava guardando non senza molta curiosità verso il
famoso gesuita ancora immobile al suo posto, potè vedere riflesso nello
specchietto lo sguardo acuto, investigatore, penetrante che fra'
Bonaventura fissava sui lineamenti di lui che gli si dipingevano
innanzi. Maurilio fece un sorriso; la ventola s'abbassò di nuovo sulla
fiamma della lampada, e il volto del giovane rimase all'oscuro; il frate
s'alzò e volse verso il nuovo venuto una faccia piena di benevolenza, di
cordialità, di interesse e di bonaria semplicità, espressione di
sembianze che era evidentemente preparata e sincera come il complimento
di un adulatore.
Tese a Maurilio tuttedue le sue mani bianche, grassotte, morbide e
carezzevoli, e disse con quel suo accento di sdolcinata gentilezza:
— Sia Ella il benvenuto nella umil cella del povero frate. Avrei dovuto
io stesso recarmi da Lei; ma non sapendo come e dove trovarla per un
colloquio segretissimo, quale dev'essere il nostro.... E poi un monaco
non può uscire a gironzare la sera. (Mostrò le sue due file di denti a
dispetto dell'età ancora bianchissimi e tutti presenti in un sorriso
tutto ameno, e soggiunse:) E d'altra parte la cosa premeva e bisognava
proprio che di stassera avessi l'onore di avere con esso Lei una
conferenza.
Siccome colle sue aveva afferrato le mani grosse e ruvide del giovane,
lo trasse per queste sino al sofà e ve lo fece sedere.
— Benchè noi non ci conosciamo affatto, riprese egli a dire, sedendogli
presso, noi dobbiamo parlare come due amici, due vecchi amici. La mi
permetta di usare con Lei d'una famigliarità che la mia età, il mio
carattere, ed anche, come vedrà, le circostanze possono permettermi, e
m'ascolti con pazienza ed attenzione.
L'idea di questo colloquio con Maurilio in Padre Bonaventura, ecco di
che modo era nata.
Abbiamo visto, come _Gognino_, tornato presso la nonna dopo l'arresto di
Maurilio che aveva interrotto la prima di quelle lezioni che il giovane
s'era assunto di dare al povero orfanello, avesse narrato alla vecchia
che lo interrogava tutto quello che era successo: le parole dettegli, e
che nel bambino erano state meravigliosamente impresse, la seguita
invasione degli agenti polizieschi, la perquisizione e l'arresto,
coll'episodio del bottone uguale a quello che possedeva la vecchia; ed
abbiamo visto che la _Gattona_ aveva creduto di dover tosto affrettarsi
a riferir tutto ciò a Padre Bonaventura, dal quale quella mattina
medesima, nelle prime ore del giorno, erasi già recata a raccontare
l'avventura della sera precedente, l'incontro cioè fatto da _Gognino_
d'un cotale che voleva pagar lei perchè lo lasciasse far da maestro al
bambino.
Padre Bonaventura era già stato punto da curiosità molta di sapere chi e
che cosa fosse quell'originale di cui s'era fatto lasciare la polizza,
da lui stesso data alla _Gattona_, con sopravi scritto il suo nome e
l'indirizzo della sua abitazione. Quando la vecchia venne più tardi a
narrargli le cose sopravvenute, il gesuita che non aveva ancora avuto
tempo ad occuparsi di quello sconosciuto, vide anzi tutto che egli non
aveva giudicato male mettendo quell'individuo in ischiera coi fautori ed
apostoli delle novità politiche e sociali, dei liberali amatori e
credenti del progresso, amici e patrocinatori dei cosidetti diritti dei
popoli e va dicendo: i discorsi tenuti a _Gognino_ e il successivo
arresto, col sequestro delle carte, di certo per motivi politici, ne lo
chiarivano abbastanza, e il buon Padre Bonaventura si riprometteva di
raccomandare egli stesso quel dabbene a cui si dovesse, così bene da
farlo torre per un po' di tempo alla propaganda attiva de' suoi
detestabili principii avversi (è la formola solita) al trono ed
all'altare. Ma quello che soggiunse di poi la _Gattona_ lo interessò ben
altrimenti, e senza ch'egli concepisse di botto un definitivo progetto
da attuare, intravide però senza indugio, che se fondati fossero i
sospetti dalla vecchia manifestatigli alcuna cosa poteva da lui
combinarsi che riuscir potesse in vantaggio suo proprio dapprima (cosa
che non era da obliarsi nè trascurarsi), in vantaggio della buona causa,
quella dell'assolutismo e della Compagnia di Gesù.
I sospetti della _Gattona_ si presentavano con una non disprezzabile
apparenza di fondamento. Il nome stesso che quel giovane portava, cui la
Luponi medesima aveva scritto su quel suo biglietto, perchè chiunque
nelle cui mani capitasse il bambino glie lo lasciasse, nome tutt'altro
che comune in queste provincie; il cognome di Nulla, che lasciava
supporre in chi io portava, e che probabilmente se l'era dato, la
condizione di fanciullo senza famiglia, e l'aver egli un oggetto simile
ad uno di quei pochi che erano stati posti come segni di riconoscimento
al bambino della marchesina Aurora, erano indizi da tenerne conto; e
Padre Bonaventura che aveva avuta tanta parte in quegli avvenimenti
della famiglia Baldissero, decise di volere il più sollecitamente
possibile appurare la cosa.
Congedata la vecchia colla raccomandazione di attendere, di non fare
nulla da sè e di venirgli a riferire poi tosto ogni menoma cosa che in
proposito capitasse, o cui ella venisse ulteriormente a scoprire, il
gesuita, per prima cosa, pensò recarsi da messer Nariccia, il quale in
codesto poteva dare gli elementi più sicuri per formarsi un esatto
giudizio, come quello che solo sapeva dove e come fosse stato
abbandonato il bambino della infelice vedova di Valpetrosa.
L'usuraio fu assai cauto nelle sue risposte, nè, quantunque molto
rimanesse meravigliato alle parole del frate, e fosse colto proprio alla
sprovveduta, ci fu verso che si lasciasse sfuggire parola alcuna da cui
l'accorto suo interlocutore potesse argomentare o indovinare alcun che
di quanto era succeduto dopo che Nariccia col bimbo erasi partito dalla
casa in cui la puerpera dolorava in lotta colla morte. Nariccia, senza
però dirne ragione veruna, si rimase a dire che egli non credeva punto
punto che il giovane di cui si trattava fosse il figliuolo di
Valpetrosa, che tuttavia la cosa meritava attenzione, e prima di
pigliare un partito e di agire in qualunque senso si fosse, conveniva
ben bene appurarla. Il frate, incerto come prima, anzi più di prima,
perocchè si fosse ora persuaso che quel tristo di Nariccia aveva in suo
potere una parte di segreto che a lui era affatto sconosciuta, uscì di
là e risolvette informarsi tosto di quanto riguardava quell'individuo
misterioso che si faceva chiamare Maurilio Nulla. A lui siffatta cosa
era facilissima per le relazioni che aveva nelle alte sfere governative
e per l'ascendente cui su tutti i più cospicui e potenti pubblici
funzionari avevano la Compagnia a cui il frate apparteneva e
personalmente egli medesimo uno dei maggiorenti di quella temuta e
intromettentesi società. Non istette perciò guari ad apprendere gran
parte dei fatti, dell'indole e delle tendenze di chi lo interessava.
Seppe che Maurilio era appunto un trovatello, come egli aveva supposto,
che era stato arrestato come nemico del Governo, che presso di lui s'era
sequestrato uno scritto incendiario pieno delle massime più sovversive,
ma che rivelavano un gran talento, così che dal Commissario di Polizia
al generale dei Carabinieri, da questo al Governatore, dal Governatore
al marchese di Baldissero, e dalle mani del marchese era pervenuto
niente meno che in quelle stesse del Re.
I Gesuiti furono sempre abbastanza accorti per riconoscere la potenza
dell'ingegno, e prima di perseguitarlo nemico a loro ed alla loro causa,
hanno sempre cercato di acquistarselo, di arruolarlo nelle proprie
schiere, a difesa del loro principii, mercè blandizie, in cui sono
maestri, e vantaggi personali con cui sanno comprare, o quanto meno
avvolgere le coscienze meno salde ed inconcusse. Di questa guisa essi
ottengono due guadagni: tolgono ai nemici una forza e ne accrescono la
propria parte. Padre Bonaventura era dei più accorti in codesta caccia
al paretaio delle giovani coscienze, e maestro insuperabile di blandizie
e di sofismi rincalzati dalle promesse; più intelligenze, nella sua
lunga carriera di intrigante politico e domestico, era già riuscito ad
inretire. Ei non credeva a profondità di convinzioni che le renda
incrollabili. Nei giovani considerava che agisse più la fantasia che il
ragionamento, e che le idee liberali seducessero le ardenti intelligenze
parte per quello sbarbaglio di generosità onde lucicchiano, parte per
sentimento fors'anco inconscio d'ambizione in chi non è nulla e vuol
pervenire, d'invidia in chi non ha mezzi di potenza verso chi li ha, il
qual sentimento trova uno sfogo nei patrocinio delle idee democratiche e
spera un appagamento nel trionfo delle medesime. Credeva che per tutti
la corazza della coscienza avesse un giunto per cui penetrare nel lato
debole e vincerla; la difficoltà era nello scoprire quel giunto, ed
egli, senza troppa superbia, che i fatti glie l'avevano provato più e
più volte, poteva dirsi abilissimo a codesto.
Non era forse il caso ora di usare di questa abilità verso quel cotal
personaggio che andava in cerca per le vie de' figliuoli del popolo,
affine di insinuar loro il catechismo sovversivo delle idee liberali? Se
si fosse potuto farne un affigliato, un diffonditore de' _buoni_
principii, che trionfo! E se mai stato egli fosse in vero figliuolo
della sorella del marchese, val quanto dire appartenente ad una delle
prime, più ricche e più potenti famiglie dello Stato, qual vantaggio
maggiore! Però, siccome fra le cose apprese del passato di Maurilio
aveva saputo eziandio che egli era rimasto alcun tempo presso il libraio
Defasi, col quale egli era in relazione, e cui conosceva il primo
onest'uomo del mondo, fra' Bonaventura decise di andare a chiederne a
costui, per farsi di quel giovane e del suo valore un più esatto
concetto.
Il signor Defasi, se vi ricorda, nel giovane derelitto, cui la
Provvidenza gli aveva un giorno menato innanzi privo d'ogni mezzo di
sussistenza, aveva posto dapprima la maggiore delle affezioni, e,
conosciutone lo straordinario ingegno, una speciale stima eziandio, che
di tanto aveva rafforzata la sua benevolenza per lui, da fargli
concepire il disegno di dare a quell'orfano senza nome la mano di sua
figlia; e Maurilio fino ad un certo tempo aveva corrisposto alla
generosità ed all'affetto del suo benefattore con tutto lo zelo e la
riconoscenza ond'era capace. Ma di poi, per sua disavventura, era
piombato addosso al povero giovane quel suo matto amore per la nobile
fanciulla Virginia di Castelletto, e il dominio di questa infelice
passione lo aveva mandato ad una stranezza di condotta che il suo buon
principale aveva cominciato per compiangere soltanto e per tentare di
voler guarire, credendola effetto d'infermità. La sorte che perseguitava
il povero trovatello aveva voluto che Nariccia, sapendo Maurilio
allogato presso del libraio, si credesse in obbligo di avvertire costui
come quel giovane fosse stato per mesi e mesi in carcere sotto l'accusa
di un orrendo misfatto, come egli stesso, che aveva avuta la
dabbenaggine di prenderlo poi al suo servizio, l'avesse dovuto scacciare
di casa sua, perchè aveva avute le prove che quello sciagurato
sfacciatamente lo derubava.
Il signor Defasi provò a queste rivelazioni tutta la amarezza d'un
disinganno, e non potè fare che il sospetto e la diffidenza non
entrassero in lui verso quel giovane che gli era stato ed ancora gli era
sì caro, e del quale gli strani contegni da qualche tempo assunti davano
ampia ragione ad una poco benevola interpretazione e ad una prudente
sorveglianza de' fatti suoi. Avvenne, come udimmo narrato da Maurilio
medesimo, che un giorno il libraio trovasse sparito un rotolo di monete
d'oro del valore di cinquecento lire ch'egli aveva riposto nel cassetto
del suo banco. Interrogatine tutti della famiglia, e niuno sapendone dar
ragguaglio di sorta, era inevitabile lo accusare di questa scomparsa
colui che tanto era venuto in sospetto, e il quale, per una strana
coincidenza, di tutto il giorno, obliando il dover suo, non s'era
lasciato vedere a bottega. Maurilio quindi era stato scacciato da quella
casa e da quell'impiego, come udimmo narrare da lui medesimo a Giovanni
Selva. Ma qual fu la sorpresa, la pena e il rimorso del buon Defasi,
quando parecchi mesi di poi, avendo non so per qual guasto da far
aggiustare il suo banco, il rotolino delle monete d'oro si trovò in uno
stretto spazio fra la rivestitura esteriore e il cassettino che non
correva sino al fondo, sdrucciolato colà chi sa per che caso! L'onesto
libraio avrebbe dato qualunque cosa per riparare l'avvenuto errore, più
ancora per non averlo fatto. Cercò istantemente del giovane; ma egli ne
aveva perdute affatto le traccie, e Maurilio, pieno di vergogna, si
guardava bene dal farsi vivo per quella famiglia e studiosamente evitava
perfino di passare per la strada in cui erano l'abitazione e il fondaco
dei Defasi. Il suo antico principale dovette rimanersi ad un inutile
rimorso, ma nell'anima di lui generosa, avvenne una tal riazione in
favore dell'innocente calunniato ch'egli cessò di prestar fede a tutto
quanto riguardo a lui avevagli detto di male messer Nariccia (l'accusa
ch'egli stesso gli aveva mossa era effetto d'un deplorabile errore;
perchè non sarebbe stato la stessa cosa delle accuse precedenti?); e
rinacquero più forti e più vivi l'affetto per quell'infelice, la stima e
l'ammirazione per quell'intelligenza superiore di molto a quante intorno
a sè Defasi avesse mai conosciute.
Da ciò avvenne che quando Padre Bonaventura fu da lui a chiedere di
Maurilio, il libraio ne intessè tale un elogio della mente, del cuore,
della volontà, della dottrina, che il gesuita si confermò ancora di
meglio nel suo proposito di guadagnare alla buona causa quella valente
individualità. Non fosse anche quegli che si sospettava, sarebbe sempre
stato per la Compagnia un buon acquisto. La riuscita del tentativo di
seduzione il gesuita la vedeva facile, tanto più trattandosi d'un povero
abbandonato, senza famiglia, senza sostanze, senza punto avvenire. Chi
sa che non lo si potesse indurre a vestire l'abito nero della Compagnia!
Egli, conosciuto quel giovane e tastatolo, avrebbe giudicate se
conveniva spingere innanzi le indagini intorno alla sua origine, o pur
lasciarle nel buio, e si riserbava d'agire a seconda, anche riguardo
alle possibilità del contegno che avrebbe assunto il marchese; ma gli
avvenimenti camminavano più rapidi e decisi che al gesuita non piacesse,
e la Gallona veniva ad informarlo di quanto era occorso fra lei e Don
Venanzio e Giovanni Selva, e del meraviglioso fatto che quel giovane già
trovavasi in qualità di segretario, introdotto ed albergato nel palazzo
medesimo dei Baldissero.
Conveniva prendere sollecita risoluzione. L'intromettersi del virtuoso
parroco vivamente rincresceva al frate intrigante. Quegli avrebbe spinto
la sua azione sino al compiuto conseguimento della verità; era utile
affrettarsi a farsene egli stesso merito ed entrando innanzi a quegli
altri agire presso il marchese per cercare di volgere le cose secondo il
proprio interesse. Incaricava quindi la _Gattona_ di menargli ad ogni
costo innanzi quella sera stessa il giovane, ed egli domandava pel
domani udienza al marchese il quale di quel giorno aveva chiusa a tutti
la porta del suo studio. Secondo il risultamento del suo colloquio con
Maurilio, fra' Bonaventura avrebbe determinato il modo di regolarsi col
marchese, i consigli da dargli e la direzione per cui avviare i
propositi del medesimo.
Maurilio e il gesuita si trovavano dunque seduti l'uno accosto
dell'altro, sul piano impagliato del sofà, nella modesta cella del
frate, al dubbio chiarore d'una lampada, i cui raggi erano impediti di
espandersi all'intorno da un coprilume. Si osservavano attentamente,
quasi cercando cogliersi l'un dell'altro nel volto il segreto pensiero e
le intenzioni: di fra' Bonaventura la conoscenza del mondo e degli
uomini, l'abilità accresciuta dall'uso continuo, facevano un osservatore
acutissimo, il cui sguardo penetrava molto agevolmente entro l'anima di
chi gli stava innanzi; Maurilio, dalla diffidenza cui la specialità
delle sue condizioni aveva fatta in lui naturale, dal sospetto che gli
nasceva spontaneo per la nota volpina falsità del gesuita, dall'altezza
medesima del suo ingegno, il quale, quando veramente esista, prova in
ogni cosa a cui si applichi, aveva tutti i mezzi onde passare fuor fuori
i raggiri e gli inganni del suo interlocutore. Era dunque una lotta fra
due capaci e degni campioni; ma sul principio il vantaggio stette da
parte del monaco, perchè il pensiero che in quel colloquio egli avrebbe
appreso alcuna cosa del suo destino diede al giovane un'emozione, che
congiunta a quella cui soleva sempre da principio destargli la sua
timidezza in ogni nuovo contatto con altre personalità, arrivò quasi
alle proporzioni d'un turbamento.
A Padre Bonaventura la vista di Maurilio fece la medesima impressione
che aveva fatta alla vecchia Modestina Luponi.
— Che? disse fra sè. Questi sarebbe il figliuolo della bella marchesina
Aurora? Fidatevi ai contrassegni della schiatta! Ecco il discendente di
due leggiadre creature dalle più fini forme aristocratiche, al quale una
misera vita in mezzo all'ambiente plebeo ha dato tutte le sembianze d'un
figliuolo della plebe.
La sua attenzione fu però chiamata dall'intelligente ampiezza della
fronte e dalla misteriosa potenza di quegli occhi color del mare e come
il mare profondi.
— Oh oh! costà in quel cranio non c'è davvero un cervello di pan bollito
e in codesta non bella scatola ossea sta un'anima che non è volgare...
Ed a Volontà come stiamo?
Osservò le protuberanze ben disegnate e spiccanti dell'alto della
fronte, la quale si drizzava sul viso perpendicolare come il frontone
d'un tempio.
— Uhm! soggiunse, non sarà facile fargli cambiar di convinzioni.... Ma
avrà egli vere convinzioni?... Speriamo di no.
E mentre lo conduceva, come ho detto, a sedersi presso di lui sul sofà,
con aspetto, alti e voce benevolissimi e carezzevoli, il gesuita veniva
pensando:
— Egli ha sofferto di molto; se ne vedono le traccie sul volto
travagliato e nel corpo che ci ha patito. Deve avere una rabbia
maledetta contro il destino che gli è toccato, e una più maledetta
smania di ricattarsi coi godimenti.... Se noi gli apriamo il passo alle
gioie ed alle soddisfazioni mondane, e gli diciamo: son tue se ci vieni
con noi; egli ci si precipiterà senza punto curarsi più qual sia la
bandiera che gli faremo sventolare sul capo.... Se non ne faremo un
gesuita, potremo farne un gesuitante.... Forse!
Maurilio aveva il respiro impacciato, come preso da un lieve affanno, e
più impacciato il labbro che non sapeva trovare parola; il gesuita gli
prese di nuovo una mano fra le sue e dissegli più amorevolmente che mai:
— Mio caro amico, caro figliuolo.... La mi permette ch'io la chiami
così?... S'immagina Ella qualche poco il motivo che mi ha fatto mandarla
a pregare di venire qui?
Maurilio esitò un momento a rispondere: trasse un grosso respiro, come
chiamando in suo soccorso il fiato che l'emozione gli impediva di venir
liberamente alla gola, tolse dalle mani del gesuita la sua destra fredda
come un pezzo di ghiaccio e incrociando le dita delle mani che premeva
forte sulle sue ginocchia, rispose poscia con quella sua voce
ordinariamente sorda e contenuta, che non aveva vibrazione ed armonia se
non quando la potenza di un'idea o di un affetto scuoteva l'intimo esser
suo:
— Le parole della nonna di Luchino me ne diedero un sospetto.... Ella
vuole parlarmi della famiglia che fu mia e che mi ha rigettato.
— Adagio, disse il gesuita con quel suo accento dolcereccio che gli era
abituale, accompagnato da un pari sorriso. Secondo il benedetto uso di
tutta la gioventù, Ella galoppa colla fantasia, e le sue supposizioni
vanno al di là del vero.
Maurilio diede in un leggero trasalto e volse al frate la sua faccia più
turbata e più impallidita di prima.
— Che? interrogò egli: non ha da esser questo l'argomento del nostro
colloquio? Non sono io dunque ancora al punto fatale in cui metterò
finalmente la mano sul motto dell'enimma che è la mia vita?
— La mi fa due interrogazioni a cui non posso fare la medesima risposta.
Alla prima posso dare un'affermativa: sì, noi siamo qui appunto per
discorrere amichevolmente di alcune cose, di qualche circostanza che
possono influire sulle ulteriori determinazioni da prendersi per parte
di certuni cui tale argomento interessa massimamente. Quanto alla
seconda interrogazione, se cioè ora Ella possa scoprir tutto ciò che la
riguarda, debbo, con mio gran rincrescimento, rispondere che io non ho
nè qualità, nè mandato per rivelarle dei segreti che posso conoscere, ma
che non m'appartengono....
Maurilio s'alzò di scatto da sedere e girò tutt'intorno alla stanza uno
sguardo fra sospettoso e investigatore.
— Che cosa sono dunque venuto a fare qui? Che cose, che circostanze son
quelle intorno a cui mi si vuole discorrere, e forse scrutare? Se Ella
non può aprirmi il vero, perchè sciupare tuttedue il tempo in inutili
parole, che nulla hanno da conchiudere?
Padre Bonaventura tornò a prendere per la mano il giovane, sorridendo
più benignamente che mai, lo trasse con dolce violenza a sedere di nuovo
presso di lui, e con accento di amorevolezza paterna passando dal Lei a
dargli del più domestico Voi, gli disse:
— Oh impazienza giovenile! Le nostre parole hanno tutt'altro che da
essere inutili e non conchiudere nulla. E se da loro al contrario avesse
da dipendere più questa, o più quella vicenda della vostra sorte?
Maurilio fissò il suo occhio, che in questo momento era oscuro come un
cielo abbuiato, e in cui dal fondo delle occhiaie balenavano lampi
annunziatori di un'interna tempesta.
Il frate gesuita riprese:
— Voi sapete di già, per le parole sfuggite alla _Gattona_, che la
famiglia a cui _forse_ voi potreste avere alcun diritto di appartenere è
una illustre e nobile famiglia.
Il giovane non potè frenare una mossa di soddisfazione, di superbia.
— Ah ah! egli è ambizioso: disse a se stesso Padre Bonaventura, che non
cessava di tener il suo sguardo felino fisso sul lineamenti del suo
interlocutore. Buono! è questa una presa da poterlo afferrare.
— Or bene, continuava il frate, questa famiglia, troverete ragionevole
anche voi, che voglia conoscere qual sia e che cosa pensi
quell'individuo il quale si presenta ora fatto e cresciuto per
appartenerle.
Maurilio, che era oramai tornato in tutta la calma del suo spirito,
chiese con una velata ironia:
— È questo dunque un esame che mi si è chiamato a subire?
— È una conversazione amichevole, come vi ho già detto, in cui, spero
che andremo d'accordo.
— E di ciò ha Ella ricevuto incarico da codesta mia famiglia?
— Non vi dico che sia così: rispose gesuiticamente fra' Bonaventura; ma
fate come se così fosse.
Il giovane incrociò le braccia al petto in una mossa di superba
aspettazione.
— Parli dunque Lei primo, Padre reverendo. Esponga il _credo_ che io
dovrei avere, perchè i miei congiunti si risolvessero a fare il loro
dovere: quello di riparare ad un infame delitto onde mi fecero vittima.
Io le dirò di poi se potrò giurare in quelle _verba magistri_.
— Ahi! pensò il gesuita: egli è orgoglioso al par di Satana.
Assunse il contegno più umile e più benigno che e' potesse, congiunse le
mani, levò gli occhi al soffitto, come per cercare ispirazione dal Cielo
e cominciò:
— Quantunque sia la prima volta che noi ci troviamo fronte a fronte, io
è già da qualche tempo che ho imparato a conoscervi ed apprezzarvi.
Era una piccola bugia; ma secondo la morale gesuitica l'onestà del fine
giustificava agli occhi del frate la lieve colpa del mezzo.
— Che! esclamò Maurilio stupito. Ella mi conosceva?
Padre Bonaventura confermò con un cenno e con un sorriso il suo detto, e
continuò:
— Vi conosco, e noi, che c'interessiamo per tutti quelli che hanno un
vero valore, che li amiamo più degli altri fratelli nostri in Gesù
Cristo, vi seguitiamo con isguardo pieno di cura e di sollecitudine,
deplorando le vostre tendenze e pregando Iddio perchè vi guidi sopra
sentiero migliore. Voi siete generoso e volete il bene, lo so; ma alla
vostra età, colla vita che avete vissuto, non si può scerner ancora con
fondamento, quale sia il bene reale del genere umano; non si conoscono
tuttavia gli uomini, non si è abbracciato con vista complessiva tutto
l'organismo degli ordini sociali, per giudicare che cosa al governo di
questi uomini convenga; si va più facilmente dietro a smaglianti chimere
che alla meno splendida, ma soda realtà, solo efficace. Anzi per
provvidenziale decreto di Dio che vuole l'intelligenza umana riconosca
la sua debolezza, quando abbandonata a sè, l'audacia, la temerità
giovanile fa scorgere il bene ed il vero nelle strade che nuove sembrano
aprirsi allo spirito umano. Si crede un generoso impulso il disconoscere
ciò che è insegnato dall'esperienza del passato, dall'autorità della
tradizione, ciò che posa sulla base inconcussa della divina rivelazione.
Ma voi, da quanto io ho potuto apprendere, avete troppo talento per
ostinarvi a chiudere gli occhi alla luce, quando questa vi sia fatta
splendere dinanzi....
Maurilio schiuse la bocca ad un suo sorriso pieno di sì fina ironia, che
il frate s'interruppe, e mettendo con mossa affettuosa una mano sulle
ginocchia del giovane, soggiunse con paterna bonarietà:
— Vedo sulle vostre labbra la punta d'un'obbiezione. Parlate, parlate
pure liberamente, chè qui siamo per leggerci a vicenda l'uno dell'altro
nell'anima.
— Vuole sapere la ragione del mio sorriso? Eccola. Ella vuole farmi
brillare dinanzi la luce: ma che luce è dessa quella che il suo partito
e la sua scuola sono disposti a concedere ai miseri mortali? Poichè Ella
stessa m'invita alla franchezza, dirò che credo loro intendimento e loro
compito la luce del vero misurarla con tanta parsimonia all'uomo che
egli trovisi nelle tenebre, costretto a seguire ciecamente per guida i
loro consigli e voleri....
— Se questi voleri e consigli lo hanno da guidare al bene ed alla
maggior possibile felicità, interruppe con qualche calore il gesuita,
non vi pare opera buona e doverosa il fare che primeggino ed ottengano?
Io non contesto quanto voi avete detto, e non vi accuso di attribuirci
concetti che non sono i nostri. Vi ho detto che fra di noi doveva
esserci un'assoluta franchezza. Sì, noi vogliamo misurare la luce: ma
quando una pupilla non è capace di sostenere che una data quantità di
chiarore, è prudenza, è carità, è dovere il non dargliene appunto che a
quel grado....
— E chi li fa giudici di questa misura?
— Il nostro santo ministero medesimo.
— No: l'interesse d'una casta, che da quello scuriccio ottiene
l'opportunità e la sicurezza di dominare.
— Sia; ma dominando spinge al vero bene l'umanità.
— La coscienza umana ha acquistato un altro concetto del suo bene, vuole
un altro mezzo di arrivarlo: la libertà.
— Parola ingannatrice! È lo scisma, è l'eresia. In essa appiattasi la
facoltà di fare il male.... Nel mondo, facciasi checchè si voglia, vi
saranno sempre due classi d'uomini: quelli che sanno, che pensano, che
hanno il talento e i mezzi d'istruirsi e di conoscere, e quelli che sono
condannati a vivere nell'ignoranza: i primi sono i pochi, i secondi sono
i molti. Chi può negare che a quelli non appartenga il diritto, anzi il
dovere di guidare gli altri, precisamente come ai genitori quello di
dirigere i loro figliuoli bambini?
Maurilio scosse il capo ed accennò parlare.
— Dite, dite pure: s'affrettò a sclamare il frate interrompendosi.
— Sì è vero, così parlò Maurilio, l'umanità fu divisa, è divisa ancora
in due parti: dei pochi che sanno e che possedono, dei molti che non
hanno ed ignorano. Ai primi tutte le distinzioni, tutti i gaudii
sociali; ai secondi nulla. Ah! loro non suppongono neppure quali sieno
le sofferenze di questa immensa turba di diseredati nella civiltà,
quanta sia e dolorosa la cancrena della miseria e dell'ignoranza nella
plebe. Io lo so che ho vissuto in mezzo ad essa; io lo so che quelle
sofferenze ho provate. E se là in mezzo cadde un'anima più sensitiva,
una intelligenza più sveglia, me lo creda, Padre, i tormenti morali
saranno peggiori e più crudeli ancora dei materiali.
— Voi mi cercate delle eccezioni; disse il gesuita colla medesima
benignità di sorriso e di voce, ma tuttavia con un accento in cui faceva
capolino una lieve impazienza della contraddizione. Sui cento mila ve ne
sarà uno capace di sentire quei tormenti morali che voi dite. E poi non
è vero che ad una eletta intelligenza, caduta per azzardo nelle basse
sfere sociali, sia assolutamente chiuso il cammino. La società è
abbastanza bene organata perchè sappia e possa giovarsi di tutte le
potenti individualità che Iddio mandi al genere umano, in qualunque
classe piaccia al suo alto senno farla nascere. La monarchia, dalla
quale abbiamo la fortuna e l'onore d'esser retti, non sa ella cercare e
scegliere i suoi zelanti servitori anche tra le più infime famiglie per
innalzarli ai primi gradi e favorirli di titoli, di ricchezze e di
onori? E la Chiesa? Non è dessa una madre amorosa che, senza riguardo ai
privilegi di nascita, innalza tutti coloro che se lo meritano, ai più
eminenti seggi della sua gerarchia? Quanti dalle più umili condizioni
non salirono essi fino al più allo fastigio, ad una grandezza «ch'era
follia sperar?» Voi sapete troppo le storie perchè io perda il tempo a
citarvene degli esempi.
— Queste si ch'Ella mi cita: interruppe Maurilio con vivacità;
queste sono eccezioni. Ma la cosa non va riguardata dal lato
dell'individualità, sibbene dal lato delle masse. Poco importa che di
quando in quando, uno della plebe rompa il cerchio fatale che costringe
nella miseria e nell'ignoranza tutti i suoi compagni, e si spinga anco
fino alle splendide aure del potere. Gli è tutta quella classe infelice
che dev'essere redenta dalla fame, dalla superstizione, dall'errore. Il
progresso umano sta tutto in ciò, che anche ai molti s'acquisti una
sempre maggior quantità di beni intellettuali ed economici...
Fu con decisa impazienza, questa volta, che Padre Bonaventura esclamò:
— Il progresso! il progresso!... Davvero che me l'aspettavo questa
parola.... La è sempre in bocca dei moderni novatori.... È un'assurda
teoria che prende l'uomo alla rovescia. Voi vedete nell'avvenire quello
stato di perfezione che fu nel passato prima della caduta dell'uomo; e
sperate superbamente arrivarlo, colle vostre misere e spesso empie
pseudo-conquiste della scienza. Tutto il progresso umano è contenuto
nella rivelazione. Fuori di li sono illusioni superbe e tenebre.
— Scusi. Il progresso è la legge che comanda a tutte le cose
dell'universo. Tutto progredisce, perchè tutto si muove, e muovendosi si
muta, e mutandosi sarebbe fare un oltraggio alla sapienza di Dio il dire
che non migliori. Guardi la storia medesima della terra, le successive
creazioni delle successive epoche cui ha percorso la vita del nostro
globo, e vedrà un continuo sforzo evidente della natura a raggiungere ed
estrinsecare sempre più perfette e più nobili forme e più intelligenti
creature, finchè arriva all'uomo.
Il gesuita, con quel suo atto di affettuosa domestichezza, pose di nuovo
la mano sul ginocchio del giovane.
— Non perdiamoci in così vasto ambito di considerazioni: diss'egli col
suo solito sorriso; e restringiamoci al nostro caso particolare.
Comprendo che voi, caro figliuolo, appartenendo finora di fatto a quella
classe che voi chiamate dei diseredati, voleste e vi proponeste di
tentare — usando sempre le vostre espressioni — la redenzione della
medesima, per ottenere con quella la vostra esaltazione...
Maurilio scosse il capo, come per protestare che quello non era stato
mai suo proposito; ma fra' Bonaventura, o non vide, o fe' mostra di non
vedere, e continuò:
— Avevate torto, perchè, sentendo ed apprezzando il valor vostro,
dovevate dirvi che eravate della razza degli uccelli dall'alto volo e
non di quella destinata a chiocciare nel fangoso suolo del pollaio; e
quindi, senza cercare di levare ad un volo impossibile i vostri compagni
senz'ali, dovevate pensare ad imbrancarvi voi alla schiera de' pennuti e
slanciarvi nelle serene aure del cielo....
— Oh come poterlo? Non seppe tanto frenarsi Maurilio che non
interrompesse. Ma tutto intorno abbiamo una fitta grata che ce lo
contende.
— Per chi non sa scegliere l'acconcio modo d'uscita: ribattè lesto il
frate. Se voi aveste saputo cercare validi protettori: se foste venuto,
per esempio, a picchiare alle porte di questo convento. L'umile tonaca
che mi vedete addosso avrebbe potuto aprirvi meglio d'ogni vostra
audacia di pensiero e d'azioni, il cammino. La predicazione,
l'insegnamento, la composizione di buoni libri, la paterna protezione
della nostra Compagnia vi avrebbero scorto anche ad una cattedra
vescovile. Ma, come dicevo, comprendo che per l'addietro queste idee non
sieno nate in voi; ora però, se voi uscite da quella sfera in cui foste
relegato finora, se voi arrivate in più felice lido e ponete il piede in
più splendida regione, spero che troverete anche voi opportuno, che
sentirete anzi il bisogno di cambiare opinioni e parere, che vedrete con
diverso aspetto le cose del mondo, appunto perchè le esaminerete da un
altro punto di mira, che riconoscerete in voi l'obbligo di difendere
quegli ordini religiosi, politici e sociali che volevate, ed avevate
anzi già cominciato assalire; che vi giudicherete della parte dei pochi
illuminati a cui è affidata la guida del gregge umano, e invece di
osteggiare e rendere difficile l'opera loro, vorrete aiutarla.
Padre Bonaventura tacque un momento, come per lasciar agio al giovane di
manifestare il suo pensiero; ma il nostro eroe, immobile, colle braccia
incrociate sul petto, non aprì bocca e stette aspettando la conclusione
con uno sguardo che sfavillava vivissimo nel fondo delle occhiaie, dalle
sue pupille color del mare.
Il gesuita s'ingannò sulla significazione di quello sguardo: credette
scorgervi la cupidigia dell'ambizione, e riprese a dire con più calore:
— A quali destini possiate arrivare, lo lascio pensare a voi. Colla
protezione d'una famiglia potente, col favore dell'aristocrazia,
coll'appoggio di noi, lo strenuo, eloquente, ispirato difensore dei
buoni principii otterrà quello che vuole.
Gli strinse come prima, ma più forte, il ginocchio, e tendendogli
l'altra mano dinanzi, come per mostrargli nella penombra della stanza le
cose che stava per evocare all'immaginazione del giovane, soggiunse col
tono di perorazione d'un buon predicatore:
— Nella vita secolare le prime cariche dello Stato, tutte le
distinzioni, tutti gli onori, tutto il potere; e nel clericato, se mai
Dio vi fosse così benigno da ispirarvi a vestire l'abito del nostro
ordine, i primi gradi, le infule vescovili e forse forse....
Abbassò la voce:
— Anche la tiara!... Sisto V era meno di te, figliuol mio!
Maurilio aveva sulle labbra un sogghigno pieno di tanta ironia, che fra'
Bonaventura, vedendolo, agghiacciò di subito. Levò vivamente la sua mano
dal ginocchio del giovane, spense il suo rettorico entusiasmo, e si tirò
indietro sul sofà, quasi con moto di sgomento improvviso.
Il giovane sorse in piedi con tutta freddezza, e disse lentamente:
— Io non sono punto ambizioso. Nelle mie sofferenze ho sentito le
sofferenze di tutta una classe: non aspiro al mio solo vantaggio: voglio
lavorare per quello di tutti gl'infelici, per quello in conseguenza di
tutto l'umano consorzio, della civiltà. O che ha ella creduto la
famiglia — ch'io non so se giungerò mai a chiamare mia — ha creduto
potermi imporre una condizione per compir essa il dovere che le incombe
di riconoscermi? Ed una scellerata condizione, qual è quella di
rinnegare le mie opinioni, di mutare dall'oggi al domani convinzioni e
credenze, cui non il particolare interesse, glie lo giuro, ma
l'apprezzamento del vero, ma la matura riflessione del mio intelletto mi
ha ispirate? La s'è ingannata; la s'inganna ancor Ella, Padre, nel
credermi capace di ciò. Fosse anche una madre che mi tendesse le braccia
a questi patti, io sarei disposto a farle la nobile risposta di
D'Alembert.
Il gesuita s'alzò egli pure. La sua faccia smise ad un tratto ogni
espressione di benignità per assumerne una di riserbata freddezza: aveva
capito che ogni ulteriore insistenza sarebbe stata inutile, che quella
volontà non si smoveva nè per blandizie, nè per offerte; pensò un
momento ricorrere alle minaccie e ne fece un lieve tentativo.
— Ella dunque, disse tornando a più cerimoniose forme di discorso, è un
nemico sfidato della Chiesa e del Trono, e vorrebbe combattere queste
due istituzioni sacrosante in qualunque condizione si trovasse?
— No: rispose con forza Maurilio protestando. Non penso che la Chiesa e
il Trono sieno ostacoli assoluti al progresso che vagheggio; spero
quindi che anche con essi possa il vantaggio delle plebi ottenersi. Sono
forme anche quelle istituzioni, e col moto del tempo ancor esse debbono
modificarsi. Credo che le si salveranno appunto modificandosi, secondo
il progresso sociale.
— Niente affatto. Chi le vuol toccare, vuol farle perire. Le sono come
la nostra benemerita Compagnia: e il motto che si disse di noi, deve
applicarsi anche a quelle istituzioni che noi colle nostre deboli forze
difendiamo: _sint ut sunt aut non sint_.... E saranno! _Portae inferi
non praevalebunt_. Crede Ella che le si lasceranno assalire dalle
temerità dei novatori moderni, senza difendersi e senza riagire? Hanno
dalla parte loro il comando, l'autorità, la forza sociale, la parola di
Dio, val quanto dire la verità e la potenza. Le temerarie idee e i loro
più temerarii profeti rimarranno schiacciati.
Maurilio sollevò la sua vasta fronte intelligente.
— I profeti, sia; può essere: esclamò egli, e questa volta la sua voce
vibrava coll'emozione ond'è dominato l'uomo il quale bandisce una
coraggiosa verità contrastata: ma le idee no. Soffocate per qualche
tempo soltanto, esse non muoiono, per dolori e tormenti di coloro che le
patrocinano non rinunziano, nel sangue anche dei loro proclamatori non
si spengono. Aspettano: si nascondono forse, ripostamente serpeggiano
fuor dell'arrivo delle polizie e delle predicazioni e della propaganda
del clero; e un bel dì sorgono in uno scoppio che è un trionfo, padrone
del campo, dominatrici del mondo. Guardi nella storia del passato, e
vedrà sempre essere avvenuto così, cominciando dalla più grande delle
idee, dall'idea cristiana....
— Ah! Ella bestemmia! Oserebbe paragonare le temerità delle malvagie
passioni demagogiche alle sacrosante cose della divina nostra religione?
— Anche le idee del Cristo erano temerità demagogiche pei gaudenti del
mondo pagano.... Io sono un nulla nel mondo; ma tutte le mie poche forze
ho consecrato al servizio di certi principii a cui ho dato
irrevocabilmente l'acquiescenza dell'animo mio e il consentimento del
mio pensiero; e quali che sieno le seduzioni onde mi si voglia
allettare, qualunque le minaccie che mi si facciano trasparire, non
muterò, se Dio mi assiste, per tutta la vita. Ho pensato sempre a quel
momento che mi pareva pure impossibile, in cui la mia famiglia potrebbe
riaprirsi per me, che ne fui, non so per qual cagione, spietatamente
reietto, ed ho sperato parecchie volte eziandio, glie lo confesso, che
questa famiglia potrebbe non essere nè spregevole, nè disonorata, avrei
dato qualunque cosa per giungere a questo risultamento; mi dicevo che
non la menoma recriminazione, non il menomo lamento avrei mosso contro
quella barbarie che mi ha condannato al supplizio di tanti anni di
miserabil vita, di disprezzata condizione; ma non avrei creduto mai che
questa famiglia volesse ancora impormi un sacrifizio cui non posso e non
debbo sopportare: quello della coscienza, quello di ciò che l'uomo ha di
più sacro, le proprie convinzioni. Se codesto pretende da me, le dica,
signore, che preferisco rimanermi nell'oscurità del mio nulla.
S'avviò per andarsene; il gesuita non lo trattenne; prese anzi la
lampada e gli fece lume fino al cominciar delle scale, dove, appena
chiamato, venne il frate laico per guidar fuor del convento il
visitatore.
— Addio: gli disse Padre Bonaventura. Non dispero che veniale a migliori
pensamenti. Se mai crederete d'aver qualche cosa da dirmi poi, se vi
sentirete in migliori disposizioni, venite a trovarmi....
Maurilio fece risolutamente un segno negativo, come per dire che non
sarebbe venuto mai. Il gesuita mandò un sospiro.
— Dio vi guidi ed illumini! Colla vostra famiglia, se pur sono veri i
sospetti che se ne hanno, se la Provvidenza vuole porvi in presenza di
lei, tratterete voi medesimo senza intermezzo; io ho fatto quello che ho
creduto bene per tutti, e mio dovere.
Rientrò nella sua cella, e intanto pensava:
— Se non ci fosse immischiato quello stupido di un onest'uomo che è Don
Venanzio, il meglio sarebbe lasciar tutto ignorare al marchese e trovar
modo di fare sparire ogni traccia.... Ciò non potendo più oramai, è
meglio svelare io stesso la verità al marchese e disporlo in guisa che
stimi dover suo non riconoscere il figliuolo di sua sorella.