Non c'era dubbio che avrei seguito Violet a Norimberga; ma per un
giusto riguardo a lei, ai Topler, direi quasi, a me stesso, non
l'avrei certo seguita troppo palesemente, viaggiando nel medesimo
treno. Volevo però vederla, foss'anche da lontano, quando partiva, e
mi tenni nei pressi della stazione fino all'ora della corsa.
Arrivarono omnibus, vettore e pedoni; non vidi miss Yves. Giunto il
treno di Monaco, mi avviai a piedi verso Eichstätt per la strada
maestra. Non incontrai nessuno; non sapevo che pensare. Passai dal
Rossmarkt, e avvicinandomi a casa Treuberg vidi entrarvi
frettolosamente due uomini, che riconobbi, all'ombrello e alla mazza
del più magro, per i fratelli Topler. Mi recai daccapo alla stazione
per il treno diretto delle nove e venti pomeridiane. Nessuno.
_(Dal mio quaderno)._
«Perchè non sei partita? Spero, spero. E se fossi malata?
«Ho deposto la penna, ho chiuso il viso tra le mani, ho distrutto per
aver pace lo spazio ed il tempo, ho riso dolcemente con te, mia sposa,
non importa dove, non importa quando, di queste passate angustie.
«Ritornando dalla stazione camminavo nell'ombra; la luna batteva
l'altro fianco della valle. Ti ricordi quella notte a Belvedere di
Lanzo? Eravamo nell'ombra e la luna illuminava Lugano, tutte le
montagne in faccia; illuminava le torri del mio scoglio. Allora la
luna mi faceva fantasticare, e adesso no; allora eravamo seduti l'uno
presso all'altro e pur tanto lontani ancora; adesso invece non ci
vediamo, non ci udiamo e siamo tanto vicini. Sono come un viandante
che dall'alto scopre, non lontano, ma oltre boscaglie impervie, il
tetto del suo riposo. Come arriverò a te? Non lo so ancora, vado
avanti con le braccia distese. Forse quando più ti sarò presso
smarrirò la tua vista, temerò, spasimerò non sapendo se ti perdo, ma
mi slancierò avanti e, se cadrò, sarà nelle tue braccia.
«E se tu fossi malata? Vi sono degli esseri nervosi, delicati, che
ora, nel mio caso, sarebbero avvertiti da una voce interna, avrebbero
il senso di ciò che tu soffri. I miei nervi sono ottusi, muti.
«La signorina Luise mi ha detto che ami lo _sweetbriar_. Ne ho colto
alcune foglie ritornando a casa; la loro fragranza mi parla di te,
della tua persona, de' tuoi capelli. Una volta, a Belvedere,
disponendo il cannocchiale per te, e anche qui, il giorno della
rosetta cara, ho sentito l'odore lieve dei tuoi capelli. Somiglia a
questo. Mi piace anche il dolce nome _sweetbriar_, mi fa venir in
mente il tuo verde paese in mezzo al mare. Se non potessi viver teco
in Italia, sognerei una piccola casa vestita di rose, fra le colline
della tua _merry England_, in faccia all'Oceano. Che sogni! Si farebbe
salire lo _sweetbriar_ alle nostre finestre e non desidererei altro al
mondo:
For in my mynde--of all mankynde
I love but you, but you alone.
«Sai che anche prima di conoscer te, nessuna canzone popolare del mio
paese, nessun Lied tedesco mi è stato mai più caro di questa antica
ballata inglese?
«Sono tanto triste, ho tanto bisogno di te, vorrei andare alla
finestra, chiamarti nella notte.
«Violet, Violet! Darling!»