Due ore dopo mi avviai verso il Rossmarkt, tanto per vedere le sue
finestre. Camminavo adagio, evitando il chiaro di luna come se i rari
viandanti potessero riconoscermi e leggere ne' miei pensieri. Nella
Residenzstrasse udii voci e passi suonar dietro a me nella strada
vuota; credetti poi distinguere il riso argentino della signorina
Luise. Forse andava a casa Treuberg. Scivolai nelle ombre del
Residenzgarten e sedetti presso la Mariensäule, ascoltando i passi e
le voci che sopraggiungevano. Non riconobbi quella della Luise. La
comitiva passò e si allontanò; in breve non udii più che il susurro
delle fontane. La luna risplendeva in faccia a me sopra un lungo tetto
erto a quattro piani d'abbaini, posava sull'alta statua di Maria,
sulle vette degl'ippocastani fioriti di rosso, che il vento agitava.
Pensai ad un lontano avvenire quando avrei ricordato questa notte di
passione in Eichstätt, la luna, le fontane e le piante mormoranti,
l'aspetto delle case straniere. Entrando nel Rossmarkt udii suonare e
cantare. Le finestre di casa Treuberg erano aperte ed i suoni uscivan
proprio di là; passai con un gran battito di cuore sotto il fanale
vicino e andai ad addossarmi al canto oscuro d'un'altra casa. Tre o
quattro persone si erano fermate in mezzo alla via ad ascoltare; in
quel momento la musica cessò e i tre o quattro curiosi se n'andarono.
La notte era così chiara e placida; speravo che Violet si affacciasse
alla finestra. Non vidi mai nessuno. Invece un baritono cantò
detestabilmente qualche cosa di wagneriano e poi una fresca voce di
giovinetta disse con grazia _Haidenröslein_ di Schubert, che avevo già
udita canterellare in un mite pomeriggio di novembre, fra le ultime
rose della mia collina italiana. Allora la semplice poesia di Goëthe,
la semplice musica di Schubert con quella loro spensieratezza piena di
occulta malinconia, mi avevano stretto il cuore; adesso mi mettevano
uno spasimo di dolor geloso, adesso mi torcevo le mani perchè la dolce
_Röslein_ _auf der Haide_, la rosetta della landa, si confondeva nel
mio segreto con la rosetta mia, con la rosetta della storia amara. «Il
fanciullo disse: ti schianto; la rosetta disse: ti pungo.» Dio, povera
rosa! Che voglia avevo di baciarla, di stringerla, di farle male e di
piangere, rosetta, rosetta, rosetta mia, oh non _Röslein roth_,
rosetta pallida! Non ressi ad ascoltar la fine e me ne venni via.