I.

Oggi, 2 novembre 1881, ho deciso di porre in iscritto il segreto ch'è

la vita, la ricchezza e la potenza dell'anima mia. Nè i miei parenti

nè i miei amici ne hanno, ch'io sappia, sospetto alcuno. Una sola

persona vivente, in Italia, ne apprese da me qualche cosa; ma ella è

tale che certo non ne ha fatto parola.

Parlo della persona che riceverà da' miei eredi questo manoscritto;

parlo di Lei, cara e fedele amica. Se leggendo qui si ricorda di una

chiesetta longobarda posata nel verde di campicelli montani; se si

ricorda di una sottile voce d'acque nella solitudine, ricorderà pure

quella mia confidenza, rotta da singulti senza lacrime, da una

emozione che non era dolore. Io rimetto in Lei, oramai, il parlare e

il tacere. Se il mondo continuerà ad ignorare il mio segreto, non ne

parli, amica mia, che a Dio, nella preghiera; se qualche letterato,

viaggiando fuori d'Italia, ne avrà incerta notizia e pretenderà poi

far vedere il mio cuore per due soldi in qualche _Fanfulla_ o _Pungolo

della Domenica_, senz'altra offesa che della esattezza storica, dica

Ella privatamente il vero a coloro che in quel tempo mi ameranno

ancora. Ma se si scriveranno di noi cose false che possano turbare ed

affliggere, io La prego, a mani giunte, col cuore pieno d'affanno, a

voler pubblicare il mio racconto. Avevo scritto _d'affanno e di

sdegno_, ma ho cancellato lo sdegno, che spiacerebbe alla diletta come

un'impurità. Non vi ha oramai per lei e per me che un solo pericolo su

questa terra: un solo dolore chiediamo a Dio di allontanare da noi: lo

scandalo. Esso è appena possibile, e spero che saremo esauditi; ma se

nella sapienza divina fosse altro consiglio, faccia, amica mia, tutto,

tutto ciò che faremo noi, se vivi. Ove non si credesse alla mia

parola, la confermi con testimonianze e documenti; Le saranno forniti,

ad ogni richiesta, dal mio amico Dottor Paul Steele, di Rüdesheim am

Rhein, Prussia.

È il giorno dei morti, la nebbia fuma intorno alle finestre della

solitaria villa dove son ospite dei miei nipoti, mi chiude nelle

memorie del passato. Qualcuno ripete sotto di me, al piano, non so che

musica monotona di esercizi: odo nella stanza vicina passi tranquilli

di servi. Nessuno immagina quel ch'io faccio, quel ch'io sento. La mia

mano trema, il mio petto è un palpito solo, le lagrime mi ascendono

alla gola. E il racconto parrà poi a me stesso così freddo! Vorrei

parlare, ma non con la parola che muore, parlare dall'ombra del mondo

ignoto con la voce viva che va, che va, d'atomo in atomo, non posa

mai, è udita forse nei mondi inaccessibili all'occhio umano, se vi

sono colà spiriti potenti a sentire ogni moto. Vorrei poter parlare

non alla folla, ma solo ai cuori generosi che una calunnia avrà

contristati e ai cuori perversi che ne avranno goduto. Devo io dunque

deporre la penna e affidarmi a Dio? Penso a lei, alla stella mia, e

odo la sua dolce voce straniera, la voce più dolce, io credo, che

abbia suonato su labbra umane, dirmi teneramente: caro, scrivi;

_write, love_.

Il mistero del poeta · 第 15 / 69 题