=Detti, Dora=, degli invitati, alcuni cittadini, e una rappresentanza
delle ferriere.
(_Bratsberg riceve i loro auguri e parla con loro_).
DORA. Signor Stensgard, anch’io voglio ringraziarvi.
STENSG. Voi, signorina!
DORA. Papà m’ha raccontato il vostro nobile modo d’agire.
STENSG. Ma....
DORA. Come siamo stati ingiusti verso di voi, e come vorrei riparare i
nostri torti!
STENSG. Voi vorreste?... Voi, davvero?
DORA. Se sapessi in che maniera....
BRATSB. Dei rinfreschi per questa gente, Dora.
DORA. Subito. (_A Stensgard_) Mi permettete?...
STENSG. Prego, prego, signorina. (_Dora esce; un momento dopo arriva
una cameriera coi rinfreschi_). Caro signor Lundestad, oggi sono felice
come il dio della Vittoria!
LUND. E ieri non eravate contento?
STENSG. Oh! è tutt’altra cosa, oggi! Questo è davvero il più bel giorno
della mia vita! La gloria e la felicità!
LUND. Eccovi coi vostri sogni!
STENSG. Ma niente affatto sogni! è la felicità, la felicità d’amore!
LUND. Ah! allora il cognato Bastiano v’ha dato la risposta!
STENSG. Bastiano?
LUND. Ma sicuro! m’ha detto ieri che l’avevate creato vostro
patrocinatore presso una certa signorina....
STENSG. Che pazzia!
LUND. Non abbiate timore di me. Se voi non siete ancora sicuro, ve lo
dirò io, voi siete vittorioso, signor Stensgard! Me l’ha detto Ringdal.
STENSG. Che cosa v’ha detto Ringdal?
LUND. Che la signorina Monsen aveva acconsentito!
STENSG. Acconsentito! acconsentito! E suo padre è assente!
LUND. Ma essa è qui.
STENSG. Ha dato il suo consenso! Proprio mentre un simile scandalo
colpiva la sua famigliai Ma questo è troppo! contrasta con ogni
sentimento di delicatezza femminile. E qualunque uomo di cuore non
potrà a meno di disapprovarla! Del resto c’è un equivoco. Io non ho
chiesto nulla a Bastiano Monsen: la responsabilità è tutta sua.