SCENA II.

=Bratsberg, Fieldbo, Ringdal.=

BRATSB. Ah, siete voi, dottore!

FIELDBO. Sì, sono venuto più presto stamattina, per presentarvi i miei

auguri pel vostro anniversario, signor ciambellano.

BRATSB. Ah, sì, che Dio ci accordi dei giorni migliori! Grazie,

dottore: so che i vostri auguri sono sinceri.

FIELDBO. Mi permettete, signor ciambellano....

BRATSB. Prego. Lasciate questo titolo in disparte.

FIELDBO. Ma, scusate, perchè?

BRATSB. Io sono padrone di ferriere, nè di più, nè meno.

FIELDBO. Ma.... che cosa significa tutto ciò?

BRATSB. Ho rinunciato ai miei titoli: la lettera di rinuncia sarà

spedita oggi stesso.

FIELDBO. Ma datevi almeno il tempo di riflettere....

BRATSB. Quando il mio Re mi chiamò a coprire una delle più alte cariche

della sua corte, egli lo fece per la considerazione e la stima di cui

la mia famiglia godeva da parecchie generazioni.

FIELDBO. Ebbene?

BRATSB. Adesso la mia famiglia è disonorata con quella del possidente

Monsen! Lo sapete, non è vero, che cos’è successo di Monsen!

FIELDBO. Sì, lo so.

BRATSB. (_a Ringdal_). Non si è saputo nessun altro particolare?

RINGD. No; soltanto che la sua rovina porta con sè quella di molti

fittajuoli.

BRATSB. E mio figlio?

RINGD. M’ha fatto vedere il suo bilancio. Egli può pagare le sue

passività; ma non gli rimane più nulla!

BRATSB. Hum! Fate dunque ricopiare la mia lettera.

RINGD. Ai vostri ordini. (_Esce_).

FIELDBO. Ma avete riflettuto? Non vi pare che le cose si potrebbero

accomodare, in segreto?

BRATSB. E se anche fosse così, credete voi che io potrei cancellare

dalla mia mente ciò che è stato?

FIELDBO. Ma che cosa è poi stato, in fin dei conti? Egli v’ha scritto,

ha riconosciuto i suoi torti, ve n’ha chiesto perdono. Non è la fine

del mondo, mi pare!...

BRATSB. Fareste voi, come ha fatto lui?

FIELDBO. Egli non ricomincerà, state pur sicuro.

BRATSB. Che garanzia posso avere io, che non ricominci con qualche

altra pazzia?

FIELDBO. Sentite, per lo meno l’incidente provocato da vostra nuora,

gli farà mettere giudizio per sempre!

BRATSB. (_attraversando la stanza_). Povera la mia Selma! Povera

felicità nostra ormai distrutta!

FIELDBO. Eppure anche la vostra felicità non era che un’illusione o

un edificio senza base! Anche voi, non avete sempre giudicate le cose

con retto criterio, anche voi siete stato cieco ed orgoglioso, signor

ciambellano.

BRATSB. Io?

FIELDBO. Sì, voi. Perdonatemi la mia franchezza. Voi che siete tanto

fiero dell’onoratezza della vostra famiglia, ma era stata messa alla

prova codesta onoratezza? Lo sapevate se ad una prova essa avrebbe

resistito o no?

BRATSB. Vi prego.... non son disposto ad ascoltare i vostri sermoni.

Sono abbastanza accuorato per gli avvenimenti di questi ultimi giorni.

FIELDBO. Lo capisco, ma bisogna però farsi una ragione delle cose.

Voi condannate vostro figlio: ma che avete fatto per lui? Gli avete

fatto molte prediche sul rispetto che doveva avere pel vostro nome,

ecc., ecc., ma non lo avete però istruito o diretto in maniera, che

trovandosi nell’occasione, egli sapesse condursi degnamente.

BRATSB. Ah, lo credete davvero?

FIELDBO. Non lo credo, lo so. Del resto è il sistema generale, è

l’educazione moderna. E se ne vedono i risultati: dei giovani colle

migliori doti d’intelligenza e di cuore, finiscono per diventar

tutt’altro di quello che promettevano; come Stensgard, per esempio.

BRATSB. Sì, Stensgard. Che ve ne pare di lui?

FIELDBO. È un essere pieno di incongruenze. Io lo conosco fin da

bambino. Suo padre era un poco di buono. Aveva un piccolo negozio di

pegni, e inoltre, prestava il danaro ad usura: veramente a questo

ci pensava la moglie. Una vera strega, quella! Prepotente, villana

e ordinaria; bisognava vedere come faceva rigar dritto suo marito!

È in quest’ambiente che Stensgard è cresciuto! Ogni tanto compariva

a scuola: «Bisogna che studii, ripeteva sua madre, ne faremo un buon

contabile.» Malgrado i cattivi esempi che aveva sott’occhio, il ragazzo

prometteva bene. Era intelligente, attivo; aveva un’imaginazione

fervida, delle grandi aspirazioni verso il bello e l’ideale: era però

d’una volubilità sorprendente; ciò che gli piaceva oggi, non gli andava

più domani. Ciò non lo poteva condurre, naturalmente, che allo sperpero

di tutte le sue qualità!

BRATSB. Si capisce. Ma mi piacerebbe poi anche di sapere dove esiste il

bene, secondo voi. Da Stensgard non si poteva aspettarsi nulla, da mio

figlio neanche. Ma da voi, naturalmente, da voi....

FIELDBO. Sì, da me, precisamente. Non sorridete. Forse vi sembro

presuntuoso.... Io possiedo ciò che dà l’equilibrio, la giusta misura

delle cose, ciò che rende sicuri di sè stessi. Io sono cresciuto

nell’ambiente sano e tranquillo di una onesta famiglia borghese. Mia

madre è una donna nel vero senso della parola. Di noi, nessuno ha mai

aspirato ad innalzarsi al di sopra della sua posizione. Nessun rovescio

finanziario, nessuna disgrazia hanno mai turbato la quiete della nostra

casa. Anche noi sentivamo l’amore del bello, ma esso consisteva nel

nostro modo di apprezzare la vita, e non s’arrestava all’esteriorità

delle cose. Nè mai abbiamo in alcun modo concesso di traviare nè al

sentimento, nè all’intelligenza!

BRATSB. Sicuro, sicuro, è per questo che voi siete così perfetto.

FIELDBO. Oh, sono ben lungi dal credermi tale: vi facevo constatare

solo che la vita è stata molto facile per me, e che ciò m’impone dei

doveri.

BRATSB. Sia pure. E Stensgard allora che non ha di questi doveri, ha

tanto più merito....

FIELDBO. Come?

BRATSB. Non giudicatelo tanto severamente, caro dottore. Guardate

questo! Che ne dite?

FIELDBO. La cambiale di vostro figlio?

BRATSB. Sì, me l’ha rimandata.

FIELDBO. Di sua spontanea volontà?

BRATSB. Di sua spontanea volontà; e senza condizione alcuna: questo è

bello, è generoso, ed è per ciò che d’or innanzi la mia casa gli sarà

sempre aperta.

FIELDBO. Pensateci, nel vostro interesse, e in quello di vostra figlia.

BRATSB. Lasciamo stare. Egli ha molte belle qualità, che voi intanto

non avete. Egli è franco, mentre voi fate sempre tutto alla sordina,

caro dottore! FIELDBO. Io?

BRATSB. Sì, sì: voi venite sempre in casa mia, io vi domando il

vostro parere su tutto; eppure voi.... non so.... avete sempre un’aria

misteriosa, un certo fare diplomatico.... che so io, che infine mi urta

i nervi.

FIELDBO. Ma potreste benissimo spiegarvi ciò....

BRATSB. Io? No, no, ciò riguarda voi e non me. Del resto lasciamo

quest’argomento.

FIELDBO. Signor ciambellano, voi non mi capite. Io non ho nessuna

cambiale da rimandarvi, ma faccio forse un sacrificio più doloroso

assai.

BRATSB. Voi? in che modo?

FIELDBO. Tacendo.

BRATSB. Tacendo! Volete che vi dica io invece ciò che mi tenterebbe? Io

vorrei diventar villano, brutale, entrare nella Lega dei giovani. Voi

siete molto intelligente, molto distinto, signor medico delle ferriere;

questo non conviene alla nostra libera società. Vedete Stensgard....

egli è tutt’altro! E appunto per questo verrà in casa mia, sicuro....

sicuro.... Ah, avrei proprio volontà di.... Basta, basta. E adesso

regolatevi. Quello che si semina si raccoglie.

La lega dei giovani · 第 60 / 69 题