=Bratsberg, Fieldbo, Ringdal.=
BRATSB. Ah, siete voi, dottore!
FIELDBO. Sì, sono venuto più presto stamattina, per presentarvi i miei
auguri pel vostro anniversario, signor ciambellano.
BRATSB. Ah, sì, che Dio ci accordi dei giorni migliori! Grazie,
dottore: so che i vostri auguri sono sinceri.
FIELDBO. Mi permettete, signor ciambellano....
BRATSB. Prego. Lasciate questo titolo in disparte.
FIELDBO. Ma, scusate, perchè?
BRATSB. Io sono padrone di ferriere, nè di più, nè meno.
FIELDBO. Ma.... che cosa significa tutto ciò?
BRATSB. Ho rinunciato ai miei titoli: la lettera di rinuncia sarà
spedita oggi stesso.
FIELDBO. Ma datevi almeno il tempo di riflettere....
BRATSB. Quando il mio Re mi chiamò a coprire una delle più alte cariche
della sua corte, egli lo fece per la considerazione e la stima di cui
la mia famiglia godeva da parecchie generazioni.
FIELDBO. Ebbene?
BRATSB. Adesso la mia famiglia è disonorata con quella del possidente
Monsen! Lo sapete, non è vero, che cos’è successo di Monsen!
FIELDBO. Sì, lo so.
BRATSB. (_a Ringdal_). Non si è saputo nessun altro particolare?
RINGD. No; soltanto che la sua rovina porta con sè quella di molti
fittajuoli.
BRATSB. E mio figlio?
RINGD. M’ha fatto vedere il suo bilancio. Egli può pagare le sue
passività; ma non gli rimane più nulla!
BRATSB. Hum! Fate dunque ricopiare la mia lettera.
RINGD. Ai vostri ordini. (_Esce_).
FIELDBO. Ma avete riflettuto? Non vi pare che le cose si potrebbero
accomodare, in segreto?
BRATSB. E se anche fosse così, credete voi che io potrei cancellare
dalla mia mente ciò che è stato?
FIELDBO. Ma che cosa è poi stato, in fin dei conti? Egli v’ha scritto,
ha riconosciuto i suoi torti, ve n’ha chiesto perdono. Non è la fine
del mondo, mi pare!...
BRATSB. Fareste voi, come ha fatto lui?
FIELDBO. Egli non ricomincerà, state pur sicuro.
BRATSB. Che garanzia posso avere io, che non ricominci con qualche
altra pazzia?
FIELDBO. Sentite, per lo meno l’incidente provocato da vostra nuora,
gli farà mettere giudizio per sempre!
BRATSB. (_attraversando la stanza_). Povera la mia Selma! Povera
felicità nostra ormai distrutta!
FIELDBO. Eppure anche la vostra felicità non era che un’illusione o
un edificio senza base! Anche voi, non avete sempre giudicate le cose
con retto criterio, anche voi siete stato cieco ed orgoglioso, signor
ciambellano.
BRATSB. Io?
FIELDBO. Sì, voi. Perdonatemi la mia franchezza. Voi che siete tanto
fiero dell’onoratezza della vostra famiglia, ma era stata messa alla
prova codesta onoratezza? Lo sapevate se ad una prova essa avrebbe
resistito o no?
BRATSB. Vi prego.... non son disposto ad ascoltare i vostri sermoni.
Sono abbastanza accuorato per gli avvenimenti di questi ultimi giorni.
FIELDBO. Lo capisco, ma bisogna però farsi una ragione delle cose.
Voi condannate vostro figlio: ma che avete fatto per lui? Gli avete
fatto molte prediche sul rispetto che doveva avere pel vostro nome,
ecc., ecc., ma non lo avete però istruito o diretto in maniera, che
trovandosi nell’occasione, egli sapesse condursi degnamente.
BRATSB. Ah, lo credete davvero?
FIELDBO. Non lo credo, lo so. Del resto è il sistema generale, è
l’educazione moderna. E se ne vedono i risultati: dei giovani colle
migliori doti d’intelligenza e di cuore, finiscono per diventar
tutt’altro di quello che promettevano; come Stensgard, per esempio.
BRATSB. Sì, Stensgard. Che ve ne pare di lui?
FIELDBO. È un essere pieno di incongruenze. Io lo conosco fin da
bambino. Suo padre era un poco di buono. Aveva un piccolo negozio di
pegni, e inoltre, prestava il danaro ad usura: veramente a questo
ci pensava la moglie. Una vera strega, quella! Prepotente, villana
e ordinaria; bisognava vedere come faceva rigar dritto suo marito!
È in quest’ambiente che Stensgard è cresciuto! Ogni tanto compariva
a scuola: «Bisogna che studii, ripeteva sua madre, ne faremo un buon
contabile.» Malgrado i cattivi esempi che aveva sott’occhio, il ragazzo
prometteva bene. Era intelligente, attivo; aveva un’imaginazione
fervida, delle grandi aspirazioni verso il bello e l’ideale: era però
d’una volubilità sorprendente; ciò che gli piaceva oggi, non gli andava
più domani. Ciò non lo poteva condurre, naturalmente, che allo sperpero
di tutte le sue qualità!
BRATSB. Si capisce. Ma mi piacerebbe poi anche di sapere dove esiste il
bene, secondo voi. Da Stensgard non si poteva aspettarsi nulla, da mio
figlio neanche. Ma da voi, naturalmente, da voi....
FIELDBO. Sì, da me, precisamente. Non sorridete. Forse vi sembro
presuntuoso.... Io possiedo ciò che dà l’equilibrio, la giusta misura
delle cose, ciò che rende sicuri di sè stessi. Io sono cresciuto
nell’ambiente sano e tranquillo di una onesta famiglia borghese. Mia
madre è una donna nel vero senso della parola. Di noi, nessuno ha mai
aspirato ad innalzarsi al di sopra della sua posizione. Nessun rovescio
finanziario, nessuna disgrazia hanno mai turbato la quiete della nostra
casa. Anche noi sentivamo l’amore del bello, ma esso consisteva nel
nostro modo di apprezzare la vita, e non s’arrestava all’esteriorità
delle cose. Nè mai abbiamo in alcun modo concesso di traviare nè al
sentimento, nè all’intelligenza!
BRATSB. Sicuro, sicuro, è per questo che voi siete così perfetto.
FIELDBO. Oh, sono ben lungi dal credermi tale: vi facevo constatare
solo che la vita è stata molto facile per me, e che ciò m’impone dei
doveri.
BRATSB. Sia pure. E Stensgard allora che non ha di questi doveri, ha
tanto più merito....
FIELDBO. Come?
BRATSB. Non giudicatelo tanto severamente, caro dottore. Guardate
questo! Che ne dite?
FIELDBO. La cambiale di vostro figlio?
BRATSB. Sì, me l’ha rimandata.
FIELDBO. Di sua spontanea volontà?
BRATSB. Di sua spontanea volontà; e senza condizione alcuna: questo è
bello, è generoso, ed è per ciò che d’or innanzi la mia casa gli sarà
sempre aperta.
FIELDBO. Pensateci, nel vostro interesse, e in quello di vostra figlia.
BRATSB. Lasciamo stare. Egli ha molte belle qualità, che voi intanto
non avete. Egli è franco, mentre voi fate sempre tutto alla sordina,
caro dottore! FIELDBO. Io?
BRATSB. Sì, sì: voi venite sempre in casa mia, io vi domando il
vostro parere su tutto; eppure voi.... non so.... avete sempre un’aria
misteriosa, un certo fare diplomatico.... che so io, che infine mi urta
i nervi.
FIELDBO. Ma potreste benissimo spiegarvi ciò....
BRATSB. Io? No, no, ciò riguarda voi e non me. Del resto lasciamo
quest’argomento.
FIELDBO. Signor ciambellano, voi non mi capite. Io non ho nessuna
cambiale da rimandarvi, ma faccio forse un sacrificio più doloroso
assai.
BRATSB. Voi? in che modo?
FIELDBO. Tacendo.
BRATSB. Tacendo! Volete che vi dica io invece ciò che mi tenterebbe? Io
vorrei diventar villano, brutale, entrare nella Lega dei giovani. Voi
siete molto intelligente, molto distinto, signor medico delle ferriere;
questo non conviene alla nostra libera società. Vedete Stensgard....
egli è tutt’altro! E appunto per questo verrà in casa mia, sicuro....
sicuro.... Ah, avrei proprio volontà di.... Basta, basta. E adesso
regolatevi. Quello che si semina si raccoglie.