=Monsen, Aslaksen, Stensgard, Bastiano, Hejre.=
MONSEN. Dello _champagne_ per tutti!
ASLAK. (_e qualche altro_). Monsen!
MONSEN. Sì, Monsen, precisamente! Monsen, il gran signore di Storli, il
re di danari! Del vino dunque, corpo di mille bombe, del vino!
HEJRE. Ma, carissimo....
STENSG. Voi? Ma dove siete stato, che nessuno vi trovava più?
MONSEN. A conchiudere un magnifico affare! Cento mila corone
guadagnate! Nè più, nè meno! Tutti sarete invitati! Dello _champagne_,
vi dico! Presto! I miei complimenti, signor Stensgard, per la vostra
elezione.
STENSG. Sì, ma io voglio prima spiegarvi....
MONSEN. Che! Non me ne importa proprio niente. Del vino, dunque! Ma
dove s’è andata a nascondere la signora Rundholmen? (_Va verso la porta
di sinistra_).
CAMERIERA (_entrando_). Nessuno può entrare! La signora sta leggendo
una lettera.
BAST. Diamine! (_Esce_).
STENSG. Legge una lettera?
CAMERIERA. Sì, e ride e gesticola che pare una matta.
STENSG. A rivederci, signor Monsen. A domani a mezzogiorno, a Storli.
MONSEN. A domani!
STENSG. (_piano ad Hejre_). Signor Hejre, volete farmi un piacere?
HEJRE. Volontieri.
STENSG. Fatemi cadere in disgrazia di madama Rundholmen: ditele male di
me; lanciate qualche parola a doppio senso. Voi siete così esperto in
queste cose!
HEJRE. Ma, scusate, e perchè?
STENSG. Ho i miei motivi: è uno scherzo.... una scommessa che ho fatto
con qualcuno.... contro il quale avete della ruggine!
HEJRE. Ah, ah! capisco, capisco!
STENSG. Tanto meglio; cercate dunque di scemare la buona opinione che
ella ha di me.
HEJRE. State tranquillo; sarete servito a dovere.
STENSG. Grazie. Signor Lundestad, io vorrei parlarvi domattina, prima
di mezzogiorno, in casa del signor ciambellano.
LUND. Avete qualche speranza?
STENSG. Triplice speranza!
LUND. Triplice? Non vi capisco.
STENSG. Non importa. D’or in avanti, voglio sempre agir di mia testa!
(_Esce_).
MONSEN. Ancora un bicchiere, Aslaksen! Ma dov’è Bastiano?
ASLAK. È andato via di premura: e anzi io ho una sua lettera da
consegnare.
MONSEN. A chi?
ASLAK. Alla signora Rundholmen.
MONSEN. Ah, così?
ASLAK. Ma egli m’ha detto, non prima di domattina! Nè prima, nè dopo.
Alla vostra salute!
HEJRE (_a Lundestad_). Che cosa diavolo c’è fra Stensgard e la signora
Rundholmen?
LUND. (_a mezza voce_). Egli ha delle idee sopra di lei.
HEJRE. Non l’avrei creduto. Egli m’ha pregato di denigrarlo agli occhi
di lei, di parlar male di lui più che potevo.... Basta!
LUND. E voi avete promesso?
HEJRE. Naturalmente.
LUND. Crederà certo che voi facciate l’opposto di quanto avete promesso.
HEJRE. Eh, eh! L’innocentino! Questa volta s’è proprio sbagliato!
Sig.ª RUNDHOL. (_con una lettera in mano_). Dov’è l’avvocato Stensgard?
HEJRE. Ma, cara signora; l’ho veduto un momento fa, baciare la vostra
cameriera, poi è scomparso.
(_Cala la tela_).