=Stensgard, Hejre,= signora =Rundholmen=.
HEJRE. Ah, ah! Tutto va a gonfie vele! Stensgard, Stensgard! Siete
proprio fortunato! Tutti votano per voi! Votate per lui anche voi,
signora Rundholmen!
Sig.ª RUNDHOL. Eccone un’altra delle vostre! Ma davvero, tutti votano
per lui?
HEJRE. Tutti. Il signor Stensgard gode la fiducia pubblica. Il vecchio
Lundestad ha tutta l’aria d’un cane frustato. Ah che bella cosa tutto
questo movimento!
Sig.ª RUNDHOL. E sarete ben fortunati tutti di averlo eletto! Io non
posso votare: ma esserne felice, sì! (_Esce_).
HEJRE. Guardate, signor Stensgard, voi mi sembrate adattatissimo
per consolare una vedovella! Sapete, dovreste dedicarvi a quella lì:
fareste un buon affare, mio caro.
STENSG. Alla signora Rundholmen?
HEJRE. Ma sicuro: ve l’ho già detto: essa sarebbe un’ottima moglie. E
del resto, sapete: sarà il miglior partito della città, non appena la
rovina del signore di Storli verrà dichiarata.
STENSG. Ma spero bene, che nessuna sventura minaccierà quelli di Storli!
HEJRE. Eh? Ma avete la memoria labile, mio carissimo. Non vi ricordate
già più di quanto si diceva prima? Non si parla dappertutto di
bancarotta e di rovina, e non sono venuti a cercar Monsen anche qui?
Tre forestieri sono arrivati a Storli.
STENSG. Sì, lo so: delle visite.
HEJRE. Oh, delle visite non troppo gradite! Si mormora di polizia, e
di creditori furiosi; son già state fatte, se volete saperlo, alcune
perizie. A proposito, che cos’era quella carta che vi ha dato Monsen,
ieri?
STENSG. Niente, una carta qualunque. Delle perizie, dite voi? Sentite:
voi conoscete la firma del ciambellano Bratsberg?
HEJRE. Eh, eh! Credo di sì!...
STENSG. Ebbene, guardate qua.
HEJRE. Questa, caro mio, non è mai stata la sua firma.
STENSG. No? Allora....
HEJRE. Questa cambiale è stata firmata da Monsen?
STENSG. No, da Bratsberg figlio.
HEJRE. Taralalà! Fatemi vedere ancora. (_La guarda_) Sì, sì, potete
accendere il sigaro con questa.
STENSG. Ma come? Anche il nome del firmatario!...
HEJRE. È un falso, amico mio, un falso, come è vero ch’io mi chiamo
Daniele. Basta guardarlo un momento....
STENSG. Ma par impossibile! Certamente, Monsen non vorrebbe....
HEJRE. Monsen? Egli non capisce niente dei suoi affari; volete che
capisca di quelli degli altri? Ma bisogna che tutto ciò finisca una
buona volta! Il peggio si è che Monsen trascina nella sua caduta il
giovane Bratsberg, e che Bratsberg, il negoziante, vi tira a sua volta
Bratsberg, il ciambellano.
STENSG. Sì, è quello che si diceva poc’anzi.
HEJRE. Naturalmente, un fallimento ne porta con sè degli altri, ed ecco
come molte persone si trovano spesso rovinate tutte in una volta! Ma
tenete bene a mente quanto vi dico, perchè io son profeta: Monsen andrà
in galera; il giovane Bratsberg otterrà un accomodamento; e il vecchio
Bratsberg sarà messo sotto tutela. Vale a dire, che i suoi creditori
gli faranno un vitalizio di qualche migliaio di talleri. Bella fine,
bella fine in verità! Del resto, è sempre così!... Sapete, eh, il
vecchio proverbio latino? «Fiat justitia pereat mundus» che vuol dire,
in buon volgare: «Che strana giustizia c’è in questo mondo corrotto!»
STENSG. (_molto agitato_). Ecco due vie che si chiudono innanzi a me!
HEJRE. Eh?
STENSG. E proprio adesso!