=Detti e Fieldbo.=
FIELDBO. Buon giorno, signor Bratsberg: buon giorno, signorina.
BRATSB. Ah, siete voi, uccello di cattivo augurio?
Fieldbo. Eh, in verità, è stato proprio un incidente spiacevolissimo.
BRATSB. (_guardando dalla finestra_). Vi sembra, eh?
FIELDBO. Spero bene che avrete osservato come io abbia sempre tenuto
d’occhio Stensgard ieri sera. Sfortunatamente quando vidi che si
facevano i giuochi di società, pensai che non vi potesse esser più
alcun pericolo!
BRATSB. (_battendo il piede_). Esser messo in berlina da un simile
rompicollo! Che cosa avranno pensato i miei invitati? Che ho voluto
scioccamente comperare quell’uomo, quel.... quel.... come lo chiama
Lundestad?
FIELDBO. Ma....
DORA (_senza esser veduta da suo padre_). St!
BRATSB. (_dopo un breve silenzio, a Fieldbo_). Ma ditemi un po’
francamente, dottore; io sono forse più sciocco della maggioranza degli
uomini?
FIELDBO. Ma come potete farmi una domanda simile?
BRATSB. Eppure, come va che io sono stato forse l’unico a non capire
che quel maledetto discorso era rivolto contro di me.
FIELDBO. Ma.... forse perchè voi non vedete la vostra situazione in
faccia al paese cogli stessi occhi del rimanente della popolazione.
BRATSB. Io la vedo, come il defunto mio padre la vedeva: e nessuno ha
mai osato fargli una simile villania.
FIELDBO. Scusate: vostro padre è morto verso il 1830.
BRATSB. Sì, e molte cose sono cambiate da allora: del resto, la
colpa di ciò che è accaduto è anche un po’ mia: mi sono mischiato un
po’ troppo al popolo. Ed è perciò che mi hanno poi messo assieme al
proprietario Lundestad!
FIELDBO. Permettetemi, ma questo non mi sembrerebbe poi un gran
disonore!
BRATSB. Lasciamo stare. Voi sapete che io non do grande importanza
ai titoli di nobiltà, ma ciò che onoro sopra tutto, e che voglio sia
onorato dagli altri, è l’onestà che è ereditaria nella nostra famiglia.
Quando si prende parte, come Lundestad, alla vita pubblica, ci si trova
spesso coinvolti in pasticci, in affari dubbi; e allora si perde la
propria indipendenza d’opinioni e di condotta. Perciò Lundestad deve
talvolta rassegnarsi alle loro insolenze; ma io non c’entro affatto con
loro, io non m’immischio di nulla; che mi lascino in pace!
FIELDBO. Eh, eh, non v’immischiate di nulla.... no.... però avete
trovate quelle insolenze spiritosissime, fino che le credevate dirette
a Monsen.
BRATSB. Non pronunciate il nome di Monsen qui. È lui che ha
demoralizzato il paese; e che, disgraziatamente, ha fatto girar la
testa al mio signor figlio.
DORA. Erik?
FIELDBO. A vostro figlio?
BRATSB. Sì. Che bisogno aveva egli d’ingolfarsi in speculazioni
commerciali?
FIELDBO. Ma, caro signore, bisogna bene ch’egli viva; e....
BRATSB. Se avesse un po’ di giudizio, se facesse un po’ di economia,
non potrebbe egli vivere benissimo con quello che ha da parte di sua
madre?
FIELDBO. Forse potrebbe vivere: ma che scopo avrebbe allora la sua vita?
BRATSB. Che scopo? Egli ha studiato legge, che si dedichi
all’avvocatura.
FIELDBO. Sarebbe contrario alle sue inclinazioni: e poi non ci si può
fare una clientela, così, da un giorno all’altro. Le vostre sostanze le
amministrate voi stesso, senza l’ingerenza di nessuno. Vostro figlio
non ha bambini che gli diano pensiero; d’altra parte ha veduto della
gente farsi, con niente, una sostanza di mezzo milione....
BRATSB. Mezzo milione? Ma che, neanche la metà. Del resto non si
accumula mezzo milione e nemmeno cento mila lire colle mani pulite,
caro dottore. Non è questa, lo so bene, l’opinione della gente; anzi
tutti applaudono e incoraggiano; ma la coscienza.... Mio figlio non
può dedicarsi a nessun commercio di questo genere: state sicuro, il
negoziante Bratsberg non guadagnerà mai mezzo milione!